Agricoltura

Il comparto della Agricoltura Italiana nel Contesto Europeo (*)

 

EUROPEISTI:          L’agricoltura italiana, pilastro storico dell’economia e della cultura nazionale, si trova ad un bivio cruciale, sospinta tra le tradizioni di eccellenza e le incalzanti sfide poste dall’integrazione nel mercato unico europeo e dalle nuove priorità comunitarie. Con un valore aggiunto che nel 2024 l’ha posizionata al primo posto nell’Unione Europea, superando Spagna e Francia, l’Italia agricola dimostra una notevole capacità produttiva. Tuttavia, dietro questo primato si celano criticità strutturali e nuove sfide che richiedono un’analisi attenta e la formulazione di proposte strategiche per garantire un futuro di competitività e sostenibilità.

  • Il quadro attuale: luci ed ombre del Primato italiano

L’agricoltura italiana vanta una produzione diversificata e di alta qualità, con eccellenze riconosciute a livello mondiale nel settore vitivinicolo, olivicolo, ortofrutticolo e dei prodotti a denominazione di origine protetta (DOP) e indicazione geografica protetta (IGP). Secondo i dati ISTAT, nel 2024 il settore ha registrato una crescita del valore aggiunto del 3,5% in volume, a testimonianza di una vitalità intrinseca.

Tuttavia, la struttura del settore presenta delle fragilità. La dimensione media delle aziende agricole italiane rimane significativamente inferiore alla media europea, con una netta prevalenza di imprese a conduzione familiare. Se da un lato questo favorisce la cura del territorio e la qualità delle produzioni di nicchia, dall’altro rappresenta un ostacolo all’efficienza, all’innovazione e all’accesso ai mercati internazionali. A ciò si aggiunge un deficit nella bilancia commerciale agroalimentare per alcune commodity essenziali, a fronte di un surplus generato dai prodotti trasformati e di alta gamma.

  • L’Integrazione europea: la Politica Agricola Comune (PAC)

La Politica Agricola Comune (PAC) rappresenta il principale strumento di indirizzo e sostegno per l’agricoltura italiana nel contesto europeo. Per il periodo 2023-2027, il Piano Strategico Nazionale (PSN) italiano della PAC prevede l’erogazione di circa 35 miliardi di euro tra pagamenti diretti e fondi per lo sviluppo rurale.

Gli obiettivi della nuova PAC sono ambiziosi e mirano a:

  • Sostenere un reddito agricolo equo: attraverso pagamenti diretti disaccoppiati e sostegni accoppiati per settori in difficoltà.
  • Accrescere la competitività: incentivando l’innovazione, la digitalizzazione e l’organizzazione in filiere.
  • Promuovere la sostenibilità ambientale e climatica: con l’introduzione degli “eco-schemi”, che premiano pratiche agricole benefiche per l’ambiente (es. agricoltura biologica, riduzione dei fitofarmaci, tutela della biodiversità).
  • Favorire lo sviluppo delle zone rurali: sostenendo la diversificazione delle attività agricole e il ricambio generazionale.
  • Criticità emergenti nel contesto europeo

Nonostante le opportunità offerte dalla PAC e dal mercato unico, il settore agricolo italiano si confronta con una serie di criticità significative:

  • Cambiamenti climatici: l’Italia è particolarmente esposta agli impatti del riscaldamento globale, con un aumento della frequenza e dell’intensità di eventi estremi come siccità, ondate di calore e alluvioni. Questi fenomeni hanno già causato danni miliardari alle produzioni, con cali significativi per colture chiave come il grano e l’olio d’oliva. I costi di adattamento, come l’ammodernamento dei sistemi irrigui, sono ingenti.
  • Sostenibilità e Transizione Ecologica: le strategie europee “Green Deal” e “Farm to Fork” impongono obiettivi ambiziosi per la riduzione dell’uso di pesticidi e fertilizzanti, e l’aumento delle superfici coltivate a biologico. Sebbene condivisibili, queste transizioni comportano costi di adeguamento significativi per le aziende, che rischiano di ridurre la competitività nel breve-medio periodo se non adeguatamente supportate.
  • Concorrenza internazionale ed Accordi commerciali: l’apertura del mercato unico espone le produzioni italiane alla concorrenza di altri Paesi europei, spesso caratterizzati da costi di produzione inferiori. Accordi commerciali internazionali, come quello con i paesi del Mercosur, destano inoltre preoccupazioni per il rischio di importare prodotti che non rispettano gli stessi standards produttivi, ambientali e sanitari vigenti nell’UE, con particolare riferimento a settori come quello delle carni bovine.
  • Ricambio generazionale e Digitalizzazione: l’età media degli agricoltori italiani è tra le più alte d’Europa ed i giovani incontrano difficoltà nell’accesso alla terra e al credito. Il livello di digitalizzazione delle aziende agricole, seppur in crescita, rimane disomogeneo e rappresenta un freno all’adozione di tecniche di agricoltura di precisione, fondamentali per aumentare l’efficienza e la sostenibilità.
  • Burocrazia e complessità normativa: la complessità delle normative europee e nazionali e l’eccessiva burocrazia rappresentano un onere significativo per le aziende agricole, in particolare per quelle di piccole dimensioni, che spesso non dispongono delle risorse umane e finanziarie per farvi fronte in modo efficace.

 

EUROPEISTI:          Per affrontare queste criticità e cogliere appieno le opportunità dell’integrazione europea, è necessario un approccio strategico che si articoli su più livelli:

  1. Potenziare il supporto all’adattamento climatico:
    • Investimenti in infrastrutture idriche: bisogna accelerare la realizzazione di invasi ed il potenziamento delle reti di irrigazione per un uso più efficiente dell’acqua.
    • Incentivare l’agricoltura di precisione: bisogna promuovere l’adozione di tecnologie (sensori, droni, DSS) che consentano di ottimizzare l’uso delle risorse idriche e dei fattori produttivi in base alle reali esigenze delle colture.
    • Sviluppo di polizze assicurative innovative: occorre creare strumenti assicurativi più accessibili e flessibili per proteggere gli agricoltori dai rischi catastrofali legati al clima.
  2. Accompagnare la “Transizione Ecologica” con misure efficaci:
    • Consulenza e Formazione: bisogna rafforzare i servizi di consulenza aziendale per supportare gli agricoltori nell’adozione delle pratiche previste dagli eco-schemi e dalle normative ambientali.
    • Sostegno agli Investimenti “green”: bisogna prevedere incentivi specifici per l’acquisto di macchinari a basso impatto ambientale e per la realizzazione di interventi di miglioramento della sostenibilità aziendale.
    • Promozione del Biologico: occorre valorizzare le produzioni biologiche italiane sui mercati nazionali ed internazionali, sottolineandone gli standard qualitativi e di sicurezza. (Esempio: la Cooperativa Girolomoni nelle Marche ha trasformato un’azienda agricola in un modello di filiera biologica integrata, dimostrando la fattibilità economica della sostenibilità).
  3. Rafforzare la posizione sul Mercato Unico e internazionale:
    • Favorire l’aggregazione: bisogna incentivare la creazione di organizzazioni di produttori e di reti di imprese per aumentare il potere contrattuale degli agricoltori e facilitare l’accesso ai mercati.
    • Tutela del “Made in Italy”: bisogna intensificare le azioni di contrasto alla contraffazione e al c.d. “Italian sounding”, e promuovere con ancora più forza i marchi di qualità (DOP, IGP) come garanzia di origine e sostenibilità.
    • Vigilanza sugli accordi commerciali: occorre esigere il rispetto del principio di reciprocità negli accordi commerciali internazionali, garantendo che i prodotti importati rispettino gli stessi standard dei produttori europei.
  4. Incentivare Innovazione e Ricambio generazionale:
    • Accesso alla terra ed al credito per i giovani: bisogna introdurre strumenti finanziari agevolati e semplificazioni burocratiche per favorire l’insediamento di giovani agricoltori.
    • Creare “Hubs” per l’innovazione: occorre sviluppare centri di competenza e di trasferimento tecnologico che mettano in contatto il mondo della ricerca con le esigenze concrete delle aziende agricole. (Esempio: aziende come 3Bee stanno sviluppando soluzioni tecnologiche avanzate per il monitoraggio della salute delle api, unendo agricoltura e intelligenza artificiale per la tutela della biodiversità.

In conclusione, l’agricoltura italiana possiede le risorse, le competenze e l’eccellenza per prosperare nel contesto europeo. Tuttavia, per trasformare le sfide in opportunità è indispensabile una visione strategica chiara e condivisa tra istituzioni, associazioni di categoria e imprese.

Partito EUROPEISTI – Linee Guida

Rapporto Ufficio Studi | Giugno 2025

L’Agricoltura Italiana nel Contesto Europeo: tra Sfide strutturali e Transizione strategica

Un’analisi delle criticità e delle proposte per un futuro competitivo e sostenibile

 

Indice

  1. Sommario
  2. Introduzione: l’Agricoltura come Asset strategico nazionale
  3. Capitolo 1: fisionomia del settore agricolo italiano: un gigante dalle fondamenta frammentate
    • 1.1. Il Peso economico dell’Agricoltura: Valore Aggiunto, Produzione e Occupazione
    • 1.2. I Pilastri produttivi: Analisi settoriale delle “Eccellenze Italiane”
      • 1.2.1. Settore Vitivinicolo
      • 1.2.2. Settore Olivicolo-Oleiario
      • 1.2.3. Settore Ortofrutticolo
      • 1.2.4. Settore Zootecnico
    • 1.3. La Struttura fondiaria: la Sfida dimensionale ed il Ricambio generazionale
  4. Capitolo 2: il Framework europeo: la Politica Agricola Comune (PAC) come Motore e Regolatore
    • 2.1. La Nuova PAC 2023-2027: Architettura e Obiettivi
    • 2.2. Il Piano Strategico Nazionale (PSN) Italiano: Allocazione delle Risorse e Priorità
    • 2.3. Il Mercato Unico: Opportunità di sbocco e Pressioni competitive
  5. Capitolo 3: Analisi delle criticità sistemiche nel contesto globale ed europeo
    • 3.1. Emergenza Climatica e Idrogeologica: un Rischio esistenziale
    • 3.2. Il Green Deal e la Strategia “Farm to Fork“: il Dilemma della Sostenibilità Economica
    • 3.3. Competizione globale e Accordi commerciali: la minaccia della Concorrenza asimmetrica
    • 3.4. Deficienze strutturali endogene: burocrazia, logistica e Digital Divide
  6. Capitolo 4: Linee Guida strategiche per un’Agricoltura resiliente e competitiva
    • 4.1. Proposta 1: Governance e Semplificazione – un nuovo Patto tra Stato e Agricoltore
    • 4.2. Proposta 2: Innovazione e Agricoltura 4.0 – la transizione digitale come leva competitiva
    • 4.3. Proposta 3: Gestione sostenibile delle Risorse – Acqua, Suolo e Biodiversità al centro
    • 4.4. Proposta 4: Rafforzamento delle Filiere e Accesso al Mercato
    • 4.5. Proposta 5: Capitale Umano – Formazione e Attrattività per i Giovani
  7. Conclusioni: verso un nuovo paradigma per l’Agricoltura italiana
  1. Sommario

Il presente rapporto (*) analizza lo stato del comparto agricolo italiano all’interno del quadro di integrazione europea, evidenziandone i punti di forza, le criticità strutturali e le sfide emergenti.

L’Italia si conferma leader europeo per valore aggiunto agricolo (€38,4 miliardi nel 2024), grazie a produzioni di eccellenza riconosciute a livello mondiale. Tuttavia, tale primato è minacciato da fattori endogeni ed esogeni.

Criticità identificate:

  • Strutturali: eccessiva frammentazione aziendale (dimensione media 11 ettari vs 17 media UE), elevata età media degli imprenditori agricoli e conseguente rallentamento del ricambio generazionale.
  • Ambientali: impatti severi del cambiamento climatico (siccità, eventi estremi), con perdite produttive stimate in miliardi di euro negli ultimi anni.
  • Di Mercato: pressione competitiva interna al mercato unico e concorrenza internazionale potenzialmente sleale derivante da accordi commerciali (es. Mercosur) con standards produttivi divergenti.
  • Normative: complessità e oneri burocratici della PAC e delle strategie del Green Deal (“Farm to Fork“), che richiedono ingenti investimenti per l’adeguamento.

 

Proposte strategiche: nel rapporto Noi EUROPEISTI formuliamo cinque direttrici strategiche per rafforzare la competitività e la sostenibilità del settore:

  1. Governance e Semplificazione: occorre predisporre una radicale riforma della burocrazia e creare degli “sportelli unici” per l’accesso ai fondi UE.
  2. Innovazione e Agricoltura 4.0: bisogna introdurre incentivi fiscali e finanziari per l’adozione di tecnologie di precisione, Blockchain per la tracciabilità e IoT per la gestione delle risorse.
  3. Gestione sostenibile delle Risorse: occorre predisporre un “Piano Invasi Nazionale”, la modernizzazione delle reti irrigue e la promozione di tecniche di agricoltura conservativa.
  4. Rafforzamento delle Filiere: bisogna assicurare il potenziamento delle Organizzazioni di Produttori (OP) e dei contratti di filiera per migliorare il potere contrattuale degli agricoltori.
  5. Capitale Umano: occorre introdurre programmi di formazione avanzata e misure per facilitare l’accesso alla terra ed al credito per i giovani imprenditori.

L’agricoltura italiana è a un punto di svolta. L’attuazione di queste proposte strategiche è fondamentale per trasformare le sfide attuali in opportunità, consolidando la leadership del “Made in Italy” agroalimentare in un contesto europeo e globale sempre più complesso.

 

  1. Introduzione: l’Agricoltura come Asset strategico nazionale

EUROPEISTI:          L’agricoltura, per l’Italia, trascende la mera dimensione economica. Essa è un elemento costitutivo del paesaggio, dell’identità culturale, della salute pubblica e del presidio territoriale. In un’epoca definita dalle grandi transizioni –ecologica, digitale e geopolitica– il settore primario assume un ruolo di rinnovata centralità strategica. La capacità di garantire la sicurezza e la sovranità alimentare, di gestire in modo sostenibile le risorse naturali e di generare valore economico in aree rurali, rende l’agricoltura un pilastro insostituibile per lo sviluppo equilibrato del Paese.

In questo rapporto Noi EUROPEISTI ci proponiamo di analizzare in profondità la condizione del settore agricolo italiano, ponendola in relazione dialettica con il suo principale quadro di riferimento: l’Unione Europea. L’integrazione europea, attraverso la PAC ed il Mercato Unico, ha profondamente modellato l’agricoltura italiana negli ultimi decenni, offrendo immense opportunità ma introducendo anche vincoli e sfide competitive significative.

L’analisi che segue è strutturata per fornire un quadro conoscitivo completo. Partendo da una fotografia statistica e strutturale del settore (Capitolo 1), si esamina la cornice normativa e finanziaria europee (Capitolo 2). Successivamente, vengono analizzate le principali criticità che minacciano la stabilità e la crescita del settore (Capitolo 3), per poi culminare nella formulazione di proposte operative e strategiche (Capitolo 4) volte a tracciare un percorso di sviluppo per il futuro. L’obiettivo finale -come propositori politici- è di fornire agli stakeholders di settore uno strumento utile a orientare le scelte future, per un’agricoltura italiana che sappia essere, al contempo, più produttiva, più sostenibile e più giusta.

 

Capitolo 1

Fisionomia del settore agricolo italiano: un gigante dalle fondamenta frammentate

 

1.1. Il Peso economico dell’Agricoltura: Valore Aggiunto, Produzione e Occupazione

L’agricoltura italiana rappresenta una delle forze trainanti dell’economia nazionale e un’eccellenza nel panorama europeo. Nel 2024, secondo i dati della Commissione Europea e di ISTAT, il settore agricolo italiano (incluse silvicoltura e pesca) ha generato un valore aggiunto di 38,4 miliardi di euro, posizionando l’Italia al primo posto tra i 27 Stati membri, davanti a Spagna (€33,2 miliardi) e Francia (€31,5 miliardi). Questo dato, da solo, rappresenta circa il 15% del valore aggiunto agricolo totale dell’Unione.

Il valore della produzione agricola italiana si attesta intorno ai 75 miliardi di euro, a testimonianza di un apparato produttivo diversificato e di altissima qualità. Tale valore è trainato da comparti ad alta specializzazione, che contribuiscono a un export agroalimentare complessivo che ha superato i 60 miliardi di euro.

Dal punto di vista occupazionale, il settore primario impiega direttamente circa 1,3 milioni di unità di lavoro (ULA), svolgendo un ruolo sociale fondamentale, soprattutto nelle aree interne e nel Mezzogiorno. L’agricoltura, inoltre, genera un indotto significativo, attivando filiere a monte (macchinari, fertilizzanti, sementi) e a valle (industria di trasformazione alimentare, logistica, ristorazione) che moltiplicano il suo impatto economico e occupazionale. Tuttavia, è importante notare una tendenza di lungo periodo alla contrazione del numero di addetti, compensata solo in parte da un aumento della produttività del lavoro.

 

1.2. I Pilastri produttivi: analisi settoriale delle eccellenze italiane

La leadership italiana si fonda su una straordinaria biodiversità e su specializzazioni produttive uniche.

  • Settore Vitivinicolo: l’Italia è il primo produttore mondiale di vino, con una produzione che si attesta mediamente intorno ai 45-50 milioni di ettolitri l’anno. Il settore genera un fatturato di oltre 14 miliardi di euro, con un valore dell’export che supera i 7 miliardi. Con oltre 500 varietà di uve autoctone coltivate, il vino italiano è un simbolo del “Made in Italy“, grazie a un sistema di denominazioni di origine (DOCG, DOC, IGT) che garantisce qualità e legame con il territorio.
  • Settore Olivicolo-Oleiario: nonostante le sfide produttive legate al clima e a fitopatie come la Xylella fastidiosa, l’Italia si contende con la Spagna il primato di secondo produttore mondiale di olio d’oliva. La vera forza risiede nell’altissima qualità e nella grande varietà di cultivar (oltre 500), che danno vita a oli extravergini con profili organolettici unici, protetti da numerose DOP e IGP.
  • Settore Ortofrutticolo: l’Italia è leader europeo nella produzione di numerose specie ortofrutticole, tra cui pomodoro da industria, mele, pere, uva da tavola, pesche e agrumi. Questo settore è caratterizzato da un’elevata intensità di lavoro e da una forte vocazione all’export, ma soffre la concorrenza di paesi con costi di manodopera inferiori (es. Spagna, Nord Africa).
  • Settore Zootecnico: la zootecnia italiana presenta un quadro a due velocità. Da un lato, vanta filiere di eccellenza integrate, come quella del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano nel lattiero-caseario e quella dei prosciutti DOP nel suinicolo. Dall’altro, il settore della carne bovina e delle materie prime per mangimi sconta una forte dipendenza dall’estero, con un saldo della bilancia commerciale strutturalmente negativo.

 

1.3. La Struttura Fondiaria: la sfida dimensionale ed il Ricambio generazionale

La principale debolezza strutturale dell’agricoltura italiana risiede nella sua polverizzazione. Secondo l’ultimo Censimento dell’Agricoltura, la dimensione media di un’azienda agricola in Italia è di circa 11 ettari, un dato nettamente inferiore alla media UE (17 ettari) e lontanissimo dai valori di paesi come Francia (69 ettari) o Germania (63 ettari). Oltre il 70% delle aziende italiane ha una superficie inferiore ai 5 ettari.

Questa frammentazione comporta diverse conseguenze negative:

  • Minore efficienza: limita le economie di scala e l’adozione di tecnologie avanzate.
  • Difficoltà di accesso al credito: le piccole imprese sono spesso percepite come più rischiose dal sistema bancario.
  • Scarso potere contrattuale: la polverizzazione dell’offerta indebolisce gli agricoltori nella contrattazione con la grande distribuzione e l’industria di trasformazione.

A questa criticità si somma il problema del ricambio generazionale. Solo l’11% degli imprenditori agricoli ha meno di 40 anni, mentre oltre un terzo ha più di 65 anni. I giovani incontrano ostacoli enormi nell’accesso alla terra, a causa del suo costo elevato e della scarsa mobilità del mercato fondiario, e nella gestione di una burocrazia complessa. Questa situazione non solo mette a rischio la continuità di molte aziende, ma frena anche l’impulso all’innovazione e all’adozione di nuovi modelli di business che le nuove generazioni potrebbero portare.

 

Capitolo 2

La cornice europea: la PAC come Motore e Regolatore

 

2.1. La Nuova PAC 2023-2027: architettura ed obiettivi

La Politica Agricola Comune è lo strumento più potente che influenza l’agricoltura italiana. Con una dotazione finanziaria complessiva di circa 387 miliardi di euro per il settennato 2023-2027, la PAC si articola su due “pilastri”:

  • Primo Pilastro: finanzia i pagamenti diretti agli agricoltori (sostegno di base al reddito, pagamenti ridistributivi, sostegno per i giovani) e gli interventi settoriali (es. OCM Ortofrutta, Vitivinicolo). Una novità fondamentale sono gli eco-schemi, regimi volontari che remunerano gli agricoltori per l’adozione di pratiche benefiche per il clima e l’ambiente.
  • Secondo Pilastro: finanzia lo Sviluppo Rurale, attraverso programmi cofinanziati dagli Stati membri che supportano investimenti in azienda, insediamento di giovani, agricoltura biologica, consulenza, formazione e diversificazione nelle aree rurali.

La nuova PAC sposta l’asse dal mero sostegno alla produzione verso la remunerazione di “beni pubblici” come la tutela dell’ambiente, del paesaggio e della biodiversità, in linea con le ambizioni del Green Deal europeo.

 

2.2. Il Piano Strategico Nazionale (PSN) italiano: allocazione delle risorse e priorità

Per la prima volta, la PAC 2023-2027 viene attuata tramite Piani Strategici Nazionali (PSN), che danno maggiore flessibilità agli Stati membri nel definire le proprie priorità. L’Italia gestisce attraverso il suo PSN circa 35 miliardi di euro in sette anni.

Le scelte strategiche del PSN italiano si concentrano su:

  • Sostenibilità Ambientale: l’Italia ha destinato il 25% della dotazione dei pagamenti diretti (circa 880 milioni di euro all’anno) ai 5 eco-schemi, che includono pagamenti per:
    • il benessere animale,
    • la riduzione dell’antimicrobico-resistenza,
    • l’inerbimento delle colture arboree,
    • la salvaguardia degli olivi di valore paesaggistico,
    • il sostegno a sistemi foraggeri estensivi.
  • Competitività: sostegno agli investimenti per l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e l’ammodernamento delle strutture, con un focus particolare sull’efficienza irrigua.
  • Equità e Sviluppo rurale: misure specifiche per i giovani agricoltori (con una dotazione di circa 1 miliardo di euro), sostegno alle aree svantaggiate e promozione di filiere corte e diversificazione.
  • “Sostegno Accoppiato”: circa 500 milioni di euro all’anno sono destinati al sostegno accoppiato, ovvero aiuti diretti a specifici settori ritenuti strategici o in difficoltà, come il frumento duro, le proteine vegetali (legumi), il latte bovino, le carni bovine e ovi-caprine.

 

2.3. Il Mercato Unico: opportunità di sbocco e pressioni competitive

Il Mercato Unico Europeo rappresenta il principale sbocco per l’export agroalimentare italiano, assorbendo circa i due terzi del totale. L’assenza di dazi e barriere doganali offre alle imprese italiane l’accesso a un bacino di oltre 450 milioni di consumatori, molti dei quali con un’elevata capacità di spesa e una forte attenzione alla qualità e alla sicurezza alimentare.

Tuttavia, il Mercato Unico è anche un’arena di intensa competizione. Le produzioni italiane si confrontano quotidianamente con quelle di altri Stati membri che possono beneficiare di diversi vantaggi competitivi:

  • Costi di produzione: Paesi come la Spagna nel settore ortofrutticolo o la Polonia in quello avicolo presentano costi della manodopera e degli input inferiori.
  • Strutture aziendali: Paesi come Francia e Germania, con aziende di maggiori dimensioni, possono realizzare maggiori economie di scala.
  • Logistica: la posizione geografica centrale di alcuni competitor e sistemi logistici più efficienti possono rappresentare un vantaggio.

Questa pressione competitiva si fa sentire soprattutto sui prodotti “commodity” e a minor valore aggiunto, spingendo l’Italia a specializzarsi sempre di più su produzioni di alta gamma, certificate (DOP/IGP, Biologico) e ad alto contenuto di servizio.

 

Capitolo 3

Analisi delle criticità sistemiche nel contesto globale ed europeo

Nonostante i suoi punti di forza, il sistema agricolo italiano è esposto a una serie di pressioni e criticità interconnesse che ne minacciano la stabilità economica e la sostenibilità a lungo termine. Queste sfide, di natura ambientale, politica e strutturale, richiedono un’analisi lucida per poter essere trasformate in opportunità di crescita.

 

3.1. Emergenza Climatica ed Idrogeologica: un rischio esistenziale

L’Italia è unhotspot” del cambiamento climatico nel bacino del Mediterraneo. Gli impatti non sono più una previsione futura, ma una realtà conclamata che affligge le produzioni agricole con crescente virulenza. La criticità si manifesta principalmente attraverso due fenomeni:

  • Siccità e Stress idrico: l’aumento delle temperature medie e la riduzione delle precipitazioni nevose in inverno comportano una drastica diminuzione della disponibilità di acqua, sia nelle falde che nei grandi bacini idrici. La Pianura Padana, cuore agricolo del Paese, ha vissuto negli ultimi anni le peggiori crisi idriche degli ultimi decenni, con il fiume Po ai minimi storici. La “Associazione Nazionale dei Consorzi di Bonifica” (ANBI) stima che la carenza idrica abbia causato danni all’agricoltura per oltre 6 miliardi di euro solo nel 2022, con cali produttivi superiori al 30% per colture idro-esigenti come mais, riso e soia.
  • Eventi Meteorologici estremi: all’opposto della siccità, si assiste ad una intensificazione di eventi meteorologici violenti: bombe d’acqua, grandinate di dimensioni eccezionali e alluvioni lampo. L’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna nel maggio 2023 ha sommerso oltre 5.000 aziende agricole, con danni diretti stimati in oltre 1,5 miliardi di euro, senza contare i costi a lungo termine per il ripristino della fertilità dei suoli e delle infrastrutture. Questi eventi non solo distruggono il raccolto dell’anno, ma compromettono la capacità produttiva delle piante (come nel caso di frutteti e vigneti) per diversi anni a venire.

  

3.2. Il Green Deal e la strategia “Farm to Fork“: il dilemma della Sostenibilità economica

La transizione ecologica, promossa con forza dalla Commissione Europea attraverso il Green Deal e la sua declinazione agricola “Farm to Fork, rappresenta una sfida epocale per il modello produttivo italiano. Gli obiettivi sono ambiziosi:

  • Riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi di sintesi entro il 2030.
  • Riduzione del 20% dell’uso dei fertilizzanti.
  • Destinazione del 25% della superficie agricola all’agricoltura biologica.

Sebbene la direzione sia condivisibile per la salute dell’ambiente e dei consumatori, la sua implementazione solleva enormi interrogativi sulla sostenibilità economica delle aziende agricole italiane. La transizione richiede ingenti investimenti in nuove tecnologie, ricerca su alternative ai fitofarmaci e cambiamenti radicali nelle tecniche agronomiche. Il rischio, evidenziato da numerose associazioni di categoria, è che una transizione troppo rapida e non adeguatamente supportata possa tradursi in:

  • Un calo delle rese produttive, che metterebbe a rischio la sicurezza alimentare e aumenterebbe la dipendenza dalle importazioni.
  • Un aumento dei costi di produzione, che, se non compensato da un adeguato riconoscimento del mercato, eroderebbe la redditività delle imprese, specialmente quelle più piccole.
  • Una perdita di competitività rispetto a produttori di paesi extra-UE non soggetti agli stessi vincoli ambientali.

EUROPEISTI:          La sfida per l’Italia è quindi quella di governare questa transizione, utilizzando al meglio i fondi della PAC (in particolare gli eco-schemi) per accompagnare le aziende nel cambiamento, piuttosto che imporlo come un onere insostenibile.

 

3.3. Concorrenza globale ed Accordi commerciali: la minaccia della “concorrenza asimmetrica”

L’apertura dei mercati globali, pur offrendo sbocchi per l’export di eccellenza, espone il sistema agricolo italiano da una concorrenza spesso basata su standard produttivi, sociali e ambientali differenti. La criticità principale è rappresentata dagli accordi di libero scambio che l’UE stipula con paesi terzi.

Un caso emblematico è l’accordo UE-Mercosur (firmato ma ancora in fase di ratifica), che suscita preoccupazioni in quanto potrebbe aprire il mercato europeo a contingenti di prodotti (carni bovine, zucchero, etanolo) provenienti da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, paesi in cui il modello di produzione è spesso estensivo, con un largo uso di antibiotici, OGM e pratiche che contribuiscono alla deforestazione. Questo creerebbe una concorrenza diretta e insostenibile per i produttori italiani, in particolare per il settore zootecnico, che opera secondo standards di benessere animale e tracciabilità tra i più rigorosi al mondo.

Il principio di reciprocità –cioè richiedere che i prodotti importati rispettino le stesse regole imposte ai produttori europei– è la richiesta chiave del settore agricolo italiano. Analoghe preoccupazioni riguardano la tutela delle Indicazioni Geografiche (IG), che in accordi come il CETA (con il Canada) hanno ricevuto una protezione solo parziale, aprendo la porta a fenomeni di imitazione e del c.d. “Italian sounding“.

 

3.4. Deficienze strutturali endogene: Burocrazia, Logistica e Digital Divide

Infine, l’agricoltura italiana sconta ritardi ed inefficienze interne che ne frenano lo sviluppo:

  • Oneri Burocratici: la complessità delle procedure per accedere ai fondi della PAC ed ai permessi nazionali rappresenta un costo enorme in termini di tempo e denaro per gli agricoltori. La stratificazione di normative europee, nazionali e regionali crea un labirinto in cui le aziende più piccole, prive di un’adeguata struttura amministrativa, continuano a perdersi.
  • Gap Logistico ed Infrastrutturale: l’Italia soffre di un ritardo nella logistica, specialmente nella catena del freddo e nell’intermodalità. I costi di trasporto incidono pesantemente sulla competitività dei prodotti freschi. Molte aree rurali, in particolare nel Mezzogiorno e nelle zone montane, scontano ancora un deficit di infrastrutture primarie, incluse le reti digitali.
  • Digital Divide: nonostante i progressi, la penetrazione delle tecnologie dell’Agricoltura 4.0 è ancora limitata ed a macchia di leopardo. La mancanza di connettività a banda larga in molte aree rurali e la carenza di competenze digitali tra gli imprenditori agricoli più anziani impediscono la piena adozione di strumenti di precisione che sarebbero fondamentali per aumentare l’efficienza e la sostenibilità.

 

Capitolo 4

Linee Guida strategiche per un’Agricoltura resiliente e competitiva

Affrontare le criticità analizzate richiede una visione strategica e un pacchetto di interventi coordinati. Di seguito Noi EUROPEISTI formuliamo cinque proposte strategiche fondamentali e quindici azioni conseguenti:

 

PROPOSTA 1 – Governance e Semplificazione: un “Nuovo Patto tra Stato e Agricoltore”

L’obiettivo è trasformare la Pubblica Amministrazione da percepito ostacolo a partner dello sviluppo.

  • Azione 1.1 (Sportello Unico Digitale Agricolo – SUDA): occorre creare un’unica piattaforma digitale nazionale attraverso cui l’agricoltore possa gestire tutte le pratiche, dalla domanda PAC alla segnalazione dei danni da calamità, dal piano di coltivazione ai permessi edilizi rurali. Il sistema, basato sul principio “once-only” (i dati vengono forniti una sola volta), deve integrare le banche dati di AGEA, delle Regioni e dei Comuni.
  • Azione 1.2 (Potenziamento dei Centri di Assistenza Agricola – CAA): bisogna riformare e potenziare i CAA, trasformandoli in veri e propri Hubs di servizi avanzati, capaci di offrire non solo assistenza per le pratiche burocratiche, ma anche consulenza strategica su finanza, innovazione e accesso ai mercati.
  • Azione 1.3 (Controlli Intelligenti): bisogna utilizzare le tecnologie satellitari (es. Copernicus) e l’analisi dei dati per un sistema di controlli “by exception“, concentrando le verifiche in loco solo sulle situazioni a più alto rischio e riducendo la pressione ispettiva generalizzata sulle aziende.

 

PROPOSTA 2 – Innovazione e Agricoltura 4.0: la “Transizione Digitale come leva competitiva”

L’innovazione non è un’opzione, ma una necessità per produrre di più e meglio con meno risorse.

  • Azione 2.1 (Credito d’Imposta “Agricoltura 5.0”): bisogna introdurre un credito d’imposta potenziato, sul modello di “Transizione 4.0”, specificamente dedicato all’acquisto di tecnologie digitali (sensori, droni, IoT), software gestionali e macchinari di precisione. Il credito dovrebbe essere maggiorato per investimenti che dimostrino un doppio beneficio: digitale e ambientale.
  • Azione 2.2 (Piattaforma Nazionale di Tracciabilità): bisogna promuovere, attraverso un partenariato pubblico-privato, lo sviluppo di una piattaforma nazionale basata su tecnologia Blockchain per la tracciabilità delle filiere del Made in Italy, a partire dai prodotti DOP/IGP. Questo strumento garantirebbe al consumatore finale la massima trasparenza sull’origine e sui metodi di produzione, combattendo la contraffazione.
  • Azione 2.3 (Digital Innovation Hub Agricoli): occorre finanziare, attraverso i fondi per lo sviluppo rurale, la creazione di “Digital Innovation Hubs” specializzati in agricoltura in ogni regione. Questi centri devono mettere in rete università, centri di ricerca, aziende tecnologiche e imprese agricole per testare e diffondere le innovazioni sul campo.

 

PROPOSTA 3 – Gestione sostenibile delle Risorse: “Acqua, Suolo e Biodiversità al Centro”

La sostenibilità ambientale deve diventare un fattore di competitività.

  • Azione 3.1 (Piano Invasi e Infrastrutture idriche): bisogna finanziare e accelerare un “Piano Nazionale” per la realizzazione di piccoli e medi invasi multifunzionali, capaci di raccogliere le acque piovane per poi rilasciarle durante i periodi di siccità. Parallelamente, è necessario modernizzare le reti di distribuzione dei consorzi di bonifica per ridurre le perdite, che in alcuni casi superano il 40%.
  • Azione 3.2 (Incentivi per la c.d. “Irrigazione di Precisione”): occorre vincolare una quota dei fondi per lo sviluppo rurale ad investimenti per la conversione dei sistemi irrigui da metodi a scorrimento a metodi più efficienti (goccia, micro-irrigazione), abbinati a sistemi di sensoristica che permettano di irrigare solo quando e quanto necessario.
  • Azione 3.3 (Contratti per la “Salute del Suolo”): bisogna utilizzare gli eco-schemi della PAC per remunerare in modo più significativo pratiche agronomiche che aumentano la sostanza organica e la fertilità del suolo, come l’agricoltura conservativa (semina su sodo), le colture di copertura (cover crops) e la gestione ottimale dei residui colturali.

 

PROPOSTA 4 – Rafforzamento delle Filiere e Accesso al Mercato

L’aggregazione dell’offerta è la chiave per riequilibrare il potere contrattuale all’interno della filiera agroalimentare.

  • Azione 4.1 (Piano Strategico per le Organizzazioni di Produttori – OP): bisogna lanciare un programma pluriennale per rafforzare le OP esistenti e promuoverne la nascita in settori e territori dove sono più deboli. Il sostegno non deve essere solo finanziario, ma anche manageriale, per dotare le OP di competenze per la pianificazione della produzione, il marketing e la logistica.
  • Azione 4.2 (Promozione dei Contratti di Filiera): occorre introdurre incentivi fiscali ed un quadro normativo chiaro per favorire la stipula di contratti di filiera pluriennali tra produttori agricoli e industria di trasformazione/GDO. Tali contratti devono prevedere meccanismi trasparenti di formazione del prezzo, legati anche a standard qualitativi e di sostenibilità.
  • Azione 4.3 (Campagne di Comunicazione per il “Made in Italy Sostenibile”): bisogna utilizzare i fondi UE per la promozione al fine di lanciare grandi campagne di comunicazione sui mercati internazionali, focalizzate non solo sulla qualità e sul gusto dei prodotti italiani, ma anche sulla sostenibilità dei processi produttivi e sulla sicurezza garantita dal modello europeo.

 

PROPOSTA 5 – Capitale Umano: Formazione e Attrattività per i Giovani

Il futuro dell’agricoltura dipende dalla capacità di attrarre giovani talenti e di aggiornare costantemente le competenze.

  • Azione 5.1 (Banca della Terra e Credito Agevolato): bisogna rendere pienamente operativa e rifinanziare la “Banca Nazionale delle Terre Agricole” gestita da ISMEA, per mettere a disposizione dei giovani, a costi calmierati, i terreni demaniali e quelli abbandonati. Allo stesso tempo, istituire un fondo di garanzia statale per facilitare l’accesso al credito bancario per le Start-Up agricole under 40.
  • Azione 5.2 (Riforma degli Istituti Agrari e ITS): occorre rivedere i programmi degli istituti tecnici agrari e potenziare la rete degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) nel settore agroalimentare, integrandoli maggiormente con le imprese e introducendo nuovi percorsi formativi su agricoltura digitale, economia circolare e agri-management.
  • Azione 5.3 (Mentoring e Trasferimento d’Impresa): è necessario creare programmi, finanziati dallo Sviluppo Rurale, che favoriscano l’affiancamento (mentoring) tra agricoltori anziani prossimi alla pensione e giovani che intendono subentrare, facilitando un passaggio generazionale graduale e il trasferimento del prezioso “sapere pratico”.

  

Conclusioni

EUROPEISTI:     L’analisi condotta in questo rapporto ha messo in luce la natura duale dell’agricoltura italiana: un settore leader in Europa per valore e qualità, ma al contempo vulnerabile a causa di fragilità strutturali storiche e di sfide globali senza precedenti. L’integrazione europea, con la sua Politica Agricola Comune, agisce come un potente catalizzatore, offrendo risorse ingenti ma imponendo anche una traiettoria di cambiamento radicale verso la sostenibilità e la digitalizzazione.

Ignorare le criticità –dall’impatto devastante del cambiamento climatico alla pressione di una concorrenza non sempre leale, passando per il fardello della burocrazia– sarebbe un errore strategico imperdonabile. Allo stesso modo, subire passivamente la transizione ecologica senza governarla attivamente rischierebbe di compromettere la redditività di migliaia di imprese.

Le proposte strategiche presentate in queste Linee Guida del nostro Partito non sono una semplice lista di desideri, ma un invito ad un’azione coordinata e sistemica. Esse delineano un nuovo paradigma in cui la sostenibilità ambientale non è un vincolo ma una leva di competitività; l’innovazione tecnologica è lo strumento per aumentare l’efficienza e la trasparenza; l’aggregazione è la via per conquistare valore sul mercato; e il capitale umano è l’asset più prezioso su cui investire.

Il futuro dell’agricoltura italiana non è già scritto: dipende dalla capacità di tutti gli attori –istituzioni, imprese, associazioni e mondo della ricerca– di collaborare per attuare una visione comune. Una visione che permetta al settore non solo di adattarsi al cambiamento, ma di guidarlo, confermando il suo ruolo di pilastro dell’economia, della società e dell’identità italiana nel cuore dell’Europa.

 

(*) A cura del Dipartimento “Agricoltura” e dell’Ufficio Studi del partito EUROPEISTI