Interni e Sicurezza
Il comparto in Italia e l’integrazione europea (*)
Il presente rapporto analizza in profondità il settore Interni e Sicurezza in Italia, con un’attenzione specifica alle recenti evoluzioni normative ed al contesto dell’integrazione europea: delineando l’architettura istituzionale, le priorità strategiche, le criticità esistenti e formulando proposte concrete ed attuabili per il potenziamento del sistema di sicurezza italiano.
EUROPEISTI: Il settore Interni e Sicurezza costituisce un pilastro fondamentale per la stabilità di ogni nazione moderna e per la fiducia dei cittadini nelle proprie istituzioni.
La sicurezza, intesa come bene pubblico essenziale, rappresenta il presupposto indispensabile per il pieno esercizio delle libertà individuali garantite dalla Costituzione e per lo sviluppo socio-economico del Paese. In un’epoca caratterizzata da sfide complesse e interconnesse, la sua garanzia assume una valenza strategica ancora più marcata.
Le minacce contemporanee non conoscono confini: la globalizzazione ha esteso la portata del terrorismo internazionale, della criminalità organizzata transnazionale e delle offensive cibernetiche.
Parallelamente, si assiste a una crescente interdipendenza tra la sicurezza interna e quella esterna, con le dinamiche geopolitiche che esercitano un impatto sempre più diretto sulle vulnerabilità nazionali.
In questo scenario, la concezione stessa di sicurezza si è evoluta. Non è più sufficiente un approccio meramente reattivo, focalizzato sulla repressione dei reati. Emerge con forza la necessità di una visione dinamica e multidimensionale, che integri la prevenzione, la resilienza delle infrastrutture e delle comunità, e la capacità di anticipare le traiettorie future delle minacce.
Come sottolineato in contesti strategici nazionali, è cruciale sviluppare capacità predittive efficaci rispetto alle traiettorie del domani. Questo implica l’adozione di un approccio olistico, talvolta definito “whole-of-government“, in cui tutte le componenti dello Stato concorrono, ciascuna per la propria parte, al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza.
La sicurezza, quindi, non è solo assenza di minacce, ma una condizione abilitante per il progresso civile, sociale ed economico.
- Struttura del Rapporto
Il rapporto è articolato nelle seguenti sezioni:
- La Sezione 2 offre un quadro generale del settore Interni e Sicurezza in Italia, descrivendone l’architettura istituzionale e le sfide principali.
- La Sezione 3 è dedicata all’analisi dettagliata del nuovo pacchetto Sicurezza 2025, esaminandone le disposizioni, gli obiettivi e le prime reazioni.
- La Sezione 4 esplora il ruolo dell’Italia nel contesto della Sicurezza europea, con riferimento agli strumenti di integrazione e cooperazione.
- La Sezione 5 presenta un’analisi comparativa con Germania, Francia, Spagna e Regno Unito.
- La Sezione 6 presenta le proposte migliorative elaborate da Noi EUROPEISTI per il sistema di Sicurezza italiano.
- Il comparto Interni e Sicurezza in Italia:
quadro generale e sfide attuali
2.1. Architettura Istituzionale
L’architettura istituzionale preposta alla sicurezza in Italia è complessa e articolata, con al centro il Ministero dell’Interno, coadiuvato da diverse Forze di Polizia e dai Servizi di Intelligence.
2.1.1. Ministero dell’Interno
Il Ministero dell’Interno svolge un ruolo cardine quale “garante dello sviluppo di una società moderna, della sicurezza del cittadino, della tutela dell’incolumità e delle libertà individuali garantite dalla Costituzione, contro la criminalità comune e organizzata”. Esso è responsabile del coordinamento generale delle Forze di Polizia a competenza generale per i compiti di pubblica sicurezza e della gestione delle politiche inerenti all’ordine pubblico e alla sicurezza dei cittadini.
All’interno del Ministero, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza rappresenta la struttura nevralgica per l’attuazione di tali politiche, gestendo anche i fondi europei dedicati, come il Programma operativo nazionale “Legalità” ed i fondi del Programma SOLID.
2.1.2. Forze di Polizia
Il sistema italiano si caratterizza per la presenza di più Forze di Polizia, ciascuna con specifiche competenze e una propria storia istituzionale:
- Polizia di Stato: è una forza di polizia a ordinamento civile, dipendente direttamente dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno. Le sue competenze primarie includono la pubblica sicurezza, il mantenimento dell’ordine pubblico, la polizia giudiziaria, la prevenzione e repressione dei reati. Dispone di numerose specializzazioni, tra cui:
- la Polizia Stradale,
- la Polizia Ferroviaria,
- la Polizia Postale e delle Comunicazioni (cybercrime),
- la Polizia dell’Immigrazione e delle Frontiere,
- il Servizio Centrale Operativo,
- la Polizia Scientifica.
La sua organizzazione è capillare sul territorio nazionale, con Questure a livello provinciale.
- Arma dei Carabinieri: è una forza militare con una duplice natura: Forza Armata e Forza di Polizia a competenza generale e ordinamento militare. Per i compiti di difesa e polizia militare, dipende dal Ministero della Difesa, mentre per le funzioni di ordine e sicurezza pubblica, dipende funzionalmente dal Ministero dell’Interno.
L’Arma svolge compiti di pubblica sicurezza, mantenimento dell’ordine pubblico, polizia giudiziaria, polizia militare (in via esclusiva per le altre Forze Armate), e ha competenze specifiche in materia ambientale e forestale. Partecipa inoltre a missioni internazionali di peacekeeping e addestramento. La sua presenza territoriale è garantita da una fitta rete di Stazioni.
- Guardia di Finanza: è un corpo di polizia ad ordinamento militare, dipendente direttamente dal Ministro dell’Economia e delle Finanze. Le sue competenze principali si concentrano nel settore economico e finanziario, includendo la lotta all’evasione fiscale, al contrabbando, alla frode, alla corruzione, alla contraffazione di marchi e alla pirateria. Svolge anche un ruolo importante nel controllo delle frontiere marittime e doganali e nel contrasto ai traffici illeciti.
La coesistenza di queste tre Forze di Polizia a competenza generale, cui si aggiungono corpi di polizia locale e altre forze specializzate, è una peculiarità del sistema italiano.
Sebbene esistano meccanismi di coordinamento, in particolare sotto l’egida del Ministero dell’Interno per le questioni di pubblica sicurezza, la parziale sovrapposizione di competenze (ad esempio, nel controllo del territorio o nel mantenimento dell’ordine pubblico) rappresenta una sfida storica. L’ottimizzazione delle sinergie, la prevenzione di duplicazioni e la garanzia di una risposta pienamente integrata ed efficiente alle minacce complesse e multiformi del panorama attuale rimangono obiettivi prioritari.
Questa specificità strutturale è un elemento di rilievo nell’analisi comparativa e nella formulazione delle nostre proposte migliorative.
2.1.3. Servizi di Intelligence
Il “Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica” è l’architettura che sovrintende alle attività di intelligence in Italia. Esso si articola principalmente in due agenzie operative, coordinate dal DIS (“Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza”), che dipende direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri:
- AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna): ha il compito di ricercare ed elaborare tutte le informazioni utili alla difesa della sicurezza interna della Repubblica e delle istituzioni democratiche da ogni minaccia, attività eversiva e da ogni forma di aggressione criminale o terroristica. È responsabile della raccolta informativa e del contrasto allo spionaggio e alle attività eversive sul territorio nazionale, a protezione degli interessi politici, militari, economici, scientifici e industriali dell’Italia.
- AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna): è responsabile della ricerca e dell’elaborazione di tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica da minacce provenienti dall’estero, nonché alla protezione degli interessi politici, militari, economici, scientifici e industriali dell’Italia fuori dal territorio nazionale.
Il DIS ha il compito di assicurare il coordinamento unitario delle attività delle due agenzie, di gestire le risorse comuni e di evitare sovrapposizioni funzionali o territoriali.
2.2. Priorità strategiche nazionali
Prima dell’introduzione del recente Decreto Sicurezza, le priorità strategiche del settore in Italia erano ben definite e riflettevano sfide persistenti e minacce emergenti:
- Lotta alla Criminalità Organizzata (Mafie): una priorità storica e costante, focalizzata sul colpire le organizzazioni criminali nei loro assetti patrimoniali, combattere fenomeni come il racket e l’usura, e promuovere l’educazione alla legalità, specialmente tra le giovani generazioni.
- Antiterrorismo: prevenzione e contrasto al terrorismo di matrice politica, estremista e a quello connesso alla criminalità organizzata e mafiosa, attraverso un’intensa attività informativa da parte di forze di polizia e di intelligence.
- Cybercrime: risposta alla crescita esponenziale delle minacce informatiche, data la pervasiva diffusione delle nuove tecnologie, degli apparati digitali e dei social media. Questa sfida è riconosciuta come una delle più dinamiche ed in continua evoluzione.
- Gestione dei flussi migratori e sicurezza delle frontiere: con importanti implicazioni per la sicurezza interna, questa priorità vede il nostro Paese impegnato in complesse operazioni di sorveglianza e soccorso in mare (come la datata ma significativa operazione “Mare Nostrum“) e nella ricerca di un approccio strutturato e cooperativo, in particolare nel contesto del Mediterraneo e del Sahel, aree cruciali per l’origine ed il transito dei flussi.
- Sicurezza urbana e stradale: misure volte alla tutela dell’incolumità dei cittadini negli spazi urbani e alla sicurezza della circolazione stradale, attraverso attività di prevenzione e controllo del territorio.
- Altre sfide rilevanti: il contrasto alla violenza di genere, la tutela dei minori e la prevenzione del disagio giovanile sono ulteriori aree di impegno significativo per il Ministero dell’Interno.
EUROPEISTI: Un elemento di riflessione importante, emerso da documenti strategici del comparto Difesa (vedi specifica “Linea Guida” sul sito www.europeisti.org ) ma con implicazioni più ampie, è la crescente consapevolezza della necessità di un approccio proattivo e di una visione di lungo termine. Occorre sottolineare l’importanza di anticipare -attraverso un pensiero integrato, adattivo ed innovativo- trends e trasformazioni e di guardare al lungo termine (2040+), superando la mera reattività per investire in capacità predittive e analisi approfondite degli scenari futuri.
La proposta di una “Strategia di sicurezza nazionale triennale”, sebbene legata ad un disegno di legge specifico, segnala una tendenza verso una pianificazione più strutturata e formalizzata, che potrebbe influenzare positivamente anche il settore Interni. La capacità di uscire dalla “comfort zone” per declinare gli effetti e le conseguenze future delle tendenze globali va vista come essenziale per ridefinire le priorità e allocare risorse in modo efficace.
2.3. Principali criticità e tendenze evolutive
Il panorama della sicurezza italiano, anche prima delle recenti modifiche normative, era caratterizzato da diverse criticità e tendenze in evoluzione:
- Minacce ibride: si osserva una stretta interazione tra minacce tradizionali e nuove forme di antagonismo, che includono il confronto tecnologico, la competizione per l’accesso alle risorse naturali e la necessità di sostenibilità ambientale come fattori di potenziale conflitto o instabilità.
- Criminalità e Terrorismo nel Sahel: una criticità specifica con dirette ripercussioni sull’Europa è la crescente penetrazione delle organizzazioni jihadiste nelle reti transnazionali di traffico di droga, armi ed esseri umani nella regione del Sahel. Questo cosiddetto “assottigliamento del confine tra criminalità e terrorismo” non solo finanzia i gruppi terroristici ma complica enormemente l’opera di contrasto da parte delle agenzie di sicurezza nazionali ed europee. La porosità dei confini saheliani li trasforma in corridoi per flussi illeciti e miliziani diretti verso l’Europa.
- Cybersecurity: l’Italia, come altri paesi industrializzati, affronta un aumento significativo degli attacchi informatici. Le tendenze includono:
- l’abuso di strumenti software legittimi da parte di attori ostili (“living off the land“);
- l’impiego di reti di inoltro nascoste (Covert Relay Network);
- l’uso duale del ransomware, non solo per estorsione ma anche per mascherare operazioni di spionaggio o sabotaggio (“operazioni sotto falsa bandiera”);
- il furto di identità digitali e credenziali;
- l’esfiltrazione di informazioni sensibili.
Le vulnerabilità dei dispositivi edge (IoT, sistemi di controllo industriale) rappresentano nuovi vettori di attacco, mentre le configurazioni errate e le pratiche scorrette continuano a minare la sicurezza del cloud. L’Intelligenza Artificiale (IA) è una lama a doppio taglio: se da un lato offre opportunità per l’automazione della difesa, dall’altro potenzia le capacità offensive, facilitando la creazione di contenuti persuasivi per la propaganda e la disinformazione, la micro-profilazione per il reclutamento online, l’analisi di dati per la pianificazione di attacchi e l’automazione della ricerca di vulnerabilità. Una sfida trasversale è la carenza globale di professionisti della sicurezza informatica, che ostacola la capacità delle organizzazioni di difendersi efficacemente.
- Risorse e finanziamenti: per far fronte a queste sfide, l’Italia ha fatto opportunamente ricorso anche a fondi europei, come il Programma Operativo Nazionale “Legalità” 2014-2020, gestito dal Ministero dell’Interno, e i fondi del programma SOLID, strumenti di sostegno finanziario dell’UE per la pubblica sicurezza.
- Analisi del nuovo pacchetto Sicurezza (DDL 1509 del 4/06/2025)
Il DDL 1509 (di conversione in Legge del Decreto Legge 11 aprile 2025, n. 48, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 85 dell’11 aprile 2025 ed entrato in vigore il giorno successivo, 12 aprile 2025) rappresenta un intervento normativo di ampia portata sul sistema della sicurezza nazionale.
3.1. Contesto normativo ed Iter di approvazione
Il provvedimento si inserisce in un percorso legislativo che aveva già visto la discussione parlamentare del cosiddetto “disegno di legge sicurezza” (AC 1660), approvato in prima lettura alla Camera dei Deputati il 18 settembre 2024. L’adozione del Decreto Legge, strumento riservato a casi straordinari di necessità e urgenza, e la sua successiva conversione in legge, avvenuta tramite il voto di fiducia sia alla Camera che al Senato, indicano una forte determinazione del Governo nel perseguire gli obiettivi prefissati, ma anche un percorso parlamentare caratterizzato da significative tensioni politiche.
3.2. Disposizioni chiave e Aree di intervento
Il Decreto Sicurezza 2025 interviene su molteplici fronti, introducendo nuovi reati, inasprendo pene esistenti e modificando procedure in diverse aree della sicurezza pubblica e dell’ordinamento penitenziario. Di seguito una sintesi delle principali disposizioni, raggruppate per area tematica:
Tabella – Sintesi Disposizioni Chiave del Decreto Sicurezza 2024
| Disposizione Chiave | Articolo/Capo Riferimento (Decreto) | Obiettivo Dichiarato / Ratio | Principali Novità Introdotte | Potenziali Aree di Impatto | Fonti Rilevanti |
| Lotta al Terrorismo e Criminalità Organizzata | Capo I (artt. 1–9) | Rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto | – Introduzione art. 270-quinquies.3 c.p. (detenzione materiale finalità terrorismo) – Rafforzamento controlli noleggio auto – Modifiche gestione beni sequestrati/confiscati |
Sicurezza (+), Diritti (–, potenziale per abusi), Giustizia (aumento carico) | |
| Sicurezza Urbana | Capo II (artt. 10–18) | Aumentare la sicurezza percepita e reale negli spazi urbani | – Nuovo reato occupazione arbitraria immobile (art. 634-bis c.p.) – Inasprimento pene per accattonaggio con minori e truffe – Aggravanti per reati presso stazioni |
Sicurezza (+), Diritti (–, potenziali discriminazioni), Sociale (impatto su emergenza abitativa) | |
| Tutela Forze dell’Ordine e Assimilati | Capo III (artt. 19–32) | Fornire maggiori tutele e strumenti agli operatori | – Sostegno spese legali (fino a €10.000) – Dotazione bodycam – Autorizzazione porto armi off-duty – Ampliamento immunità agenti intelligence |
Sicurezza (+), Diritti (–, immunità e potenziale abuso forza), Finanza Pubblica (costi) | |
| Vittime dell’Usura | Capo IV (art. 33) | Supportare reinserimento delle vittime nel circuito legale | – Affiancamento esperto per vittime – Limiti alla discrezionalità prefetto su interdittive antimafia |
Economia (+ per vittime), Giustizia (procedure semplificate) | |
| Ordinamento Penitenziario e Ordine Pubblico | Capo V (artt. 34–37) | Gestione più stringente dell’ordine pubblico e delle carceri | – Reato di “rivolta” in carcere/CPR – Criminalizzazione blocco stradale/ferroviario – Modifiche esecuzione pena per madri detenute |
Sicurezza (+), Diritti (–, protesta, condizioni detentive), Giustizia (nuovi reati e procedimenti) | |
| Stretta sulla Cannabis Light | Art. 18 (integrato in Capo II) | Eliminare ambiguità e limitare diffusione | – Divieto vendita/distribuzione infiorescenze canapa indipendentemente da THC – Chiarimento inapplicabilità L. 242/2016 |
Economia (– per settore cannabis light), Salute (dibattito), Sociale (impatto su consumatori e lavoratori) |
3.2.1. Lotta al Terrorismo e Criminalità organizzata
Il Capo I del decreto introduce misure significative, tra cui il nuovo reato di “Detenzione di materiale con finalità di terrorismo” (art. 270-quinquies.3 c.p.), che punisce con la reclusione da 2 a 6 anni chi consapevolmente detiene materiale contenente istruzioni su esplosivi, armi o altre tecniche per compiere atti di violenza o sabotaggio con finalità di terrorismo. Vengono inoltre apportate modifiche generali ai delitti con finalità di terrorismo e contro l’incolumità pubblica. Si prevede un rafforzamento dei controlli sui noleggi di autoveicoli, che dovranno essere segnalati anche per reati di mafia e criminalità organizzata, e modifiche alla gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati, con l’obiettivo di garantire maggiore efficienza e trasparenza.
3.2.2. Sicurezza Urbana
Il Capo II si concentra sulla sicurezza urbana. Spicca l’introduzione del nuovo reato di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui (art. 634-bis c.p.), punito con la reclusione fino a 7 anni. La norma prevede la possibilità per la polizia giudiziaria di disporre il rilascio immediato dell’immobile occupato, anche senza mandato del giudice, in caso di occupazioni illegittime. Vengono inasprite le pene per chi impiega minori nell’accattonaggio (fino a 5 anni di reclusione) e per le truffe, con una specifica aggravante per quelle commesse ai danni di anziani (pene da due a sei anni e multa da €700 a €3.000). Sono state introdotte anche aggravanti per reati commessi nei pressi di stazioni ferroviarie.
3.2.3. Tutela del personale delle forze dell’ordine e assimilati
Il Capo III introduce diverse misure a tutela del personale delle Forze di Polizia, delle Forze Armate e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nonché degli organismi di intelligence. Tra queste, un sostegno economico fino a 10.000 euro per le spese legali sostenute da agenti coinvolti in procedimenti giudiziari relativi all’attività di servizio. Si prevede la possibilità di dotare gli operatori di bodycam, con un investimento statale annunciato di oltre 20 milioni di euro nel triennio. Una norma controversa autorizza gli agenti di pubblica sicurezza a portare senza licenza alcune tipologie di armi quando non sono in servizio. Di particolare rilievo è l’ampliamento delle cosiddette “cause di non punibilità” per gli agenti dei servizi segreti che commettono reati nell’ambito di operazioni autorizzate; tali eccezioni penali, precedentemente soggette a proroghe, diventano ora permanenti, sollevando interrogativi sul controllo dell’operato dell’intelligence.
3.2.4. Vittime dell’Usura
Il Capo IV si occupa delle vittime dell’usura. La principale novità consiste nell’affiancamento da parte di un esperto incaricato di assistere gli operatori economici vittime del reato, beneficiari dei mutui erogati ai sensi dell’art. 14 della legge 108/1996, nel percorso di rilancio economico e reinserimento nel circuito legale. Viene inoltre stabilito che il prefetto non possa procedere d’ufficio a limitare alcuni effetti dell’informazione interdittiva antimafia per garantire mezzi di sussistenza ai familiari del destinatario della stessa.
3.2.5. Ordinamento penitenziario e gestione dell’Ordine Pubblico
Il Capo V e altre disposizioni sparse nel decreto incidono sull’ordinamento penitenziario e sulla gestione dell’ordine pubblico. Viene introdotto il nuovo reato di “rivolta” all’interno degli istituti penitenziari (art. 415-bis c.p.) e dei centri di permanenza per i rimpatri (CPR) per migranti. Tale reato è punito con la reclusione da 1 a 5 anni (carcere) o da 1 a 4 anni (CPR) per chi partecipa con violenza, minaccia o resistenza all’autorità, con pene che possono arrivare fino a 18 anni di reclusione qualora la rivolta provochi morte o lesioni gravi. È significativo che venga punita anche la resistenza passiva se impedisce l’azione degli agenti.
Un’altra misura rilevante è la trasformazione in reato dell’impedimento alla libera circolazione su strada o ferrovia, precedentemente considerato solo un illecito amministrativo. Le pene previste sono la reclusione fino a 1 mese o una multa fino a 300 euro; se il blocco è organizzato da più persone riunite, la pena sale da 6 mesi a 2 anni di reclusione.
Infine, si prevede una differenziazione nelle modalità di esecuzione della pena per le madri detenute: per quelle con figli di età fino a 1 anno l’accesso agli “Istituti a Custodia Attenuata per Madri” (ICAM) sembra rimanere una via privilegiata, mentre per le madri con figli di età da 1 a 3 anni l’accesso a tali strutture sarà soggetto a valutazione discrezionale.
3.2.6. Stretta sulla Cannabis Light
L’articolo 18 del decreto modifica la legge n. 242/2016, chiarendo che questa non si applica alla vendita e distribuzione di infiorescenze di canapa, anche in forma lavorata o semilavorata, indipendentemente dal loro contenuto di THC. Di fatto, ciò comporta un divieto generalizzato, colpendo un settore economico che si era sviluppato negli anni precedenti.
3.3. Obiettivi Dichiarati
Gli obiettivi dichiarati dal Governo e dai proponenti del Decreto Sicurezza 2025 sono molteplici e mirano ad un rafforzamento complessivo delle capacità dello Stato nel garantire la sicurezza. Tra i principali figurano:
- Un contrasto più efficace al terrorismo e alla criminalità organizzata, attraverso l’introduzione di nuovi strumenti investigativi e fattispecie di reato.
- Una maggiore tutela per il personale delle Forze dell’Ordine, sia in termini di supporto legale che di dotazioni strumentali.
- Un incremento della sicurezza urbana, con misure volte a reprimere fenomeni di degrado e criminalità diffusa, e una gestione più stringente dell’ordine pubblico, specialmente in contesti critici come carceri, CPR e manifestazioni.
- La necessità di rispondere a “esigenze operative” nella lotta al terrorismo è stata addotta per giustificare l’ampliamento delle garanzie funzionali (immunità) per gli agenti dei servizi segreti.
3.4. Potenziali implicazioni operative e giuridiche
L’attuazione del Decreto Sicurezza 2025 comporta una serie di potenziali implicazioni sia sul piano operativo per le forze dell’ordine e l’amministrazione della giustizia, sia sul piano giuridico:
- Aumento del carico di lavoro: l’introduzione di numerosi nuovi reati (13) e l’inasprimento di pene per reati esistenti, unitamente a procedure accelerate come gli sgomberi immediati di immobili occupati, comportano prevedibilmente un aumento del carico di lavoro per le Forze di Polizia, le Procure e i Tribunali.
- Necessità di formazione: l’applicazione efficace delle nuove norme richiede una specifica attività di formazione per il personale delle forze dell’ordine, ad esempio sull’utilizzo delle bodycam (per le quali è previsto un investimento significativo) e sulle corrette procedure da seguire per i nuovi reati e le nuove aggravanti.
- Contenzioso giuridico: diverse disposizioni potrebbero essere oggetto di contenzioso legale riguardo alla loro compatibilità con i principi costituzionali e con le normative europee sui diritti fondamentali. Tra queste, le norme sugli sgomberi senza preventivo mandato del giudice, la punibilità della resistenza passiva, l’estensione dell’immunità per gli agenti dell’intelligence e le misure relative alla detenzione amministrativa nei CPR.
- Impatto socio-economico: alcune misure avranno un impatto diretto su specifici settori economici, come quello della cannabis light, che rischia una drastica contrazione. Le norme sulle occupazioni abusive, se non accompagnate da politiche abitative adeguate, potrebbero acuire tensioni sociali.
3.5. Dibattito politico-sociale
Fin da prima della loro approvazione finale (4 giugno 2025), le nuove disposizioni hanno generato un acceso dibattito politico e sociale, con reazioni contrastanti da parte dei diversi attori:
- Governo: la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ed altri esponenti della maggioranza hanno rivendicato la necessità e l’efficacia del provvedimento, presentandolo come una risposta forte e determinata alle esigenze di sicurezza dei cittadini e come un segnale di fermezza contro illegalità e disordine.
- Opposizioni parlamentari: le forze di opposizione hanno espresso dure critiche, definendo il decreto un “pericoloso passo indietro per i diritti civili e la democrazia” , denunciando “metodi autoritari” nell’iter di approvazione e temendo una “deriva medievale” per alcune delle proposte più controverse, come l’accenno (seppur non vincolante) alla castrazione chimica. Sono stati presentati oltre 1.500 emendamenti nel tentativo di modificare il testo.
- Società civile ed Organizzazioni Non Governative (ONG): numerose associazioni per i diritti umani hanno manifestato preoccupazione, in particolare per la criminalizzazione della protesta non violenta (come nel caso della resistenza passiva) e per il rischio che alcune norme colpiscano persone in stato di vulnerabilità o disperazione. Amnesty International ha ribadito la critica sulla mancata introduzione di codici identificativi univoci per gli agenti delle forze dell’ordine, misura ritenuta cruciale per la trasparenza e l’accountability.
- Organismi Internazionali ed Esperti legali: esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno espresso “profonda preoccupazione” per il decreto, criticandone l’approvazione improvvisa e le potenziali limitazioni alla libertà di riunione e di associazione. Anche il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa ( che NON è una istituzione dell’Unione Europea), Michael O’Flaherty, aveva invitato i senatori italiani a modificare profondamente il testo del disegno di legge originario, evidenziando come diversi articoli limitassero il diritto alla manifestazione e alla libertà di espressione e potessero portare ad un’applicazione arbitraria a causa della vaghezza di alcune formulazioni. Sono stati infine segnalati rilievi informali da parte della Presidenza della Repubblica su alcune norme specifiche durante l’iter del disegno di legge.
EUROPEISTI: L’ampiezza degli interventi del pacchetto Sicurezza 2025, indica che il provvedimento non è unicamente una risposta tecnica a specifiche problematiche di sicurezza, ma assume anche una forte valenza di affermazione politica, mirante a rassicurare l’elettorato sulla capacità del Governo di ristabilire l’ordine e di tutelare interessi percepiti come prioritari, quali quelli delle forze dell’ordine o dei proprietari di immobili. Al riguardo, si evidenzia una tensione significativa tra la ricerca di una maggiore sicurezza e la salvaguardia dei diritti fondamentali e delle libertà civili.
Tutte le competenti istituzioni italiane sono ora chiamate a gestire con saggezza i nuovi strumenti per evitare che una stagione “di protesta e confronto” (che, secondo alcuni osservatori, si è così aperta) configuri il rischio di una frattura sociale più profonda sull’equilibrio tra sicurezza e libertà.
- L’Italia nel contesto della Sicurezza europea
La sicurezza dell’Italia è intrinsecamente legata al più ampio contesto europeo. L’adesione all’Unione Europea e allo “Spazio Schengen” comporta sia sfide che opportunità, da affrontare attraverso una crescente integrazione e l’utilizzo di strumenti e agenzie comuni.
4.1. Integrazione e Strumenti UE
L’architettura di sicurezza europea offre all’Italia una serie di meccanismi di cooperazione e supporto:
- EUROPOL (Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione nell’attività di contrasto): svolge un ruolo cruciale come Hub per lo scambio di informazioni, l’analisi strategica ed il coordinamento di operazioni transfrontaliere contro la criminalità organizzata grave e il terrorismo. Fornisce supporto analitico e operativo alle autorità di contrasto nazionali per le indagini che superano i confini nazionali. L’Italia è un membro attivo e partecipa regolarmente alle iniziative promosse dall’agenzia, come evidenziato dai rapporti periodici sulle attività criminali che coinvolgono il territorio italiano o reti criminali di origine italiana attive in Europa. Il “Centro europeo Antiterrorismo” (ECTC), istituito all’interno di Europol, rappresenta un attore chiave nel coordinamento della lotta al terrorismo a livello UE.
- FRONTEX (Agenzia europea della Guardia di frontiera e costiera): fornisce supporto agli Stati membri nella gestione delle frontiere esterne dell’UE, contribuendo alla lotta alla criminalità transfrontaliera (come il traffico di migranti e la tratta di esseri umani), effettuando analisi dei rischi, coordinando operazioni congiunte (marittime, terrestri e aeree) e assistendo nelle procedure di rimpatrio dei migranti irregolari. Per l’Italia, paese di frontiera marittima meridionale dell’UE e soggetto a significativi flussi migratori, Frontex rappresenta un partner di rilievo, sia come beneficiario delle operazioni congiunte sia come contributore di personale e mezzi. Le statistiche sugli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne UE, periodicamente diffuse da Frontex, sono un indicatore importante delle pressioni migratorie.
La relazione con Frontex presenta per l’Italia una duplice valenza: da un lato, l’agenzia fornisce un concreto supporto operativo in termini di risorse umane e tecnologiche per il controllo delle frontiere; dall’altro, essa incarna, almeno nelle intenzioni, un meccanismo di condivisione della responsabilità europea nella gestione di un fenomeno che trascende le capacità dei singoli Stati membri. Tuttavia, non mancano criticità: rapporti della Corte dei Conti Europea hanno evidenziato che il sostegno fornito da Frontex non è stato, in passato, “abbastanza efficace”, segnalando difficoltà nell’utilizzo coerente delle statistiche ed il fatto che una percentuale significativa di Stati membri non disponeva di procedure chiare per richiedere un intervento rapido dell’agenzia in caso di necessità. Ciò induce anche Noi EUROPEISTI a ritenere che le aspettative riposte in Frontex non appaiono ancora pienamente soddisfatte, alimentando il dibattito sulla sua governance e sul suo mandato.
- Spazio SCHENGEN: l’Italia è parte integrante dello “Spazio Schengen”, che garantisce la libera circolazione delle persone all’interno dei suoi confini. Il governo italiano ha costantemente sostenuto l’importanza di salvaguardare questo acquis comunitario e di ritornare a un pieno e normale funzionamento dell’area, specialmente a fronte della reintroduzione di controlli temporanei alle frontiere interne da parte di alcuni Stati membri in risposta a crisi migratorie o minacce terroristiche. Tali controlli, oltre a minare il principio della libera circolazione, comportano costi economici significativi. Il rafforzamento della sicurezza dello Spazio Schengen è strettamente connesso all’efficacia di agenzie come Frontex ed Europol nel presidiare le frontiere esterne e nel contrastare le minacce transnazionali.
- Finanziamenti europei per la Sicurezza: il nostro Paese beneficia di diversi strumenti finanziari dell’UE volti a potenziare le capacità nazionali nel settore della sicurezza. Tra questi, il Fondo Sicurezza Interna (ISF) per il periodo di programmazione 2021-2027 prevede una dotazione finanziaria significativa per l’Italia, destinata a interventi quali il potenziamento dei sistemi informatici e la loro interoperabilità, il miglioramento della qualità dei dati, la formazione del personale, l’acquisto di attrezzature tecnologiche e il sostegno alla cooperazione operativa transfrontaliera. L’esistenza di queste linee di finanziamento testimonia un impegno concreto dell’UE a supportare gli sforzi degli Stati membri.
L’efficacia di molti strumenti di cooperazione europea, come il “Sistema d’Informazione Schengen” (SIS), lo scambio di dati PNR (Passenger Name Record) e la collaborazione con Europol e Frontex, dipende in maniera critica dalla qualità, dalla tempestività e dalla piena interoperabilità dei dati scambiati tra le autorità nazionali e le agenzie UE. La cospicua allocazione di fondi nel programma ISF italiano alla linea di intervento “Sistemi informatici, interoperabilità, qualità dei dati“, pari a 32 milioni di euro, sottolinea come questa sia riconosciuta come una priorità strategica e, implicitamente, come un’area che presenta sfide continue da affrontare.
- Direttiva PNR (Passenger Name Record): la Direttiva (UE) 2016/681 sull’uso dei dati del codice di prenotazione (PNR) a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi è uno strumento fondamentale per rafforzare la sicurezza aerea e tracciare i movimenti di soggetti pericolosi. L’Italia, come tutti gli Stati membri, è tenuta alla sua piena implementazione, che include la creazione di Unità di Informazione sui Passeggeri (UIP) nazionali. È importante notare che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) italiano, sebbene distinto dalla direttiva PNR, include misure rilevanti per la sicurezza economica, come quelle per la prevenzione e il contrasto delle frodi e della corruzione, che possono avere ricadute positive indirette sulla sicurezza generale.
- Nuovo Patto su Migrazione ed Asilo dell’UE: recentemente approvato (vedi la specifica Linea Guida sul sito europeisti.org) , questo pacchetto legislativo mira a riformare profondamente il Sistema Europeo Comune di Asilo (CEAS), con l’obiettivo dichiarato di ridurre la pressione sui sistemi nazionali dei Paesi di primo ingresso e di attenuare le profonde divisioni politiche tra gli Stati membri sulla gestione dei flussi migratori. Il Patto introduce un meccanismo di solidarietà permanente, seppur flessibile, tra gli Stati membri e stabilisce nuove norme sulla determinazione dello Stato competente per l’esame delle domande di asilo, oltre a procedure accelerate alla frontiera.
4.2. Cooperazione transfrontaliera e giudiziaria
Oltre agli strumenti gestiti centralmente dalle agenzie UE, la sicurezza italiana beneficia di meccanismi di cooperazione transfrontaliera diretta, sia bilaterale che multilaterale:
- Accordi Bilaterali: l’Italia ha in essere numerosi accordi di cooperazione di polizia con Paesi confinanti e altri partner strategici. Un esempio significativo è la cooperazione italo-francese, che si concretizza anche attraverso i Centri di Cooperazione di Polizia e Dogana (CCPD) situati lungo la frontiera comune, che facilitano lo scambio di informazioni e il coordinamento delle operazioni.
- Meccanismi multilaterali: l’Italia partecipa attivamente a importanti strumenti di cooperazione europea come il Trattato di Prüm, che consente lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati di immatricolazione dei veicoli per la lotta contro la criminalità e il terrorismo. Il recente Regolamento Prüm II, adottato nel 2024, modernizza e amplia ulteriormente questo quadro di cooperazione. Il Mandato d’Arresto Europeo (MAE) rimane uno strumento essenziale per la consegna di ricercati tra Stati membri.
- EMPACT (European Multidisciplinary Platform Against Criminal Threats): l’Italia è coinvolta in questa piattaforma guidata dagli Stati membri, che mira a contrastare le principali minacce della criminalità organizzata e grave che colpiscono l’UE, attraverso cicli politici pluriennali che definiscono priorità e azioni operative congiunte. La Commissione fornisce un supporto finanziario europeo per l’implementazione delle attività EMPACT.
4.3. Sfide e Opportunità dell’Integrazione Europea per la Sicurezza Italiana
L’integrazione europea nel campo della sicurezza presenta per l’Italia un complesso intreccio di sfide e opportunità:
Sfide:
- Equilibrio Sovranità/Standard comuni: la necessità di aderire a standards e procedure comuni a livello UE può talvolta scontrarsi con le specificità dell’ordinamento nazionale o con la percezione di una limitazione della sovranità decisionale.
- Gestione dei Dati e Privacy: l’intensificazione dello scambio di informazioni sensibili a fini di sicurezza solleva complesse questioni relative alla protezione dei dati personali e alla necessità di garantire il rispetto dei diritti fondamentali.
- Oneri di implementazione: l’adeguamento alle normative e agli standard europei (es. sistemi IT interoperabili, nuove procedure) comporta oneri finanziari e organizzativi per le amministrazioni nazionali.
- Divergenze politiche: su questioni chiave come la gestione della migrazione o l’approccio a determinate minacce, le divergenze politiche tra gli Stati membri possono ostacolare l’adozione di risposte europee realmente coese ed efficaci.
* Opportunità:
- Accesso ad informazioni e Intelligence: l’integrazione facilita l’accesso ad un patrimonio informativo e di intelligence più ampio, cruciale per prevenire e contrastare minacce transnazionali.
- Supporto operativo e finanziario: le agenzie UE (Europol, Frontex) ed i fondi dedicati (come l’ISF) forniscono un supporto concreto, sia operativo che finanziario, per potenziare le capacità nazionali.
- Maggiore capacità di contrasto: l’azione coordinata a livello europeo aumenta significativamente la capacità di affrontare minacce che per loro natura superano i confini nazionali, come il terrorismo, la criminalità organizzata e il cybercrime.
- Standardizzazione e innovazione: l’adozione di standards comuni può favorire l’innovazione tecnologica e procedurale, migliorando l’efficienza e l’efficacia delle forze di sicurezza.
- Analisi comparativa (con i Paesi europei selezionati)
Come da modus operandi di Noi EUROPEISTI, per contestualizzare ulteriormente la situazione italiana ed identificare possibili aree di apprendimento, in questa sezione si propone un’analisi comparativa del settore Sicurezza nei Paesi selezionati -perché considerati equivalenti- come Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. Il confronto si concentra sugli assetti istituzionali, le principali sfide di sicurezza, le riforme legislative e strategiche recenti, e l’approccio alla cooperazione europea ed internazionale.
La seguente tabella offre una visione sinottica delle principali strutture di sicurezza nei Paesi analizzati, facilitando un primo confronto delle architetture istituzionali.
Tabella – Sistemi di Sicurezza Interna, Intelligence e Cybersicurezza nei principali Paesi europei
| Paese | Ministero dell’Interno (o equivalente) | Principali Forze di Polizia Nazionali/Federali (compiti primari) | Principale Agenzia di Intelligence Interna | Principale Agenzia di Intelligence Esterna | Agenzia Nazionale Cybersicurezza (o equivalente) |
| Italia | Ministero dell’Interno | Polizia di Stato (sicurezza pubblica, ordine pubblico, giudiziaria); Arma dei Carabinieri (sicurezza pubblica, ordine pubblico, polizia militare, giudiziaria) | AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) | AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna) | ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) |
| Germania | Ministero Federale dell’Interno (BMI) | Bundespolizei (BPOL); Bundeskriminalamt (BKA); Polizie dei Länder | BfV (Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione) | BND (Servizio Federale di Intelligence) | BSI (Ufficio Federale per la Sicurezza Informatica) |
| Francia | Ministère de l’Intérieur | Police Nationale (aree urbane); Gendarmerie Nationale (aree rurali, polizia militare, giudiziaria) | DGSI (Direction générale de la Sécurité intérieure) | DGSE (Direction générale de la Sécurité extérieure) | ANSSI (Agence nationale de la sécurité des systèmes d’information) |
| Spagna | Ministerio del Interior (MIR) | Cuerpo Nacional de Policía (urbane); Guardia Civil (rurali, frontiere, antiterrorismo, giudiziaria) | CNI (Centro Nacional de Inteligencia, con focus interno/esterno) | CNI (Centro Nacional de Inteligencia) | INCIBE (Instituto Nacional de Ciberseguridad) |
| Regno Unito | Home Office | Forze di Polizia Territoriali; National Crime Agency (NCA) | MI5 (Security Service) | MI6 (Secret Intelligence Service / SIS) | NCSC (National Cyber Security Centre – parte di GCHQ) |
5.1. Germania
- Assetto Istituzionale: la Germania presenta una struttura federale in cui il Ministero Federale dell’Interno (BMI) ha competenze estese sulla sicurezza interna, la protezione dell’ordine costituzionale, la protezione civile e l’immigrazione, e sovrintende a numerose agenzie subordinate. Le forze di polizia sono divise tra il livello federale (Bundespolizei – BPOL; Bundeskriminalamt – BKA) e quello dei singoli Länder (Länderpolizei). L’intelligence è affidata all’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione (BfV) per le minacce interne e al Servizio Federale di Intelligence (BND) per l’estero. L’Ufficio Federale per la Sicurezza Informatica (BSI) è l’autorità nazionale per la cybersicurezza.
La struttura federale tedesca, pur consentendo un adattamento delle politiche di sicurezza alle specificità locali, impone sfide significative in termini di coordinamento, scambio di informazioni e armonizzazione delle strategie tra il governo federale (Bund) ed i governi statali (Länder). Questo è particolarmente vero di fronte a minacce transnazionali che richiedono una risposta unitaria. Il ruolo di agenzie federali come il BKA (per le indagini sulla criminalità grave) e il BfV (per il controspionaggio e l’estremismo) è quindi cruciale per garantire un quadro nazionale coerente e per facilitare la cooperazione tra i diversi livelli di governo.
Sfide principali: la principale minaccia alla sicurezza interna tedesca è considerata l’estremismo, in particolare quello di matrice razzista o etnica (REMVE – Racially or Ethnically Motivated Violent Extremism). Altre sfide significative includono il terrorismo di matrice islamista, il cybercrime in continua crescita e la gestione della migrazione irregolare. Una preoccupazione emergente è la radicalizzazione online dei minori, sfruttata da gruppi terroristici ed estremisti.
Riforme recenti e approccio: in risposta alla pressione migratoria ed alle minacce terroristiche, la Germania ha annunciato nel settembre 2024 l’intensificazione dei controlli temporanei a tutte le sue frontiere terrestri. Il paese persegue una strategia nazionale contro l’estremismo e per la promozione della democrazia, con programmi specifici di prevenzione e de-radicalizzazione. La Germania mantiene una forte cooperazione internazionale, sia in ambito ONU che G7, per la lotta al terrorismo.
Cooperazione UE: la Germania è un partner attivo e fondamentale all’interno dei meccanismi di sicurezza dell’UE, partecipando pienamente a Europol e Frontex (a cui fornisce personale e mezzi tecnici significativi), allo Spazio Schengen e agli accordi di Prüm.
5.2. Francia
Assetto istituzionale: il sistema di sicurezza francese è caratterizzato da una forte centralizzazione, con il Ministero dell’Interno che detiene un ruolo predominante. Le principali forze di polizia sono la Police Nationale (competente principalmente nelle aree urbane) e la Gendarmerie Nationale (ad ordinamento militare, competente nelle aree rurali e periurbane), entrambe poste sotto l’autorità del Ministero dell’Interno per le missioni di polizia. L’intelligence interna è affidata alla Direction générale de la Sécurité intérieure (DGSI), che dipende direttamente dal Ministro dell’Interno, mentre la Direction générale de la Sécurité extérieure (DGSE) si occupa dell’intelligence estera. Esiste un forte coordinamento dell’intelligence e delle politiche antiterrorismo a livello presidenziale, attraverso il Coordinamento Nazionale dell’Intelligence e della Lotta al Terrorismo (CNRLT) e il Centro Nazionale Antiterrorismo (CNCT).
Questo modello centralizzato, con un diretto collegamento tra intelligence interna e vertice politico, e un coordinamento strategico a livello presidenziale, è strutturato per consentire una risposta rapida, decisa e unitaria alle crisi, in particolare quelle di natura terroristica che hanno colpito duramente il paese. Tale assetto contrasta con modelli più federali o con una maggiore frammentazione delle responsabilità.
Sfide principali: la Francia continua a fronteggiare una minaccia terroristica elevata, sia di matrice jihadista (Daesh, al-Qaeda) sia proveniente da movimenti estremisti interni, inclusi quelli di estrema destra. Altre sfide includono la gestione di disordini pubblici su larga scala, il cybercrime, lo spionaggio e le ingerenze da parte di potenze estere, e la gestione dell’immigrazione illegale.
Riforme recenti e approccio: in seguito agli attentati terroristici subiti, la Francia ha adottato una serie di leggi antiterrorismo che hanno reso permanenti alcune misure eccezionali precedentemente previste dallo stato di emergenza, come la “Loi sur la lutte contre le terrorisme et le renseignement” del 2021. La legge “Anti-Separatismo” (Loi confortant le respect des principes de la République) del 2021 mira invece a contrastare l’islamismo radicale e le sue manifestazioni. Il livello di allerta terrorismo nazionale è stato mantenuto al livello più alto per lunghi periodi. L’Operazione “Sentinelle”, che prevede l’impiego di personale militare a protezione di siti sensibili sul territorio nazionale, è stata una costante. La Francia si appresta inoltre a implementare il nuovo Sistema europeo di ingressi/uscite (EES) per i cittadini di paesi terzi a partire da ottobre 2025.
Cooperazione UE: la Francia svolge un ruolo di primo piano nella cooperazione di sicurezza europea, partecipando attivamente a Europol, Frontex, Schengen e agli accordi di Prüm. Intrattiene inoltre intense collaborazioni bilaterali, ad esempio con l’Italia, attraverso i CCPD e squadre investigative congiunte.
5.3. Spagna
Assetto Istituzionale: il Ministero dell’Interno (MIR) è il dicastero responsabile per la sicurezza pubblica, la tutela dei diritti costituzionali, il comando delle forze dell’ordine, la politica migratoria, il sistema penitenziario e la protezione civile. Le principali forze di polizia sono il Cuerpo Nacional de Policía (con competenze prevalentemente urbane) e la Guardia Civil (a ordinamento militare, con competenze su aree rurali, controllo fiscale, frontiere e antiterrorismo). L’intelligence è principalmente gestita dal Centro Nacional de Inteligencia (CNI), che dipende dal Ministero della Difesa ma ha un mandato che copre minacce interne ed esterne. Il Centro de Inteligencia contra el Terrorismo y el Crimen Organizado (CITCO), sotto il MIR, assicura il coordinamento dell’intelligence specificamente per il contrasto al terrorismo e alla criminalità organizzata.
L’esperienza pluridecennale della Spagna nella lotta contro il terrorismo basco dell’ETA ha profondamente plasmato le sue strutture di sicurezza, le capacità investigative e il quadro legislativo. Sebbene l’ETA sia stata di fatto sconfitta, questa eredità storica influenza significativamente l’approccio spagnolo alle nuove forme di terrorismo, in particolare quello di matrice jihadista, e alla criminalità organizzata. Ciò si traduce in un forte accento sulla cooperazione internazionale e sull’analisi di intelligence integrata, come dimostra il ruolo del CITCO.
Sfide principali: le principali sfide per la sicurezza spagnola includono il terrorismo di matrice jihadista (con una costante attenzione a possibili residui dell’ETA), la criminalità organizzata transnazionale (in particolare il traffico di stupefacenti proveniente dal Nord Africa e dall’America Latina e la tratta di esseri umani), le cyberminacce, la gestione dei flussi migratori irregolari attraverso le rotte del Mediterraneo occidentale e dell’Atlantico (verso le Isole Canarie), e l’impatto dell’instabilità economica e finanziaria come potenziale fattore di rischio sociale e criminale.
Riforme recenti e approccio: la Spagna si è dotata di una “Strategia di Sicurezza nazionale” che enfatizza principi quali l’unità d’azione tra le diverse componenti dello Stato, l’anticipazione e la prevenzione delle minacce, e la resilienza della società. Negli anni passati, in particolare nel periodo 2013-2015, sono state approvate importanti riforme legislative, tra cui la “Legge sulla protezione della Sicurezza cittadina” e modifiche al codice penale in materia di antiterrorismo, volte a rafforzare gli strumenti di contrasto. La Spagna pone una forte enfasi sulla cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria. È interessante notare come alcune analisi critiche abbiano evidenziato una tendenza, nel dibattito pubblico e politico spagnolo, a costruire una connessione talvolta forzata tra immigrazione e terrorismo, specialmente dopo gli attentati dell’11 settembre e di Madrid.
Cooperazione UE: la Spagna partecipa attivamente a Europol e Frontex, contribuendo alle operazioni e beneficiando del supporto delle agenzie. È un membro chiave dello Spazio Schengen e aderisce agli accordi di Prüm. La Spagna ospita inoltre la sede dell’Agenzia Europea per il Controllo della Pesca (EFCA), che collabora strettamente con Frontex e l’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima (EMSA) nelle funzioni di guardia costiera a livello europeo.
5.4. Regno Unito
Assetto Istituzionale: l’Home Office è il ministero di riferimento per la sicurezza interna, l’immigrazione, la polizia e il controterrorismo nel Regno Unito. Il sistema di polizia è principalmente basato su forze territoriali (43 in Inghilterra e Galles, più quelle di Scozia e Irlanda del Nord), affiancate dalla National Crime Agency (NCA) che si occupa della criminalità organizzata grave a livello nazionale e internazionale. Il sistema di intelligence è ben sviluppato e comprende il Security Service (MI5) per la sicurezza interna e il controspionaggio, il Secret Intelligence Service (SIS o MI6) per l’intelligence estera, il Government Communications Headquarters (GCHQ) per la SIGINT (Signals Intelligence) e la cyber-intelligence, e la Defence Intelligence (DI) per l’intelligence militare. Il National Cyber Security Centre (NCSC), una branca del GCHQ, è l’autorità nazionale per la cybersicurezza.
Sfide principali: le principali minacce alla sicurezza del Regno Unito includono il terrorismo (sia di matrice islamista che legato all’estremismo di destra), la criminalità organizzata (inclusa quella che sfrutta i canali migratori, nota come Organised Immigration Crime – OIC), il cybercrime e la radicalizzazione online. La gestione dell’immigrazione, sia legale che irregolare, e la sicurezza delle frontiere rappresentano una priorità politica costante.
Riforme recenti e approccio: il governo britannico ha recentemente introdotto o proposto significative riforme legislative, tra cui il “Border Security, Asylum and Immigration Bill 2025″, che mira a creare nuovi poteri e reati per rafforzare la sicurezza delle frontiere e il sistema di asilo e immigrazione. Parallelamente, il “Crime and Policing Bill” intende potenziare gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine per il contrasto al terrorismo e per la sicurezza nazionale. Vi è un focus specifico sulla lotta al c.d. Organised Immigration Crime (OIC), con strategie dedicate e un maggiore coordinamento tra agenzie. Il Regno Unito continua a implementare strategie di prevenzione della radicalizzazione e programmi di de-radicalizzazione.
L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (Brexit) ha avuto un impatto significativo sulla sua cooperazione in materia di sicurezza e giustizia con i Paesi UE. La perdita dell’accesso diretto a strumenti cruciali come il Sistema d’Informazione Schengen di seconda generazione (SIS II) e il Sistema Europeo di Informazione sui Casellari Giudiziari (ECRIS), unitamente ad una partecipazione più limitata a Europol, ha richiesto una rinegoziazione degli accordi di cooperazione, ora inquadrati principalmente nel “Trade and Cooperation Agreement” (TCA). Questa nuova configurazione ha sollevato preoccupazioni circa una potenziale maggiore vulnerabilità del Regno Unito ed una minore fluidità nello scambio di informazioni. Le recenti iniziative legislative e gli sforzi diplomatici (il c.d. “Reset” e l’Accordo di Partnership Strategica UE-UK del 20 maggio 2025) per rafforzare la cooperazione bilaterale con i singoli Stati membri e con le agenzie UE su nuove basi riflettono la necessità per il Regno Unito di adattarsi a questo mutato paradigma operativo e informativo.
Cooperazione Post-Brexit con UE: l’Accordo di Commercio e Cooperazione (TCA) tra Regno Unito e UE definisce il quadro per la cooperazione in materia di applicazione della legge e giustizia penale. Come detto, sono in corso discussioni o sono stati raggiunti accordi specifici per la cooperazione con Europol e Frontex. Lo scambio di dati biometrici (come le immagini facciali) e di informazioni sui precedenti penali di cittadini di Paesi terzi è un’area di auspicata futura cooperazione rafforzata. Tuttavia, persistono sfide legate alle differenze normative sulla protezione dei dati, che possono complicare lo scambio fluido di informazioni sensibili.
La seguente tabella riassume le principali sfide di sicurezza e le risposte politiche adottate nei Paesi oggetto di confronto.
Tabella – Sfide di Sicurezza, Strategie e Cooperazione Internazionale nei Principali Paesi europei
| Paese | Principali Sfide di Sicurezza Identificate | Recenti Riforme Legislative / Strategie Chiave (Anno) | Approccio alla Cooperazione UE / Internazionale |
| Italia | Criminalità Organizzata (Mafie), Terrorismo (interno/esterno), Pressione Migratoria (Mediterraneo), Cybercrime | Decreto Sicurezza (2025) | Attiva in Europol, Frontex, Schengen, Prüm; Nuovo Patto Migrazione e Asilo UE |
| Germania | Estremismo Violento (specie destra), Terrorismo Islamista, Cybercrime, Migrazione Irregolare | Intensificazione controlli frontiere (2024); Strategia Nazionale Anti-Estremismo | Attiva in Europol, Frontex, Schengen, Prüm; Forte cooperazione con ONU / G7 |
| Francia | Terrorismo (Jihadista / Estremista), Ordine Pubblico, Cybercrime, Ingerenze Estere, Immigrazione Illegale | Counterterrorism and Intelligence Law (2021); Legge “Anti-Separatismo” (2021) | Attiva in Europol, Frontex, Schengen, Prüm; Intensa cooperazione bilaterale |
| Spagna | Terrorismo (Jihadista), Criminalità Organizzata (droga, tratta), Cyberminacce, Flussi Migratori Irregolari | Strategia Sicurezza Nazionale; Riforme Codice Penale / Sicurezza Cittadina (2013–2015) | Attiva in Europol, Frontex, Schengen, Prüm; Cooperazione con America Latina / Nord Africa |
| Regno Unito | Terrorismo (Islamista / Estremista destra), Criminalità Organizzata (OIC), Cybercrime, Sicurezza Frontiere / Immigrazione | Border Security, Asylum and Immigration Bill (2025); Crime and Policing Bill (2025) | Cooperazione post-Brexit tramite TCA; Accordi specifici con Europol / Frontex; Sfide sullo scambio dati |
5.5. Sintesi delle “Lezioni Apprese” e delle “Buone Pratiche” identificabili
Dall’analisi comparativa emergono, al solito, diverse lezioni e possibili buone pratiche per il nostro Paese:
- Coordinamento inter-Agenzia: Paesi come la Germania (con GTAZ/GETZ) e la Francia (con CNRLT/CNCT) hanno sviluppato strutture centralizzate di coordinamento inter-agenzia per l’antiterrorismo e la gestione delle crisi, che potrebbero offrire spunti per rafforzare ulteriormente il coordinamento in Italia, specialmente di fronte a minacce complesse e ibride.
- Strategie nazionali integrate: la presenza di Strategie di Sicurezza Nazionale “comprensive”, come quella spagnola o le strategie tedesche contro l’estremismo, che definiscono priorità chiare, linee d’azione e meccanismi di revisione, rappresenta un modello di governance strategica della sicurezza.
- Adattamento normativo continuo: tutti i Paesi analizzati mostrano un impegno costante nell’adattare il proprio quadro legislativo alle minacce emergenti, sebbene con approcci e bilanciamenti diversi tra efficacia securitaria e tutela dei diritti. La sfida comune è mantenere la legislazione al passo con l’evoluzione tecnologica (es. cybercrime, uso dell’IA) e le tattiche criminali.
- Importanza della prevenzione della radicalizzazione: Germania e Regno Unito, ad esempio, pongono un accento significativo su programmi di prevenzione della radicalizzazione e de-radicalizzazione, coinvolgendo attori statali e della società civile. L’UE stessa promuove reti come il Radicalisation Awareness Network (RAN).
- Impatto del contesto specifico: è evidente come il contesto storico-politico (es. l’esperienza spagnola con l’ETA), la struttura istituzionale (federalismo tedesco vs. centralizzazione francese) e la posizione geografica (Paesi di frontiera esterna UE vs. Regno Unito post-Brexit) influenzino profondamente le priorità e le politiche di sicurezza adottate. Non esiste un modello unico universalmente applicabile.
- Bilanciamento Sicurezza/Diritti: il dibattito sul corretto bilanciamento tra esigenze di sicurezza e tutela dei diritti fondamentali è una costante in tutte le democrazie analizzate. Le soluzioni adottate variano, riflettendo diverse sensibilità culturali e giuridiche. Riteniamo che l’esame delle diverse legislazioni e delle relative discussioni pubbliche offra all’Italia spunti per affinare il proprio approccio.
- Proposte migliorative per il comparto Sicurezza in Italia
Sulla base dell’analisi condotta, del quadro normativo aggiornato, del contesto europeo e del confronto con altri Paesi, Noi EUROPEISTI formuliamo le seguenti proposte migliorative per il comparto Interni e Sicurezza in Italia.
- Nell’ambito del rafforzamento del coordinamento e del c.d. “Approccio Integrato”:
- Potenziare i meccanismi di coordinamento strategico ed operativo: è cruciale rafforzare ulteriormente le sedi e le procedure di coordinamento tra il Ministero dell’Interno, il Ministero della Difesa, il Ministero della Giustizia, il Ministero dell’Economia (per le competenze della Guardia di Finanza) e il Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica. L’adozione di un approccio genuinamente “whole-of-government”, che superi le logiche di compartimentazione, è essenziale per affrontare minacce complesse e interconnesse. Si potrebbe valutare l’istituzione o il potenziamento di centri di coordinamento inter-agenzia permanenti, ispirati a modelli come il tedesco GTAZ (Centro Congiunto Antiterrorismo) o il francese CNRLT/CNCT, dedicati a specifiche aree di minaccia (es. terrorismo, criminalità organizzata grave, minacce ibride), con rappresentanti di tutte le forze e agenzie rilevanti, per garantire un’analisi condivisa e una pianificazione operativa congiunta.
- Migliorare il coordinamento tra livelli di Governo: per tematiche come la sicurezza urbana, la prevenzione della criminalità diffusa e la prevenzione della radicalizzazione, è fondamentale migliorare il coordinamento e lo scambio informativo tra il livello centrale (Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza), le Prefetture-UTG, le Regioni e gli Enti Locali. Questo include la promozione di patti per la sicurezza integrata che vedano la partecipazione attiva dei sindaci e delle polizie locali, in un quadro di sussidiarietà e responsabilità condivise.
- Nell’ambito del rafforzamento della capacità di Prevenzione e Contrasto:
- Investimenti tecnologici mirati: è necessario rafforzare l’investimento in tecnologie avanzate (assicurando al contempo il pieno rispetto dei principi di proporzionalità e tutela della privacy) che includano:
* Sistemi di sorveglianza intelligente per aree critiche.
* Piattaforme di analisi dei Big Data e strumenti di intelligenza artificiale per supportare l’analisi predittiva delle minacce e l’attività di intelligence.
* Tecnologie per la cybersicurezza, con un focus sulla protezione delle infrastrutture critiche nazionali, sul contrasto al cybercrime finanziario e sulla lotta alla disinformazione online.
- Nell’ambito del “Capitale Umano” (Formazione e Specializzazione):
- Implementare programmi di formazione continua e altamente specializzata per tutto il personale delle Forze di Polizia e dei Servizi di Intelligence, con un’attenzione particolare alle nuove frontiere della minaccia (cyber-warfare, finanziamento del terrorismo tramite criptovalute, minacce ibride, uso ostile dell’IA).
- Potenziare le competenze linguistiche (in particolare per l’inglese, ma anche per lingue meno diffuse ma strategicamente rilevanti) e interculturali, fondamentali per operare in contesti internazionali e per comprendere fenomeni come la radicalizzazione.
- Affrontare attivamente la carenza di professionisti della cybersicurezza nel settore pubblico, attraverso percorsi di carriera attrattivi, collaborazioni con università e centri di ricerca, e programmi di reskilling/upskilling del personale esistente.
- Assicurare un adeguamento normativo continuo: è necessario un monitoraggio costante dell’adeguatezza del quadro normativo nazionale rispetto alla rapida evoluzione delle minacce e delle tecnologie (sempre, ovviamente, in piena conformità con i principi costituzionali, gli standards europei sui diritti fondamentali ed il principio di proporzionalità).
- Nell’ambito dell’ottimizzazione della partecipazione italiana ai Meccanismi di Sicurezza UE e della Cooperazione internazionale:
- Massimizzare l’utilizzo dei Fondi UE: sfruttare appieno -quindi meglio- le opportunità offerte dai fondi europei dedicati alla sicurezza (come il Fondo Sicurezza Interna – ISF, il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione – FAMI, ed altri strumenti settoriali) per cofinanziare i progetti di potenziamento delle capacità tecnologiche, infrastrutturali e formative a livello nazionale.
- Rafforzare il ruolo Italiano in Europol e Frontex: incrementare il contributo qualitativo e quantitativo dell’Italia alle attività di Europol e Frontex, sia in termini di personale distaccato che di partecipazione a operazioni congiunte e analisi strategiche. Parallelamente, promuovere più intensamente ed efficacemente di quanto fatto finora in sede UE una equa condivisione delle responsabilità e degli oneri, specialmente per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori alle frontiere esterne.
- Potenziare lo scambio informativo: assicurare la piena e tempestiva alimentazione delle piattaforme informative europee (come SIS, Eurodac, ed i futuri sistemi di interoperabilità) e dei canali di scambio con Europol (es. SIENA). Investire nell’adeguamento tecnologico dei sistemi nazionali per garantire la piena interoperabilità e la sicurezza dei dati scambiati, in linea con il Regolamento Prüm II e le altre normative UE. Rafforzare la cooperazione bilaterale con Paesi partners chiave.
- Promuovere un Ruolo Attivo in EMPACT: l’Italia deve svolgere un ruolo maggiormente proattivo all’interno della piattaforma EMPACT, contribuendo alla definizione delle priorità e partecipando efficacemente alle azioni operative contro le principali minacce criminali identificate a livello europeo.
- Nell’ambito del bilanciamento tra efficacia securitaria e tutela dei diritti fondamentali:
- Monitoraggio indipendente dell’impatto normativo: alla luce delle significative novità recentemente introdotte dal pacchetto Sicurezza 2025 e delle critiche sollevate da più parti, sarebbe opportuno istituire o rafforzare meccanismi di monitoraggio indipendente (ad esempio, coinvolgendo l’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, il Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, e organismi della società civile) per valutare l’impatto effettivo delle nuove norme sui diritti fondamentali e sulle libertà civili.
- Cultura della Legalità e rispetto dei diritti nelle Forze dell’Ordine: investire nella formazione etica e giuridica del personale delle forze dell’ordine, promuovendo la cultura della legalità, del rispetto dei diritti umani e della non discriminazione. L’adozione di codici di condotta chiari e vincolanti, unitamente a meccanismi di accountability trasparenti ed efficaci, è fondamentale
- Garanzie per la sorveglianza e raccolta Dati: assicurarsi che qualsiasi misura di sorveglianza elettronica o di raccolta massiva di dati sia sempre strettamente necessaria, proporzionata all’obiettivo perseguito, e soggetta a rigorosi controlli giurisdizionali preventivi e successivi, in linea con la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’UE.
- Nell’ambito degli investimenti in Ricerca, innovazione e prevenzione sociale:
- Sostegno alla Ricerca scientifica: occorre promuovere e finanziare la ricerca scientifica indipendente sulle cause profonde della criminalità (comune e organizzata), del terrorismo e dei processi di radicalizzazione violenta. È altrettanto importante sostenere studi sull’efficacia e sull’impatto delle diverse politiche di prevenzione e contrasto adottate.
- Programmi di prevenzione della Radicalizzazione e De-radicalizzazione: bisogna sviluppare ed implementare programmi di prevenzione della radicalizzazione che coinvolgano attivamente le comunità locali, le istituzioni scolastiche, le famiglie e gli attori della società civile, ispirandosi a modelli europei come il Radicalisation Awareness Network (RAN) o ai programmi di prevenzione attuati in Paesi come la Germania. Parallelamente, potenziare i programmi di de-radicalizzazione e reinserimento per individui condannati per reati di terrorismo o a rischio di estremismo violento.
- Approccio integrato al Disagio sociale: necessario affrontare le cause profonde del disagio giovanile e della microcriminalità, fenomeni che incidono sulla sicurezza urbana e sulla percezione di sicurezza dei cittadini, attraverso approcci integrati che non si limitino alla repressione, ma combinino interventi di sicurezza con politiche sociali, educative, abitative e di inclusione lavorativa.
EUROPEISTI: Le proposte migliorative qui delineate non possono limitarsi ad interventi di natura puramente tecnica o normativa. Per essere realmente efficaci e sostenibili nel tempo, esse richiedono la costruzione di un consenso sociale più ampio, che vada oltre le mere dinamiche politico-parlamentari. La polarizzazione osservata in occasione dell’approvazione del recente pacchetto Sicurezza suggerisce la necessità di un approccio più inclusivo.
Riteniamo che la promozione di un “Patto per la Sicurezza” che coinvolga attivamente non solo le istituzioni statali, ma anche la società civile organizzata, il mondo accademico e della ricerca, e il settore privato (ad esempio, per la cybersicurezza o la sicurezza sul lavoro), possa meglio contribuire a superare le divisioni ed a costruire strategie di sicurezza più condivise, e quindi più resilienti e legittimate nel lungo periodo. delle istituzioni preposte alla sicurezza.
Nell’attuale scenario, diviene imprescindibile per l’Italia e per l’Unione Europea adottare un approccio alla Sicurezza che sia costantemente adattivo, proattivo e fortemente basato sull’intelligence e sull’analisi predittiva delle minacce. La capacità di anticipare le tendenze, di comprendere le interconnessioni tra fenomeni apparentemente distinti e di sviluppare strategie di lungo periodo è divenuta determinante.
In ultima analisi, la Sicurezza nel XXI secolo non può essere considerata appannaggio esclusivo di singole istituzioni o di singoli Stati. Le minacce evolvono con rapidità e trascendono i confini nazionali, rendendo la cooperazione a tutti i livelli – locale, nazionale, europeo e internazionale – non una mera opzione, ma una necessità strutturale.
La Sicurezza è, e sarà sempre di più, un processo continuo di adattamento, apprendimento e responsabilità condivisa, che richiede l’impegno congiunto delle istituzioni, della società civile e dei cittadini per costruire comunità più resilienti e sicure per tutti.
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(*) A cura del Dipartimento “Interni – Sicurezza” e dell’Ufficio Studi del partito EUROPEISTI