Il Mercato Unico Europeo

Realizzazioni, Sfide e Proposte strategiche

per una maggiore integrazione e competitività (*)

EUROPEISTI:          Il Mercato Unico Europeo rappresenta una pietra angolare del processo di integrazione dell’Unione Europea, fungendo da catalizzatore per lo sviluppo economico, l’innovazione e la competitività.

Dalla sua istituzione ufficiale nel 1993, basato sui principi fondamentali delle “quattro libertà” – la libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone – ha generato notevoli benefici economici, tra cui un aumento significativo degli scambi commerciali intra-UE, una maggiore scelta per i consumatori a prezzi inferiori e standard elevati di qualità e sicurezza.

Nonostante questi successi, il suo pieno potenziale rimane inesplorato.

Il mercato è ancora afflitto da persistenti inefficienze, in particolare la frammentazione nei mercati dei servizi e dei capitali, la presenza di barriere non tariffarie e la divergenza normativa tra gli Stati membri.

La nostra analisi comparativa rivela che l’UE presenta un divario significativo in termini di produttività e crescita del PIL pro capite rispetto agli Stati Uniti, ed un grado di integrazione interna inferiore rispetto al mercato statunitense. Altri blocchi economici come l’USMCA, l’AEC e il Mercosur offrono prospettive diverse sull’integrazione, evidenziando le specificità e le sfide uniche del modello europeo.

Le ragioni di queste inefficienze risiedono in una combinazione di fattori:

  • l’attuazione incompleta delle libertà fondamentali,
  • la proliferazione di barriere non tariffarie che equivalgono a “tariffe” significative,
  • una trasposizione e applicazione inadeguata del diritto dell’UE e
  • sfide specifiche in settori chiave come l’economia digitale, l’energia e gli appalti pubblici.

Queste problematiche contribuiscono a una stagnazione della produttività, a dimensioni aziendali subottimali e a una ridotta attrattiva per gli investimenti.

Per superare tali ostacoli, Noi EUROPEISTI proponiamo soluzioni strategiche che includono:

  • il rafforzamento dell’applicazione delle norme e dei meccanismi di conformità,
  • l’approfondimento dell’armonizzazione e la semplificazione normativa (anche attraverso l’introduzione di un “28° regime” volontario),
  • il completamento dell’Unione dei Mercati dei Capitali e del Mercato Unico Digitale,
  • la costruzione di un’Unione dell’Energia più resiliente e integrata,
  • un uso più strategico del bilancio dell’UE per gli investimenti in beni pubblici europei.

Per l’Italia, le raccomandazioni specifiche includono:

  • l’accelerazione delle riforme giudiziarie e burocratiche,
  • il miglioramento della trasposizione e dell’applicazione del diritto dell’UE,
  • investimenti mirati nelle infrastrutture energetiche e nella digitalizzazione,
  • il potenziamento dell’accesso al capitale per le PMI innovative,
  • la semplificazione delle operazioni transfrontaliere e del riconoscimento delle qualifiche professionali.

Un impegno rinnovato e coordinato è essenziale per sbloccare il pieno potenziale del Mercato Unico e garantire un futuro prospero e competitivo per la nostra Europa.

  1. Fondamenti ed evoluzione del “Mercato Unico Europeo” (MUE)

Il Mercato Unico Europeo, spesso definito anche mercato interno o mercato comune, rappresenta il cuore del progetto di integrazione economica dell’Unione Europea. La sua concezione mira a trasformare l’Europa in un’unica entità economica, facilitando gli scambi e la mobilità attraverso i confini nazionali.

 

  1. Definizione e Principi fondamentali:

le Quattro Libertà (Merci, Servizi, Capitali, Persone)

Il funzionamento del Mercato Unico si basa su quattro principi cardine, noti come le “quattro libertà fondamentali”, che garantiscono la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone tra i paesi partecipanti. Questi includono i 27 Stati membri dell’UE, oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia (attraverso l’Accordo sullo Spazio Economico Europeo) e la Svizzera tramite accordi settoriali. L’obiettivo è creare un territorio commerciale unificato, privo delle regolamentazioni e delle tariffe che tipicamente si applicano al commercio tra nazioni distinte.

  • La libera circolazione delle merci ha avuto inizio con la creazione della Comunità Economica Europea (CEE) e dell’unione doganale. Questo processo ha comportato la soppressione delle restrizioni quantitative, l’eliminazione delle misure ad effetto equivalente alle restrizioni quantitative e la riduzione delle diversità nell’imposizione fiscale degli scambi commerciali.

 

  • La libera prestazione dei servizi garantisce il diritto di fornire servizi in qualsiasi Stato membro senza discriminazioni basate sulla nazionalità. Sebbene sia un pilastro fondamentale, la sua piena integrazione ha proceduto a un ritmo più lento rispetto ad altre libertà.

 

  • La libera circolazione dei capitali e la liberalizzazione dei pagamenti sono state introdotte come libertà sancite dai trattati con il Trattato di Maastricht del 1992. Dal 2004, l’articolo 63 del TFUE vieta tutte le restrizioni ai movimenti di capitali e ai pagamenti tra Stati membri e con paesi terzi, sebbene esistano eccezioni giustificate, come misure per prevenire violazioni della legislazione nazionale (es. fiscale, vigilanza prudenziale) o in caso di crisi della bilancia dei pagamenti.

 

  • Infine, la libera circolazione delle persone assicura il diritto di spostarsi e stabilirsi liberamente all’interno dell’UE per cittadini e lavoratori. Questo include il reciproco riconoscimento dei diplomi e delle qualifiche professionali, anche se permangono sfide per i lavoratori non cittadini dell’Unione che desiderano spostarsi tra Stati membri.

 

 

  1. Tappe storiche e loro impatto sull’integrazione del Mercato

Il percorso verso il Mercato Unico è stato un’evoluzione graduale, costellata di tappe legislative e giurisprudenziali fondamentali.

  • Il Trattato di Roma (1957) ha posto le basi, delineando la visione iniziale di un mercato comune e delle quattro libertà economiche.

 

  • La creazione dell’Unione Doganale Europea nel 1968 ha rapidamente stabilito il principio della libera circolazione delle merci.

 

  • Un passo significativo è stato compiuto con la sentenza della Corte di Giustizia Europea (1979), che ha introdotto il principio del riconoscimento reciproco. Questo principio stabilisce che i beni legalmente venduti in una parte del mercato unico non possono essere esclusi da un’altra, a meno che lo Stato membro non possa giustificare la restrizione sulla base di un requisito imperativo. Tale approccio ha rappresentato una soluzione pragmatica per superare le barriere non tariffarie in assenza di un’armonizzazione legislativa completa.

 

  • L’Atto Unico Europeo (AUE) del 1986 è stato un momento cruciale, fissando la scadenza del 31 dicembre 1992 per il completamento del Mercato Unico. L’AUE ha riformato i meccanismi decisionali, esteso le competenze comunitarie e si è concentrato sull’eliminazione delle barriere fisiche, tecniche e fiscali, inclusa l’armonizzazione degli standard e la liberalizzazione delle istituzioni finanziarie.

 

  • Il Trattato di Maastricht (1992) ha ufficialmente lanciato il Mercato Unico il 1° gennaio 1993 e ha formalmente introdotto la libera circolazione dei capitali come libertà fondamentale, gettando anche le basi per l’Unione Economica e Monetaria (UEM).

 

  • Successivamente, il Trattato di Amsterdam (1997) ha incorporato l’Area Schengen nelle competenze dell’UE, abolendo ulteriormente i controlli alle frontiere fisiche all’interno del mercato interno.

 

  • Il Trattato di Lisbona (2009) ha mirato a stabilire una c.d. “economia sociale di mercato” altamente competitiva, sebbene alcune aree delle quattro libertà, in particolare nel settore dei servizi, non fossero ancora completamente aperte.

 

  • Nel 2011, la Commissione ha adottato il Single Market Act, una serie di dodici progetti volti a stimolare la crescita, la competitività e il progresso sociale, affrontando questioni come la mobilità dei lavoratori e la protezione dei consumatori.

 

  1. Risultati chiave e benefici economici per l’UE

Il Mercato Unico ha dimostrato di essere un potente motore di sviluppo economico, innovazione e competitività all’interno dell’area comune dei paesi membri. Si stima che, in sua assenza, il PIL europeo sarebbe inferiore dell’8%, pari a circa 1.200 miliardi di euro, quasi l’equivalente del PIL della Spagna.

  • Ha portato a un aumento significativo degli scambi commerciali all’interno dell’UE, con il commercio intracomunitario che rappresenta oltre il 60% del totale del commercio estero dell’UE. Questo ha favorito la formazione di catene di fornitura continentali e ha spinto le imprese europee ad adattarsi a un ambiente più competitivo, migliorando la qualità dei loro prodotti e servizi e stimolando l’innovazione e l’efficienza.

 

  • Per i consumatori, il Mercato Unico ha garantito una più ampia gamma di beni e servizi a prezzi inferiori e con standard elevati di qualità e sicurezza. L’armonizzazione normativa ha eliminato le disparità che potevano ostacolare il commercio, promuovendo un ambiente imprenditoriale più favorevole all’innovazione e all’investimento.

 

  • A livello globale, il Mercato Unico permette all’UE di agire come un blocco coeso, rafforzando la sua influenza politica e commerciale. Senza di esso, l’Europa avrebbe difficoltà a competere con giganti economici come gli Stati Uniti e la Cina, che beneficiano di economie di scala e mercati interni più uniformi. Con 31 paesi partecipanti, è la più grande e integrata area di libero scambio al mondo.

 

  1. Osservazioni sull’evoluzione dell’integrazione

L’analisi del percorso storico del Mercato Unico rivela che il concetto di “completamento” è più un obiettivo dinamico che un punto di arrivo statico.

Nonostante le scadenze ambiziose, come quella del 1992 fissata dall’Atto Unico Europeo, e i successivi trattati (Maastricht, Amsterdam, Lisbona) che hanno continuato ad affrontare aree “incomplete”, in particolare nei servizi, si osserva che l’integrazione è un processo continuo di adattamento a nuove realtà economiche e di superamento delle resistenze nazionali.

Ciò suggerisce che il Mercato Unico non è un’entità fissa, ma un “giardino che deve essere curato”, richiedendo un impegno costante per evolvere e affrontare le sfide emergenti.

 

EUROPEISTI:          Un approccio pragmatico all’integrazione è stato il principio del riconoscimento reciproco, stabilito dalla Corte di Giustizia Europea. Questo meccanismo ha permesso di progredire nella riduzione delle barriere, anche in assenza di un’armonizzazione legislativa completa. La difficoltà di imporre un’armonizzazione esaustiva, spesso a causa di atteggiamenti protezionistici e della mancanza di strutture decisionali forti nella CEE iniziale, ha reso tale riconoscimento reciproco uno strumento giudiziario efficace per ridurre gli ostacoli intangibili, spostando l’onere della prova per le restrizioni sugli Stati membri.  

Più in generale, va messo in luce come il MUE trascende la sua funzione puramente economica, fungendo da pilastro strategico per le ambizioni più ampie dell’UE. Oltre a generare benefici economici, esso contribuisce alla “stabilità europea” e consente all’UE di agire come un “blocco coeso” sulla scena globale.

L’integrazione del mercato è strumentale per il raggiungimento di obiettivi anche non strettamente economici (come la transizione verde e la neutralità climatica). Questa interconnessione evidenzia che il successo o il fallimento del MUE ha ripercussioni significative su vari domini politici, rendendo il suo approfondimento cruciale per la traiettoria futura dell’UE.   

 

  1. Analisi comparativa:

il MUE in un contesto globale

 

Per comprendere appieno la posizione e le sfide del Mercato Unico Europeo, è essenziale confrontarlo con altri blocchi economici regionali significativi.

 

  • Confronto con l’integrazione Nordamericana (USMCA)

L’Accordo Stati Uniti-Messico-Canada (USMCA), che ha sostituito il NAFTA, regola le relazioni commerciali ed economiche in Nord America. I suoi obiettivi principali includono la promozione della produzione regionale, la protezione dei diritti dei lavoratori e la riduzione della dipendenza dalle catene di approvvigionamento esterne.

L’integrazione nordamericana è caratterizzata da una profonda interdipendenza produttiva, in particolare nell’industria automobilistica, dove i componenti possono attraversare i confini fino a otto volte prima dell’assemblaggio finale, illustrando catene del valore verticalmente integrate.

Le disposizioni chiave dell’USMCA hanno aumentato i requisiti di contenuto regionale per le automobili (dal 62,5% al 75%) e imposto salari più alti per una parte del contenuto automobilistico ($16/ora), ponendo un’enfasi maggiore sui diritti del lavoro.

Nonostante questa profonda integrazione, l’USMCA affronta sfide derivanti dalle incertezze politiche introdotte dalla nuova Amministrazione Trump, con potenziali tariffe e disavanzi commerciali che potrebbero danneggiare in modo significativo economie altamente interdipendenti come quelle dei partners Messico e Canada.

Confrontando l’UE con gli Stati Uniti, emerge:

  • un significativo divario di produttività e crescita. Tra il 1993 e il 2022, la crescita del PIL pro capite dell’UE è stata del +28,2%, la metà rispetto al +56,6% degli Stati Uniti. Inoltre, il PIL dell’EU11 (i primi 11 membri dell’UE) è sceso dall’82% del PIL americano nel 1993 al 72% attuale.
  • Gli scambi di beni intra-UE rappresentano il 26% del PIL dell’area, un dato significativamente inferiore rispetto a oltre il 60% registrato tra i 50 Stati americani.

Questo indica che il grado di integrazione del Mercato Unico Europeo è ancora inferiore al suo potenziale rispetto al mercato interno statunitense.

 

  • Confronto con la Comunità economica ASEAN (AEC)

Lanciata nel 2015, la Comunità Economica ASEAN (AEC) mira a essere una comunità economica altamente integrata e coesa, promuovendo un mercato interconnesso per il commercio e gli investimenti. Si concentra sulla minimizzazione delle barriere, sull’armonizzazione delle normative e sul miglioramento della facilità di fare affari.

Il commercio intra-ASEAN rappresenta costantemente oltre un quinto del commercio totale dell’ASEAN, e il commercio di servizi ha registrato un’impennata, spinto dalla digitalizzazione.

L’integrazione economica aiuta i membri dell’ASEAN a cogliere i frutti della globalizzazione, rafforzare le riforme interne, attrarre investimenti, stimolare la crescita economica, espandere le opportunità commerciali e migliorare la competitività nelle catene del valore globali.

Tuttavia, l’AEC deve affrontare sfide derivanti da megatrend come tensioni geopolitiche, cambiamenti nei flussi commerciali, trasformazione tecnologica, impatti del cambiamento climatico e cambiamenti demografici, che possono frammentare i mercati ma anche aprire nuove partnerships.

 

  • Confronto con il Mercosur

Il Mercosur, istituito con il Trattato di Asunción nel 1991, persegue l’integrazione in materia doganale e commerciale. I suoi obiettivi includono l’armonizzazione delle politiche economiche dei membri e la promozione dello sviluppo economico.

Ha istituito una Tariffa Esterna Comune (TEC), sebbene con eccezioni.

Nonostante i progressi, come il nuovo Regime di Origine (ROM) e le Aree di Controllo Integrate (ICA) ai principali valichi di frontiera, la piena armonizzazione è stata elusiva. Alcuni beni interni sono ancora soggetti a dazi doganali e persistono disparità nei dazi esterni. La piena attuazione degli aspetti del mercato comune del Mercosur affronta ostacoli, tra cui tensioni interne e difficoltà nell’armonizzazione delle politiche.

 

EUROPEISTI:         Il confronto tra questi blocchi economici rivela approcci distinti all’integrazione. L’UE si affida fortemente all’armonizzazione legislativa ed al riconoscimento reciproco, mirando a un mercato veramente “unico” attraverso l’adozione di un insieme comune di regole che sostituisce (almeno) 27 normative nazionali. Questo contrasta con l’USMCA, che enfatizza i requisiti di contenuto regionale e specifiche disposizioni sul lavoro all’interno di quadri nazionali esistenti, e con il Mercosur, che, nonostante una Tariffa Esterna Comune, fatica a raggiungere una piena unione doganale e un mercato comune. L’ASEAN, dal canto suo, si concentra sulla minimizzazione delle barriere e sull’armonizzazione delle normative per favorire l’interconnessione piuttosto che un unico mercato unificato.

Il significativo divario di produttività e PIL pro capite tra l’UE e gli Stati Uniti suggerisce che, nonostante l’esistenza del MUE, esso non ha generato lo stesso livello di dinamismo economico. Questo può essere attribuito, in parte, alla frammentazione dei mercati dei capitali dell’UE e alle dimensioni medie più piccole delle imprese europee rispetto a quelle statunitensi.

La quota molto inferiore degli scambi di beni intra-UE rispetto al PIL (26%) rispetto agli scambi tra gli Stati americani (oltre il 60%) indica che, sebbene il Mercato Unico dell’UE sia sostanziale, è meno integrato del mercato interno statunitense. Ciò evidenzia la persistenza di barriere non tariffarie che ostacolano il pieno flusso di beni e servizi.  

 

Tabella 1: Panoramica comparativa dei principali blocchi economici

La tabella evidenzia che, mentre il Mercato Unico Europeo è ambizioso nella sua ricerca di un’integrazione profonda attraverso l’armonizzazione, esso si confronta con persistenti sfide interne che ne limitano il pieno potenziale, in particolare rispetto alla dinamicità economica osservata negli Stati Uniti. I diversi modelli di integrazione adottati dagli altri blocchi riflettono priorità e contesti regionali specifici, ma tutti sottolineano l’importanza di superare le barriere per stimolare la crescita economica e la competitività.

Caratteristica Mercato Unico Europeo (ESM) USMCA Comunità Economica ASEAN (AEC) Mercosur
Anno Fondazione/Trattato Chiave 1993 (Maastricht) 2020 (sost. NAFTA) 2015 1991 (Asunción)
Numero Membri 31 (27 UE + 4 EFTA/SEE) 3 (USA, Messico, Canada) 10 5 (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Venezuela)
Principi/Libertà Fondamentali 4 Libertà (Merci, Servizi, Capitali, Persone) Commercio beni, servizi digitali, lavoro, investimenti Commercio, investimenti, servizi, persone (limitata) Commercio, politiche economiche armonizzate
Livello di Integrazione Mercato Unico (con lacune) Accordo di Libero Scambio (FTA) con requisiti specifici Comunità Economica (riduzione barriere, armonizzazione) Unione Doganale (con eccezioni)
Commercio Intra-Blocco (% PIL/Totale) 26% beni intra-UE/PIL (2022); >60% intra-UE/totale EU 18% (USA-Canada), 51% (USA-Messico) di esportazioni USA >1/5 del commercio totale ASEAN N/A (piena armonizzazione elusa)
Crescita PIL (es. 1993–2022) +28.2% USA: +56.6% N/A (crescita significativa) N/A (crescita non impressionante post-NAFTA per Messico)
Dinamiche Produttività Inferiore agli USA USA: superiore all’UE N/A (focus su riforme interne) N/A
Meccanismi Integrazione Chiave Armonizzazione, Riconoscimento Reciproco Requisiti contenuto regionale, diritti lavoro Minimizzazione barriere, armonizzazione regolamentare Tariffa Esterna Comune, Regime di Origine
Principali Sfide Barriere non tariffarie, frammentazione servizi/capitali, protezione nazionale Incertezze politiche, potenziali tariffe, deficit commerciali Tensioni geopolitiche, trasformazione tecnologica, clima Tensioni interne, piena armonizzazione elusa
Caratteristiche Notevoli Area Schengen, Unione Mercati Capitali Integrazione profonda settore auto Forte crescita commercio servizi post-COVID Aree di Controllo Integrate

 

III. Inefficienze persistenti e Barriere ad

un Mercato pienamente integrato

Nonostante i successi e gli ambiziosi obiettivi, il Mercato Unico Europeo è ancora lontano dal suo pieno potenziale. Il grado di integrazione è inferiore a quanto potrebbe essere, e diverse inefficienze e barriere ne ostacolano il funzionamento ottimale.

 

  1. Attuazione incompleta delle “Quattro Libertà” (+ Una)

La persistenza di ostacoli impedisce una piena realizzazione delle quattro libertà fondamentali.

  • La frammentazione del mercato dei servizi è particolarmente evidente. Nonostante il settore dei servizi rappresenti circa il 70% del PIL e dell’occupazione dell’UE, il Mercato Unico dei servizi continua a operare al di sotto del suo potenziale. Normative nazionali restrittive e divergenti costituiscono una barriera significativa alla libera prestazione dei servizi transfrontalieri.

 

  • Anche i mercati dei capitali rimangono frammentati, nonostante la libera circolazione dei capitali sia stata introdotta come libertà fondamentale con il Trattato di Maastricht. Questa frammentazione ostacola la canalizzazione dei risparmi verso investimenti ad alto rischio e ad alto rendimento, limitando la capacità dell’UE di soddisfare fabbisogni di finanziamento significativi (come, ad esempio, i 620 miliardi di euro all’anno stimati per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

 

  • Un’altra problematica è il “divario di innovazione” dell’Europa. L’UE è in ritardo rispetto a concorrenti globali come Stati Uniti e Cina nell’adozione di tecnologie avanzate; ad esempio, l’Europa è leader in una sola delle dieci tecnologie critiche che definiranno i prossimi anni (la connettività). Questa carenza è stata collegata ai limiti delle attuali quattro libertà.

 

  • Jacques Delors, uno degli architetti chiave del Mercato Unico, ha espresso il rammarico di essersi fermato a quattro libertà, suggerendo una “quinta libertà” incentrata su conoscenza, ricerca, innovazione e competenze per rafforzare la competitività globale dell’Europa. L’idea di questa “quinta libertà” mira a espandere il mercato dell’UE oltre beni e servizi, includendo elementi intangibili come la conoscenza e la ricerca, promuovendo un’Europa più interconnessa con competenze transfrontaliere e interdisciplinari.

 

  1. “Barriere Non Tariffarie” e Frammentazione normativa

L’abolizione delle tariffe all’interno dell’UE non ha eliminato tutti gli ostacoli al commercio.

  • Persistono numerose “barriere non tariffarie” (NTB) ai confini nazionali. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) stima che queste barriere equivalgano atariffe” di circa il 44% per i beni e il 110% per i servizi all’interno del MUE, valori significativamente superiori rispetto al 13% stimato per gli scambi tra gli Stati degli USA.

 

  • L’eterogeneità delle normative nazionali, degli standards tecnici e delle pratiche amministrative crea ostacoli considerevoli. Le aziende si trovano ad affrontare un “mosaico di 27 diversi mercati nazionali” e un “patchwork” di obblighi contrastanti.

 

La Commissione Europea ha identificato un insieme di dieci terribili” ostacoli tra cui:

 

  • regole UE eccessivamente complesse,
  • la mancanza di “titolarità” del Mercato Unico da parte degli SM,
  • procedure complicate per l’avvio e l’operatività delle attività commerciali,
  • problemi nel riconoscimento delle qualifiche professionali,
  • lunghi ritardi nella definizione degli standards,
  • regole frammentate su imballaggi, etichettatura e rifiuti,
  • norme sui prodotti armonizzate obsolete,
  • regolamentazione nazionale dei servizi restrittiva e divergente,
  • procedure onerose per il distacco temporaneo dei lavoratori e
  • vincoli territoriali di approvvigionamento.

 

EUROPEISTI:          Spesso, queste barriere sono una conseguenza involontaria di legittime preoccupazioni politiche. Gli Stati membri talvolta introducono requisiti nazionali aggiuntivi rispetto a quanto previsto dalle direttive UE, un fenomeno noto come “gold-plating“, o non applicano il principio del riconoscimento reciproco in aree non armonizzate, ostacolando la libera circolazione.

  • Anche la frammentazione fiscale, con differenze significative nelle aliquote dell’imposta sulle società (dal 9% al 35%), favorisce il trasferimento dei profitti e impedisce una piena integrazione economica.

 

  1. Applicazione e trasposizione inadeguate del diritto dell’UE

Un problema fondamentale risiede nell’attuazione e nell’applicazione delle norme dell’UE. Gli Stati membri spesso non riescono a recepire le direttive del Mercato Unico nel diritto nazionale entro le scadenze concordate, generando “deficit di trasposizione“. Anche quando recepite, le direttive possono essere attuate in modo errato, dando luogo a “deficit di conformità“.  La Commissione avvia procedimenti di infrazione per la trasposizione tardiva o errata, ma questi processi sono spesso lunghi, costosi e con esiti incerti per le imprese.

 

EUROPEISTI:    Si percepisce una mancanza di “titolarità” del Mercato Unico da parte degli Stati membri, che porta a persistenti tendenze protezionistiche e ad una ri-frammentazione del mercato. Questo fenomeno -nonostante i suoi ben noti costi economici- è spesso tollerato a livello politico a causa di derive nazionalistiche. I lunghi ritardi nella trasposizione compromettono gravemente il buon funzionamento del Mercato Unico e riducono la certezza giuridica per le imprese e i cittadini.

 

  1. Sfide settoriali specifiche

Diversi settori chiave affrontano ostacoli particolari che ne limitano l’integrazione.

  • Nell’economia digitale, l’Europa è in ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina nell’adozione di tecnologie avanzate. Solo l’11,7% delle imprese dell’UE utilizza pienamente le tecnologie digitali avanzate, mentre il 41% non le utilizza affatto. Le imprese incontrano difficoltà nell’accesso alle informazioni e nell’espletamento delle formalità amministrative online a causa di leggi complesse, formati di dati obsoleti e sistemi IT inefficienti.

Persiste il geoblocking, ovvero le restrizioni basate sulla nazionalità o sul luogo di residenza per gli acquisti online transfrontalieri; tuttavia, un Mercato Unico Digitale pienamente integrato potrebbe aumentare il PIL annuale dell’UE di 400 miliardi di euro.

 

  • Il mercato dell’energia è caratterizzato da costi elevati e volatili, in particolare rispetto agli Stati Uniti (il prezzo del gas è quattro volte superiore), il che inibisce gli investimenti e l’espansione delle imprese. La mancanza di interconnessioni sufficienti tra le reti elettriche nazionali ostacola la creazione di un mercato energetico veramente integrato e l’allocazione efficiente delle risorse. L’Europa rimane inoltre fortemente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili, che coprono quasi due terzi del suo fabbisogno energetico, ponendo sfide in termini di sicurezza e costi.

 

  • Nel settore degli appalti pubblici, i mercati rimangono frammentati, con un numero elevato di procedimenti di infrazione. Le tendenze protezionistiche nazionali, come le politiche di “Buy European“, possono soffocare l’innovazione e minare la competitività.
  1. Implicazioni macroeconomiche e di Competitività

Le inefficienze del Mercato Unico hanno profonde implicazioni macroeconomiche. La sua integrazione incompleta costituisce un limite strutturale al potenziale di sviluppo dell’Europa, manifestandosi in dinamiche di produttività più deboli ed una crescita del PIL inferiore rispetto agli Stati Uniti. Questo rischia di bloccare l’Europa su un percorso di bassa crescita.

La frammentazione e le differenze normative rendono difficile per le imprese europee crescere fino a raggiungere una dimensione continentale, portando a una moltitudine di aziende più piccole e focalizzate a livello nazionale. Ciò impedisce la realizzazione di economie di scala e limita la competitività globale.

La mancanza di un mercato pienamente integrato, in particolare quello dei capitali, scoraggia gli investitori istituzionali e limita gli investimenti, soprattutto nei settori innovativi e ad alta crescita. Inoltre, il crescente protezionismo da parte dei governi nazionali e l’insufficiente applicazione delle norme hanno progressivamente eroso le regole del Mercato Unico, portando a una ri-frammentazione che impone costi aggiuntivi e indebolisce le dinamiche di mercato, con impatti negativi anche su beni critici come i medicinali.

 

EUROPEISTI:   Le “dieci terribili” barriere identificate dalla Commissione non sono semplicemente problemi tecnici isolati, ma piuttosto manifestazioni di questioni sistemiche più profonde: derivano spesso da una riluttanza politica e amministrativa degli SM a cedere pienamente il controllo o a dare priorità all’integrazione a livello UE rispetto agli interessi nazionali. Le preoccupazioni politiche nazionali o la preferenza per l’autonomia normativa nazionale portano a un “patchwork” di regole piuttosto che a un approccio unificato, rendendo le sole soluzioni tecniche insufficienti.

Inoltre, le libertà fondamentali non operano in silos; le inefficienze in un’area si ripercuotono sulle altre. La frammentazione nei mercati dei servizi e dei capitali è strettamente collegata alla capacità dell’UE di finanziare la transizione verde e di sostenere l’innovazione. Un mercato dei capitali frammentato limita gli investimenti nelle tecnologie digitali e verdi, il che a sua volta incide sulla produttività e sulla competitività in tutti i settori. Questo crea un circolo vizioso in cui un’integrazione incompleta in un’area frena il potenziale dell’intero mercato.

Infine, il peso cumulativo di normative frammentate, procedure complesse e un’applicazione incoerente genera un onere amministrativo e di conformità significativo per le imprese, in particolare le PMI. Questa “proliferazione normativae le “inefficienze burocraticheaumentano direttamente i costi operativi, scoraggiano l’espansione transfrontaliera e riducono l’attrattiva dell’UE come destinazione per gli investimenti. Questo contribuisce al divario di produttività e alle dimensioni medie più ridotte delle imprese europee rispetto a mercati più unificati come gli Stati Uniti.

  

  1. Proposte strategiche di Noi EUROPEISTI

per migliorare efficienza e competitività del MUE

 

Per sbloccare il pieno potenziale del Mercato Unico e rafforzare la competitività europea, è secondo Noi necessaria un’azione strategica e coordinata su più fronti.

 

  • Rafforzamento dei meccanismi di applicazione e conformità

È fondamentale prevenire l’introduzione di nuove barriere da parte degli SM, specialmente durante la trasposizione delle norme UE nel diritto nazionale. Gli strumenti esistenti come Solvit e SMET devono essere migliorati e le procedure di infrazione snellite per garantire un’applicazione tempestiva e corretta del diritto dell’UE.

Un passo significativo proposto è l’istituzione di “Sherpa del Mercato Unico” a livello governativo in ciascuno SM, idealmente presso gli uffici del Primo Ministro, con il compito di integrare le attività dei diversi ministeri ed assicurare l’efficace attuazione delle norme del Mercato Unico.

L’adozione di strumenti digitali, come il “Passaporto Digitale di Prodotto”, può semplificare la conformità, ridurre la burocrazia e migliorare l’accesso al mercato, rendendo le informazioni sui prodotti più chiare e accessibili. È inoltre essenziale un migliore coordinamento delle autorità nazionali di vigilanza del mercato a livello UE per garantire che solo i prodotti conformi siano disponibili.

 

  • Approfondimento dell’armonizzazione e semplificazione normativa

La riduzione della complessità normativa è cruciale. L’adozione di pacchetti “Omnibus” e l’introduzione di un controllo di competitività nella progettazione di nuove norme possono contribuire a ridurre le regolamentazioni UE eccessivamente complesse.

Un’iniziativa rilevante ed innovativa è l’esplorazione di un “28° regime”, una carta societaria volontaria a livello UE, che potrebbe semplificare le regole per le imprese transfrontaliere, coprendo potenzialmente il diritto fallimentare, del lavoro e tributario. Questo approccio pragmatico deve ridurre la complessità legale e i costi di conformità.

Per quanto riguarda le qualifiche professionali, è necessario accelerare le autorizzazioni di lavoro e snellire il riconoscimento transfrontaliero per affrontare le carenze di competenze e consentire alle imprese di assumere talenti adeguati.

La revisione delle normative sulla standardizzazione è fondamentale per migliorarne la velocità e la flessibilità, garantendo che gli standards siano “a prova di futuro”.

Infine, la frammentazione delle regole su imballaggi, etichettatura e rifiuti può essere affrontata attraverso l’armonizzazione, potenzialmente tramite il Passaporto Digitale di Prodotto e una nuova legge europea per l’economia circolare.

 

  • Completamento della “Unione dei Mercati dei Capitali” (UMC)

La creazione di un mercato unico dei capitali è un imperativo. È necessario:

  • facilitare l’accesso ai mercati dei capitali, anche attraverso l’introduzione di un nuovo prodotto europeo di risparmio e investimento;

 

  • ridurre le barriere per gli investitori al dettaglio, incanalando i risparmi verso prodotti basati sul mercato a più alto rendimento;

 

  • rafforzare la vigilanza integrata: l’espansione dei mercati dei capitali transfrontalieri richiede un’ulteriore armonizzazione legislativa ed un ecosistema di vigilanza più integrato, possibilmente con una vigilanza UE più centralizzata in alcune aree;

 

  • incrementare il capitale di rischio -per colmare il divario di innovazione- mobilitando investitori pubblici e istituzionali per sostenere Start-up e Scale-up innovative;

 

  • creare un panorama integrato di negoziazione e post-negoziazione, supportato dalla digitalizzazione e dalla tecnologia di contabilità distribuita (DLT);

 

  • armonizzare il diritto societario e fallimentare per un mercato veramente integrato.

 

  • Avanzamento del “Mercato Unico Digitale” (MUD)

La trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale (IA) sono priorità strategiche. È necessario:

  • promuovere l’adozione di tecnologie digitali avanzate, incluse le fabbriche di IA, e favorire lo sviluppo e l’implementazione di modelli di IA per l’industria e i servizi pubblici;

 

  • migliorare e facilitare la condivisione sicura di Dati pubblici e privati;

 

  • semplificare il regime normativo ed accelerare lo sviluppo di nuovi sistemi e applicazioni;

 

  • migliorare gli incentivi di mercato per la costruzione delle reti digitali del futuro, ridurre gli oneri e i costi di conformità e migliorare la connettività digitale;

 

  • abolire il geoblocking continuando a garantire che i consumatori possano accedere a contenuti e servizi online transfrontalieri senza discriminazioni;

 

  • promuovere l’innovazione -specie in settori come Start-up e Scale-up, spazio, tecnologie quantistiche e IA applicata- ed eliminare la frammentazione derivante dalle diverse legislazioni nazionali.

 

 

  • Costruzione di una “Unione dell’Energia” resiliente e integrata

Gli investimenti strategici sono essenziali per affrontare i costi energetici elevati e la dipendenza dalle importazioni. È prioritario:

  • investire in migliori inter-connettori tra le reti elettriche nazionali;

 

  • accelerare la diffusione delle infrastrutture di ricarica per i trasporti sostenibili;

 

  • adottare modelli di business circolari e creare un ambiente attraente per le industrie ad alta intensità energetica attraverso un “Patto per l’industria pulita“;

 

  • attuare misure per abbassare i costi energetici e prepararsi a potenziali crisi energetiche con l’obiettivo di un “piano d’azione per un’energia a prezzi accessibili”;

 

  • sostenere gli investimenti nella de-carbonizzazione, mediante una riforma del quadro degli aiuti di Stato ed evitando al contempo distorsioni del mercato.

 

  • Uso strategico del Bilancio e degli investimenti dell’UE

L’FMI raccomanda di raddoppiare le spese del bilancio dell’UE per i beni pubblici europei (ad esempio, reti elettriche, digitalizzazione, difesa e R&S) dallo 0,4% ad almeno lo 0,9% del reddito nazionale lordo dell’UE per colmare i divari di investimento.

Secondo Noi EUROPEISTI è cruciale:

  • migliorare il coordinamento degli sforzi nazionali attorno a priorità condivise, garantendo che gli investimenti a livello UE complementino ed amplifichino le iniziative nazionali;

 

  • considerare la possibilità di nuovi prestiti UE per anticipare gli investimenti, distribuire i costi nel tempo ed aumentare l’offerta di attività sicure;

 

  • allineare strategicamente l’allocazione del bilancio e le condizionalità delle riforme potrebbe amplificare l’impatto di entrambi, promuovendo sia la crescita economica sia un’integrazione più profonda. Attualmente, esiste uno scarso collegamento diretto tra la spesa UE (incentrata sugli investimenti) e le riforme normative intraprese dagli SM per rimuovere le barriere MUE.

Osservazioni sull’evoluzione delle soluzioni

L’evoluzione delle soluzioni proposte riflette una comprensione più matura delle sfide del Mercato Unico.

Storicamente, l’UE ha iniziato con un’integrazione “negativa”, focalizzata sulla rimozione di barriere esplicite come le tariffe. Ora, l’attenzione si sposta sempre più verso un’integrazione “positiva”, che implica l’armonizzazione delle leggi, e persino verso “azioni proattive” per prevenire la creazione di nuove barriere.

EUROPEISTI:          Le proposte per un “28° regime” e una “quinta libertà” rappresentano un passo verso meccanismi di integrazione più profondi, complessi e volontari. Questo indica che non si tratta più solo di aprire i mercati, ma di costruire attivamente un quadro comune, promuovere ecosistemi condivisi (digitale, energia, innovazione) e affrontare le questioni sottili e sistemiche derivanti dalle diverse culture giuridiche e amministrative nazionali.

La digitalizzazione emerge come un fattore abilitante trasversale e una nuova frontiera dell’integrazione. È vista come una soluzione per la conformità (es. Passaporto Digitale di Prodotto), per semplificare le operazioni commerciali, e come componente centrale della crescita economica futura (Mercato Unico Digitale). È anche parte integrante dell’Unione dei Mercati dei Capitali (negoziazione/post-negoziazione) e del settore energetico (reti intelligenti). La digitalizzazione, quindi, non è solo un settore ma un abilitatore fondamentale che può, se le regole digitali nazionali divergono, esacerbare la frammentazione o, se armonizzata, fornire strumenti potenti per un’integrazione più profonda e un’efficienza in tutte e quattro le libertà. Il ritardo dell’UE nell’adozione digitale e la frammentazione delle regole digitali sono debolezze critiche che, se affrontate, potrebbero sbloccare un potenziale economico significativo (un aumento di 400 miliardi di euro del PIL) e snellire l’intero Mercato Unico.

Infine, il bilancio dell’UE svolge un duplice ruolo: non solo per gli investimenti diretti in priorità condivise, ma anche come leva per incentivare le riforme nazionali. Un allineamento strategico dell’allocazione del bilancio con le condizionalità delle riforme può amplificare l’impatto di entrambi, favorendo sia la crescita economica sia un’integrazione più profonda.

  1. Ruolo dell’Italia – Raccomandazioni specifiche

(per sfruttare meglio il MUE)

 

Il nostro Paese, in quanto terza economia dell’UE e ottava a livello mondiale, ha un ruolo cruciale nel Mercato Unico. Tuttavia, affronta sfide strutturali che ne limitano il pieno sfruttamento.

 

  1. Contesto economico attuale e Sfide per l’Italia

L’economia italiana ha mostrato resilienza, ma la crescita del PIL è moderata (0,9% nel 2023, 0,7% nel 2024, e proiezioni di circa 0,7% a medio termine). L’Italia soffre di una debole crescita della produttività, che si prevede continuerà a pesare sulle prospettive future. Questa è in parte attribuibile a investimenti “produttivi” inferiori rispetto a Cina e Stati Uniti.

Le inefficienze strutturali includono un sistema legale lento, una burocrazia inefficiente e persistenti disparità regionali, con tassi di inattività lavorativa significativamente più elevati nel Sud rispetto al Nord. La proliferazione normativa e gli elevati costi di conformità (ad esempio, il GDPR ha comportato una diminuzione media dell’8% dei profitti e del 2% delle vendite per le aziende) riducono l’attrattiva dell’Italia per gli affari.

Come il resto d’Europa, l’Italia è esposta a costi energetici elevati e volatili, che inibiscono gli investimenti aziendali. L’Italia si posiziona anche al di sotto della media UE per quanto riguarda l’indipendenza energetica.

Nel contesto della digitalizzazione, l’Italia si classifica al 25° posto su 28 Stati membri dell’UE nell’Indice di Digitalizzazione dell’Economia e della Società (DESI), con ritardi significativi nella connettività e nell’adozione della banda larga. Storicamente, l’Italia ha anche mostrato un deficit di trasposizione relativamente elevato per le direttive del Mercato Unico (2,1% nel 2011).

Infine, la legge sul “Golden Power” consente al governo italiano di bloccare o imporre condizioni sulle acquisizioni estere in settori strategici per motivi di sicurezza nazionale: una sua applicazione “nazional-integralista” può produrre danni al Sistema Paese.

 

  1. Opportunità per l’Italia nel quadro del Mercato Unico

Nonostante le sfide, l’Italia ha significative opportunità all’interno del MUE:

  • Beneficia di un mercato interno relativamente benestante e di un accesso diretto al più ampio Mercato Comune Europeo, offrendo una vasta base di consumatori.

 

  • Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), finanziato con oltre 200 miliardi di euro di fondi UE (2021-2026), rappresenta un’opportunità unica per accelerare le transizioni digitali e verdi e affrontare le riforme strutturali. L’attuazione tempestiva ed efficace dei progetti del PNRR è cruciale per la crescita.

 

  • L’Italia rimane una destinazione attraente per gli investimenti esteri diretti (IDE) in settori strategici come manifatturiero, telecomunicazioni, energia e farmaceutico.

 

  • Le aziende a capitale estero contribuiscono in modo significativo a vendite, valore aggiunto e spese in R&S.

 

  • Il Mercato Unico può essere sfruttato per potenziare gli investimenti pubblici nell’industria verde e digitale, promuovendo l’economia circolare e i trasporti sostenibili.

 

  • Infine, il nostro Paese, con il suo potenziale di ricerca e innovazione, potrebbe trarre grande beneficio dall’inclusione di una “quinta libertà” incentrata su conoscenza, ricerca e innovazione, favorendo un ecosistema in cui la diffusione della conoscenza stimola la vitalità economica.

 

  1. Raccomandazioni politiche specifiche per l’Italia

Per consentire al nostro Paese di sfruttare appieno il Mercato Unico e superare le sue inefficienze strutturali, Noi EUROPEISTI proponiamo le seguenti raccomandazioni mirate:

 

  • Accelerare le riforme giudiziarie e burocratiche dando priorità e accelerando le riforme del sistema giudiziario e della burocrazia delineate nel PNRR. Occorre implementare soluzioni digitali per le procedure amministrative (come la registrazione delle imprese e le autorizzazioni, per ridurre la complessità e i ritardi) e rafforzare lo “Sportello Unico Attività Produttive” (SUAP) rendendolo completamente digitale ed interoperabile tra tutti i comuni (per semplificare l’avvio e l’operatività delle attività commerciali).

 

  • Migliorare la trasposizione del diritto dell’UE garantendo l’applicazione tempestiva e corretta delle direttive UE. Bisogna sia rinvigorire/ampliare iniziative come “SIMPLEGIS” (per garantire una preparazione precoce e un controllo efficace della trasposizione delle direttive UE), sia istituire uno “Sherpa del Mercato Unico” all’interno della Presidenza del Consiglio, come proposto a livello UE (per coordinare gli sforzi ministeriali ed assicurare la “titolarità” nazionale delle norme del Mercato Unico).

 

  • Investire in infrastrutture energetiche ed efficienza affrontando gli elevati costi energetici e la dipendenza dalle importazioni, investendo nelle energie rinnovabili e rafforzando l’inter-connettività. È vitale utilizzare i fondi del PNRR per accelerare gli investimenti in inter-connettori della rete elettrica nazionale e in progetti energetici transfrontalieri (ad esempio, con altri Stati membri del Mediterraneo o il Nord Africa) per diversificare l’approvvigionamento e ridurre la volatilità dei prezzi. Necessario altresì promuovere misure di efficienza energetica nelle industrie e nelle famiglie.

 

  • Promuovere la Trasformazione digitale e le competenze colmando il divario digitale e sfruttando il Mercato Unico Digitale per la crescita economica. Occorre dare priorità agli investimenti in infrastrutture a banda larga ad alta velocità (soprattutto nelle regioni in ritardo); implementare programmi di formazione sulle competenze digitali per la forza lavoro e le PMI (per aumentare l’adozione di tecnologie digitali avanzate); adottare proattivamente il Passaporto Digitale di Prodotto e l’etichettatura digitale (per semplificare la conformità per le imprese italiane).
  • Migliorare l’accesso al mercato dei capitali per PMI e innovazione, in particolare al capitale di rischio, per le Start-up e le PMI italiane. Occorre implementare misure nazionali allineate agli obiettivi dell’Unione dei Mercati dei Capitali (come la semplificazione dei requisiti di quotazione per le PMI nelle borse italiane); incoraggiare i fondi di investimento pubblici e privati ad aumentare la loro allocazione al capitale di rischio per le aziende italiane innovative (potenzialmente attraverso incentivi fiscali o schemi di co-investimento).
  • Snellire le operazioni transfrontaliere ed il riconoscimento professionale riducendo gli oneri amministrativi per le imprese italiane che operano oltre i confini dell’UE e facilitando la mobilità del lavoro. L’Italia deve partecipare attivamente e sostenere l’iniziativa del “28° regime” (per semplificare le operazioni commerciali transfrontaliere); accelerare il processo di riconoscimento delle qualifiche professionali ottenute in altri Stati membri dell’UE e per i professionisti di paesi terzi (per affrontare le carenze di competenze nei settori chiave).

 

Tabella 2: Performance dell’Italia negli indicatori chiave MUE – Aree di miglioramento

La tabella evidenzia le aree specifiche in cui l’Italia deve concentrare i propri sforzi per allinearsi meglio agli standards europei e sbloccare il proprio potenziale economico all’interno del Mercato Unico. Le nostre raccomandazioni politiche mirano a trasformare queste sfide in opportunità, sfruttando il quadro dell’UE per riforme interne ed investimenti strategici.

Indicatore Performance dell’Italia Media UE / Benchmark Comparativo Area di Miglioramento / Focus Politico Riferimento
Crescita del PIL (2024) +0.7% Eurozona: +0.7% Sostenere la crescita attraverso riforme strutturali e investimenti
Crescita della Produttività Debole Inferiore a USA (es. 1.1 punti PIL/anno in meno di investimenti produttivi) Aumentare gli investimenti produttivi e l’efficienza
Indice DESI (2016) 25° su 28 Media UE superiore Migliorare connettività, competenze digitali, servizi pubblici digitali
Deficit di Trasposizione (2011) 2.1% Target UE: 1% Migliorare tempestività e correttezza trasposizione direttive UE
Costi Energetici (Gas Feb 2025) Elevati 4x rispetto a USA Investire in rinnovabili, interconnessioni, efficienza energetica
Partecipazione Femminile al Lavoro Ben al di sotto della media UE Media UE più alta Promuovere politiche per l’inclusione lavorativa femminile
Disparità Regionali (Inattività Lavoro) Significativamente più alte al Sud Minori al Nord Politiche di coesione e sviluppo regionale mirate
Implementazione PNRR Cruciale per attività economica Oltre €200 miliardi di fondi UE Assicurare attuazione tempestiva ed efficace dei progetti

 

  1. Conclusione: un rinnovato impegno

per l’integrazione europea

 

Il Mercato Unico Europeo si conferma un asset strategico insostituibile per l’Unione, fondamentale per la sua prosperità, resilienza e competitività in un panorama internazionale sempre più complesso. Nonostante i notevoli progressi e i benefici economici tangibili che ha generato, il suo potenziale rimane in parte inespresso a causa di persistenti barriere, frammentazioni e un’applicazione non uniforme delle sue regole.

 

EUROPEISTI:          È imperativo un impegno decisivo e coordinato da parte di tutti gli attori -istituzioni dell’UE, Stati membri e settore privato- per smantellare le barriere rimanenti, rafforzare l’applicazione delle norme ed approfondire l’integrazione in tutte le sue dimensioni, in particolare nei mercati digitali e dei capitali.

Il futuro della crescita economica e della competitività dell’Europa dipende dalla capacità di trasformare il Mercato Unico da una mera somma di mercati nazionali in uno spazio economico veramente unificato, dinamico e innovativo. Questo processo è cruciale per stimolare la crescita, promuovere l’innovazione e garantire il progresso sociale per tutti i cittadini.

L’introduzione e lo sviluppo di una potenziale “quinta libertà” -incentrata sulla conoscenza e l’innovazione- potrebbero guidare la prossima ondata di integrazione europea.

Questo permetterebbe all’UE di posizionarsi come leader nelle tecnologie emergenti e di fungere da modello per uno sviluppo economico sostenibile e inclusivo; ma solo attraverso un rinnovato impegno e un’azione congiunta, il Mercato Unico potrà realizzare pienamente la sua promessa di un’Europa più forte e prospera.

 

 (*) A cura del Dipartimento “Politiche Europee” e dell’Ufficio Studi del partito EUROPEISTI