(BEFIT e il futuro fiscale nell’Unione)
EUROPEISTI: il concetto di “27° Regime” è un’idea che la Commissione Europea persegue già da anni per tagliare i nodi della burocrazia transfrontaliera. L’obiettivo non consiste nel sostituire le leggi nazionali, ma affiancare loro un quadro giuridico europeo opzionale ed uniforme.
I Principi fondamentali sono:
- l’Opzionalità: una società non è obbligata a usarlo, ma potrebbe sceglierlo se opera in più paesi UE e
- la Semplificazione: invece di adattare i contratti o i bilanci alle leggi di ogni singolo Stato membro, cioè 27 sistemi diversi, l’impresa potrebbe seguire un unico “manuale d’istruzioni” valido da Lisbona ad Helsinki.
Le tappe principali: “dal Diritto alla Fiscalità”. Questo approccio è stato esplorato in diversi ambiti:
- Diritto comune europeo della vendita (CESL): proposto nel 2011 per creare un contratto standard per l’e-commerce. È stato l’esempio più concreto, poi ritirato.
- CCCTB (Base imponibile comune consolidata): in ambito fiscale, l’idea era permettere alle aziende di usare un’unica formula europea per determinare le tasse, ripartendo poi il gettito tra gli Stati.
- Lo stato attuale, BEFIT: ad oggi, quell’ispirazione è confluita nel progetto BEFIT (Business in Europe: Framework for Income Taxation), presentato nel 2023. L’obiettivo rimane lo stesso: un unico set di regole per calcolare la base imponibile dei grandi gruppi, riducendo i costi di conformità. Non è più chiamato “27° regime” ed è concepito come obbligatorio per i grandi gruppi, segnando il passaggio da un regime parallelo a una vera armonizzazione.
ANALISI DEL PROGETTO E AMBITI DI APPLICAZIONE
Il “27° Regime” non è un luogo fisico, ma uno spazio giuridico virtuale. Ecco come si è tentato di applicarlo nei vari settori:
- Ambito Fiscale (Il cuore del problema): è l’area con l’impatto economico più rilevante. Il Progetto: permettere alle multinazionali di consolidare profitti e perdite di tutte le filiali europee e calcolare le tasse con un unico regolamento.
Vantaggio: elimina i costi dei prezzi di trasferimento (transfer pricing) e la doppia imposizione. Evoluzione: oggi si chiama BEFIT e mira a trattare il mercato unico come un unico terreno di gioco fiscale. - Ambito Societario
a) Società Europea (SE): esempio riuscito ma complesso (es. Allianz SE) anche perché richiede capitale alto (120.000 €).
b) Società Privata Europea (SPE): tentativo fallito di creare una “SRL Europea” per le PMI, bloccato dalle divergenze nazionali.
EUROPEISTI: l’analisi Costi-Benefici comprende a) una riduzione drastica dei costi legali/fiscali per l’export, b) la certezza del diritto (mediante regole interpretate dalla Corte UE) e c) un incentivo all’espansione; ma anche d) la resistenza degli Stati sulla sovranità fiscale, e) il timore di perdere il controllo sulle entrate e f) lo svantaggio della regola dell’unanimità che blocca le decisioni.
- TIMING E CRONISTORIA DEL PROGETTO
La tempistica è l’aspetto più critico. Nonostante le scadenze fissate, il progetto subisce costanti ritardi. La Tabella di Marcia Ufficiale (Proposta BEFIT 2023) era:
12 settembre 2023: pubblicazione della proposta;
2024 – 2027: negoziato tra i 27 Stati membri (fase attuale);
1° gennaio 2028: termine per il recepimento nelle leggi nazionali;
1° luglio 2028: data prevista per l’entrata in vigore operativa.
EUROPEISTI: in realtà (al gennaio 2026), la direttiva è impantanata nel Consiglio UE e l’approvazione all’unanimità è lontana. La data del 2028 è considerata a rischio. La priorità data all’implementazione della Global Minimum Tax (Pillar 2) ha assorbito le risorse amministrative, mettendo BEFIT in secondo piano. Il problema giuridico è che, in materia fiscale, l’UE decide all’unanimità e dunque, ancora una volta, basta il veto di un solo Paese per bloccare tutto.
- GEOPOLITICA FISCALE – CHI LO BLOCCA E PERCHÉ
EUROPEISTI: i Paesi “ostili” al regime unico non lo fanno per capriccio, ma per sopravvivenza economica.
Il fronte del “NO” si divide in tre categorie:
- Gli “Hubs degli Investimenti” (Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi)
Hanno costruito l’economia attirando le sedi delle multinazionali (Headquarters) e ora temono il fatto che il nuovo sistema prevede che le tasse vengano ripartite in base a vendite, lavoro e asset: poiché questi Paesi ospitano le sedi legali ma hanno pochi consumatori -rispetto, ad esempio, a Germania o Italia- perderebbero miliardi di gettito fiscale che verrebbe “spostato” verso i grandi mercati di consumo.
- I Paesi “Low Tax” dell’Est (Ungheria, Estonia)
Usano la fiscalità aggressiva per competere e vedono l’armonizzazione come un tentativo dei grandi Paesi (Francia/Germania) di eliminare il loro vantaggio competitivo. L’Estonia, inoltre, difende il suo sistema unico di tassazione differita degli utili. - I “Puristi della Sovranità” (Svezia, Danimarca)
Scettici per cultura politica, ritengono che le tasse debbano essere decise dai parlamenti nazionali per finanziare il welfare, non da Bruxelles.
- L’OPZIONE DELLA “COOPERAZIONE RAFFORZATA”
Se lo stallo dovesse perdurare, esisterebbe un “Piano B” previsto dai trattati (Art. 20 TUE): la Cooperazione Rafforzata. Un gruppo di almeno 9 Stati membri può decidere di avanzare da solo, lasciando fuori gli altri. In pratica, un “Club BEFIT” (es. Italia, Francia, Germania, Spagna) potrebbe creare il regime unico solo tra di loro.
Il maggiore rischio sarebbe in ambito fiscale, con la creazione di due zone economiche in Europa. Le aziende potrebbero quindi spostare le sedi legali proprio nei Paesi che non partecipano (es. Irlanda) per evitare le nuove regole, causando una fuga di capitali e distorsioni del mercato. Per questo viene usata più come minaccia negoziale che come obiettivo reale.
- IL RUOLO DELLE LOBBY E DELLE MULTINAZIONALI
Le grandi imprese sono il “terzo giocatore” al tavolo. La loro strategia è quella del “Sì, ma…”. Pubblicamente, chiedono il Mercato Unico e la semplificazione burocratica.
Privatamente, vogliono la semplificazione (meno moduli), ma sono contrarie alla riallocazione dei profitti. Vogliono mantenere la libertà di sfruttare i regimi fiscali più vantaggiosi (Transfer Pricing).
Le Argomentazioni puntano sui riflessi alla Competitività: “Se l’UE è troppo rigida rispetto a USA e Asia, gli investimenti scapperanno”/ “Stiamo già gestendo la Global Minimum Tax, non possiamo reggere un’altra riforma ora“.
Da notare il ruolo delle “Big Four”: le società di consulenza (Deloitte, PwC, EY, KPMG) producono studi che evidenziano le difficoltà tecniche, poiché un sistema semplice ridurrebbe il bisogno delle loro costose consulenze fiscali.
- IL CASO STUDIO “APPLE”
Il caso Apple (concluso nel 2024) spiega perché Bruxelles vuole cambiare le regole.
Apple ha usato per anni due sussidiarie irlandesi per attribuire i profitti a una “Sede Centrale” fantasma, senza residenza fiscale e senza dipendenti, col risultato che, nel 2014, l’aliquota effettiva pagata era dello 0,005% (50 euro ogni milione di profitto). Dopo 8 anni di battaglie legali, la Corte di Giustizia UE ha dato ragione alla Commissione imponendo alla Apple di restituire 13 miliardi di euro di tasse non pagate, considerati “Aiuti di Stato” illegali.
EUROPEISTI: con un sistema come BEFIT, questo schema sarebbe impossibile perché le tasse verrebbero pagate dove avvengono le vendite, non dove si trova una sede legale fittizia.
- LA REALTÀ DELLA GLOBAL MINIMUM TAX (15%)
A due anni dall’entrata in vigore (2024), ecco il bilancio della tassa minima globale:
- Successo Tecnico: l’era delle tasse allo “zero virgola” è finita. Le multinazionali pagano almeno il 15%;
- il Paradosso dei Paradisi: i paradisi fiscali (Irlanda, Svizzera, ecc.) hanno introdotto tasse interne (QDMTT) per incassare loro stessi la differenza fino al 15%.
- Risultato: hanno aumentato il loro gettito invece di perdere aziende.
- La Nuova Guerra: la competizione si è spostata dalle aliquote ai sussidi. I Paesi non possono abbassare le tasse, quindi restituiscono i soldi sotto forma di crediti d’imposta (QRTC). Vince chi ha il bilancio statale più forte per erogare sussidi.
- LA STRATEGIA DELL’ITALIA (“HIGH TAX, HIGH DISCOUNT“)
L’Italia sta competendo nel nuovo scenario globale trasformando gli sconti fiscali in “quasi-contante”, compatibile con le regole OCSE.
- Crediti QRTC (Tax Credit Cinema) / ZES Unica: incentivi massicci (fino al 50% dell’investimento) per le produzioni cinematografiche e per chi apre fabbriche nel Sud Italia. Essendo crediti “rimborsabili”, non abbassano l’aliquota nominale sotto il 15% e non fanno scattare sanzioni globali.
- Transizione 5.0: incentivi per l’industria legati al risparmio energetico e digitale.
- Nuovo Patent Box: una super-deduzione dei costi di Ricerca & Sviluppo (110%) che premia la sostanza economica (ricercatori, laboratori) e non solo la proprietà intellettuale.
EUROPEISTI: l’Italia sfrutta l’eccezione SBIE (esclusione basata sulla sostanza): avendo molte fabbriche e dipendenti, una grossa fetta dei profitti italiani è protetta dalla tassa minima, a differenza dei profitti “vuoti” dei paradisi fiscali.
- LA FLAT TAX PER I SUPER-RICCHI (PERSONE FISICHE)
Mentre si tassano le aziende, l’Italia attrae i milionari (High Net Worth Individuals) con un regime fiscale aggressivo. Il Regime ex Art. 24-bis TUIR ha infatti istituito una tassa forfettaria annuale (“Flat Tax“) per coprire tutti i redditi prodotti all’estero.
Ad un costo di 100.000 € l’anno (per chi ha aderito prima di agosto 2024) o 200.000 € l’anno (per i nuovi aderenti dal 2024 in poi), ciò consente una esenzione totale su dividendi, interessi e plusvalenze estere; esenzione dalla tassa di successione sui beni esteri e privacy fiscale (cioè nessun monitoraggio dettagliato).
EUROPEISTI: l’impatto è finora consistito in una forte attrazione di capitali, investitori ed ereditieri (soprattutto su Milano), che ha però causato un aumento dei prezzi immobiliari e preoccupanti fenomeni di gentrificazione.