EUROPEISTI invita alla Lettura

Nostro sconcerto per gli scrosci di applausi confindustriali (e la grande enfasi mediatica del “pubblico servizio”) alle mal riposte posizioni critiche del Governo contro l’Europa: veramente, a primavera 2026, la classe dirigente italiana non ha una strategia e consapevolezza meno masochistica?

 

Invito alla Lettura

 

  • Carlo Cottarelli – “Le scelte possibili e l’Europa

(Estratti da fonte: Corriere della sera del 28/05/2026)

 

Gli interventi del presidente della Confindustria Orsini e della premier Meloni all’Assemblea

della Confindustria hanno suscitato in me sentimenti contrastanti. Da un lato, ho apprezzato

l’aver indicato l’eccesso di burocrazia come male fondamentale della nostra economia.

Dall’altro, gli attacchi all’Europa mi hanno ricordato un film già visto: quello in cui 

all’avvicinarsi delle elezioni i leader politici italiani (in passato non solo quelli della destra

nazionalista, ma talvolta anche quelli del centrosinistra) scaricavano sull’Europa tutta la 

responsabilità dei mali nostrani.

Sono quindi felice che Meloni abbia deciso di costituire un «cantiere» per riformare la

burocrazia in partenariato con Confindustria. Detto questo, che c’entra l’Europa nei ritardi 

nel portare avanti queste riforme? Forse è colpa dell’Europa se finora quasi due terzi dei 

tempi di realizzazione di un programma di sviluppo edilizio sono dovuti ai tempi di attesa di 

permessi … ?

 

È colpa dell’Europa se il disegno di legge per portare il merito nella Pubblica Amministrazione langue in Parlamento … ?

 

È colpa dell’Europa se le semplificazioni burocratiche delle ZES meridionali non sono state ancora estese al resto dell’Italia … ?

 

È colpa dell’Europa se 4.000 progetti di rinnovabili sono bloccati dalla burocrazia (e dalla 

sindrome NIMBY)?

 

se l’Italia non cresce e anche per altre cose che dovremmo fare noi, non l’Europa.

 

Perché la pressione fiscale e la spesa pubblica sono vicino a massimi storici? Forse che l’Europa ci impedisce di fare una seria revisione della spesa che ci consenta di ridurre le tasse?

 

Perché la legge delega sul nucleare e diventata una priorità solo nell’ultimo anno prima delle elezioni? Ce lo ha impedito l’Europa?

 

Perché non abbiamo un piano decennale di immigrazione regolare (insisto sul regolare perché in Italia secondo me si deve entrare col permesso e non con gli sbarchi)?

 

Perché siamo l’unico paese in Europa con un decreto milleproroghe annuale?

 

Perché, se proprio dobbiamo sostenere chi e colpito dal caro energia, vogliamo farlo in deficit e non trovando le risorse tra i più di mille miliardi di spesa pubblica? Non è che le regole del Patto di Stabilità ce lo impediscano.

Piuttosto che alimentare un generico senso antieuropeistico dovremmo da un lato risolvere i nostri problemi (la trave burocratica nel nostro occhio), e, dall’altro, formare alleanze sia al Consiglio che al Parlamento europeo per correggere scelte di specifiche parti politiche che penalizzino le nostre imprese.

 

Certo è più facile fare dell’Europa un conveniente parafulmine, ma ricordiamoci 

che Boris Johnson e Nigel Farage, soffiando sul fuoco dell’antieuropeismo, hanno portato il 

Regno Unito alla Brexit. E questa davvero la strada che le nostre imprese e i nostri politici 

vogliono percorrere?

 

  • Sergio Fabbrini – “L’Europa misconosciuta dalla premier Meloni (Estratti da fonte: Il Sole 24 Ore del 30/05/2026)

L’intervento della premier Giorgia Meloni alla recente Assemblea di Confindustria,
fortemente critico dell’Unione europea (Ue), ha suscitato inevitabili reazioni. Economisti
indipendenti hanno fatto notare come non sia dovuto all’Ue se l’Italia ha il più alto debito
pubblico del continente, una delle più̀ basse produttività̀ del lavoro, un tasso di crescita sotto
la media dei Paesi europei, differenze territoriali e salari stagnanti.

Certamente, si tratta di tendenze trentennali, che però non hanno registrato controtendenze dal 2022. È stato anche fatto notare che la critica all’Ue dimentica che l’Italia ha ricevuto ben 208 miliardi di euro dal programma NGEU, senza i quali avremmo avuto una recessione post pandemica.

considera l’Ue come «un gigante burocratico», una macchina «infernale» in cui
una burocrazia non eletta impone un «peso soffocante di oneri amministrativi e regolamenti». In
realtà̀, la Commissione europea
, l’obiettivo della sua critica, impiega circa 32mila persone
per gestire un sistema di politiche pubbliche che coinvolge 451 milioni di persone. Roma
Capitale
impiega 23-25mila persone che arrivano a 62mila, se si considerano le imprese
municipalizzate o a partecipazione comunale, per una popolazione di 2,75 milioni (la città di
Roma) e di 3,8/4,36 milioni (l’area metropolitana).

… denuncia anche il fatto che l’Ue «è inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune». In realtà̀, l’Ue agisce attraverso le regole perché costituiscono la modalità meno costosa per far funzionare il mercato unico.

ci sono altre modalità̀ per favorire l’integrazione di un mercato interstatale, come l’uso di incentivi/disincentivi economici proprio dell’esperienza americana. Ma ciò presupporrebbe l’esistenza di un bilancio europeo, consistente e flessibile, da usare a tal fine. Una possibilità̀ contrastata dai governi nazionali (che l’hanno lasciato all’uno per cento del Pil europeo).

le regole che lei denuncia non sono imposte dalla Commissione europea, ma proposte da quest’ultima al Consiglio dei ministri nazionali e al Parlamento europeo. Le uniche istituzioni che hanno il potere di votarle e al cui interno i governi nazionali e i loro parlamentari sono presenti. Quelle regole consistono spesso di direttive (atti legislativi che definiscono gli obiettivi da raggiungere, lasciando ai governi nazionali la scelta dei mezzi con cui farlo), non solo regolamenti che si applicano in quanto tali.

… chiede che «l’Europa faccia meno e lo faccia meglio” (…). In realtà̀, l’Ue dovrebbe fare
di più (e non di meno) per affrontare le sfide che i singoli stati membri non sono in grado
di affrontare da soli, come la difesa, la politica internazionale, l’autonomia energetica, il
contrasto alle pandemie. Ma in queste politiche pubbliche essa non ha le competenze
.

… strettamente controllate dai governi nazionali e gestite attraverso i loro organismi
intergovernativi. Organismi in cui si decide per consenso. Un voto all’unanimità che la
premier Meloni difende strenuamente, mentre, nello stesso tempo, denuncia l’Ue per la
lentezza delle sue decisioni
.

Le critiche contradditorie non servono. (…)  l’UE andrebbe certamente riformata, ma non a casaccio.  (…) È possibile alleggerire le norme che regolano i mercati nazionali, nello stesso tempo è però necessario rafforzare le capacità degli organismi sovranazionali nelle politiche che vanno oltre i governi nazionali. È di questo trade-off che il governo di un Paese fondatore dell’Ue dovrebbe parlare.

Non è ora di avere un dibattito informato, quindi responsabile, sull’Europa?