Sanità

Comparto SANITA’

L’Italia nel Contesto Europeo:

analisi comparativa e proposte di riforma (*)

 

EUROPEISTI:          Il presente Rapporto (*) analizza la performance e la struttura del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano, collocandolo nel più ampio contesto dell’Unione Europea e confrontandolo specificamente con i sistemi sanitari di Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.

Dall’analisi emerge un quadro complesso per l’Italia: a fronte di un impianto universalistico storicamente robusto e di un’aspettativa di vita elevata, persistono criticità significative.

Tra queste, spiccano un finanziamento pubblico della sanità inferiore rispetto ai principali partner europei come Francia e Germania, con una conseguente maggiore incidenza della spesa privata out-of-pocket a carico dei cittadini. Le disparità territoriali nell’accesso e nella qualità delle cure, in particolare tra Nord e Sud, rimangono una ferita aperta, acuite da una governance talvolta frammentata e da ritardi nell’implementazione di riforme chiave come quelle previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La carenza di personale sanitario, soprattutto infermieristico, e le lunghe liste d’attesa rappresentano ulteriori sfide urgenti.

Le proposte strategiche da Noi elaborate in questo report mirano ad affrontare le criticità italiane attraverso un approccio multidimensionale.

  • Si raccomanda un incremento graduale e stabile del finanziamento pubblico, accompagnato da una sua riallocazione verso la prevenzione e l’assistenza territoriale.
  • È cruciale definire e finanziare adeguatamente i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per contrastare le disuguaglianze regionali; potenziando al contempo i meccanismi di monitoraggio e intervento.
  • si propone un Piano nazionale per la “Forza lavoro sanitaria” per affrontare le carenze di personale in modo strutturale, unitamente a misure per ottimizzare l’accesso alle cure e ridurre le liste d’attesa;
  • si sottolinea la necessità di accelerare la trasformazione digitale e di promuovere modelli di cura realmente integrati e centrati sul paziente, traendo ispirazione dalle migliori pratiche europee;
  • si ricorda che un impegno politico e sociale coeso è indispensabile per garantire un SSN resiliente, equo ed efficiente per il futuro.

 

I. Introduzione: il contesto sanitario italiano ed europeo

 

A. Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano: principi fondamentali, punti di forza e sfide strutturali

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano, istituito nel 1978, si fonda sui principi cardine di universalismo, uguaglianza ed equità, con l’obiettivo di garantire la tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, attraverso un finanziamento prevalentemente basato sulla fiscalità generale.

Storicamente, uno dei principali punti di forza del SSN è stata la sua capacità di assicurare un accesso universale alle cure, almeno in linea di principio, a tutti i cittadini residenti, indipendentemente dal reddito o dalla condizione sociale. Questo impianto teorico ha contribuito a migliorare significativamente gli indicatori di salute della popolazione italiana nel corso dei decenni.

Tuttavia, l’effettiva realizzazione di questi principi è oggi messa a dura prova da una serie di sfide strutturali accumulatesi nel tempo. Il finanziamento del SSN, come analizzato nel dettaglio più avanti, ha attraversato fasi di contrazione e di crescita spesso insufficiente a coprire i fabbisogni crescenti, legati all’invecchiamento della popolazione, all’aumento delle malattie croniche e all’innovazione tecnologica. La governance del sistema, caratterizzata da una forte regionalizzazione delle competenze sanitarie, ha generato una notevole eterogeneità nell’organizzazione e nell’erogazione dei servizi, alimentando profonde diseguaglianze territoriali.

La “non sempre leale collaborazione Stato-Regioni“, menzionata nel 7° Rapporto GIMBE, allude a una tensione costante che impatta negativamente sull’efficacia e sull’efficienza complessiva del sistema. La sostenibilità a lungo termine del SSN, in questo contesto, è una preoccupazione centrale che richiede interventi mirati e una visione strategica condivisa.

 

B. Il Ruolo dell’Unione Europea nell’indirizzo delle politiche sanitarie nazionali

Sebbene la responsabilità primaria per l’organizzazione e la fornitura dei servizi sanitari rimanga saldamente in capo agli Stati membri, in linea con il principio di sussidiarietà, l’Unione Europea (UE) ha progressivamente ampliato il suo ruolo di indirizzo e coordinamento nelle politiche sanitarie nazionali. L’azione dell’UE mira a complementare le politiche nazionali, a promuovere la cooperazione e a fornire un valore aggiunto in aree dove l’intervento transnazionale è più efficace, come la preparazione e la risposta alle minacce sanitarie transfrontaliere, la sicurezza dei pazienti e la circolazione di professionisti e tecnologie.

La pandemia di COVID-19 ha impresso una forte accelerazione a questo processo, evidenziando la necessità di un approccio più coordinato a livello europeo. Programmi come “EU4Health”, con una dotazione finanziaria significativa per il periodo 2021-2027, rappresentano uno strumento chiave per rafforzare i sistemi sanitari, prepararsi a future crisi, sostenere la lotta contro il cancro e implementare la strategia farmaceutica europea.

Parallelamente, il Meccanismo di Ripresa e Resilienza (Recovery and Resilience Facility – RRF) ha destinato ingenti risorse agli investimenti nel settore sanitario dei Paesi membri, inclusa l’Italia, con un focus sulla modernizzazione delle infrastrutture, la digitalizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale.

Iniziative faro come lo “Spazio europeo dei Dati sanitari” (European Health Data Space – EHDS) mirano a facilitare la condivisione sicura dei dati sanitari per migliorare la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e la ricerca, pur ponendo sfide significative in termini di interoperabilità, privacy e governance a livello nazionale.

L’UE svolge inoltre un ruolo cruciale nella standardizzazione, nella raccolta di dati comparabili attraverso organismi come Eurostat e l’ECDC (“Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie”), e nella promozione e diffusione di buone pratiche tra gli Stati membri.

EUROPEISTI:    Questo crescente attivismo europeo rappresenta per l’Italia sia un’opportunità di finanziamento e di allineamento a standard elevati, sia una sfida in termini di adeguamento normativo, capacità di programmazione ed implementazione efficace delle riforme richieste.

 

II. Analisi comparativa dei sistemi sanitari

 A. Italia (Servizio Sanitario Nazionale – SSN)

  • Governance, organizzazione e finanziamento:

Il SSN italiano è un sistema a finanziamento pubblico basato sulla fiscalità generale, con la responsabilità dell’organizzazione e dell’erogazione dei servizi sanitari demandata alle Regioni e alle Province Autonome. Le principali fonti di finanziamento includono l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive (IRAP), l’addizionale regionale all’IRPEF, una quota di compartecipazione all’IVA trasferita dallo Stato alle Regioni a statuto ordinario, e trasferimenti diretti dal bilancio statale che confluiscono nel Fabbisogno Sanitario Nazionale (FSN).

Per il 2024, il FSN è stato fissato a 134 miliardi di euro, con previsioni di 135,4 miliardi per il 2025 e 135,6 miliardi per il 2026.

Nel 2023, la spesa sanitaria pubblica totale, secondo i dati ISTAT-SHA, è ammontata a 130,291 miliardi di euro, rappresentando il 74% della spesa sanitaria complessiva. La restante quota, pari a 45,862 miliardi di euro (26%), è costituita da spesa privata, di cui una porzione preponderante (88,6%, pari a 40,641 miliardi) è spesa out-of-pocket (OOP), ovvero sostenuta direttamente dai cittadini, mentre solo il 3% è intermediata da fondi sanitari e assicurazioni.

Questo elevato livello di spesa diretta da parte delle famiglie è un indicatore di possibili barriere d’accesso ai servizi pubblici o di una crescente preferenza per il settore privato, con potenziali ricadute sull’equità del sistema.

Il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e PIL si attesta al 6,3% per il biennio 2024-2025, con una previsione di discesa al 6,2% nel periodo 2026-2027. Questi valori collocano l’Italia al di sotto della media dei paesi OCSE (6,9% nel 2021) e della media dell’Unione Europea. Anche la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia, pari a $3.574 (dollari USA a parità di potere d’acquisto) nel 2023, risulta inferiore sia alla media OCSE ($4.174) sia a quella dell’UE ($4.199).

Il 7° Rapporto GIMBE evidenzia come, nel decennio 2010-2019, definito “stagione dei tagli”, siano stati sottratti oltre 37 miliardi di euro al finanziamento pubblico, un de-finanziamento che gli incrementi successivi, spesso legati a emergenze (COVID-19, costi energetici, rinnovi contrattuali), faticano a colmare strutturalmente.

 

  • Risorse umane e fisiche:

Nel 2022, il personale dipendente del SSN ammontava a 727.169 unità. Il numero di medici ogni 1.000 abitanti era di 2,11, un dato che, sebbene il rapporto GIMBE lo segnali come superiore alla media OCSE di 3,7 (probabilmente riferendosi a una diversa classificazione OCSE che include tutti i medici attivi e non solo quelli nelle strutture sanitarie), indica comunque una situazione da monitorare attentamente, specialmente per alcune specializzazioni e aree geografiche.

Più critica appare la situazione del personale infermieristico, con 5,13 infermieri ogni 1.000 abitanti, un valore nettamente inferiore alla media OCSE di 9,8. Il rapporto infermieri/medici in Italia, pari a 2,44, è tra i più bassi in Europa e ben al di sotto della media OCSE (2,6, anche se altre fonti OCSE indicano medie più alte per il rapporto), suggerendo uno squilibrio nella composizione del team assistenziale che può generare inefficienze e sovraccarico per entrambe le professioni.

A ciò si aggiungono retribuzioni per medici specialisti e infermieri ospedalieri inferiori alle medie OCSE, fattore che contribuisce alla scarsa attrattività delle professioni sanitarie, alla “fuga” di professionisti verso altri paesi e a una crescente demotivazione.

Al 1° gennaio 2023, si stimava una carenza di 3.114 Medici di Medicina Generale (MMG) e 827 Pediatri di Libera Scelta (PLS).

 

  • Erogazione dei servizi, accesso e indicatori di performance:

Il monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) continua a rivelare una profonda “frattura strutturale” tra Nord e Sud, con solo 13 Regioni risultate adempienti nel 2022 e con l’area della prevenzione che presenta il maggior numero di Regioni inadempienti. Questo divario si riflette anche nei flussi di mobilità sanitaria, prevalentemente diretti dalle Regioni meridionali verso quelle settentrionali, con un conseguente drenaggio di risorse economiche e un disagio per i pazienti e le loro famiglie.

Le liste d’attesa per visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici programmati rappresentano una criticità storica e persistente del SSN, sebbene non quantificata specificamente nei documenti più recenti forniti per l’Italia, ma riconosciuta come un problema significativo a livello internazionale.

La Missione 6 “Salute” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con una dotazione di 15,63 miliardi di euro, mira a rafforzare le strutture territoriali e l’assistenza di prossimità. Tuttavia, al 30 giugno 2024, si registravano significativi ritardi nell’attivazione delle nuove strutture previste: solo il 19% delle Case della Comunità, il 59% delle Centrali Operative Territoriali (COT) e il 13% degli Ospedali di Comunità erano operativi, con una performance particolarmente deficitaria nelle Regioni del Mezzogiorno. Questi ritardi rischiano di compromettere gli obiettivi di riforma e di rendere le infrastrutture obsolete prima ancora della loro piena entrata in funzione.

 

  • Riforme chiave e criticità attuali:

Le riforme sanitarie del passato, come il D.Lgs. 502/92, hanno profondamente inciso sulla struttura del SSN, introducendo concetti di aziendalizzazione e regionalizzazione. Oggi, una delle questioni più dibattute è l’attuazione della legge sull’Autonomia Differenziata che, in assenza di una chiara definizione e, soprattutto, di un adeguato e garantito finanziamento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) su tutto il territorio nazionale, rischia di amplificare ulteriormente le disuguaglianze regionali, minando il principio di uguaglianza dei cittadini nel diritto alla tutela della salute.

Un altro dato allarmante riguarda il crollo degli investimenti nei servizi di prevenzione delle malattie, che nel 2023 hanno subito una contrazione del 18,6% rispetto all’anno precedente. Questa tendenza è particolarmente preoccupante in un’ottica di lungo periodo, poiché la prevenzione è universalmente riconosciuta come uno degli investimenti più costo-efficaci per migliorare la salute della popolazione e garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari.

 

B. Francia

  • Governance, organizzazione e finanziamento:

Il sistema sanitario francese è un modello misto, originariamente di tipo Bismarck, che nel tempo ha integrato principi di universalità e solidarietà tipici del modello Beveridge.

La responsabilità della politica sanitaria è condivisa tra il Parlamento, il Ministero della Salute (recentemente rinominato “Ministero della Salute e della Prevenzione” per sottolineare un nuovo focus strategico) e la Couverture Maladie Universelle (CMU), l’assicurazione sanitaria obbligatoria. A livello regionale, le Agences Régionales de Santé (ARS) svolgono un ruolo cruciale nella governance e nella pianificazione sanitaria.

La Francia si colloca tra i paesi del G7 con la spesa sanitaria più elevata in rapporto al PIL, attestatasi all’11,9% nel 2022. Il finanziamento proviene in larga parte da risorse pubbliche (71% dalla CMU e 6% dallo Stato, dati 2019), integrate da assicurazioni sanitarie complementari (Assurances Maladie ComplémentairesAMC), che coprono il 14% della spesa, e da pagamenti diretti out-of-pocket (OOP) per il restante 9%. La CMU, storicamente finanziata da contributi salariali, ha progressivamente ampliato la sua base contributiva includendo redditi da capitale, pensioni e altre fonti per garantirne la sostenibilità.

Oltre il 95% della popolazione francese possiede un’AMC, il che contribuisce a mantenere bassa la percentuale di famiglie che sperimentano una spesa sanitaria catastrofica (2,1% nel 2017, contro una media UE del 5,4%). Nonostante questa ampia copertura, una quota di spesa OOP persiste, soprattutto per cure a lungo termine, farmaci, dispositivi terapeutici e cure ambulatoriali.

 

  • Risorse, erogazione dei servizi e performance:

Nel 2019, la Francia contava 3.008 ospedali, di cui il 45% pubblici, il 33% privati non profit e il 22% privati profit. Il numero di posti letto ospedalieri ha subito una riduzione, portando il paese al di sotto della media europea. Per quanto riguarda il personale, nel 2020 si registravano 318 medici ogni 100.000 abitanti, un tasso inferiore alla media europea e a quello di paesi come Germania, Italia e Spagna. Al contrario, il numero di infermieri (1.134 per 100.000 abitanti) era superiore alla media UE.

Le principali criticità del sistema francese includono una distribuzione disomogenea dei medici sul territorio, con carenze nelle aree rurali e svantaggiate, che genera pressione sui servizi di pronto soccorso. Storicamente, il sistema è stato più orientato alla cura che alla prevenzione, il che si riflette in tassi di mortalità prevenibile relativamente alti, legati anche a fattori comportamentali come l’elevato consumo di alcol e tabacco. I tempi medi di consultazione per i medici di base sono di 16 minuti, superiori a quelli tedeschi (8 minuti).

 

  • Riforme Recenti e Lezioni Apprese:

Per affrontare le disuguaglianze nell’accesso finanziario, nel 2020 è stata introdotta la riforma “100% Santé“, che garantisce la copertura totale da parte della CMU e delle AMC per un paniere di prestazioni di base in ambito ottico, dentale e audio-protesico. Si è assistito a un forte sviluppo di strumenti digitali, inclusi teleconsulti e prescrizioni elettroniche.

Come già menzionato, la ridenominazione del Ministero della Salute in Ministero della Salute e della Prevenzione nel 2022 segnala un impegno rafforzato verso la promozione della salute.

EUROPEISTI:          La riforma ospedaliera del 2016 ha portato alla creazione dei Groupements Hospitaliers de Territoire (GHT), con l’obiettivo di promuovere la collaborazione e la gestione congiunta di funzioni tra ospedali pubblici a livello territoriale. Queste riforme indicano una volontà di correggere le debolezze strutturali, in particolare migliorando l’accesso economico a cure specifiche e rafforzando la prevenzione, temi di grande rilevanza anche per il contesto italiano.

 

C. Germania

  • Governance, organizzazione e finanziamento:

Il sistema sanitario tedesco si basa su un modello di assicurazione sociale obbligatoria (Gesetzliche Krankenversicherung – GKV o SHI) che copre circa l’87% della popolazione, affiancato da un’assicurazione sanitaria privata (Private Krankenversicherung – PKV o PHI) per circa l’11% della popolazione, tipicamente lavoratori autonomi o dipendenti con reddito superiore a una certa soglia.

La governance è caratterizzata da un forte decentramento, con responsabilità condivise tra il livello federale (Bund), i Länder (Stati federati) e potenti organismi di autogoverno corporativi che riuniscono le casse malattia e le associazioni dei fornitori.

La Germania presenta una delle spese sanitarie più elevate in Europa: nel 2018, essa rappresentava l’11,7% del PIL, con una spesa pro-capite di 6.098 dollari USA (PPP).

Il finanziamento della SHI deriva principalmente da contributi versati in egual misura da datori di lavoro e lavoratori, calcolati in percentuale sul reddito. La spesa out-of-pocket (OOP) è relativamente bassa, attestandosi al 13,6% della spesa sanitaria totale nel 2018, indicando una buona protezione finanziaria per i cittadini.

 

  • Risorse, erogazione dei servizi e performance:

La Germania dispone di una notevole capacità infrastrutturale, con un’alta densità di ospedali e di posti letto (6 per 1.000 abitanti nel 2018, il secondo valore più alto nell’UE), sebbene si registri un tasso di occupazione dei letti non ottimale (circa un terzo dei letti risulta spesso non occupato) e un numero di ricoveri ospedalieri elevato nel confronto internazionale. Il paese conta un numero elevato di medici (431 per 100.000 abitanti nel 2018) e di infermieri (1.322 per 100.000 abitanti nel 2018).

Tra le criticità si annoverano la frammentazione tra i settori di cura (ambulatoriale, ospedaliero, assistenza a lungo termine), che può ostacolare il coordinamento dell’assistenza, e un potenziale sovra-utilizzo di alcune prestazioni sanitarie. Si segnalano inoltre carenze di personale in specifiche aree geografiche o per determinate specializzazioni.

 

  • Focus sulla riforma ospedaliera 2024/2025: obiettivi, misure e impatto atteso:

Per rispondere a queste sfide, la Germania ha varato un’importante riforma del settore ospedaliero, entrata in vigore il 1° gennaio 2025. Gli obiettivi principali sono ridurre la pressione finanziaria sugli ospedali, promuovere una maggiore specializzazione, migliorare la qualità delle cure e superare gli incentivi legati al mero volume delle prestazioni.

Le misure cardine includono la classificazione degli ospedali e dei loro servizi in 65 “gruppi di prestazioni” (Leistungsgruppen), con i Länder che avranno il compito di assegnare specifiche aree di specializzazione a ciascuna struttura entro la fine del 2026.

Il sistema di remunerazione verrà profondamente modificato: circa il 60% dei costi di gestione degli ospedali sarà coperto da finanziamenti forfettari per la disponibilità di personale, infrastrutture e tecnologie (Vorhaltevergütung), mentre il restante 40% dipenderà dal numero di pazienti trattati (modificando il precedente sistema basato sui Fallpauschalen o DRG). È previsto un fondo di trasformazione di 25 miliardi di euro per il periodo 2026-2035 per sostenere la ristrutturazione, e misure specifiche per supportare gli ospedali rurali (definiti “Level 1i”). Il nuovo sistema di rimborso dovrebbe diventare pienamente operativo tra il 2027 e il 2028.

EUROPEISTI:          L’impatto atteso di questa riforma è un progressivo consolidamento del mercato ospedaliero, con un potenziale vantaggio per i gruppi ospedalieri più grandi e specializzati, e la possibile chiusura o riconversione di strutture più piccole o meno efficienti. Questa riforma strutturale -che mira a spostare il focus dalla quantità alla qualità e all’appropriatezza- è una delle più significative in Europa e potrebbe offrire importanti lezioni per l’Italia, soprattutto per quanto riguarda la garanzia di servizi essenziali indipendentemente dai volumi, un aspetto cruciale per le aree meno densamente popolate.

 

D. Spagna

  • Governance, organizzazione e finanziamento:

Il sistema sanitario spagnolo (Sistema Nacional de Salud – SNS) garantisce una copertura universale ed è finanziato principalmente attraverso la fiscalità generale, avendo completato una transizione da un modello Bismarck a uno di tipo Beveridge dopo l’approvazione della Costituzione nel 1978 e della Legge Generale sulla Sanità del 1986.

Le competenze in materia sanitaria sono ampiamente decentralizzate e trasferite alle 17 Comunità Autonome (CC.AA.) e alle due città autonome, mentre il Ministero della Salute mantiene un ruolo di coordinamento generale, definizione delle prestazioni di base e garanzia dell’equità.

La spesa sanitaria in Spagna ha registrato un aumento significativo in percentuale del PIL a seguito della pandemia di COVID-19, attestandosi al 10,8% del PIL nel 2022. Il pacchetto di benefici offerto dal SNS è completo, sebbene sia prevista una compartecipazione alla spesa (copago) per i prodotti farmaceutici erogati in regime ambulatoriale e per alcune protesi. Tuttavia, i pagamenti out-of-pocket (OOP) generalmente non determinano una spesa catastrofica per le famiglie, e recenti riforme (dal 2020) hanno introdotto ulteriori esenzioni per determinate categorie di cittadini.

 

  • Risorse, erogazione dei servizi e performance:

Le cure primarie (Atención Primaria) costituiscono l’asse portante del SNS spagnolo, con i Medici di Medicina Generale (Médicos de Familia) che agiscono come gatekeeper per l’accesso alle cure specialistiche e ospedaliere. I Centri di Cure Primarie (Centros de Atención Primaria – CAP) sono caratterizzati da un’elevata accessibilità territoriale e operativa, spesso aperti 24 ore su 24 con servizi di pronto soccorso ambulatoriale integrato.

La Spagna vanta una delle più alte aspettative di vita nell’Unione Europea. Nonostante ciò, il sistema affronta criticità quali la carenza di medici in alcune specializzazioni e difficoltà nel coprire posti vacanti in aree rurali, in particolare per i medici di base. Le liste d’attesa per alcune prestazioni specialistiche e interventi chirurgici rappresentano un problema significativo, così come la limitata copertura pubblica per servizi quali le cure dentali (ad eccezione di quelle pediatriche e di urgenza) e ottiche.

 

  • Riforme recenti (focus su strategia di salute pubblica e cure primarie):

Negli ultimi anni, la Spagna ha intrapreso importanti iniziative di riforma. Il “Quadro strategico per le cure primarie e comunitarie” del 2019 (Marco Estratégico para la Atención Primaria y Comunitaria) mira ad adattare le cure primarie alle nuove sfide epidemiologiche, sociali e tecnologiche. A questo si aggiunge la “Strategia di Salute Pubblica” 2022 (Estrategia de Salud Pública 2022), la prima a livello nazionale, che pone un forte accento sui determinanti della salute, sull’equità, sul rafforzamento della sorveglianza epidemiologica, sull’approccio “One Health” e sulla governance per la salute.

EUROPEISTI:          Le riforme implementate a partire dal 2018 si sono concentrate sull’ampliamento della popolazione coperta dal sistema, sulla riduzione della compartecipazione alla spesa, sul miglioramento dell’ambito di copertura con l’inclusione di nuovi servizi e sul rafforzamento delle cure primarie. Sono stati stanziati investimenti significativi per le cure primarie (oltre 1 miliardo di euro nel biennio 2022-2023) e per la loro digitalizzazione. Questo approccio strategico, con un forte investimento sul territorio e sulla prevenzione, è in linea con le raccomandazioni dell’OMS e dell’UE e offre un modello di riferimento per l’Italia.

 

E. Regno Unito (National Health Service – NHS)

  • Governance (Sistemi Devoluti), organizzazione e finanziamento:

Il sistema sanitario del Regno Unito è caratterizzato da una struttura devoluta: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord dispongono ciascuna di un proprio National Health Service (NHS), finanziato pubblicamente e responsabile nei confronti dei rispettivi governi e parlamenti. Il principio cardine, comune a tutti i sistemi NHS, è l’accesso alle cure basato sul bisogno clinico e non sulla capacità di pagare.

Il finanziamento è prevalentemente pubblico, derivante dalla fiscalità generale, e copre circa il 79-80% della spesa sanitaria totale. Nel 2017, la spesa sanitaria pro-capite nel Regno Unito era di 2.989 sterline, attestandosi intorno alla mediana dei paesi OCSE, e rappresentava il 9,6% del PIL. La spesa out-of-pocket (OOP) è tradizionalmente bassa, garantendo un’elevata protezione finanziaria ai cittadini contro i costi catastrofici della malattia. L’assicurazione medica privata esiste ma è utilizzata da una minoranza della popolazione, principalmente per accedere più rapidamente a cure elettive o per servizi non coperti o parzialmente coperti dal NHS.

 

  • Risorse, erogazione dei servizi e performance:

I Medici di Medicina Generale (General Practitioners – GPs) costituiscono il primo punto di contatto per le cure primarie e fungono da gatekeeper per l’accesso a ulteriori servizi specialistici e ospedalieri.

Il NHS è stato spesso lodato per la sua efficienza (bassi costi amministrativi, elevato utilizzo di farmaci generici) e per l’equità del processo di cura, ricevendo in passato valutazioni molto positive da enti come il “Commonwealth”.

Tuttavia, il sistema affronta criticità significative, tra cui una carenza strutturale di medici, infermieri, posti letto ospedalieri e apparecchiature diagnostiche (come scanner CT e MRI) rispetto a paesi comparabili. Queste carenze contribuiscono a lunghe liste d’attesa per trattamenti programmati, un problema esacerbato dalla pandemia di COVID-19. Inoltre, il Regno Unito registra esiti di salute inferiori alla media per alcune patologie, come tassi di mortalità per cause trattabili e tassi di sopravvivenza per alcuni tipi di cancro, oltre a tassi di mortalità perinatale e neonatale superiori alla media di paesi simili.

Vi è anche una notevole dipendenza da personale sanitario formato all’estero per sopperire alle carenze interne. Questo paradosso di un sistema efficiente ma con risorse limitate che lotta per soddisfare la domanda e garantire esiti ottimali solleva interrogativi sulla sostenibilità del modello attuale senza adeguati investimenti.

 

  • Riforme recenti (focus su “Integrated Care Systems” e piani per la forza lavoro):

In Inghilterra, una delle riforme più significative è l’istituzione degli Integrated Care Systems (ICSs), pienamente operativi da luglio 2022. Gli ICSs mirano a una maggiore integrazione tra i servizi sanitari (NHS), le autorità locali (responsabili dell’assistenza sociale) e altri partner, con l’obiettivo di migliorare la salute della popolazione a livello locale e ridurre le disuguaglianze. Il “Performance Report” di NHS England per il 2023/24 indica progressi nel recupero dei servizi principali e nel raggiungimento di alcuni obiettivi del NHS Long Term Plan (es. trattamenti elettivi, diagnostica, cancro, salute mentale), ma riconosce che persistono sfide significative, in particolare per quanto riguarda le liste d’attesa e la performance dei pronti soccorso (A&E).

Per affrontare la crisi del personale, nel 2023 è stato pubblicato il NHS Long Term Workforce Plan, un piano a lungo termine che si concentra sull’aumento della formazione di nuovo personale, sul miglioramento della retention di quello esistente e sulla riforma delle pratiche lavorative e dei percorsi formativi. Questi tentativi di riforma strutturale, specialmente l’enfasi sull’integrazione e sulla pianificazione strategica della forza lavoro, sono risposte dirette alle criticità più evidenti del sistema.

 

F. Sintesi comparativa transnazionale: principali evidenze

Per fornire un quadro sintetico e quantitativo delle differenze e similitudini tra i sistemi sanitari analizzati, la tabella seguente presenta alcuni indicatori chiave, tratti principalmente da fonti OCSE e OMS, riferiti agli anni più recenti disponibili.

 

Tabella 1: Indicatori Comparativi Chiave dei Sistemi Sanitari (Anni di riferimento: 2021–2023, salvo diversa indicazione)

Indicatore Italia Francia Germania Spagna Regno Unito Media OCSE (2021) Media UE (2021) Fonti Principali
Spesa sanitaria totale (% PIL) 6,8% (2022)* 12,2% (2021)* 12,7% (2021)* 10,7% (2021)* 11,3% (2021)* 9,7% 10,9% (per Italia 2023)
Spesa sanitaria pubblica (% PIL) 6,2% (2023) 9,5% (2021)* 10,9% (2021)* 7,8% (2021)* 9,3% (2021)* 6,9% (2023 GIMBE) 6,8% (2023 GIMBE)
Spesa sanitaria pro-capite (USD PPP) 4.955 (2022)* 6.656 (2021)* 7.383 (2021)* 4.967 (2021)* 5.493 (2021)* 4.986 N/A (per Italia 2023: $3.574)
Quota pubblica della spesa sanitaria totale (%) 74% (2023) 80,2% (2021)* 84,6% (2021)* 70,8% (2021)* 80,0% (2021)* 73,6% N/A
Spesa out-of-pocket (% spesa sanitaria totale) 23% (2023) 9,1% (2019) 12,7% (2021)* 21,7% (2021)* 15,0% (2021)* 20,3% N/A
Medici per 1.000 abitanti (praticanti) 4,0 (2021)* 3,2 (2021)* 4,5 (2021)* 4,6 (2021)* 3,2 (2021)* 3,7 N/A
Infermieri per 1.000 abitanti (praticanti) 6,2 (2021)* 11,3 (2021)* 12,1 (2021)* 6,1 (2021)* 8,7 (2021)* 9,2 N/A
Posti letto ospedalieri (per 1.000 ab.) 3,1 (2021)* 5,7 (2021)* 7,8 (2021)* 3,0 (2021)* 2,4 (2021)* 4,3 N/A
Aspettativa di vita alla nascita (anni) 82,9 (2021) 82,4 (2021) 80,8 (2021) 83,2 (2021) 80,4 (2021) 80,3 N/A
Tasso di mortalità evitabile (per 100.000 ab.) 109 (Italia 2019)* 129 (Francia 2019)* 119 (Germania 2019)* 103 (Spagna 2019)* 129 (UK 2019)* 142 (OCSE 2019) N/A OECD Health at a Glance (edizioni precedenti per dati specifici per paese)

 

Nota: I dati con asterisco () provengono da diverse edizioni di “Health at a Glance OECD” o report nazionali/europei e potrebbero avere anni di riferimento leggermente diversi o definizioni specifiche. I dati italiani del Rapporto GIMBE per il 2023 su spesa pubblica % PIL e pro-capite, e OOP % sono specifici e più recenti per l’Italia. I dati su medici e infermieri per l’Italia dal Rapporto GIMBE si riferiscono al personale SSN, mentre i dati OCSE includono tutti i praticanti. La mortalità evitabile è un indicatore complesso e i dati più recenti e comparabili a livello OCSE sono spesso del 2019. *

 

EUROPEISTI:          Dalla tabella emerge che l’Italia, pur con un’elevata aspettativa di vita, presenta una spesa sanitaria pubblica (sia in % PIL sia pro-capite) inferiore a quella di Francia e Germania, ed una spesa out-of-pocket significativamente più alta rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, suggerendo maggiori oneri diretti per i cittadini. La dotazione di personale infermieristico in Italia è notevolmente più bassa rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, e anche rispetto alla media OCSE. Il numero di posti letto ospedalieri è inferiore a quello di Germania e Francia, ma simile a quello spagnolo e superiore a quello del Regno Unito.

 

 

III. Identificazione delle criticità del Sistema Sanitario italiano

(alla luce del confronto europeo)

 

L’analisi comparativa con i sistemi sanitari di Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, unitamente ai dati forniti da organizzazioni internazionali come l’OCSE e l’OMS, permette di delineare con maggiore chiarezza le principali aree di criticità che affliggono il Servizio Sanitario Nazionale italiano.

 

  • Sostenibilità Finanziaria e Allocazione delle Risorse:

Una delle criticità più evidenti è il persistente sotto-finanziamento pubblico del SSN italiano.

Come evidenziato, la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al PIL (6,2% nel 2023) e la spesa pro-capite ($3.574 nel 2023) sono inferiori non solo a quelle di partners europei come Francia (12,2% del PIL nel 2021, spesa pro-capite $6.656 nel 2021) e Germania (12,7% del PIL nel 2021, spesa pro-capite $7.383 nel 2021), ma anche alle medie OCSE e UE. Il “gap” di finanziamento con la media dei paesi europei dell’area OCSE è stato stimato in circa 52,4 miliardi di euro nel 2023.

Sebbene recenti Leggi di Bilancio abbiano previsto incrementi del “Fabbisogno Sanitario Nazionale”, questi sono spesso assorbiti da costi contingenti (energia, rinnovi contrattuali del personale) e non sembrano sufficienti a colmare il divario strutturale accumulato, né a compensare la “stagione dei tagli” del decennio 2010-2019, durante la quale GIMBE conferma che sono stati sottratti oltre 37 miliardi di euro al SSN. Questa situazione di cronico sotto-finanziamento rischia di compromettere la capacità del sistema di rispondere ai bisogni crescenti di una popolazione che invecchia e all’aumento delle malattie croniche.

Oltre al quantum del finanziamento, emerge un problema di allocazione delle risorse. Si osserva uno sbilanciamento verso la spesa ospedaliera a scapito degli investimenti in prevenzione, che nel 2023 hanno subito un drastico calo del 18,6%, e dell’assistenza territoriale, come suggerito dai ritardi nell’implementazione delle strutture previste dal PNRR (Case della Comunità, Ospedali di Comunità). Questo squilibrio allocativo è miope, poiché investimenti adeguati in prevenzione e cure primarie potrebbero ridurre il ricorso a prestazioni ospedaliere più costose e migliorare gli esiti di salute a lungo termine.

Modelli di finanziamento come quello tedesco, che con la recente riforma ospedaliera introduce le Vorhaltepauschalen per remunerare la disponibilità dei servizi essenziali indipendentemente dai volumi, o la diversificazione delle fonti di finanziamento della Couverture Maladie Universelle (CMU) francese, potrebbero offrire spunti per garantire maggiore stabilità e adeguatezza dei fondi al SSN italiano, specialmente per i settori strategici della prevenzione e dell’assistenza territoriale.

 

  • Disparità territoriali ed equità d’accesso:

Le profonde disuguaglianze regionali nell’accesso e nella qualità delle cure rappresentano una delle maggiori criticità del SSN italiano, una “frattura strutturale” che vede le Regioni del Mezzogiorno costantemente in affanno rispetto a quelle del Nord nel garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Nel 2022, solo 13 Regioni risultavano adempienti nel monitoraggio dei LEA, e quasi la metà ha registrato performance inferiori al 2021, con l’area della prevenzione particolarmente critica. Questi divari alimentano significativi flussi di mobilità sanitaria da Sud a Nord, con costi economici e sociali rilevanti per le regioni di provenienza e per i pazienti.

Il dibattito sull’Autonomia Differenziata solleva ulteriori preoccupazioni: come detto Supra, senza una preliminare, chiara definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) e, soprattutto, senza un loro adeguato e garantito finanziamento su base nazionale, tale riforma rischia di istituzionalizzare e amplificare le disuguaglianze esistenti. Al riguardo, va ricordato che altri paesi europei con sistemi sanitari regionalizzati, come la Spagna, pur con le proprie sfide, hanno sviluppato meccanismi di coesione e coordinamento tra le Comunità Autonome e lo Stato centrale. Anche l’Unione Europea, attraverso i fondi di coesione, promuove interventi per ridurre le disparità territoriali. Per l’Italia, garantire l’uniformità dei diritti sanitari su tutto il territorio nazionale deve rimanere una priorità assoluta.

 

  • Carenza e gestione della forza lavoro sanitaria:

Come accennato Supra, il SSN italiano soffre di una grave crisi del personale sanitario, particolarmente acuta per la componente infermieristica. Con soli 5,13 infermieri per 1.000 abitanti (nel 2022, per il personale SSN), l’Italia è ben al di sotto della media OCSE (9,8) e di paesi come Francia (11,3) e Germania (12,1). Il rapporto infermieri/medici (2,44) è sbilanciato e tra i più bassi in Europa, indicando un modello organizzativo che potrebbe sovraccaricare entrambe le figure professionali e limitare l’adozione di modelli di cura più efficienti basati sul task-shifting. Si verifica inoltre una carenza di migliaia di Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta.

Questa crisi è il risultato di anni di errata programmazione degli accessi alle facoltà, di de-finanziamento, di condizioni di lavoro spesso usuranti e di retribuzioni inferiori alle medie OCSE, che riducono l’attrattività delle professioni e incentivano la “fuga” all’estero o verso il settore privato. Paesi come il Regno Unito hanno lanciato piani a lungo termine per la forza lavoro (NHS Long Term Workforce Plan), mentre altri, come Israele o la Catalogna (Spagna), hanno sperimentato l’espansione dei ruoli professionali e modelli di skill-mix innovativi. La Germania e la Spagna prevedono incentivi per attrarre personale nelle aree rurali o meno servite.

L’Italia necessita urgentemente di una strategia nazionale integrata che vada oltre il semplice aumento numerico dei laureati, intervenendo su formazione, carriere, condizioni lavorative e retributive, e sull’introduzione di nuove figure professionali come l’infermiere di famiglia e di comunità, la cui implementazione, pur prevista dal PNRR, procede a rilento.

 

  • Liste d’attesa e tempestività delle cure:

Le lunghe liste d’attesa per visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici programmati sono un problema cronico e profondamente avvertito dai cittadini italiani, che mina la fiducia nel SSN e spesso spinge chi può permetterselo a ricorrere al settore privato, alimentando disuguaglianze. Questa criticità, sebbene non finora specificamente quantificata per l’Italia, è un tema ricorrente nel dibattito pubblico ed un indicatore di squilibrio tra domanda e offerta di prestazioni. Anche sistemi sanitari come quello del Regno Unito e della Spagna affrontano sfide simili, seppur con intensità e caratteristiche diverse.

Le strategie per la riduzione dei tempi di attesa, come indicato da studi OCSE, richiedono un approccio combinato che agisca sia sull’aumento e l’efficientamento dell’offerta (più personale qualificato, migliore utilizzo delle tecnologie e delle sale operatorie, sviluppo della chirurgia ambulatoriale e diurna) sia sulla gestione della domanda (promozione dell’appropriatezza prescrittiva, definizione di priorità cliniche chiare, sviluppo di percorsi alternativi all’ospedalizzazione). L’introduzione di target massimi di attesa, supportati da incentivi e monitoraggio costante, si è dimostrata efficace in alcuni contesti.

 

  • Integrazione dei percorsi di cura (primaria, ospedaliera, socio-sanitaria):

La frammentazione dei percorsi di cura tra assistenza primaria, ospedaliera e servizi socio-sanitari è un’altra debolezza storica del sistema italiano, che impatta negativamente sulla presa in carico dei pazienti, specialmente quelli affetti da patologie croniche e multi-morbilità. Il PNRR, con la Missione 6, mira a colmare questo divario attraverso la creazione di “Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali” (COT), ma, come già evidenziato, l’implementazione di queste strutture procede con significativi ritardi.

L’integrazione è una sfida comune a molti sistemi sanitari europei. Come visto, il Regno Unito sta puntando sugli Integrated Care Systems (ICSs) per coordinare i servizi sanitari e sociali a livello locale. La Spagna ha tradizionalmente fatto leva sulla forza delle sue cure primarie come perno del sistema. La Francia ha introdotto i Groupements Hospitaliers de Territoire (GHT) per razionalizzare l’offerta ospedaliera e promuovere la collaborazione. Anche la Germania, pur con una storica separazione settoriale, sta cercando di migliorare il coordinamento, ad esempio attraverso i Disease Management Programmes. Per l’Italia, è cruciale che le nuove strutture territoriali non rimangano “scatole vuote”, ma siano animate da modelli organizzativi innovativi che favoriscano la collaborazione multi-professionale e la continuità assistenziale.

 

  • Trasformazione Digitale e Innovazione:

Nonostante gli investimenti previsti dal PNRR per il potenziamento del “Fascicolo Sanitario Elettronico” (FSE) e lo sviluppo della telemedicina, l’Italia sconta ancora ritardi significativi nell’adozione diffusa e omogenea delle tecnologie digitali in sanità. La piena interoperabilità dei sistemi informativi sanitari a livello nazionale e regionale è ancora lontana, e persistono disomogeneità nell’accesso e nell’utilizzo degli strumenti digitali da parte di cittadini e operatori.

L’Unione Europea sta imprimendo una forte spinta alla digitalizzazione attraverso iniziative come lo “Spazio europeo dei Dati sanitari” (EHDS), che richiederà agli Stati membri notevoli adeguamenti infrastrutturali, normativi e di competenze. Paesi come Estonia e Danimarca sono spesso citati come esempi di successo nell’implementazione di servizi di e-health, mentre la Spagna sta utilizzando la telemedicina per migliorare l’accesso alle cure, specialmente nelle aree rurali. Il Regno Unito sta esplorando attivamente l’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA) e dell’automazione per migliorare l’efficienza e supportare i clinici. Per l’Italia, accelerare la trasformazione digitale è imprescindibile non solo per allinearsi agli standards europei, ma soprattutto per cogliere le enormi opportunità di miglioramento dell’efficienza, dell’accessibilità e della qualità delle cure. La sfida non è meramente tecnologica, ma anche culturale, organizzativa e formativa.

 

  • Strategie di prevenzione e promozione della Salute:

Il drastico calo degli investimenti in prevenzione registrato in Italia nel 2023 (-18,6%) e le criticità nell’adempimento dei LEA relativi all’area della prevenzione segnalano una tendenza preoccupante e in controtendenza rispetto al crescente focus europeo su questo settore. La Francia ha ri-denominato il suo Ministero della Salute includendo la “Prevenzione” e ha lanciato una strategia nazionale dedicata. La Spagna, con la sua Strategia di Salute Pubblica 2022, pone un forte accento sui determinanti della salute e sulla promozione di stili di vita sani. Anche a livello di Unione Europea e OCSE, la prevenzione è considerata un pilastro fondamentale per la sostenibilità dei sistemi sanitari e il miglioramento della salute della popolazione.

Trascurare la prevenzione è un approccio miope che, nel medio-lungo periodo, si traduce inevitabilmente in un aumento dell’incidenza di malattie croniche, in una maggiore domanda di cure complesse e costose, e in un peggioramento della qualità della vita dei cittadini. Per l’Italia, invertire questa rotta e tornare a investire strategicamente in prevenzione è una necessità non più differibile.

 

La tabella seguente riassume le principali criticità italiane e offre un confronto con gli approcci adottati nei paesi di riferimento.

Tabella 2: Riepilogo delle Criticità Italiane e Approcci nei Paesi di Confronto

Area Critica per l’Italia Breve Descrizione Criticità in Italia (con dati/fonti) Politiche/Approcci Rilevanti in Francia Politiche/Approcci Rilevanti in Germania Politiche/Approcci Rilevanti in Spagna Politiche/Approcci Rilevanti nel Regno Unito
Sostenibilità finanziaria e allocazione risorse Sottofinanziamento pubblico (spesa pub. 6,2% PIL 2023 vs 11–12% in Francia/Germania); alta spesa OOP (23%); calo investimenti prevenzione (–18,6% nel 2023) Alta spesa (11,9% PIL 2022); diversificazione fonti (CMU); focus crescente su prevenzione Alta spesa (11,7% PIL 2018); riforma ospedaliera 2025 con Vorhaltepauschalen (60% per disponibilità) Aumento spesa post-COVID (10,8% PIL 2021); investimenti in cure primarie e sanità pubblica Finanziamento prevalentemente pubblico (79–80%); spesa OOP bassa; attenzione a efficienza gestionale
Disparità territoriali ed equità d’accesso Frattura Nord–Sud nei LEA (solo 13 Regioni adempienti nel 2022); mobilità sanitaria Sud–Nord; rischio con autonomia differenziata senza LEP finanziati ARS per governance regionale; “100% Santé” per equità d’accesso Federalismo con ruolo dei Länder; riforma ospedaliera mira a qualità uniforme Forte regionalizzazione (CC.AA.) con coordinamento nazionale; Strategia Salute Pubblica 2022 con focus su equità NHS devoluti; ICSs in Inghilterra per ridurre disuguaglianze locali; riconoscimenti dal Commonwealth Fund
Carenza e gestione forza lavoro sanitaria Grave carenza infermieri (5,13/1.000 ab. vs 9,8 OCSE); rapporto inf./med. sbilanciato (2,44); carenza MMG/PLS; retribuzioni basse Carenza e maldistribuzione medici, ma alto numero infermieri (1.134/100.000); investimenti in formazione Alto numero di medici/infermieri, ma carenze locali e specialistiche; dibattito su condizioni di lavoro Carenza medici in specialità e aree rurali; piani per migliorarne attrattività e condizioni Carenza cronica personale; NHS Long Term Workforce Plan; alta dipendenza da personale estero
Liste d’attesa e tempestività delle cure Problema cronico per visite, esami, interventi (implicito ma noto) Pressione su PS per difficoltà accesso a cure ambulatoriali Riforma ospedaliera per migliorare efficienza e accesso a cure specialistiche Liste d’attesa per alcuni servizi specialistici rappresentano una sfida Liste d’attesa lunghe, aggravate da COVID; interventi ICSs per recupero
Integrazione dei percorsi di cura Frammentazione; ritardi PNRR (solo 19% Case della Comunità attive); scarsa integrazione socio-sanitaria GHT per collaborazione ospedaliera; riforme per coordinamento cure primarie Frammentazione storica; Disease Management Programmes per cronicità Cure primarie forti (CAP); Strategic Framework per cure primarie e comunitarie ICSs per integrare sanità e sociale; approccio integrato in tutte le nazioni UK
Trasformazione digitale e innovazione Ritardi su FSE interoperabile, telemedicina; investimenti PNRR ma attuazione lenta Telemedicina, e-prescriptions, strumenti digitali in espansione Digitalizzazione ospedali e sanità pubblica priorità riforma; e-health card Investimenti nella digitalizzazione delle cure primarie; risk stratification NHS App; proposte su IA e automazione; Federated Data Platform (FDP)
Prevenzione e promozione della salute Crollo investimenti (–18,6% nel 2023); area critica nei LEA Strategia nazionale salute con focus su prevenzione Programmi di screening e prevenzione, ma responsabilità frammentate Strategia Salute Pubblica 2022 (determinanti, stili di vita, One Health); forti investimenti Iniziative come “Making Every Contact Count”; prevenzione ancora criticità

 

 

IV. Proposte strategiche per il rafforzamento del SSN italiano

 

Per affrontare le criticità identificate e migliorare la resilienza, l’equità e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale italiano, Noi EUROPEISTI presentiamo le seguenti proposte strategiche, ispirate in parte dalle esperienze e dalle migliori pratiche osservate nei paesi europei di confronto e dalle raccomandazioni di organismi comunitari ed internazionali.

 

  • Migliorare la sostenibilità finanziaria e l’efficienza allocativa: si propone di incrementare gradualmente e stabilmente il finanziamento pubblico del SSN, puntando a raggiungere una percentuale del PIL ed una spesa pro-capite in linea con la media dei principali paesi G7 europei (come Francia e Germania) entro un arco temporale definito (max 5 anni). Questo finanziamento aggiuntivo deve essere protetto da tagli lineari e destinato a investimenti strutturali. Si propone altresì un incremento annuo del FSN superiore all’inflazione ed ai costi dei rinnovi contrattuali, fino al raggiungimento del target.

 

  • Rivedere i meccanismi di finanziamento e remunerazione dei fornitori, in particolare per il settore ospedaliero, introducendo elementi di value-based healthcare (che premino gli esiti di salute rispetto al volume) e forme di pagamento che riconoscano la disponibilità di servizi essenziali, soprattutto in aree a bassa densità abitativa o per specialità critiche (vedi concetto di Vorhaltepauschalen della riforma ospedaliera tedesca e/ i principi di VBHC discussi a livello UE).

 

  • Riallocare strategicamente una quota crescente del FSN verso la prevenzione collettiva ed individuale e verso il potenziamento dell’assistenza territoriale (cure primarie, assistenza domiciliare, strutture intermedie), mediante la definizione di uno specifico target di spesa per la prevenzione e il territorio (es. % del FSN).

 

  • Definire in modo rigoroso e trasparente i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) sanitari e socio-sanitari, garantendone un finanziamento completo e certo su tutto il territorio nazionale come precondizione per qualsiasi ulteriore sviluppo dell’Autonomia Differenziata. Istituire meccanismi di perequazione finanziaria efficaci e trasparenti, con sistemi di monitoraggio dei costi standard.

 

  • Rafforzare il sistema di monitoraggio dell’erogazione dei LEA da parte delle Regioni, introducendo meccanismi di affiancamento e supporto tecnico per le Regioni in difficoltà e, come extrema ratio, poteri sostitutivi dello Stato in caso di persistente e grave inadempienza.

 

  • Utilizzare in modo mirato e strategico i fondi strutturali europei (FESR, FSE+) e le risorse residue del PNRR per colmare i divari infrastrutturali, tecnologici e di personale nelle Regioni del Mezzogiorno, in linea con la strategia di coesione dell’UE.

 

  • Elaborare ed implementare un “Piano Nazionale Strategico” per la forza Lavoro sanitaria di durata decennale, che includa:
    • una programmazione degli accessi ai corsi di laurea e specializzazione basata su reali fabbisogni;
    • una riforma dei percorsi formativi con maggiore enfasi sulle competenze per l’assistenza territoriale e la gestione della cronicità;
    • il miglioramento delle condizioni di lavoro (orari, carichi, sicurezza);
    • la revisione delle progressioni di carriera rendendole più meritocratiche e attrattive;
    • l’adeguamento graduale delle retribuzioni ai livelli medi europei.

 

  • Definire chiaramente e implementare su scala nazionale nuove figure professionali (es. Infermiere di Famiglia e Comunità) e ampliare le competenze di quelle esistenti (es. farmacisti dei servizi, fisioterapisti con accesso diretto per specifiche condizioni), sviluppando modelli di task-shifting e collaborazione interprofessionale basati su protocolli e percorsi definiti.

 

  • Introdurre incentivi economici, formativi e di carriera specifici per attrarre e trattenere il personale sanitario nelle aree geografiche carenti (aree rurali, interne, periferie) e nei settori considerati meno attrattivi ma cruciali (es. pronto soccorso, cure palliative, salute mentale).

 

  • Rafforzare strutturalmente l’assistenza primaria, garantendo che le “Case della Comunità” diventino veri Hub multidisciplinari e primo punto di contatto per i cittadini, con un ruolo centrale del MMG e del PLS nel coordinamento dei percorsi di cura e nel gatekeeping appropriato verso i livelli specialistici.

 

  • Implementare a livello regionale sistemi di prenotazione (CUP) unici, interoperabili e accessibili multicanale (online, telefono, App), con meccanismi di gestione attiva delle liste d’attesa basati su priorità cliniche definite e regolarmente aggiornate, e percorsi di accesso rapido per i casi urgenti.

 

  • Aumentare la produttività e l’efficienza dei servizi diagnostici e chirurgici attraverso:
    • un migliore utilizzo delle tecnologie esistenti (es. estensione orari di funzionamento);
    • il potenziamento della chirurgia diurna e ambulatoriale;
    • una collaborazione trasparente e rigorosamente regolamentata con il settore privato accreditato, basata su criteri di qualità, appropriatezza e tariffe definite, per assorbire picchi di domanda o ridurre liste d’attesa specifiche, sotto il controllo pubblico.

 

  • Accelerare la piena operatività delle nuove strutture territoriali previste dal PNRR (Case della Comunità, Ospedali di Comunità, COT), assicurando non solo il completamento infrastrutturale ma soprattutto la loro integrazione funzionale attraverso modelli organizzativi chiari, protocolli di collaborazione interprofessionale e sistemi informativi condivisi. Queste strutture devono operare in rete con MMG/PLS, specialisti ambulatoriali e ospedalieri, e servizi sociali comunali.

 

  • Sviluppare, diffondere e monitorare l’applicazione di “Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali” (PDTA) basati sulle migliori evidenze scientifiche, per le principali patologie croniche e ad alto impatto, garantendone l’adattamento alle specificità locali ma preservando l’omogeneità dei principi guida a livello nazionale.

 

  • Promuovere attivamente il coinvolgimento dei pazienti e delle loro organizzazioni rappresentative nella co-progettazione dei servizi sanitari, nella definizione dei percorsi di cura, nella valutazione della qualità percepita e nell’elaborazione delle politiche sanitarie a tutti i livelli.

 

  • Portare a compimento il “Fascicolo Sanitario Elettronico” (FSE) 2.0, garantendone la piena interoperabilità a livello nazionale e transfrontaliero, l’alimentazione completa e tempestiva da parte di tutti gli attori del SSN (pubblici e privati accreditati), ed un accesso facile e sicuro per cittadini e operatori, in linea con i requisiti dello “Spazio europeo dei Dati”

 

  • Promuovere e regolamentare l’uso della telemedicina (tele-visite, teleconsulti, tele-monitoraggio, teleassistenza) come modalità integrativa e non sostitutiva dell’assistenza tradizionale, definendo tariffe appropriate, standard di qualità, responsabilità professionali e garantendo l’accesso equo (superamento digital divide) e la formazione specifica per operatori e pazienti.

 

  • Sostenere la ricerca, la sperimentazione e l’adozione responsabile di soluzioni basate sull’Intelligenza Artificiale (IA) in ambito sanitario, per il supporto alla diagnosi, la personalizzazione delle terapie, l’ottimizzazione dei percorsi assistenziali, la gestione dei flussi e la ricerca farmacologica, nel rispetto di rigorosi principi etici e di privacy.

 

  • Invertire la tendenza al de-finanziamento della prevenzione, stabilendo una quota minima del Fabbisogno Sanitario Nazionale (es. 5%, come raccomandato da alcuni esperti) da destinare obbligatoriamente e stabilmente a interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, con un monitoraggio trasparente della spesa e degli esiti.

 

  • Adottare formalmente e implementare un approccio intersettoriale “Salute in Tutte le Politiche” (Health in All Policies), che preveda la valutazione dell’impatto sulla salute di tutte le principali politiche e programmi di governo (es. istruzione, ambiente, lavoro, trasporti, urbanistica, agricoltura) e la promozione di azioni sinergiche per creare ambienti favorevoli alla salute.

 

  • Potenziare i programmi di screening oncologico nazionali, raggiungendo e mantenendo elevati tassi di copertura in tutte le Regioni; rafforzare le campagne di immunizzazione per tutte le fasce d’età secondo il “Piano nazionale prevenzione Vaccinale”; promuovere programmi di educazione sanitaria e di promozione di stili di vita sani (alimentazione, attività fisica, contrasto a fumo e alcol) nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nella comunità, con particolare attenzione ai gruppi di popolazione più vulnerabili e alle aree con maggiori

 

La tabella seguente offre una matrice delle proposte, dettagliando gli aspetti implementativi.

Tabella 3: Matrice delle Proposte di Intervento per il Rafforzamento del SSN Italiano

Criticità Specifica del SSN Intervento Proposto Attori Chiave Risorse Necessarie<br>(valutazione qualitativa) Impatto Potenziale Atteso Ispirazione / Evidenza
Sostenibilità finanziaria Incremento graduale e stabile del finanziamento pubblico del SSN Governo, Parlamento, Min. Salute, MEF, Regioni Finanziarie (aumento FSN) Maggiore capacità di risposta; riduzione spesa out-of-pocket Francia, Germania (alta spesa pubblica)
Allocazione risorse Revisione dei meccanismi di finanziamento (value-based, pagamenti per disponibilità); riequilibrio spesa verso prevenzione e territorio Min. Salute, AGENAS, Regioni, ASL Normative, tecniche (indicatori), formative Appropriatezza, riduzione sprechi, migliore accesso, meno pressione ospedaliera Germania (Vorhaltepauschalen), Spagna e Francia (focus su prevenzione e territorio)
Disparità territoriali Definizione e finanziamento dei LEP nazionali; meccanismi perequativi robusti; monitoraggio stringente e poteri sostitutivi Governo, Parlamento, Min. Salute, MEF, Regioni, AGENAS, ISS Normative, finanziarie (fondi LEP), tecniche (monitoraggio) Uniformità nei diritti, riduzione mobilità sanitaria, maggiore coesione Spagna, Germania (federalismo sanitario), fondi strutturali UE
Carenza forza lavoro Piano Nazionale per la Forza Lavoro Sanitaria (programmazione, formazione, carriere, retribuzioni) Min. Salute, MUR, Regioni, Ordini, Sindacati, Università Finanziarie (borse, contratti), normative (formazione) Riduzione carenza personale, attrattività professioni sanitarie UK (NHS Long Term Workforce Plan)
Skill mix del personale Valorizzazione nuove figure (es. IFEC); task-shifting; collaborazione interprofessionale Min. Salute, Regioni, Ordini, Soc. Scientifiche Normative (profili), formative, contrattuali Miglior uso risorse umane, risposta più efficiente alla cronicità Israele, Catalogna, Spagna (infermieri cure primarie)
Liste d’attesa Rafforzamento dell’assistenza primaria (Case di Comunità); CUP unici e gestione attiva delle liste (priorità clinica); aumento produttività (tecnologie, day surgery, privato regolato) Regioni, ASL, MMG/PLS, IFEC, fornitori IT, privato accreditato Tecnologiche, organizzative, formative, finanziarie (acquisto prestazioni) Riduzione tempi d’attesa, maggiore trasparenza e appropriatezza Spagna (CAP), OCSE (gestione domanda/offerta)
Integrazione delle cure Attivazione piena delle strutture PNRR (Case, Ospedali di Comunità, COT); PDTA nazionali; patient engagement Min. Salute, Regioni, ASL, Comuni, ISS, AGENAS, Associazioni pazienti Organizzative, formative, tecnologiche (piattaforme integrate) Presa in carico efficace della cronicità; continuità assistenziale UK (ICSs), modelli di integrazione socio-sanitaria
Sanità digitale Completamento FSE 2.0 interoperabile (EHDS); promozione telemedicina; adozione IA responsabile Min. Salute (Dip. Trasf. Digitale), SOGEI, Regioni, ASL, Ordini, Centri di ricerca Tecnologiche (PNRR), normative (standard, privacy), formative Continuità informativa, efficienza, migliori diagnosi e terapie EHDS, UK (NHS App, IA), Spagna (telemedicina)
Prevenzione e promozione della salute Aumento stabile della quota FSN destinata alla prevenzione; approccio “Health in All Policies”; potenziamento screening, vaccini, educazione sanitaria Governo, Parlamento, Min. Salute, Regioni, ISS, ASL, scuole Finanziarie (fondi dedicati), normative (VIS), organizzative (coordinamento intersettoriale) Riduzione fattori di rischio, diagnosi precoci, salute della popolazione Finlandia, Olanda (HiAP); Francia, Spagna (strategie prevenzione)

 

V. Conclusioni e prospettive future

 

EUROPEISTI:          L’analisi da Noi condotta -comparativa del Servizio Sanitario Nazionale italiano con i sistemi di Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, nel contesto delle dinamiche sanitarie europee- ha messo in luce un sistema caratterizzato da eccellenze storiche e principi fondanti solidi, ma al contempo gravato da criticità strutturali che ne minano la piena efficacia, equità e sostenibilità.

Al riguardo, le principali sfide che il nostro Paese è chiamato ad affrontare con urgenza includono:

  • il cronico sotto-finanziamento;
  • le persistenti disparità territoriali;
  • la crisi della forza lavoro sanitaria;
  • le lunghe liste d’attesa;
  • una frammentazione dei percorsi di cura non ancora superata;
  • un ritardo nella trasformazione digitale;
  • un insufficiente investimento strategico nella prevenzione

Le esperienze dei paesi di confronto, pur con le loro specificità, offrono un ventaglio di approcci e riforme da cui trarre ispirazione: dai modelli di finanziamento più robusti e diversificati di Francia e Germania, alla forza delle cure primarie spagnole, all’efficienza gestionale e alla protezione finanziaria del NHS britannico, fino alle recenti e ambiziose riforme ospedaliere tedesche o ai piani strategici per la forza lavoro e l’integrazione delle cure nel Regno Unito. Anche le direttive e i programmi dell’Unione Europea, da “EU4Health” allo “Spazio europeo dei Dati sanitari”, tracciano un percorso verso sistemi sanitari più resilienti, digitalizzati e coordinati.

Le proposte strategiche delineate da Noi EUROPEISTI in questo Rapporto –che spaziano da un adeguamento del finanziamento a una più equa allocazione delle risorse, dal potenziamento del personale a una drastica riduzione delle liste d’attesa, dalla promozione di cure integrate e digitali a un rilancio convinto della prevenzione– non sono soluzioni isolate, ma componenti interdipendenti di una visione complessiva per il SSN. La loro implementazione richiede un impegno politico forte e continuativo, capace di superare le logiche emergenziali ed i tagli lineari, e di investire in una programmazione a lungo termine. Risulta altresì fondamentale una leale collaborazione tra Stato e Regioni, un coinvolgimento attivo di tutti i professionisti sanitari ed un dialogo costante con i cittadini e le loro rappresentanze.

Il futuro del Servizio Sanitario Nazionale italiano dipende dalla capacità di intraprendere oggi scelte coraggiose, basate sull’evidenza e sull’apprendimento dalle migliori pratiche internazionali. L’obiettivo è quello di trasformare il SSN in un sistema non solo capace di curare, ma anche di promuovere attivamente la salute, di ridurre le disuguaglianze e di rispondere in modo efficiente, innovativo e centrato sulla persona ai bisogni di salute di tutti i cittadini, salvaguardando così uno dei pilastri fondamentali della democrazia e della coesione sociale del Paese.

 

 (*) A cura del Dipartimento “Sanità” e dell’Ufficio Studi del partito EUROPEISTI