Quadro Finanziario Pluriennale

(2028-2034 Multiannual Financial Framework)

Analisi della proposta von der Leyen:

implicazioni strategiche per l’Italia (*)

 

EUROPEISTI:          Il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) dell’Unione Europea trascende la sua funzione di mero esercizio contabile per affermarsi come il principale strumento attraverso cui l’UE traduce le proprie priorità politiche in capacità finanziaria a lungo termine. La sua concezione storica mirava a garantire prevedibilità, stabilità e disciplina di bilancio, con l’obiettivo di attenuare i conflitti che tradizionalmente emergevano durante l’approvazione del bilancio annuale. Tuttavia, l’attuale ciclo di programmazione è stato definito da un contesto di “policrisi”, una successione di shocks sistemici senza precedenti: la pandemia di COVID-19, l’aggressione militare russa contro l’Ucraina, la conseguente crisi energetica, un’inflazione galoppante e un aumento vertiginoso dei tassi di interesse. Questo scenario ha trasformato il QFP da strumento di pianificazione a meccanismo di risposta alle crisi, mettendone a nudo i limiti strutturali in termini di flessibilità e reattività.

Questo approfondimento offre un’analisi di due momenti cruciali che definiscono questa trasformazione. In primo luogo, esamina la revisione di metà mandato del QFP 2021-2027, un adattamento reso necessario dalle circostanze che funge da prologo e precedente per le riforme future. In secondo luogo, analizza in dettaglio la proposta presentata il 16/7/2025 dalla Commissione per il QFP 2028-2034. Quest’ultima non rappresenta un semplice aggiornamento, ma una potenziale rivoluzione dell’architettura, della governance e della filosofia stessa del bilancio dell’Unione.

Parte I: Il QFP 2021-2027 e la sua Revisione di Metà Mandato:

la risposta ad un Mondo Instabile

 

  • L’Architettura del Bilancio 2021-2027 e l’Innovazione di NextGenerationEU (NGEU)

Il QFP 2021-2027, approvato nel dicembre 2020 al termine di un negoziato lungo e complesso, ha stabilito una dotazione complessiva di circa 1.074 miliardi di euro (a prezzi 2018), articolata in sette principali rubriche di spesa. Questa struttura copre sia le politiche tradizionali dell’Unione, come la Coesione e l’Agricoltura, sia le nuove priorità strategiche, tra cui Mercato Unico e Innovazione, Migrazione e Gestione delle Frontiere, e Sicurezza e Difesa.

L’elemento più rivoluzionario del pacchetto finanziario è stato, tuttavia, l’istituzione dello strumento temporaneo NextGenerationEU (NGEU), con una potenza di fuoco di 750 miliardi di euro (a prezzi 2018), finanziato per la prima volta attraverso l’emissione di debito comune su larga scala da parte della Commissione Europea. Questa mossa ha rappresentato un salto quantico nel processo di integrazione finanziaria europea.

Il fulcro di NGEU è il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF, Recovery and Resilience Facility), un meccanismo che lega strettamente l’erogazione di fondi, sotto forma di sovvenzioni e prestiti, all’attuazione di specifici Piani Nazionali di Riforme e Investimenti (PNRR) da parte degli Stati membri. In questo contesto, l’Italia si è posizionata come il principale beneficiario del RRF, con un PNRR del valore di circa 191,5 miliardi di euro (cifra poi soggetta a revisioni).

Questo afflusso di risorse ha trasformato radicalmente il suo saldo netto con il bilancio dell’UE, che nel 2022 è passato da tradizionalmente negativo a largamente positivo, per circa 20 miliardi di euro.

 

  • L’Imperativo della Revisione: Guerra, Inflazione e Tassi d’Interesse

Come noto, l’architettura finanziaria definita nel 2020 è stata messa a dura prova da una serie di crisi sopravvenute che hanno reso il bilancio originale rapidamente inadeguato a far fronte alle nuove urgenze:

  • l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022,
  • l’aumento senza precedenti dei tassi di interesse deciso dalla Banca Centrale Europea per contrastare l’inflazione e
  • le continue pressioni sui flussi migratori.

Di conseguenza, nel giugno 2023, la Commissione Europea ha presentato una proposta di revisione intermedia del QFP per adeguare la capacità di spesa dell’Unione a queste sfide impreviste.

Un fattore determinante è stato l’esaurimento degli strumenti speciali di flessibilità. Questi meccanismi, concepiti per rispondere a eventi imprevisti, si sono rivelati insufficienti di fronte alla magnitudine delle crisi e sono stati quasi interamente utilizzati nei primi anni del settennato, lasciando il bilancio rigido e privo di margini per affrontare ulteriori emergenze.

 

  • Analisi dettagliata del Pacchetto di Revisione (approvato Feb. 2024)

Il pacchetto di revisione, approvato definitivamente a febbraio 2024, ha introdotto modifiche mirate per rafforzare la capacità di risposta dell’UE. I suoi elementi chiave includono:

  • Lo Strumento per l’Ucraina: è stata istituita una riserva finanziaria dedicata da 50 miliardi di euro (di cui 17 miliardi in sovvenzioni e 33 miliardi in prestiti) per il periodo 2024-2027. L’obiettivo è garantire un sostegno finanziario stabile e prevedibile a Kiev, sia per le necessità immediate sia per la ricostruzione a lungo termine. Un aspetto cruciale è che questo strumento è finanziato al di sopra dei massimali di spesa del QFP, una scelta politica volta a non intaccare i finanziamenti destinati ai programmi esistenti.

 

  • Il Rafforzamento dei Fondi per Migrazione e Azione Esterna: il bilancio è stato incrementato di 15 miliardi di euro per affrontare le sfide migratorie e le conseguenze globali della guerra. Di questi, 2 miliardi sono stati destinati alla Rubrica 4 (Migrazione e Gestione delle Frontiere) per attuare il nuovo Patto sulla Migrazione e l’Asilo, mentre 10,5 miliardi sono andati alla Rubrica 6 (Vicinato e Resto del Mondo) per rafforzare i partenariati con i paesi terzi. È stata inoltre potenziata la Riserva di solidarietà e per gli aiuti d’urgenza.

 

  • La Piattaforma per le Tecnologie Strategiche per l’Europa (STEP): concepita come risposta europea a iniziative come l’Inflation Reduction Act statunitense, la proposta iniziale della Commissione prevedeva 10 miliardi di euro di fondi freschi per promuovere investimenti in tecnologie strategiche. Tuttavia, nel negoziato finale, la dotazione è stata drasticamente ridimensionata a 1,5 miliardi di euro.

 

  • Lo Strumento EURI (European Union Recovery Instrument): È stato creato un nuovo strumento speciale, anch’esso al di sopra dei massimali, per coprire i costi aggiuntivi degli interessi sul debito contratto per NGEU, stimati in circa 18,9 miliardi di euro. Questo passo è stato fondamentale per evitare che l’aumento dei tassi di interesse “cannibalizzasse” i fondi destinati ai programmi dell’UE.

 

EUROPEISTI:    La revisione del QFP ha stabilito un precedente di notevole importanza per il bilancio post-2027. Le crisi hanno richiesto risorse ingenti e non previste, ma gli Stati membri, in particolare i cosiddetti “frugali”, si sono mostrati restii a riaprire i massimali di spesa concordati per timore di un aumento permanente dei loro contributi.

La soluzione politica è stata quindi quella di creare strumenti specifici, come la “Riserva per l’Ucraina” e lo strumento EURI, finanziati al di sopra dei massimali esistenti. Se da un lato questo ha permesso di raggiungere un compromesso, dall’altro ha istituzionalizzato la pratica di utilizzare strumenti ad hoc, normalizzando ciò che era nato come un’eccezione attraverso la previsione di un grande “meccanismo di crisi” permanente.

Allo stesso modo, il drastico ridimensionamento della Piattaforma STEP da 10 a 1,5 miliardi di euro ha messo in luce la profonda spaccatura tra l’ambizione della Commissione di creare un “Fondo di Sovranità” europeo e la riluttanza del Consiglio a finanziare nuovi strumenti con denaro fresco. La Commissione aveva proposto STEP come primo passo in questa direzione, e il governo italiano aveva sostenuto con forza tale visione.

Tuttavia, gli Stati membri “più rigorosi” hanno imposto che lo strumento fosse finanziato quasi interamente con riallocazioni di fondi esistenti.

Questo esito ha dimostrato che, in assenza di nuove e significative risorse proprie, qualsiasi nuova priorità, come la competitività o la difesa, è destinata a entrare in competizione diretta per i fondi con le politiche tradizionali come la Coesione e la PAC, prefigurando così la principale linea di faglia del negoziato sul QFP 2028-2034.

 

  • Il Percorso Politico: dal veto ungherese al compromesso finale

Il processo decisionale per la revisione del QFP, come per la sua adozione iniziale, richiede l’unanimità in seno al Consiglio, previa approvazione del Parlamento Europeo. Questa regola conferisce a ogni singolo Stato membro un potere di veto. Il percorso è stato infatti bloccato nel dicembre 2023 dal veto posto dal governo ungherese.

L’accordo è stato infine raggiunto durante un vertice straordinario a inizio 2024, dopo intense negoziazioni che hanno convinto Budapest a ritirare la propria opposizione. Il regolamento di modifica è entrato formalmente in vigore il 29 febbraio 2024, con effetto retroattivo dal 1° gennaio dello stesso anno.

 

 

Parte II: La Proposta von der Leyen per il QFP 2028-2034:

un nuovo paradigma per il Bilancio UE

 

  • Un Bilancio da €2.000 Miliardi: Scala, Ambizione e Priorità Strategiche

Il 16 luglio 2025, la Commissione Europea ha svelato una proposta ambiziosa per il Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, con una dotazione complessiva di quasi 2.000 miliardi di euro. Questo importo corrisponde a circa l’1,26% del Reddito Nazionale Lordo (RNL) dell’UE, segnando un aumento significativo rispetto all’1,1% circa del QFP attuale.

Tale incremento quantitativo segnala la volontà politica di dotare l’Unione di mezzi finanziari adeguati a un contesto geopolitico radicalmente mutato, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza e la difesa, accelerare la duplice transizione verde e digitale, potenziare la competitività industriale e l’autonomia strategica, e gestire le sfide demografiche e migratorie.

 

  • Una Riforma Strutturale Radicale

La proposta non si limita ad un aumento delle risorse, ma delinea una drastica riforma dell’architettura del bilancio, con l’obiettivo di semplificarla e renderla più flessibile. La struttura verrebbe ridotta a quattro rubriche principali, affiancate da strumenti speciali.

Il cuore della riforma, e il suo elemento più controverso, è la proposta di accorpare le due politiche storiche più importanti dell’UE, la Politica di Coesione e la Politica Agricola Comune (PAC), all’interno di Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (NRPP).

Questo modello, ispirato esplicitamente al RRF, prevede un approccio basato sulla performance e un negoziato diretto tra la Commissione e i governi nazionali per definire un quadro strategico unico di investimenti e riforme per ciascuno Stato membro.

Questa idea ha immediatamente scatenato critiche per il rischio di una eccessiva centralizzazione, la potenziale marginalizzazione del ruolo delle Regioni e degli stakeholders locali, e l’indebolimento dell’identità e delle dotazioni di politiche fondamentali come la PAC.

Per affrontare le nuove sfide, la proposta introduce anche nuovi strumenti:

  • Meccanismo Permanente per le Crisi: uno strumento dedicato con una capacità fino a €400 miliardi, progettato per consentire all’UE di reagire rapidamente a eventi imprevisti senza dover ricorrere a procedure d’emergenza, che si sono rivelate politicamente e proceduralmente complesse.

 

  • Fondo Europeo per la Competitività: un fondo che aggrega gli sforzi di investimento in settori strategici come le tecnologie pulite, il digitale, le biotecnologie, la difesa e lo spazio, con l’obiettivo di sostenere progetti innovativi dall’ideazione fino alla produzione su scala industriale.

 

EUROPEISTI:    La proposta di un QFP da €2.000 miliardi non è solo un aumento quantitativo; rappresenta una scommessa politica per trasformare il bilancio dell’UE in uno strumento di potere geopolitico.

In un mondo caratterizzato dalla competizione tra grandi potenze, figure autorevoli come Mario Draghi hanno sottolineato che senza investimenti pubblici massicci a livello europeo, il continente rischia di perdere competitività e rilevanza strategica. La proposta della Commissione, con la sua scala ambiziosa e fondi dedicati alla difesa e alla competitività, è una risposta diretta a questa chiamata. L’obiettivo non è più limitato alla coesione interna o al sostegno all’agricoltura, ma si estende alla proiezione della potenza economica e tecnologica dell’UE sulla scena globale.

Di conseguenza, il dibattito sul QFP si sposta da una questione di redistribuzione interna a una discussione sul ruolo dell’Unione nel mondo e sulla sua capacità di agire come un attore strategico unitario.

Parallelamente, la proposta di accorpare Coesione e PAC nei Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (NRPP) può essere interpretata come il tentativo della Commissione di risolvere il “trilemma” del bilancio: finanziare nuove priorità (difesa, competitività), sostenere le politiche tradizionali e rispettare i vincoli di bilancio imposti dagli Stati membri.

Inutile negare che la gestione separata di decine di programmi crea rigidità e alimenta potenti lobbies settoriali, come quelle degli agricoltori e delle Regioni, che si oppongono a qualsiasi taglio.

Il modello del RRF ha dimostrato che un approccio basato su un “piano nazionale unico”, negoziato direttamente tra la Commissione ed il Governo centrale, permette di orientare ingenti risorse verso priorità strategiche definite a livello europeo.

Estendendo questo modello, la Commissione cerca di guadagnare la flessibilità necessaria per negoziare i difficili compromessi direttamente con ciascuna capitale, anziché in un complesso negoziato multilaterale con tutte le lobbies. Questo approccio, tuttavia, è anche percepito come una forma di “centralizzazione” e “nazionalizzazione” delle politiche, che svuota di significato il principio del partenariato e minaccia il ruolo degli attori sub-nazionali, scatenando la loro prevedibile, forte, opposizione.

Elemento QFP 2021–2027 (originale, prezzi 2018) QFP 2021–2027 (rivisto, prezzi correnti) Proposta QFP 2028–2034 (prezzi correnti) Note Strutturali e Finanziarie
Dotazione Totale 1.074,3 miliardi di euro 1.214,1 miliardi di euro ~2.000 miliardi di euro Aumento significativo al 1,26% del RNL UE, rispetto all’1,01–1,11% precedente.
NextGenerationEU (NGEU) 750 miliardi di euro N/A (strumento separato) Rimborso del debito NGEU integrato nel QFP (~25–30 mld/anno) Il costo del rimborso diventa una spesa fissa all’interno del nuovo bilancio.
Rubrica 1: Mercato unico, innovazione e digitale 132,8 miliardi di euro ~143,4 miliardi di euro (con NGEU) 589,6 miliardi di euro (Cluster “Prosperità e Competitività”) Accorpa programmi come Horizon Europe, Erasmus+, CEF, e il nuovo Fondo per la Competitività.
Rubrica 2: Coesione, resilienza e valori 377,8 miliardi di euro ~1.099,7 miliardi di euro (con NGEU) 1.000 miliardi di euro (Cluster “Coesione, Agricoltura, Sicurezza”) Proposta di fusione dei fondi di Coesione e PAC in Piani Nazionali (NRPP).
Rubrica 3: Risorse naturali e ambiente 356,4 miliardi di euro ~373,9 miliardi di euro (con NGEU) Incluso nel Cluster da 1.000 miliardi di euro La PAC perde la sua rubrica dedicata e viene integrata con la Coesione.
Rubrica 4: Migrazione e gestione delle frontiere 22,7 miliardi di euro Aumentata di 2 miliardi di euro con la revisione 34 miliardi di euro Triplicati i fondi rispetto al bilancio precedente, riflettendo la priorità strategica.
Rubrica 5: Sicurezza e difesa 13,2 miliardi di euro Aumentata con riassegnazioni (es. ASAP) Incluso nel Cluster “Prosperità e Competitività” Aumento significativo della spesa per la difesa, integrata nel nuovo Fondo per la Competitività.
Strumenti Speciali 21,1 miliardi di euro Aumentati con la revisione (EURI, Riserva Ucraina) Istituzione di un Meccanismo di Crisi permanente (~400 mld) La flessibilità viene strutturata in un meccanismo permanente di grande portata.

 

  • Il Lato delle Entrate: la Ricerca Cruciale di Nuove Risorse Proprie

Un pilastro fondamentale della proposta è la riforma del sistema di finanziamento del bilancio.

A partire dal 2028, l’UE dovrà iniziare a rimborsare il capitale del debito contratto per finanziare NGEU, un onere stimato tra i 25 e i 30 miliardi di euro all’anno. Senza nuove fonti di entrata, questo costo eroderebbe drasticamente la capacità di spesa per i programmi europei.

Già nel 2020, le istituzioni avevano concordato una tabella di marcia per l’introduzione di nuove risorse proprie. La Commissione ha quindi avanzato una serie di proposte per diversificare le entrate del bilancio, tra cui:

  • Una quota dei proventi derivanti dal sistema di scambio di quote di emissione (ETS).

 

  • Le risorse generate dal meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM).

 

  • Un contributo basato su una quota degli utili delle imprese multinazionali, in linea con l’accordo globale OCSE/G20.

 

  • Il contributo basato sulla quantità di rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati, già in vigore dal 1° gennaio 2021.

 

  • Altre proposte in discussione includono un’imposta sulle transazioni finanziarie e nuove possibili tasse su rifiuti elettronici e tabacco.

 

EUROPEISTI:          È chiaro che l’obiettivo politico di questa riforma consiste sia nel finanziare il rimborso di NGEU e le nuove priorità dell’UE, ma anche, e soprattutto, ridurre la quota dei contributi nazionali basati sul Reddito Nazionale Lordo (RNL).

Infatti, sono questi ultimi la principale fonte di conflitto tra “contribuenti netti” e “beneficiari netti” e rendono ogni negoziato sul bilancio un gioco a somma zero.

 

Parte III: Il Campo di Battaglia Istituzionale:

Posizioni e Interessi Confliggenti

 

  • La Posizione Critica del Parlamento Europeo

Il Parlamento Europeo ha accolto la proposta della Commissione con forte scetticismo, definendola “semplicemente insufficiente”. Le critiche si concentrano su tre aree principali:

  • In primo luogo, le risorse inadeguate: i deputati sostengono che, una volta dedotto il costo del rimborso del debito NGEU, le risorse reali destinate ai programmi dell’UE non aumentano a sufficienza per affrontare le nuove sfide.

 

  • In secondo luogo, il rischio di centralizzazione: il Parlamento si oppone fermamente alla creazione di “mega-fondi” che accorpano programmi esistenti, temendo che ciò possa indebolire politiche collaudate e ridurre la trasparenza e la specificità degli interventi.

 

  • Infine, la preoccupazione più sentita riguarda la perdita di controllo democratico: il modello basato su piani nazionali, negoziati tra la Commissione ed i Governi, rischia di marginalizzare il ruolo del Parlamento come autorità di bilancio e di controllo, un potere che l’istituzione difende strenuamente.

 

Di conseguenza, il Parlamento chiede un bilancio più ambizioso, l’istituzione di vere nuove risorse proprie e il pieno rispetto delle sue prerogative.

 

  • Un Consiglio Diviso

All’interno del Consiglio, le posizioni sono profondamente divergenti, delineando un negoziato che si preannuncia lungo e complesso.

  • Il Fronte dei “Frugali” e dei Rigoristi (Germania, Paesi Bassi, Svezia): questi Stati membri si oppongono fermamente ad un aumento complessivo del bilancio e, di conseguenza, dei loro contributi nazionali. Il governo tedesco ha definito “inaccettabile” l’aumento proposto dalla Commissione. La loro posizione favorisce un approccio basato sulla performance, che leghi strettamente l’erogazione dei fondi, in particolare quelli di coesione, all’attuazione di riforme strutturali a livello nazionale, replicando il modello del RRF.

Questa visione riflette una concezione del bilancio UE come leva per la modernizzazione economica, piuttosto che come strumento puramente redistributivo.

 

  • Gli “Amici della Coesione” (Polonia, altri Stati dell’Est e del Sud): questo gruppo di Paesi difende con forza le politiche tradizionali, in particolare la Coesione e la PAC, da cui traggono i maggiori benefici economici e sociali. La Polonia, ad esempio, pur sostenendo un aumento della spesa per la difesa, chiede il mantenimento di finanziamenti robusti per la coesione e l’agricoltura. Questi Stati si oppongono alla centralizzazione e alla “nazionalizzazione” dei fondi, che considerano una minaccia all’efficacia delle politiche sul territorio e al principio di solidarietà.

 

 

  • La Scommessa Strategica della Commissione von der Leyen

La Commissione ha deliberatamente presentato una proposta dirompente, con l’intento di forzare un cambio di paradigma. La scommessa politica è che la gravità delle sfide geopolitiche e di competitività costringerà gli Stati membri a superare le loro storiche divisioni e ad accettare un bilancio più grande, più flessibile e più strategico. Tuttavia, presentando una proposta che, in particolare sulla fusione dei fondi, va contro le indicazioni preliminari sia del Parlamento che di gran parte del Consiglio, la Commissione ha intrapreso una strategia negoziale ad alto rischio.

EUROPEISTI:    Il negoziato sul QFP 2028-2034 si configura quindi non come un dibattito tecnico, ma come uno scontro fondamentale tra tre diverse visioni del futuro dell’Unione Europea.

La Commissione promuove un’Europa “Geopolitica“, in cui il bilancio è uno strumento flessibile e centralizzato per proiettare potenza e rispondere rapidamente alle crisi, privilegiando l’efficacia dell’azione esterna e la competitività.

Il Parlamento difende un’Europa “Democratica“, dove la spesa è soggetta a un rigoroso controllo parlamentare e le decisioni sono trasparenti e legittimate dal voto dei cittadini, con la accountability come priorità assoluta.

Infine, il Consiglio incarna un’Europa “Intergovernativa“, dove le decisioni finali restano saldamente nelle mani degli Stati membri, che agiscono per proteggere i loro interessi nazionali (siano essi i contributi da versare o i fondi da ricevere) e sono a loro volta divisi tra diverse priorità.

Questione Chiave Commissione Europea Parlamento Europeo Germania / “Frugali” Polonia / “Amici della Coesione” Italia
Dimensione Bilancio Aumento significativo a ~1,26% RNL (~2.000 mld). Favorevole a un bilancio più ambizioso, “significativamente sopra l’1% RNL”. Contraria all’aumento complessivo; definito “inaccettabile”. Favorevole a un bilancio robusto per finanziare nuove e vecchie priorità. Favorevole a un bilancio più ampio dell’attuale, ritenuto insufficiente.
Riforma Coesione/PAC Propone fusione in Piani Nazionali (NRPP) basati sulla performance. Contrario ai “mega-fondi”; teme indebolimento politiche e marginalizzazione delle regioni. Favorevole a legare i fondi a riforme nazionali e a un approccio basato sulla performance. Fortemente contrario alla fusione; difende l’autonomia e i fondi di PAC e Coesione. Preoccupata per i tagli e la centralizzazione; difende il ruolo delle Regioni e i fondi agricoli.
Nuove Risorse Proprie Propone un paniere di nuove risorse (ETS, CBAM, multinazionali) per rimborsare NGEU e ridurre contributi RNL. Richiesta forte e unanime di “vere nuove risorse proprie” per evitare competizione con bilanci nazionali. Scettica; preoccupata per l’impatto sulla competitività e sui bilanci nazionali. Posizione più aperta, purché non penalizzino la propria economia e sostengano le politiche chiave. Favorevole per ridurre il contributo nazionale e finanziare il debito NGEU.
Flessibilità vs. Controllo Propone massima flessibilità con un grande meccanismo di crisi e piani nazionali negoziati. Chiede massimo controllo democratico e parlamentare su ogni euro speso; si oppone a meccanismi che bypassano il PE. Privilegia la condizionalità e il controllo sull’attuazione delle riforme da parte degli Stati membri. Privilegia la prevedibilità e la stabilità dei fondi, con forte coinvolgimento degli attori locali e settoriali. Cerca un equilibrio tra flessibilità per rispondere alle crisi (migrazione) e stabilità per le politiche a lungo termine.

 

Parte IV: Implicazioni e Prospettive Strategiche per l’Italia

 

  • La Posizione Attuale dell’Italia nel Bilancio UE

Il nostro Paese è stato storicamente un contributore netto al bilancio dell’Unione Europea, versando più di quanto ricevesse in termini di flussi finanziari diretti. L’avvento di NextGenerationEU ha temporaneamente e drasticamente invertito questa posizione. Grazie ai fondi del PNRR, il saldo netto dell’Italia è diventato ampiamente positivo.

Questa esperienza ha rafforzato in Italia il sostegno politico a strumenti innovativi basati sull’emissione di debito comune per finanziare beni pubblici europei, come la Difesa o la transizione energetica.

Ciononostante, rimaniamo un importante beneficiario delle politiche tradizionali: i fondi della Politica di Coesione sono vitali per lo sviluppo del Mezzogiorno e la Politica Agricola Comune è un pilastro per il settore agroalimentare, strategico per l’economia nazionale.

 

  • La Posizione Negoziale del Governo italiano

Il governo italiano si è espresso a favore di un bilancio post-2027 di dimensioni più ampie rispetto a quello corrente, giudicato insufficiente per affrontare le sfide attuali. La posizione italiana sulle proposte di revisione del QFP 2021-2027 è stata positiva, considerandole una buona base negoziale. Le priorità strategiche italiane per il nuovo QFP sono chiare:

  • Migrazione: garantire risorse adeguate alla gestione dei flussi migratori, con specifica attenzione alla dimensione esterna e ai partenariati strategici nel Vicinato Sud.
  • Competitività: sostenere la creazione di un vero e proprio Fondo di Sovranità europeo per stimolare gli investimenti in settori strategici e garantire parità di condizioni (level playing field) nel mercato unico, messo a rischio da un allentamento delle norme sugli aiuti di Stato che favorisce i paesi con maggiore spazio fiscale.
  • Nuove Risorse Proprie: l’Italia è favorevole all’accelerazione del negoziato per l’introduzione di nuove risorse proprie, considerate essenziali per finanziare il rimborso del debito di NGEU e per ridurre il peso dei contributi nazionali basati sull’RNL.

EUROPEISTI:    prevedibilmente, le principali preoccupazioni, espresse da esponenti politici e associazioni di categoria, hanno riguardato la proposta di accorpare e potenzialmente ridurre i fondi per la Coesione e l’Agricoltura, ed il rischio che le nuove risorse proprie si traducano in nuove tasse a carico di cittadini e imprese.

  • Analisi d’Impatto Settoriale per l’Italia

La proposta della Commissione presenta per l’Italia un quadro complesso di rischi e opportunità.

  • Coesione e Sviluppo Regionale: la proposta di un “fondo unico” gestito tramite piani nazionali rappresenta un rischio significativo. Potrebbe portare a una centralizzazione delle decisioni a livello governativo, marginalizzando il ruolo delle Regioni, in particolare quelle del Mezzogiorno, nella programmazione e gestione dei fondi. Inoltre, un approccio strettamente basato sulla performance, sebbene potenzialmente virtuoso, potrebbe penalizzare le amministrazioni con minori capacità di spesa, un problema storico per il sistema italiano.

 

  • Agricoltura: il taglio proposto alla PAC (da 386 a circa 300 miliardi di euro a livello UE) e il suo accorpamento nel fondo unico sono stati accolti con estrema ostilità dalle associazioni agricole italiane, che li hanno definiti un “disastro” e una “dichiarazione di guerra”. L’impatto sarebbe potenzialmente rilevante per un settore strategico del Made in Italy, riducendo sia il sostegno diretto al reddito degli agricoltori sia i fondi destinati allo sviluppo rurale.

 

  • Competitività e Industria: le opportunità risiedono nei nuovi strumenti per la competitività e le tecnologie strategiche. Per l’Italia, la sfida sarà garantire che questi fondi siano accessibili anche al suo tessuto di Piccole e Medie Imprese (PMI) e non finiscano per favorire prevalentemente le grandi industrie dei paesi con maggiore spazio di bilancio per co-finanziare i progetti, una preoccupazione legata alle regole sugli aiuti di Stato.

 

  • Migrazione e Sicurezza: l’aumento dei fondi per la gestione delle frontiere, la sicurezza interna e i partenariati con i paesi terzi è pienamente allineato con le priorità strategiche italiane. L’Italia, per la sua posizione geografica e il suo ruolo nel Mediterraneo, potrebbe diventare un beneficiario chiave e un attore centrale nella gestione di queste nuove e potenziate linee di spesa.

 

EUROPEISTI:    Per il nostro Paese, il negoziato sul QFP 2028-2034 si presenta come un trade-off strategico ad alto rischio. Da un lato, si aprono potenziali guadagni in aree di nuovo e crescente interesse geopolitico, come la migrazione e la competitività. Dall’altro, si profilano perdite quasi certe in settori tradizionali di vitale importanza economica e sociale, come l’agricoltura e la coesione.

La proposta della Commissione aumenta i fondi per la migrazione e la sicurezza, aree in cui l’Italia ha un interesse primario. Allo stesso tempo, taglia e ristruttura radicalmente la PAC e la Coesione, pilastri che sostengono ampie fette dell’economia e della società italiana.

Analisi SWOT per l’Italia Punti di Forza (Strengths) Punti di Debolezza (Weaknesses) Opportunità (Opportunities) Minacce (Threats)
Descrizione Fattori interni che favoriscono una posizione negoziale forte. Fattori interni che indeboliscono la posizione negoziale. Fattori esterni che l’Italia può sfruttare a proprio vantaggio. Fattori esterni che mettono a rischio gli interessi italiani.
Contenuto – Pieno allineamento delle priorità nazionali con i nuovi fondi per migrazione e sicurezza.
– Esperienza acquisita con il modello PNRR, che è simile a quello proposto per i nuovi Piani Nazionali.
– Bassa capacità storica di assorbimento e spesa dei fondi strutturali, che potrebbe essere penalizzata da un approccio basato sulla performance.
– Alta dipendenza economica e sociale del settore agricolo e di intere regioni (Mezzogiorno) dai fondi PAC e di Coesione.

 

 

Conclusione e Nostre Raccomandazioni Strategiche di Noi EUROPEISTI

 

Il negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 si preannuncia come uno dei più complessi e trasformativi nella storia dell’Unione Europea.

La battaglia politica si giocherà su quattro fronti interconnessi:

  • la dimensione complessiva del bilancio, osteggiata dai contribuenti netti;
  • la riforma strutturale, con lo scontro sul futuro della Coesione e della PAC;
  • l’accordo, indispensabile ma difficile, sulle nuove risorse proprie;
  • e la definizione della governance, che determinerà il futuro equilibrio di potere tra Commissione, Parlamento e Stati membri.

 

EUROPEISTI:    per il nostro Paese è fondamentale adottare una posizione negoziale proattiva e strategica circa la quale formuliamo le seguenti raccomandazioni:

  • Costruire un'”Alleanza Mediterranea“: l’Italia dovrebbe farsi promotrice di un’alleanza strategica con Spagna, Grecia e altri paesi del Sud.

 

L’obiettivo non dovrebbe essere solo la difesa passiva della Politica di Coesione, ma la promozione di una visione comune che leghi i fondi di coesione ai nuovi fondi per la migrazione e la sicurezza in un “Pacchetto per la Stabilità e lo Sviluppo del Vicinato Sud”.

Questo approccio aumenterebbe il peso negoziale del blocco e legherebbe una politica tradizionale a una nuova priorità universalmente riconosciuta.

 

  • Negoziare “Clausole di Salvaguardia” su Coesione e PAC: anziché opporsi frontalmente e in modo isolato alla riforma strutturale, l’Italia deve perseguire una strategia più pragmatica, negoziando condizioni specifiche e clausole di salvaguardia. Tra queste:

 

  • una quota minima del nuovo fondo unico garantita per le Regioni meno sviluppate,
  • il mantenimento di un ruolo formale e vincolante per le Regioni nel processo di programmazione,
  • un’applicazione flessibile e graduale della condizionalità basata sulla performance, che tenga conto delle diverse capacità amministrative.

 

  • Spingere per Risorse Proprie “Pro-Crescita“: dobbiamo sostenere attivamente e con urgenza l’introduzione di un paniere diversificato di nuove risorse proprie.

 

La priorità dovrebbe essere data a quelle che non penalizzano la competitività delle imprese ed il potere d’acquisto dei consumatori (come quelle basate sugli utili delle multinazionali o sul meccanismo CBAM) e che sono in grado di ridurre significativamente il contributo nazionale basato sull’RNL.

Questo libererebbe preziose risorse nel bilancio dello Stato, che potrebbero essere reindirizzate verso investimenti interni.

 

  • Preparare il “Sistema Paese“: indipendentemente dall’esito finale del negoziato, è imperativo avviare fin da ora un processo di coordinamento strutturato tra Governo centrale, Regioni e tutti gli stakeholders rilevanti (imprese, sindacati, settore agricolo, università).

 

L’obiettivo è definire le priorità strategiche del futuro “Piano di Partenariato Nazionale”.

Essere pronti con una visione chiara e condivisa permetterà all’Italia di negoziare con la Commissione da una posizione di forza e coesione interna, evitando le frammentazioni ed i ritardi che hanno spesso caratterizzato l’attuazione dei programmi europei in passato.

 

 

 

 

 

(*) A cura del Dipartimento “Politiche Europee” e dell’Ufficio Studi del partito EUROPEISTI