EUROPEISTI invita alla Lettura di:

“Il vincolo che frena l’Europa”

Paolo Valentino (Corriere della sera del 29/10/2025)

Nella potente Confederazione polacco-lituana, che tra il XVI i \ e il XVIII secolo dominò l’Europa
centro-orientale, il liberum veto era il diritto di ogni singolo membro della Dieta, il
Parlamento confederato, di bloccare una proposta legislativa, forzare lo scioglimento di una
sessione e far annullare qualsiasi legislazione già̀ approvata….

È opinione ormai condivisa dagli storici che esso sia stato la causa principale del declino della Confederazione e in ultima analisi delle successive spartizioni per mano degli ingordi vicini, che più volte fecero sparire la Polonia dalla carta geografica….

Sono passati quasi tre secoli, ma la lezione del liberum veto è drammaticamente attuale. Con casuale ma sintomatica reductio ad unum delle tante ragioni e cause della paralisi
europea, siamo arrivati al vincolo dell’unanimità in politica estera, bilancio e questioni
strategiche che vulcanizza l’Unione, rendendola marginale e irrilevante nel nuovo mondo dei
predatori….

«Non sono favorevole ad allargare il voto a maggioranza, in luogo dell’unanimità,
all’interno delle istituzioni europee», ha detto Giorgia Meloni …

Anche se l’affermazione va qualificata, Meloni non è il primo leader italiano che considera il diritto di veto strumento per la difesa degli interessi nazionali….

Da sempre però, come ha ricordato Monti, il governo italiano è stato dalla parte giusta della Storia, quando si è trattato di vincere resistenze importanti, come nel 1985 per il mercato unico, nel 1990 per aprire la strada all’euro, durante la crisi monetaria o il negoziato sul Next Generation Eu….

«Non ne abbiamo parlato in maggioranza. La premier ha espresso la sua opinione, io (Tajani) penso invece che si debba fare qualche passo in avanti” …

Il vincolo dell’unanimità è oggi il macigno legato ai piedi dell’Europa…

Ben oltre l’ampliamento, senza la fine dell’unanimità non potranno mai esserci una politica estera comune, né molte delle riforme suggerite da Mario Draghi nel suo Rapporto sulla competitività…

Se di un sovranismo c’è bisogno per vivere e contare nel mondo frammentato, è quello europeo …

 

” L’Europa e la trappola del voto all’unanimità

Sergio Fabbrini (Il Sole 24 Ore del 2/11/2025)

A fronte della difficoltà̀ dell’Unione europea (Ue) a decidere, il dibattitto sul voto all’unanimità̀
è diventato centrale…

Naturalmente, non mancano i difensori dell’unanimismo. Per i leader nazionalisti (come la nostra premier), il voto all’unanimità̀ è un principio sacro in quanto protegge la sovranità nazionale. Oppure, per i benaltristi, la regola dell’unanimità̀ non conta, in quanto contano le volontà̀ politiche dei principali governi nazionali.

In realtà̀, non solamente la regola dell’unanimismo conta, ma la sua persistenza indebolisce l’Ue. Se riformarla è necessario, tuttavia non è sufficiente.

Per i Trattati, l’Ue adotta procedure decisionali diverse relativamente a politiche pubbliche
diverse. Nelle politiche regolatorie del mercato singolo … funziona un triangolo decisionale che non prevede l’unanimità̀…

È nelle politiche strategiche, in cui la decisione è monopolizzata dalle istituzioni intergovemative (in particolare dal Consiglio europeo dei ventisette capi di governo), che si decide all’unanimità…

Mentre le politiche di mercato funzionano (con i limiti indicati da Enrico Letta), sono le politiche strategiche (a cui si riferisce Mario Draghi) che non funzionano…. perché́, mentre nelle politiche regolatorie del mercato l’integrazione procede attraverso la legislazione, nelle politiche strategiche essa procede (se procede) attraverso il coordinamento volontario tra i governi nazionali…

Invece di eliminare l’unanimità̀, aggiungono, perché́ non continuare ad utilizzare le possibilità̀ previste dai Trattati per neutralizzare i poteri di veto? Come si è fatto con le Cooperazioni rafforzate (Art. 20 del TUE e Art. 326-334 del TFUE) oppure con la Cooperazione strutturata permanente (PESCO) (Art. 42 e 46 del TUE) …

Il voto di maggioranza qualificata serve se le politiche strategiche sono decise in un triangolo istituzionale in cui i governi nazionali sono bilanciati dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea. Poiché́ tale riforma è irrealistica per i poteri veto che i Trattati prevedono, occorre uscire da questi ultimi, creando organismi (come la Comunità̀ europea della difesa) che funzionino sulla base di controlli e bilanciamenti.

… nelle politiche strategiche, l’introduzione del voto a maggioranza qualificata è necessaria, ma non sufficiente, se la decisione continuerà̀ ad essere controllata dai governi nazionali. La riforma va accompagnata da un cambiamento istituzionale che renda legittimo il loro processo decisionale.