Intervento Fantetti (EUROPEISTI) – Comunicazioni PdC Draghi – Cons. UE 16 Dic 2021

Presidente, colleghi, Governo,

nel ringraziare il Presidente Draghi per le indicazioni comunicateci relativamente alla partecipazione al prossimo Consiglio europeo di domani, 16 dicembre 2021, ci sia permesso in questa occasione soffermarci ed esprimere -come EUROPEISTI- alcune considerazioni in particolare sui tre temi dei prezzi dell’energia, della sicurezza e difesa comune ed in materia di Unione bancaria e Unione dei mercati dei capitali (da trattarsi nel successivo Vertice EURO allargato).

I Sul tema del livello elevato dei prezzi dell’energia, della loro volatilità e del conseguente impatto sui cittadini vulnerabili e sulle imprese, Noi condividiamo l’assunto espresso dalla Commissione UE nel “Toolbox” dello scorso 13 ottobre: “la transizione verso l’energia pulita è la migliore assicurazione contro gli aumenti dei prezzi” ma andiamo oltre e sollecitiamo una chiara definizione della tassonomia delle fonti, ivi compresa -se del caso- quella del nucleare di ultima generazione.

Riteniamo che l’attuale emergenza richieda una duplice risposta che passa nell’immediato attraverso interventi ad hoc -sotto la responsabilità nazionale e non interferenti con le dinamiche di mercato- a protezione dei consumatori e delle imprese comprendenti: misure di sostegno al reddito, agevolazioni fiscali, sorveglianza del mercato e gli altri aiuti di portata generale (così da essere compatibili con l’ordinamento UE) che abbiamo proposto e sostenuto nella attuale manovra di Bilancio. Ma, nel medio termine, essa dovrà essere integrata con interventi in grado di rendere l’UE più efficiente nell’uso dell’energia, meno  dipendente dai combustibili fossili e più resiliente ai picchi dei prezzi tramite un approccio  coordinato a livello UE: apprezziamo quindi le proposte formulate dal Presidente Draghi che ipotizzano un approccio integrato a livello europeo dello stoccaggio del gas e dell’energia in generale, esplorando la possibilità  di acquisti congiunti e riserve comuni; strumenti ed iniziative a supporto di una equa  transizione e della protezione dei consumatori finali; investimenti a larga scala sulle energie rinnovabili (in coerenza con la risoluzione 6-00198 approvata lo scorso Ottobre qui in Senato).

D’altronde, se, come EUROPEISTI, siamo infine riusciti a vedere coronati i nostri sforzi di integrazione europea persino su (una parte di) debito comune, non possiamo certo essere meno ambiziosi anche in questo strategico campo!

Invero, un rapporto commissionato recentemente dalla Commissione UE all’ACER (Agenzia dell’Unione  europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia) fornisce alcuni elementi sull’impatto relativamente disomogeneo dei prezzi dell’elettricità  negli Stati membri e dimostra come i paesi con un’elevata dipendenza dal gas e una bassa  interconnessione siano stati più esposti a prezzi elevati; in esso si esamina altresì come nell’ultimo decennio il passaggio da contratti a lungo termine a prezzi spot del gas abbia prodotto in Europa vantaggi significativi e in che modo ciò si ricollega ai problemi di volatilità dei prezzi fornendo una bozza iniziale della prossima valutazione di aprile 2022, in cui si effettuerà  un’analisi di vantaggi e svantaggi dell’attuale struttura del mercato elettrico all’ingrosso, della  questione di una sufficiente certezza del reddito in considerazione delle prossime, massicce  esigenze di investimento e delle opzioni per tutelare i consumatori finali da livelli eccessivi percepiti di volatilità dei prezzi.

A sua volta l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha presentato, il 18 novembre scorso, un rapporto preliminare sul mercato del carbonio nell’UE che include una prima valutazione sul sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (*)

 

*(ETS creato nel 2005, si basa sul principio di “limitazione e scambio” (cap and trade): viene fissato un tetto massimo alla quantità totale di emissioni di gas a effetto serra che possono essere prodotte da circa 11.000 impianti ad alto contenuto energetico (fabbriche, centrali elettriche, ecc.). Ogni impianto acquista o riceve “quote di emissione” messe all’asta dagli Stati membri. Se inutilizzati, tali crediti – che corrispondono a una tonnellata di CO2 ciascuno – possono essere scambiati con altri impianti. Col tempo la quantità totale di quote viene progressivamente ridotta. Dopo ogni anno, l’impianto deve restituire quote sufficienti per coprire completamente le sue emissioni, pena pesanti sanzioni. Se un impianto riduce le proprie emissioni, può conservare le quote di riserva per coprire le proprie esigenze future oppure venderle a un altro impianto che ne ha bisogno). 

Dalla suddetta valutazione preliminare emerge che il numero di controparti che detengono una posizione su futures relativi a EUA è aumentato dal 2018 in tutte le categorie di controparti, in proporzioni relativamente omogenee, in linea con l’espansione osservata del mercato delle quote di emissione dell’UE; le posizioni aperte sono detenute in larga misura da un lato da imprese di investimento e istituti di credito e dall’altro da controparti non finanziarie. Relativamente bassa rimane la percentuale di posizioni detenuta da fondi di investimento e altre controparti finanziarie; la ripartizione delle posizioni aperte tra le diverse categorie di controparti non sembra dunque essere cambiata in modo significativo dal 2018 ed è sostanzialmente in linea con il previsto funzionamento del mercato.

È prossima infine la presentazione della proposta di revisione del terzo pacchetto sul Gas e l’istituzione di un quadro normativo per il mercato del gas e dell’idrogeno, che prenda in considerazione la revisione del regolamento sulla sicurezza dell’approvvigionamento per garantire un funzionamento più efficace dello stoccaggio del gas in tutto il mercato unico e concludere i necessari accordi di solidarietà. Al riguardo Noi vediamo con grande favore l’approvazione del previsto regolamento che istituisce nuovi gruppi di rischio regionali transfrontalieri nel settore del gas, con il compito di analizzare i rischi e fornire consulenza agli Stati membri sull’elaborazione dei loro piani d’azione preventivi e di emergenza.

Altrettanto dicasi per le proposte miranti a creare un quadro giuridico per lo sviluppo del settore idrogeno, ponendo le basi normative per la de-carbonizzazione del settore gas e assicurando regole non discriminatorie nelle condizioni di accesso a gas naturale e idrogeno. Verrebbero quindi stabilite regole comuni per il trasporto, l’offerta e l’imballaggio dei gas, sia naturali sia rinnovabili, e dell’idrogeno. Auspichiamo che venga così introdotta una definizione di gas e idrogeno “a basse emissioni di carbonio”, con un sistema di certificazione che potrebbe permettere l’applicazione ai gas certificati di tariffe ridotte di trasporto, così come auspichiamo che si fissi un tetto nella miscelazione di idrogeno e gas naturale nei punti di interconnessione transfrontalieri, in modo da limitare il rischio di frammentazione del mercato.

In sintesi, come convinti EUROPEISTI miriamo ad un sistema volontario di acquisto congiunto di gas per la formazione di riserve strategiche da usare in situazioni di emergenza. Lo stoccaggio diventerebbe parte delle valutazioni sui rischi per la sicurezza dell’approvvigionamento di gas degli Stati membri assieme ai rischi connessi alla proprietà straniera delle infrastrutture europee.

II In tema di Sicurezza e Difesa –sul quale Noi EUROPEISTI abbiamo organizzato un evento di approfondimento qui in Senato proprio qualche settimana fa, in occasione della presentazione a Bruxelles della c.d. Bussola strategica dell’UE (Strategic Compass)- è benvenuta la decisione di promuovere una “cultura strategica condivisa”, definendo obiettivi per i prossimi 5-10 anni in settori quali la gestione delle crisi, la resilienza, lo sviluppo di capacità e i partenariati. Auspichiamo quindi che il Consiglio UE ribadisca la volontà dell’Ue di assumere maggiori responsabilità per la propria sicurezza e difesa, rafforzando la propria capacità di agire in modo autonomo.

Intendiamoci però: parliamo ancora di una “Europa della Difesa” e non di una “Difesa comune europea”! Onestamente infatti, nel contesto internazionale odierno e prevedibile, i Paesi UE da soli non sono ancora in grado di assicurare la loro difesa collettiva nei confronti di intimidazioni esterne in quanto l’unico arsenale nucleare disponibile è quello francese ed è del tutto insufficiente di fronte alla prospettiva di una escalation di tensione, ad esempio con la Russia.

La difesa collettiva dell’Europa è stata, è e sarà realizzata tramite la NATO, che, per gli Stati che ne sono membri (21 Stati membri dell’UE, tutti tranne Austria, Cipro, Irlanda, Finlandia, Malta e Svezia) resta il fondamento della loro difesa collettiva. Attendiamo quindi che il Consiglio europeo finalizzi i preparativi per una nuova dichiarazione congiunta sulla cooperazione UE-NATO che affronti le nuove minacce e sfide e includa, come settori di cooperazione rafforzata, la resilienza, le minacce informatiche e ibride, i cambiamenti climatici e la sicurezza, lo spazio nonché le tecnologie emergenti e di rottura.

Concordiamo quindi col Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, che ha ribadito in più occasioni la necessità del rafforzamento della difesa europea, della complementarietà degli sforzi della NATO e dell’UE, nonché l’opportunità di bilanciare con un crescente impegno degli Alleati continentali il nuovo orientamento militare americano verso i quadranti asiatico e pacifico.

Anche di fronte a quella che agli occhi di alcuni preoccupati osservatori appare come un’azione concertata su fronti diversi ma concomitanti, i processi strategici in corso all’interno della NATO e dell’UE, relativi alla Bussola  strategica dell’UE e al prossimo concetto strategico della NATO offrono un’opportunità  unica per intensificare la cooperazione, definire priorità chiare ed individuare sinergie volte  a rafforzare il legame transatlantico e approfondire la cooperazione UE-NATO per prevenire e/o rispondere ad ogni scenario di eventuale destabilizzazione.

III (Vertice EURO)

A margine del Consiglio europeo è previsto inoltre che si riunisca il Vertice Euro in formato inclusivo che dovrebbe discutere della situazione economica dell’UE ed esaminare i progressi in materia di Unione bancaria e Unione dei mercati dei capitali.

Si segnala che, proprio in vista del Vertice euro, il Presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, ha inviato al Presidente del Vertice euro, Charles Michel, una lettera che fa il punto sui progressi compiuti in seno all’Eurogruppo su questioni politiche chiave per la ripresa economica.

La situazione economica dell’Unione e dei suoi Stati membri e le prospettive per il futuro sono state recentemente delineate dalla Commissione europea con la presentazione, lo scorso 11 novembre, delle previsioni economiche di autunno 2021.  La Commissione rileva che, dopo il calo senza precedenti registrato nel 2020, l’economia dell’UE è su una traiettoria espansiva, trainata dalla domanda interna, in particolare grazie all’avanzare delle campagne di vaccinazione e alla progressiva revoca delle restrizioni. Anche i Piani nazionali per la ripresa e la resilienza stanno iniziando a svolgere un ruolo importante – secondo l’analisi – nel promuovere gli investimenti pubblici e privati. La Commissione avverte, tuttavia, che le prospettive di crescita sono minacciate da crescenti turbolenze, quali le strozzature e le interruzioni nell’offerta a livello mondiale. Secondo le previsioni, nell’UE dovrebbe registrarsi un’inflazione al 2,6% nel 2021, al 2,5% nel 2022 e all’1,6 % nel 2023, poiché i prezzi dell’energia dovrebbero gradualmente stabilizzarsi. In Italia, i prezzi al consumo dovrebbero aumentare dell’1,8% nel 2021, del 2,1% nel 2022 e dell’1,4% nel 2023. Ma soprattutto, a giudizio della Commissione, la ripresa è ancora fortemente dipendente dall’evoluzione della pandemia, sia all’interno che all’esterno dell’UE. Per l’Unione la Commissione prevede un tasso di crescita del PIL del 5%, del 4,3% e del 2,5% rispettivamente nel 2021, 2022 e 2023. Per quanto riguarda l’Italia, dopo il drastico calo dell’8,9% registrato nel 2020, il PIL dovrebbe crescere del 6,2% nel 2021, del 4,3% nel 2022 e del 2,3% nel 2023 e l’economia italiana dovrebbe finalmente tornare ai livelli di produzione pre-crisi entro la metà del 2022.

(Unione bancaria ed Unione dei Mercati dei capitali)

Sulla base dell’impegno che era stato assunto in occasione del Vertice Euro del 25 giugno 2021, Voi leaders UE dovrete anche esaminare i progressi compiuti in materia di Unione bancaria e Unione dei mercati dei capitali.

Per quanto concerne l’Unione bancaria le discussioni in  seno al Gruppo di lavoro ad hoc del Consiglio si sono incentrate sul riesame del quadro di gestione  delle crisi bancarie e dell’assicurazione dei depositi (CMDI), che definisce le regole per la gestione  dei fallimenti bancari, garantendo nel contempo la protezione dei depositanti (direttiva 2014/59/UE sul risanamento e la risoluzione delle banche – BRRD; regolamento (UE) 806/2014 sul meccanismo  di risoluzione unico – SRMR; direttiva 2014/49/UE sui sistemi di garanzia dei depositi – DGSD), in  attesa che la Commissione, come preannunciato, presenti a breve un’iniziativa (ha recentemente  pubblicato due consultazioni pubbliche e richiesto una consulenza all’Autorità bancaria europea).

In tale contesto, rientra anche la possibile definizione di un sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS), che andrebbe a costituire il cosiddetto terzo pilastro dell’Unione bancaria (i primi due pilastri sono il Meccanismo di vigilanza unico e il Meccanismo di risoluzione unico). Al riguardo, riteniamo diplomaticamente interessante la recente proposta di ragionare su un modello ibrido di EDIS basato sull’idea della coesistenza di un fondo centrale e di una capacità di prestito obbligatoria tra gli schemi di garanzia nazionali. Il fondo centrale in questo caso fornirebbe un sostegno di liquidità a uno schema nazionale beneficiario una volta che quest’ultimo abbia esaurito i propri fondi (“regime di sostegno alla liquidità”). Qualora il fondo centrale fosse esaurito nel momento in cui si rivelasse necessario un intervento, il Comitato di risoluzione unico (Single Resolution Board – SRB), per conto del fondo centrale, avrebbe la facoltà di acquisire fondi presso gli schemi nazionali “capienti” attraverso un meccanismo di concessione obbligatoria di prestiti. Il modello ibrido potrebbe essere impostato in modi differenti a seconda delle decisioni politiche in merito alla calibrazione dei vari parametri, quali la ripartizione dei fondi tra il fondo centrale e gli schemi nazionali o l’entità dei massimali per il sostegno alla liquidità. Posizioni divergenti tuttavia sono emerse su alcuni aspetti.

In ultima analisi Noi EUROPEISTI condividiamo e supportiamo la proposta (che l’Italia ha sempre sostenuto) di un sistema europeo di assicurazione dei depositi, poiché  permetterebbe di realizzare una più completa mutualizzazione del rischio bancario nell’area euro e  contribuirebbe ad allentare il legame fra le banche e gli Stati sovrani, garantendo a tutti i depositanti  lo stesso livello e garanzia di protezione ovunque siano ubicati: percepiamo tuttavia la necessità di addivenire, come obiettivo finale, a un EDIS completo ossia che preveda, con tempi  certi, la piena assicurazione, in cui è lo schema accentrato che sopporta integralmente il  rimborso dei depositanti.

Significativa attenzione deve essere dedicata anche al tema della riduzione dei rischi nel settore  bancario, in particolare quelli relativi ai crediti deteriorati: secondo l’accordo firmato il 27 gennaio e l’8 febbraio 2021 che  modifica il Trattato del MES (che deve essere ratificato da tutti gli Stati dell’eurozona e l’Italia ancora non lo ha fatto!), quest’ultimo potrà fornire la garanzia comune (common backstop) al Fondo di risoluzione unico delle banche  dall’inizio del 2022 (anziché dal 2024), in considerazione di una valutazione complessivamente  positiva del rispetto di alcuni obiettivi di riduzione del rischio bancario, quali la riduzione dei crediti  deteriorati e la capacità di assorbimento delle perdite – c.d. requisito MREL.

Infine, per quanto riguarda l’Unione dei mercati dei capitali (resa ancora più urgente dalla crisi economica conseguente alla pandemia Covid-19), la Commissione UE, dopo aver presentato, nel luglio 2020, un pacchetto di misure -definitivamente approvato- che ha apportato alcune modifiche mirate alle norme sulla cartolarizzazione, alla direttiva MiFID II ed al regolamento sul prospetto, ha rilanciato il progetto dell’Unione dei  mercati dei capitali presentando un nuovo piano d’azione che contiene 16 azioni articolate ed ha poi avanzato diverse nuove  iniziative per il 2022 miranti alla:

– revisione delle regole di assicurazione: il 22 settembre 2021 è stato adottato il pacchetto di revisione della legislazione dell’UE in materia di assicurazioni (nota come “Solvibilità II”) che si pone l’obiettivo di aumentare gli investimenti a lungo termine nella ripresa da parte delle imprese di assicurazione. Mira, inoltre, a rendere il settore assicurativo e ri-assicurativo (ossia l’assicurazione per le imprese di assicurazione) più resiliente, migliorandone così la capacità di far fronte a crisi future e proteggere i contraenti. Introduce altresì norme semplificate e più proporzionate per alcune imprese di assicurazione più piccole;

– revisione delle norme bancarie: il 27 ottobre 2021 è stato adottato il pacchetto di revisione del regolamento sui requisiti patrimoniali (CRR) della direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD) che conclude l’attuazione dell’accordo di Basilea III nell’UE, raggiunto dall’UE e dai suoi partner del G20 nel Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria al fine di rendere le banche più resilienti a possibili shock economici. Le nuove norme intendono al contempo contribuire alla ripresa dell’Europa dalla pandemia di COVID-19 e alla transizione verso la neutralità climatica;

– rafforzamento dei mercati europei dei capitali: il 25 novembre 2021 è stato adottato un pacchetto di misure che mira a mettere in relazione gli investitori e le imprese europee, migliorare l’accesso di queste ultime ai finanziamenti, ampliare le opportunità di investimento per gli investitori al dettaglio ed integrare ulteriormente i mercati dei capitali dell’UE.

Particolarmente apprezzabile ci risulta la proposta di istituire un punto di accesso unico europeo (ESAP) che fungerà da fonte comune di informazioni pubbliche e gratuite sulle imprese e sui prodotti di investimento dell’UE, indipendentemente dalla loro ubicazione o origine nell’UE. Si propone, altresì, la revisione del  regolamento relativo ai fondi di investimento europei a lungo termine (ELTIF), al fine di incoraggiare  gli investimenti a lungo termine, anche da parte degli investitori al dettaglio, della direttiva sui gestori  di fondi di investimento alternativi (direttiva sui GEFIA), per facilitare l’accesso ai finanziamenti per  le imprese dell’UE armonizzando il quadro normativo per i fondi che concedono prestiti alle imprese e del regolamento sui mercati degli strumenti finanziari (MiFIR), al fine di migliorare la trasparenza  introducendo un “sistema consolidato di pubblicazione europeo” per facilitare l’accesso ai dati sulle  negoziazioni da parte di tutti gli investitori.

Infine, la Commissione ha altresì preannunciato la presentazione di ulteriori misure nel 2022, tra cui una proposta sulle quotazioni, un quadro nell’ambito della “finanza aperta”, un’iniziativa sull’insolvenza delle imprese e un quadro per l’alfabetizzazione finanziaria.

Presidente Draghi, come Lei sa, noi EUROPEISTI la consideriamo uno di noi nella condivisione che l’interesse nazionale italiano si persegue al meglio attraverso una partecipazione piena e competente allo sviluppo dell’Unione europea: con questa convinzione condivisa, siamo lieti che Lei ci rappresenti autorevolmente nei relativi consessi europei e le rinnoviamo gli auguri di Buon lavoro in essi!