La Riforma Doganale UE: il ruolo dell’Italia

 

EUROPEISTI:         l’Unione Doganale Europea sta vivendo la sua più significativa trasformazione dalla fondazione (1968). Con l’avvio della fase operativa della riforma proprio in questo 2026, l’UE mira a sostituire l’attuale architettura IT frammentata con un approccio centralizzato basato sui dati. I due pilastri di questa rivoluzione sono il Data Hub doganale dell’UE e la European Union Customs Authority (EUCA).

Per l’Italia, questa transizione rappresenta un’opportunità critica per valorizzare la propria leadership tecnologica, proteggere il “Made in Italy” e candidarsi come centro nevralgico del nuovo sistema doganale europeo, proponendo Roma come sede dell’EUCA.

  1. I pilastri della Riforma
  • EU Customs Data Hub (il “Cervello” del sistema)

Il Data Hub non è un semplice database, ma un ecosistema digitale che sostituirà progressivamente i sistemi doganali nazionali.

  • Funzionamento: le imprese interagiranno con un’unica interfaccia invece di presentare dichiarazioni separate per ogni stato membro.
  • Dati in tempo reale: il sistema sfrutta l’Intelligenza Artificiale per analizzare i dati della catena di approvvigionamento, permettendo una supervisione a 360 gradi sulle merci in entrata.
  • Timeline: nel 2026 inizia la fase di implementazione tecnica, in vista dell’obbligatorietà prevista per il 2028 per l’e-commerce.
  • European Union Customs Authority – EUCA (il “Braccio” operativo)

L’EUCA è la nuova agenzia decentralizzata incaricata di gestire il rischio a livello europeo, coordinare le operazioni congiunte e definire priorità di controllo comuni, superando i limiti delle 27 amministrazioni separate.

  1. Focus Italia: ruolo strategico e opportunità
  • La candidatura per la sede dell’EUCA

L’Italia ha avanzato una forte candidatura per ospitare la sede fisica della nuova Autorità (EUCA). Ospitare l’agenzia non è solo una questione di prestigio, ma un asset strategico fondamentale.

  • Hub del Mediterraneo: la posizione geografica dell’Italia la rende il candidato ideale per monitorare i flussi merci che entrano in Europa dal Mediterraneo (Suez) e dai Balcani, frontiere critiche per la sicurezza dell’Unione.
  • Ecosistema istituzionale: la presenza in Italia di una delle amministrazioni doganali più efficienti (ADM) e di una forza di polizia economico-finanziaria unica nel suo genere (Guardia di Finanza) offre all’EUCA un supporto operativo immediato e qualificato che pochi altri Paesi possono garantire.
  • Indotto ed influenza: la sede garantirebbe all’Italia un ruolo di primo piano nella definizione delle dottrine operative doganali dei prossimi decenni e genererebbe un indotto economico e professionale di alto livello.
  • Leadership tecnologica e modello “Trust & Check”

 

L’Italia possiede uno dei sistemi doganali digitali più avanzati d’Europa (AIDA).

 

  • Esportazione di Know-How: l’architettura del nuovo Data Hub europeo mutua molti concetti di interoperabilità già presenti nel sistema italiano.
  • Operatori “Trust & Check”: le aziende italiane, storicamente propense alla certificazione di qualità, possono essere le prime a sfruttare queste “corsie verdi” digitali per sdoganare merci senza blocchi burocratici.

EUROPEISTI:         con l’eliminazione dell’esenzione dai dazi per merci sotto i 150 euro, l’azione dell’EUCA sarà fondamentale per filtrare merci contraffatte.

L’Italia dovrà spingere affinché gli algoritmi del Data Hub siano addestrati a riconoscere le violazioni della Proprietà Intellettuale tipiche del “Made in Italy”.

  1. Benefici Attesi

L’implementazione del Data Hub e l’istituzione dell’EUCA mirano a eliminare le zone d’ombra sfruttate per le frodi fiscali e la contraffazione.

  • Competitività: un ambiente doganale unico e trasparente attrae investimenti.
  • Legalità: la condivisione delle informazioni impedisce alle frodi di spostarsi da un porto all’altro alla ricerca del “ventre molle” dell’Europa.

 

EUROPEISTI:          in conclusione, il Data Hub non è solo uno strumento tecnico, ma una “pietra fondativa” della nuova integrazione europea. Per l’Italia, ottenere la sede dell’EUCA e guidare questa transizione tecnologica significa affermare la propria centralità geopolitica ed economica nel continente.