Noi EUROPEISTI accogliamo con profonda speranza i risultati delle elezioni parlamentari in Ungheria. La vittoria delle forze europeiste guidate da Péter Magyar non rappresenta solo un cambio di governo della “democrazia illiberale” di Orban, ma deve segnare la fine di un’era di paralisi per l’intera Unione Europea. Dopo sedici anni, cade il muro dell’ostruzionismo che ha tenuto in ostaggio le istituzioni comuni, aprendo la strada a una stagione di rinnovata efficacia e solidarietà.
Il peso dei ritardi: un bilancio necessario
Non possiamo dimenticare quanto sia costata, in termini di sicurezza e credibilità, la politica dei veti dell’amministrazione uscente. Negli ultimi anni, l’Europa ha dovuto lottare contro un sabotaggio interno sistematico che ha colpito i pilastri della nostra convivenza.
Casi principali dell’ostruzionismo antieuropeista del Governo Orban (2020-2026):
- Bilancio UE e Next Generation EU (2020): insieme alla Polonia, l’Ungheria minacciò il veto sull’intero bilancio pluriennale dell’Unione per opporsi all’introduzione del meccanismo di condizionalità che lega l’erogazione dei fondi al rispetto dello Stato di diritto.
- Tassazione Minima Globale (OECD): nel 2022, il governo Orbán ha bloccato per mesi l’accordo europeo sulla tassazione minima globale per le multinazionali, utilizzando il veto come strumento di pressione per ottenere lo sblocco dei propri fondi del PNRR congelati da Bruxelles.
- Politica Estera e Diritti Umani: l’Ungheria di Orban ha impedito in più occasioni che l’Unione Europea parlasse con una sola voce, bloccando dichiarazioni comuni di condanna contro la Cina (per la questione di Hong Kong) e dichiarazioni di sostegno ai diritti della comunità LGBTQ+.
- La Sicurezza Atlantica: i ritardi ingiustificati nella ratifica dell’adesione di Svezia e Finlandia alla NATO hanno indebolito la difesa collettiva in un momento critico per il continente.
- Il Sostegno all’Ucraina: l’ostruzionismo sul pacchetto vitale di 90 miliardi di euro e sui precedenti stanziamenti ha rischiato di lasciare un popolo aggredito senza i mezzi necessari per difendersi e ricostruire il proprio futuro.
- Veti sulle Sanzioni alla Russia: Orban ha sistematicamente diluito i pacchetti di sanzioni contro il Cremlino, chiedendo e ottenendo deroghe sull’importazione di petrolio russo e insistendo per la rimozione di oligarchi russi (come il Patriarca Kirill) dalle liste dei soggetti sanzionati.
- Strumento Europeo per la Pace (EPF): l’Ungheria di Orban ha ripetutamente bloccato l’erogazione delle tranche di rimborso agli Stati membri per le armi inviate all’Ucraina, indebolendo la risposta difensiva comune dell’Unione.
- Adesione dell’Ucraina all’UE: fino all’ultimo momento utile nel dicembre 2023, Orbán ha minacciato di bloccare l’apertura formale dei negoziati di adesione, costringendo gli altri 26 leader a espedienti diplomatici senza precedenti (come l’invito a uscire dalla sala durante il voto).
Di fatto, i continui veti sui pacchetti di sanzioni e sulla politica estera comune hanno spesso reso l’Europa un attore esitante, incapace di rispondere con una voce sola alle sfide poste da regimi autoritari e crisi globali.
EUROPEISTI: la lezione che traiamo da questi anni è chiara: la stabilità dell’Unione non può dipendere dall’esito di una singola elezione nazionale o dalla benevolenza di un singolo leader. Se oggi festeggiamo lo sblocco di un’impasse politica, domani dobbiamo impegnarci per rimuovere l’ostacolo strutturale che l’ha resa possibile.
Una nuova visione: riformare per non tornare indietro
Salutiamo con favore il ritorno dell’Ungheria nel cuore del progetto europeo come partner leale e costruttivo. Questa svolta ci offre l’opportunità storica di accelerare l’integrazione e di costruire un’Europa che non sia solo uno spazio di mercato, ma una vera potenza di pace, diritti e progresso.
EUROPEISTI: è giunto il momento di una riforma profonda dei Trattati. Chiediamo il superamento definitivo del voto all’unanimità e il passaggio al voto a maggioranza qualificata per tutte le decisioni strategiche, dalla politica estera alla difesa, fino alla gestione del bilancio comune. L’Unione Europea deve cessare di essere il terreno di ricatti politici per diventare una democrazia matura e sovrana, capace di decidere tempestivamente nell’interesse dei suoi 450 milioni di cittadini. Ciò coincide con i veri interessi nazionali del nostro Paese, l’Italia!