EUROPEISTI INVITA ALLA LETTURA

 Per contribuire ad una migliore conoscenza –nell’ambito di una discussione pubblica pervasa di anti europeismo anche sui canali di informazione statali- EUROPEISTI invita alla lettura dell’inchiesta “Parmigiano, prosciutto e ortofrutta: ecco come l’Italia è diventata una superpotenza” (pubblicata il 2/4/2025 su Corriere.it  a cura di Milena Gabanelli e Francesco Tortora)

COME NOI EUROPEISTI SOSTENIAMO DA SEMPRE, È NELL’INTERESSE NAZIONALE DELL’ITALIA FAR PARTE, DIFENDERE E PROMUOVERE UN MAGGIORE EUROPEISMO

(e non il contrario)!

 

Fonte: CORSERA (*)

“Non c’è un politico, nemmeno uno, che non abbia criticato Bruxelles per l’eccessiva regolamentazione comunitaria. Eppure il compito della Commissione Ue è proprio quello di fissare standard comuni per raggiungere gli obiettivi indicati dai politici (eletti dai cittadini dei singoli Stati) che stanno all’Europarlamento. Standard che poi vengono adottati insieme al Consiglio europeo, dove siedono i rappresentanti dei governi dei 27 Paesi membri”

… Prendiamo il settore alimentare: da almeno 25 anni l’Unione europea ha messo al centro dell’agenda politica l’incremento della circolazione dei prodotti nel mercato unico, la difesa delle eccellenze (oggi minacciate dai dazi di Donald Trump) e le regole per proteggere la salute dei suoi cittadini. …

Qualcuno ricorderà gli scandali alimentari degli anni 90: mucca pazza, i polli e le uova alla diossina, il conseguente crollo dei consumi di carne e aziende in crisi. Al tempo non esistevano misure uniformi per affrontare le emergenze che scatenarono il panico nelle opinioni pubbliche. Proprio per evitare il ripetersi di casi simili, la Commissione europea ha proposto rigorose linee guida sulla legislazione alimentare e standard unici per la tracciabilità dell’intera filiera, «dal produttore al consumatore». …

L’Unione europea adotta il principio di precauzione, significa che un prodotto alimentare può essere immesso sul mercato solo se non presenta rischi per la salute. A differenza degli Stati Uniti, dove è necessaria evidenza scientifica per adottare misure restrittive, la Ue può limitare o vietare il commercio di un prodotto anche in presenza di rischi potenziali …

L’indicazione del Paese di origine è obbligatoria su frutta e verdura fresca, pesce, miele, olio d’oliva, uova, carne bovina e prodotti a base di carne bovina, carne non lavorata di suini, ovini, caprini e pollame. Inoltre deve essere sempre segnalata in etichetta l’eventuale presenza dei 14 principali allergeni. Infine i prodotti immessi sul mercato devono essere tracciabili, per monitorare ogni fase della produzione e distribuzione. È stato poi adottato il sistema di allerta rapida RASFF …

… in tutti i Paesi dell’Unione è vietato l’uso di ormoni per accelerare la crescita degli animali da allevamento per i potenziali rischi alla salute del consumatore. L’opposto di ciò che avviene negli Usa dove estradiolo, testosterone e altri steroidi anabolizzanti sono comunemente somministrati ai bovini … Per quanto riguarda gli antibiotici, possono invece essere somministrati negli allevamenti intensivi, ma solo a fini terapeutici …

La Ue consente la coltivazione di piante modificate geneticamente solo dopo la valutazione scientifica dell’Efsa  e decisione finale della Commissione. Gli alimenti in vendita, contenenti Ogm, sono soggetti a specifici requisiti di etichettatura e tracciabilità.

… Solo vent’anni fa un prodotto alimentare per uscire dai confini nazionali doveva adattare requisiti sanitari, etichette e certificazioni alle norme di ogni Paese di destinazione. Inoltre, doveva poi superare una doppia ispezione: quella della dogana italiana e quella del Paese importatore. Questi passaggi non solo aumentavano i tempi e i costi di spedizione, ma tagliavano fuori dalle esportazioni parte dei prodotti freschi, ortofrutta o eccellenze del Made in Italy.  … Oggi … con un’unica filiera di etichettatura si può esportare in tutti i Paesi Ue, e l’assenza di dazi commerciali permette anche ai piccoli esportatori di stare sul mercato.

Con l’introduzione della moneta unica sono state azzerate le fluttuazioni dei cambi, garantendo stabilità ai prezzi e costi ridotti delle transazioni (stop alle commissioni). Se nel 2004 la quota di export dei prodotti agroalimentari italiani non raggiungeva i 20 miliardi di euro, l’anno scorso era più che triplicata (69,1 miliardi). Infatti il principale mercato di destinazione sono proprio i Paesi Ue, che assorbono il 65% delle nostre esportazioni.

… Per proteggere i prodotti agroalimentari tipici, l’Unione ha creato un sistema di marchi come DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta … Attualmente nella Ue sono 3.457 i prodotti a denominazione di origine e a indicazione geografica protetta (261 extra-Ue). E l’Italia è il Paese che conta più prodotti protetti: 891, contro i 773 della Francia e i 387 della Spagna. Il sistema è diventato un volano per i prodotti agroalimentari, stimolando la competitività tra impresa, e oggi complessivamente garantisce alla Ue un fatturato di 80 miliardi di euro.

… L’Italia è anche tra le nazioni che più beneficiano della «DOP economy»: … vale 20,2 miliardi di euro (11,5 miliardi arrivano dall’export) e coinvolge 194 mila imprese e 850 mila occupati.

E la protezione dei nostri prodotti tipici dentro ai confini europei cresce anno dopo anno … Invece proliferano le contraffazioni nei territori extracomunitari. Secondo Coldiretti il falso Made in Italy agroalimentare fattura 120 miliardi. … In prima fila gli Usa: con 40 miliardi di euro di contraffazioni è il Paese che ci danneggia di più … e con i dazi è assai probabile che i consumatori americani sceglieranno sempre di più i prodotti contraffatti.

(*) Estratti da Fonte dataroom@corriere.it