pagamenti elettronici

Pagamenti elettronici

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso (A. Einstein, 1955)

Il 2020 ha ribaltato completamente le abitudini di vita delle persone e anche i paradigmi economici costruiti nell’ultimo decennio e sui quali si stava consolidando la vita di molte aziende. Ciascuno di noi ha gestito in modalità digitale molte attività, spostando le proprie preferenze verso l’e-commerce, l’intrattenimento, l’istruzione e il lavoro online.

Vale la pena ricordare che a giugno 2020 l’Italia risultava ancora tra le ultime in Europa nel digitale, collocandosi al 25º posto fra i Paesi Ue[1], nella classifica stilata dalla Commissione Europea in tema DESI (Indice di digitalizzazione dell’economia e della società), con scarso utilizzo dei servizi online compresi quelli pubblici e un peggioramento nel livello di competenza digitale della popolazione.

È lecito aspettarsi un netto cambio di tendenza – che sarà evidente solo nella pubblicazione del prossimo Indice – e secondo una recente ricerca[2] l’Italia potrebbe scalare di sei posti tale classifica in relazione alla situazione che stiamo vivendo e che, nonostante la sua drammaticità, ha portato il 75% della popolazione adulta a utilizzare Internet con regolarità. Sul fronte dei servizi pubblici, sono 8,7 milioni gli italiani che hanno utilizzato i servizi digitali della Pubblica Amministrazione per la prima volta, e l’83,5% degli intervistati dichiara di preferire l’erogazione dei servizi al cittadino in modalità sia online sia fisica.

Ciò è evidente anche dal fatto che oltre 9 milioni di cittadini hanno scaricato l’APP IO negli ultimi mesi del 2020, anche a seguito della misura del Piano Italia Cashless denominata “Extra Cashback di Natale”, registrando oltre 5 milioni di carte di credito, e sono stati attivati oltre 15 milioni di SPID, triplicando il numero da fine 2019.

Tale iniziativa si inserisce in una più ampia strategia di Governo che pone i pagamenti elettronici tra gli strumenti necessari per avere un Paese più equo, onesto e resiliente a futuri shock di sistema, in quanto consentono di ottenere importanti benefici in termini di maggiore sicurezza delle transazioni, riduzione dei costi del contante – non così evidente ma di importante impatto sul PIL – emersione dell’economia sommersa e nuovo stimolo ai consumi e al commercio.

In merito al costo del contante esso è stimato in 7,4 miliardi di euro l’anno (0,44 per cento del PIL),[3] connessi alla produzione, distribuzione e sicurezza delle banconote (ad esempio la produzione e lo spostamento delle banconote, la sicurezza degli operatori, la vigilanza, le assicurazioni, i sistemi antifalsificazione).

Tali costi non sono evidenti e percepiti dal cittadino perché inclusi nel prezzo del servizio/prodotto o del tributo che viene pagato, mentre i pagamenti elettronici sono maggiormente trasparenti in tutte le loro componenti di costo, in quanto è palese la commissione/costo applicato e ciò porta alla diffusa “illusione” che pagare cashless sia più oneroso per l’impresa e l’utente finale.

Le azioni che il Governo sta realizzando e ha pianificato già da tempo attraverso gli incentivi ai consumi, bonus cashbak e supercashback, lotteria degli scontrini, il limite al contante e il credito di imposta sulle commissioni sui pagamenti elettronici versate dagli esercenti, solo per citarne alcune, sono sicuramente misure importanti e che sosterranno nella fase del “new normal” il consolidamento dei comportamenti virtuosi in tema di pagamenti con strumenti cashless, che sono stati avviati dai cittadini durante questi mesi.

Il punto di partenza, che può certamente costituire un fattore di accelerazione dei pagamenti elettronici, è la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e della sua relazione con cittadini e imprese, in quanto consente di aumentare occasioni obbligatorie di pagamento digitale, seppure secondo un percorso graduale.

Si può partire dagli esempi virtuosi ad oggi esistenti e dagli ambiti-chiave che attivano elevati volumi di pagamento e interessano la trasversalità dei cittadini per rendere omogenea la user experience nel momento del pagamento,  un esempio è il pagamento della TARI-TEFA su pagoPA, come da recente Decreto del MEF del 21 ottobre 2020 su tutti gli 8.000 Comuni italiani.

Tuttavia, la strategia attuata sui pagamenti elettronici non è la panacea per creare un Paese moderno e digitale. È certamente necessario investire in infrastrutture che abilitano i pagamenti elettronici, con particolare attenzione all’infrastruttura 5G in tutta Italia, considerando che per un investimento complessivo di circa 7 miliardi il “valore” economico del 5G per l’Italia sarebbe pari ad oltre 14 miliardi di euro, per un rapporto costo-benefici pari a 2,2.[4]

Oltre a ciò, considerando che in Italia le carte di pagamento e i terminali POS sono ampiamente diffusi – si contano 3,2 Milioni di POS, che rappresentano oltre un terzo di quelli dell’intera area – sarà importante che essi vengano messi a disposizione nell’acquisto da parte dei merchant, anche incentivandone l’uso da parte dei consumatori.

Anche nelle best practice dei Paesi che a livello globale si sono attivati da anni per sfruttare al meglio i benefici che possono derivare dall’affermazione della cashless society, si rileva un mix di obblighi/incentivi per promuovere comportamenti cashless da parte di consumatori ed esercenti.

In Italia sarà altresì importante spingere tali comportamenti con una forte azione di ingaggio e sensibilizzazione di cittadini e imprese, al fine di creare una education sul tema e definire gli strumenti operativi e concettuali necessari all’uso consapevole dei nuovi mezzi di pagamento, per prevenire eventuali frodi derivanti spesso dal comportamento inconsapevolmente “collaborativo” dei truffati.

Senza dimenticare di agire sin da subito in tema di digital divide affinché questo non sia più un ostacolo. Ci sono infatti persone che non hanno accesso a strumenti digitali e questo impedisce una piena diffusione della cultura digitale. La carenza di competenze digitali nei diversi ambiti, per cui l’Italia risulta tra i Paesi europei più in difficoltà, diventa una delle principali zavorre per la diffusione dei servizi digitali privati e pubblici, assumendo i caratteri di una vera e propria emergenza.

Per rafforzare la nostra economia e colmare i ritardi rispetto alle economie più avanzate, è necessario muoversi lungo un disegno strategico di riforme, già in parte tracciato, e cogliere le opportunità derivanti dal salto in avanti che si è compiuto in tema di digitale nei mesi della pandemia. Tutti i Paesi che crescono di più, in termini di digitale, hanno infatti definito una visione di lungo periodo.

Occorre pertanto definire una visione strategica che consenta di mettere a sistema le azioni portate avanti dal Governo in questi ultimi anni e fissare obiettivi precisi e di medio-lungo termine.

Come accaduto in passato con progetti sistemici di impatto rilevante è necessaria una strategia di avvicinamento, e il changeover non può essere immediato. Ne è un esempio il progetto di passaggio all’Euro, per il quale dal trattato di Maastricht del 1992 alla sua adozione nel 2002 passarono 10 anni.

Grandi cambiamenti di sistema implicano una roadmap dettagliata, e coesione nelle varie tappe tra tutti gli stakeholder attraverso incontri e lavori intersistemici. Solo così il digitale potrà essere il volano per far ripartire l’economia mitigando gli effetti dello “tsunami” socio-economico che stiamo vivendo a causa della pandemia.

[1] Fonte: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi – i Paesi UE sono calcolati ancora in 28, considerando ancora la presenza del Regno Unito

[2] ‘Rapporto sulla trasformazione digitale dell’Italia’ elaborato dal Censis in collaborazione con il Centro Studi TIM, 1° dicembre 2020 – https://www.gruppotim.it/it/archivio-stampa/corporate/2020/PR-TIM-Operazione-Risorgimento-Digitale.html

[3] Il costo sociale degli strumenti di pagamento in Italia, Banca d’Italia, Marzo 2020

[4] Report “5G action plan review for Europe”, commissionato ad Analysys Mason da Ericsson e Qualcomm, Ottobre 2020