Italian Sounding

Analisi di un fenomeno globale tra danno economico e opportunità strategica per il Made in Italy (*)

 

EUROPEISTI:          Il fenomeno del cosiddetto “Italian Sounding“, una pratica commerciale complessa e pervasiva che sfrutta l’immagine e la reputazione dell’Italia per promuovere prodotti agroalimentari che non hanno alcun legame autentico con il Paese.

A differenza della contraffazione, che costituisce un illecito palese, l’Italian Sounding opera in una zona grigia legale, evocando l’origine italiana attraverso nomi, immagini e marchi senza violare direttamente le normative sui marchi registrati. Questa distinzione è fondamentale per comprendere la difficoltà nel contrastare il fenomeno.

La dimensione economica del problema è imponente. Le stime sul valore globale del mercato dei prodotti Italian Sounding oscillano in un ampio intervallo, da 63 miliardi di euro secondo recenti analisi di “The European House – Ambrosetti”, fino a oltre 120 miliardi di euro secondo le valutazioni di “Coldiretti”. Questa discrepanza riflette metodologie diverse, ma converge nell’indicare un mercato parallelo che, in molti casi, supera in valore l’intero export agroalimentare autentico italiano.

Il danno per l’economia nazionale è duplice: da un lato, si traduce in decine di miliardi di euro di mancate esportazioni e nella perdita stimata di circa 300.000 posti di lavoro; dall’altro, esercita un effetto depressivo sull’intera filiera, erodendo i margini di profitto e svalutando il posizionamento premium dei prodotti italiani.

Tuttavia, la nostra analisi strategica rivela una prospettiva contro-intuitiva: la vastità di questo mercato è anche l’indicatore di un’enorme e insaziabile domanda globale per la cultura e lo stile di vita italiani. Questo fenomeno, sebbene dannoso, rappresenta un’opportunità di “conversione” di milioni di consumatori.

Al riguardo, Noi EUROPEISTI -allo scopo di trasformare una minaccia subita passivamente in un’opportunità di conquista di mercato proattiva e strategica– proponiamo qui un percorso strategico per l’Italia basato su quattro direttrici integrate:

  • il potenziamento del quadro normativo e istituzionale, sfruttando le nuove tutele europee;
  • l’adozione di innovazioni tecnologiche come il “Passaporto Digitale del Prodotto” e la Blockchain per garantire tracciabilità e autenticità;
  • l’implementazione di un marketing educativo mirato a comunicare il valore dell’originale;
  • azioni di sistema per rafforzare la competitività della filiera agroalimentare italiana sui mercati internazionali.

 

  1. Il fenomeno “Italian Sounding“: definizione di un paradosso commerciale

 

  • Analisi concettuale: l’arte dell’evocazione

Come accennato, il c.d. Italian Sounding è definito come una pratica commerciale che sfrutta la reputazione e l’attrattiva globale associate al “Made in Italy” per promuovere e commercializzare prodotti, prevalentemente agroalimentari, che non sono di origine italiana. Il meccanismo fondamentale non è la copia illegale di un marchio, ma l’evocazione di un’origine geografica. L’obiettivo è indurre il consumatore internazionale ad associare, in modo erroneo, un prodotto locale a uno autenticamente italiano, capitalizzando sul valore di fiducia, qualità e tradizione che il marchio Italia proietta.

Le tecniche utilizzate per creare questa associazione sono molteplici e sofisticate, e spesso combinate tra loro per massimizzare l’effetto ingannevole:

  • Nomi e Marchi assonanti: si utilizzano nomi che storpiamo o che suonano simili a quelli di prodotti italiani celebri. Esempi emblematici includono Parmesan per il Parmigiano Reggiano, Zottarella per la mozzarella, Cambozola per il gorgonzola, o marchi con nomi italiani come Bellissimo, Stella, Prego e Polly-O.

 

  • Riferimenti visivi e simbolici: le confezioni vengono adornate con elementi grafici che richiamano inequivocabilmente l’Italia, come la bandiera tricolore, immagini di monumenti iconici (il Colosseo, la Torre di Pisa) o paesaggi stereotipati.

 

  • Terminologia ingannevole: le etichette riportano diciture come “stile italiano” (Italian style), “secondo la ricetta tipica”, “genere” o “tipo”, che suggeriscono un legame con la tradizione italiana pur non affermando esplicitamente un’origine italiana, mantenendosi così entro i limiti della legalità in molti paesi.
  • La sottile linea giuridica: Evocazione vs. Contraffazione

La distinzione tra Italian Sounding e contraffazione è cruciale e risiede principalmente nel campo della legalità. La contraffazione è un reato che consiste nella violazione diretta di un diritto di proprietà intellettuale, come la riproduzione illecita di un marchio registrato. È pertanto un’attività illegale e sanzionabile a livello globale.

L’Italian Sounding, al contrario, si muove in una zona grigia giuridica. Nella maggior parte dei casi, i prodotti che rientrano in questa categoria sono conformi alle normative sull’etichettatura del paese in cui vengono commercializzati. Non violando un marchio specifico, ma evocando semplicemente un’origine, la pratica risulta spesso “non punibile“. Questo è particolarmente vero in sistemi giuridici, come quello statunitense (con l’eccezione di vini e liquori), che non offrono alle indicazioni geografiche (IG) lo stesso livello di protezione garantito all’interno dell’Unione Europea.

Il potere dell’Italian Sounding deriva proprio da questa capacità di sfruttare le asimmetrie normative tra i diversi ordinamenti giuridici e la diffusa disinformazione dei consumatori.

Tuttavia, un precedente significativo è stato stabilito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Con la sentenza del 2008 sul caso “Parmesan“, la Corte ha stabilito che l’uso di tale termine per formaggi non conformi al disciplinare della DOP “Parmigiano Reggiano” costituisce un’evocazione vietata della denominazione protetta. Questa sentenza, sebbene limitata al territorio dell’UE, ha segnato un punto di svolta, riconoscendo che la protezione di una DOP si estende anche a nomi che la evocano direttamente nella mente del consumatore. Ciò dimostra che la battaglia contro questo fenomeno non può basarsi esclusivamente su azioni legali contro la contraffazione, ma richiede un approccio più ampio che includa diplomazia commerciale, educazione del consumatore e l’adozione di nuove tecnologie.

 

  1. La Dimensione globale dell’Italian Sounding: analisi quantitativa ed impatto economico

 

  • La quantificazione del Mercato: un valore tra 60 e 120 miliardi di Euro

Determinare il valore esatto del mercato globale dell’Italian Sounding è un’operazione complessa, e le stime variano notevolmente a seconda della metodologia di calcolo e delle fonti. Tuttavia, tutte le analisi convergono su una scala di grandezza impressionante.

  • Stima Alta: fonti come Coldiretti e Filiera Italia collocano il valore del “falso” alimentare Made in Italy a una cifra che ha superato i 120 miliardi di euro. Questo dato, spesso utilizzato per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, è più del doppio del fatturato totale dell’export agroalimentare italiano autentico.

 

  • Stima Intermedia: un’analisi più recente (2024) di “The European House – Ambrosetti” quantifica il valore dei prodotti di imitazione acquistati dai consumatori esteri nel 2023 in 63 miliardi di euro. Questa cifra è superiore ai 62 miliardi di euro di esportazioni reali di prodotti agroalimentari italiani nello stesso anno. Secondo questo studio, se il fenomeno venisse azzerato, il potenziale di export italiano potrebbe raddoppiare, raggiungendo i 126 miliardi di euro. Un altro rapporto menziona una perdita di 98 miliardi di euro.

 

  • Stima basata su Cluster: un approccio più granulare, condotto da ISMEA e Assocamerestero su un paniere di 11 prodotti in 10 mercati chiave, ha stimato il valore del fenomeno a 10,4 miliardi di euro per quel campione specifico. Estrapolando questo dato su scala globale, il valore è stato stimato in 79,2 miliardi di euro per l’anno 2021.

Un elemento analitico fondamentale è l'”effetto prezzo“. Le ricerche indicano che circa tre consumatori su dieci scelgono il prodotto di imitazione principalmente per il prezzo più basso. Anche depurando il valore totale da questa quota di consumatori non interessati all’autenticità, il danno potenziale “convertibile” in export autentico rimane di decine di miliardi di euro.

 

Tabella 1: Confronto tra le Stime del Valore Economico dell’Italian Sounding

Ente di Ricerca Valore Stimato (miliardi di €) Anno di Riferimento Metodologia e Note Fonte
Coldiretti / Filiera Italia 120 2023 Stima aggregata del valore del “falso” alimentare, spesso usata per advocacy.
The European House – Ambrosetti 98 2024 Valore della perdita per l’Italia.
The European House – Ambrosetti 63 2023 Valore al consumo dei prodotti di imitazione, superiore all’export autentico (62 mld €).
ISMEA / Assocamerestero 79,2 2021 Estrapolazione globale basata su un’analisi di 11 prodotti in 10 Paesi.

 

  • Il danno diretto: mancate esportazioni – impatto territoriale

L’impatto dell’Italian Sounding non è un concetto astratto, ma una realtà economica tangibile che si manifesta in mancate esportazioni, perdita di quote di mercato e un danno occupazionale stimato in circa 300.000 posti di lavoro. Il fenomeno agisce come un freno allo sviluppo, costringendo i produttori italiani ad abbassare i prezzi per rimanere competitivi e danneggiando così la redditività dell’intera filiera.

L’impatto è distribuito in modo diseguale sul territorio nazionale, colpendo più duramente le regioni a maggiore vocazione esportatrice. Il rapporto 2024 di “The European House – Ambrosetti” offre una mappatura precisa del danno in termini di vendite mancate all’estero:

  • Lombardia: la regione più colpita con una perdita di 10,2 miliardi di euro.
  • Veneto: segue con un danno di 10 miliardi di euro.
  • Emilia-Romagna: subisce una perdita di 9,9 miliardi di euro.
  • Piemonte: registra un mancato export di 8,7 miliardi di euro.

Anche altre regioni subiscono danni miliardari, come la Campania (5,5 miliardi), la Toscana (3,5 miliardi), la Puglia (2,8 miliardi) e la Sicilia (1,7 miliardi), ciascuna colpita sull’imitazione dei propri prodotti di punta, dai prosciutti ai vini, dall’olio ai prodotti agricoli.

Il vero danno economico, tuttavia, va oltre la semplice somma delle vendite perse. L’Italian Sounding esercita un effetto sistemico depressivo sull’intero settore. La presenza massiccia di alternative a basso costo (in media inferiori del 57% rispetto agli originali) satura gli scaffali della grande distribuzione, erodendo i margini dei produttori autentici e svalutando la percezione di qualità del Made in Italy. Questo crea un circolo vizioso che disincentiva l’innovazione e limita il potenziale di crescita a lungo termine dell’export italiano.

 

  • Geografia dell’imitazione: i Prodotti ed i Mercati più colpiti

 

  • Mappatura dei Prodotti-Simbolo

L’Italian Sounding non colpisce in modo indiscriminato, ma si concentra su una strategia parassitaria mirata: prende di mira i prodotti con la più alta riconoscibilità e valore di brand, sfruttando la loro notorietà per garantirsi un facile accesso al mercato.

La categoria più colpita in assoluto è quella dei formaggi. La produzione di copie di Parmigiano Reggiano e Grana Padano ha ormai superato quella degli originali a livello globale. Seguono a ruota i salumi, le conserve, l’olio d’oliva, la pasta e il vino. Le percentuali di imitazione in alcune categorie sono allarmanti: si stima che il 97% dei sughi per pasta, il 94% delle conserve sott’olio e il 76% dei pomodori in scatola venduti nel mondo con richiami all’Italia siano in realtà falsi.

Tabella 2: I 10 Prodotti Agroalimentari più Colpiti dall’Italian Sounding e Loro Imitazioni Comuni

Prodotto Autentico Esempi di Nomi/Marchi Imitativi Principali Mercati di Diffusione Fonte
Parmigiano Reggiano / Grana Padano Parmesan, Reggianito, Parmesao, American Grana Globale, USA, Argentina, Brasile
Mozzarella di Bufala / Fior di Latte Zottarella, Mozarella, Polly-O Germania, USA, Europa
Prosciutto di Parma / San Daniele Jambon de Parme, Prosciutto (locale) Francia, USA, Canada
Gorgonzola Cambozola, Montagnolo, Gorganzola Germania, USA
Aceto Balsamico di Modena Balsamic Vinegar (generico), Ritrovo Globale, USA
Prosecco Falso Prosecco, Kressecco Globale
Pomodoro San Marzano San Marzano… Made in USA USA
Olio Extra Vergine di Oliva Pompeian Oil, Olio Bellissimo (Packed in Italy) USA
Salumi (Salame, Mortadella, Coppa) Sopressata, Capocolla, Italian Meat Delicacies USA
Pasta di Grano Duro Bellissimo Authentic Italian Pasta, Spagheroni USA, Olanda

 

  • I mercati focali dell’Italian Sounding

Contrariamente a un’idea diffusa, il fenomeno non è confinato ai paesi in via di sviluppo, ma prospera soprattutto nei mercati più ricchi ed emergenti, dove il potere d’acquisto è elevato e il fascino del Made in Italy è forte.

  • Nord America (USA e Canada): rappresentano l’epicentro del fenomeno, con una radicata industria locale specializzata nella produzione di imitazioni, in particolare nel settore lattiero-caseario e dei salumi. Negli USA, il valore dei “tarocchi” supera i 40 miliardi di dollari.

 

  • Europa: anche all’interno dell’UE, nonostante le tutele per le IG, il problema è diffuso. La Germania si distingue come uno dei mercati più critici, con una quota di prodotti non autentici che raggiunge il 67,9%.

 

  • Sud America: il Brasile mostra una delle più alte incidenze, con una quota di prodotti di imitazione del 70,5%.

 

  • Asia: il Giappone registra la quota più elevata di prodotti non autentici rilevati nell’indagine ISMEA/Assocamerestero, pari al 70,9%.

 

Questa geografia dimostra che l’Italian Sounding non è un attacco casuale. È una strategia di marketing che segue la domanda. I produttori di imitazioni non creano nuovi mercati da zero, ma si inseriscono in quelli già consolidati dalla fama dei prodotti italiani, sfruttando il lavoro di costruzione della reputazione svolto in decenni dai consorzi e dalle aziende autentiche. Questo rende il brand “Made in Italy” un asset di immenso valore, ma anche di estrema vulnerabilità, che richiede strategie di difesa e valorizzazione sempre più sofisticate.

 

  1. L’ambiguità del successo: l’Italian Sounding come leva indiretta del “Made in Italy“?

 

  • Un’analisi contro-intuitiva: la “fame d’Italia” nel mondo

Sebbene l’Italian Sounding rappresenti una grave minaccia economica e reputazionale, un’analisi più profonda e strategica rivela un paradosso. La sua stessa esistenza su una scala così vasta (un mercato stimato tra 60 e 120 miliardi di euro) è la prova inconfutabile di un’enorme e insaziabile “fame d’Italia” a livello globale.

Questo mercato parallelo non esisterebbe se non ci fosse un desiderio di fondo, diffuso in milioni di consumatori, per la cultura, lo stile di vita e, soprattutto, la gastronomia italiana.

In questo senso, l’Italian Sounding agisce, involontariamente, come una gigantesca (sebbene distorta) campagna di marketing per l’italianità.

Familiarizza un pubblico globale con nomi, sapori e concetti gastronomici italiani (come pesto, ragù, aceto balsamico, tiramisù), creando una base di conoscenza e un’abitudine al consumo. Questo primo contatto, anche se con un prodotto di qualità inferiore, può fungere da punto di ingresso, un primo passo che può portare il consumatore a desiderare l’esperienza autentica. Il problema, quindi, non è solo la presenza del falso, ma l’assenza o la scarsa visibilità dell’originale in molti canali di vendita.

 

  • Il potenziale di “Conversione”: da consumatore di imitazioni a cliente fedele dell’Autentico

Questa prospettiva apre una domanda strategica fondamentale: è possibile “convertire” questi consumatori, guidandoli dal prodotto di imitazione a quello autentico? I più recenti e autorevoli rapporti di settore, come quelli di ISMEA e “The European House – Ambrosetti”, hanno iniziato a esplorare esplicitamente questo concetto, parlando di “trasformare l’Italian Sounding in export“.

La chiave di questa strategia di conversione risiede nell’educazione e nella comunicazione del valore. Un consumatore che già acquista e apprezza un “Parmesan” a basso costo è un candidato ideale per essere educato sulle qualità superiori del “Parmigiano Reggiano DOP”: la storia, il legame con il territorio, la qualità delle materie prime, la complessità del sapore e i rigorosi controlli di filiera. La sfida non è creare una domanda da zero, ma intercettare una domanda esistente e spostarla verso un prodotto di valore superiore.

I dati supportano fortemente questa tesi. Ricerche di mercato indicano che una larga maggioranza di consumatori in mercati chiave è disposta a pagare di più per il prodotto autentico. In Cina, Giappone e Canada, in media 7 consumatori su 10 dichiarano di ricercare il “vero italiano” senza considerare il prezzo. Percentuali simili si registrano in Germania (72%), Australia (70%) e Brasile (69,1%). Ciò suggerisce che la domanda di autenticità è alta, ma spesso rimane insoddisfatta a causa della scarsa conoscenza, della limitata disponibilità del prodotto originale o della confusione generata dal packaging ingannevole.

 

  • Limiti e rischi di questa prospettiva

Adottare questa visione strategica non deve significare, tuttavia, accettare passivamente il fenomeno. I rischi sono concreti e non devono essere sottovalutati. Il pericolo principale è la banalizzazione e il deterioramento dell’immagine del Made in Italy. Se i consumatori si abituano per anni a prodotti di bassa qualità che portano nomi italiani, l’idea stessa di “eccellenza italiana” viene erosa, e il valore del brand si diluisce. Un “sugo Bolognaise” industriale e insapore può danneggiare la reputazione della vera cucina bolognese più di quanto non la promuova.

Inoltre, il processo di “conversione” è lento, costoso e richiede investimenti significativi in marketing e comunicazione. Nel frattempo, i produttori di imitazioni, spesso grandi multinazionali con enormi budget e reti distributive capillari, possono consolidare le loro posizioni di mercato, rendendo sempre più difficile e oneroso l’ingresso per le aziende italiane autentiche, spesso di dimensioni molto più piccole. La sfida, quindi, è agire rapidamente e con una strategia coordinata, prima che il danno reputazionale diventi irreversibile.

 

  1. Strategie di Tutela e Valorizzazione: un approccio integrato per il futuro del Made in Italy

Affrontare la complessità dell’Italian Sounding richiede un approccio multidimensionale che superi la sola logica della repressione legale. Secondo Noi EUROPEISTI è necessario un ecosistema integrato di azioni che combini difesa e attacco, coinvolgendo attori pubblici e privati in una strategia coordinata su quattro direttrici principali.

 

  • Direttrice 1: potenziamento del quadro normativo ed istituzionale

La difesa legale rimane un pilastro fondamentale. L’Italia deve sfruttare appieno e promuovere l’implementazione del nuovo quadro normativo europeo, che offre strumenti più efficaci:

  • Tutela Online rafforzata: il nuovo regolamento UE sulle “Indicazioni Geografiche” (IG) introduce l’obbligo per le autorità nazionali di agire per prevenire e bloccare l’abuso delle denominazioni protette (DOP/IGP) non solo nei mercati fisici, ma anche online. Uno degli strumenti più innovativi è la possibilità di richiedere l’oscuramento o la disabilitazione di nomi a dominio che sfruttano illecitamente una IG tramite geo-blocking.

 

  • Protezione delle IG come ingredienti: una novità cruciale è la tutela delle DOP/IGP quando utilizzate come ingredienti in prodotti trasformati. Il loro nome può essere menzionato in etichetta solo se l’ingrediente è presente in quantità sufficiente a conferire una caratteristica essenziale al prodotto finale. Inoltre, la percentuale utilizzata deve essere chiaramente indicata, previa notifica al consorzio di tutela di riferimento.

 

  • Diplomazia commerciale: è essenziale continuare a promuovere accordi di libero scambio tra l’Unione Europea ed i paesi terzi che includano clausole specifiche per il riconoscimento e la protezione delle Indicazioni Geografiche, vietando esplicitamente le pratiche evocative.

 

  • Estensione della Tutela: il nuovo sistema di “Indicazione Geografica Protetta” (IGP) per i prodotti artigianali e industriali, che entrerà in vigore in tutta l’UE dal 1 dicembre 2025, rappresenta un’opportunità per estendere un modello di tutela di successo anche ad altri settori iconici del Made in Italy, oltre l’agroalimentare.

 

  • Direttrice 2: innovazione tecnologica per la Tracciabilità e l’Autenticazione

La tecnologia offre soluzioni potenti per garantire l’autenticità e comunicarla direttamente al consumatore:

  • Passaporto Digitale del Prodotto (DPP): promosso dall’UE con entrata in vigore progressiva tra il 2027 ed il 2030, questo strumento fornirà una “carta d’identità” digitale per ogni prodotto, rendendo accessibili informazioni verificate sull’intero ciclo di vita, dall’origine delle materie prime al luogo di produzione. Il DPP è una delle armi più strategiche per combattere l’inganno alla radice.

 

  • Blockchain ed “Etichette Intelligenti”: l’adozione di tecnologie come la Blockchain, i QR code avanzati e le etichette intelligenti (smart labels) permette di creare un registro immutabile della storia del prodotto. Il consumatore, semplicemente scansionando l’etichetta con il proprio smartphone, può verificare in tempo reale l’autenticità della filiera, trasformando l’acquisto in un’esperienza trasparente e sicura.

 

 

  • Direttrice 3: Marketing, Comunicazione ed Educazione del Consumatore

La battaglia decisiva si vince nella mente del consumatore. È necessario passare da una comunicazione generica a un marketing educativo mirato:

  • Campagne educative: occorre realizzare campagne di comunicazione internazionali, soprattutto sui canali digitali, per insegnare ai consumatori a leggere le etichette, a riconoscere i sigilli di certificazione (DOP, IGP) e a comprendere il valore aggiunto dell’autenticità in termini di qualità, sicurezza e sostenibilità.

 

  • Ambasciatori del Made in Italy: bisogna attivare e supportare la vasta rete di italiani all’estero, in particolare ristoratori, chef e influencers, trasformandoli in promotori consapevoli e credibili del cibo italiano autentico.

 

  • Presenza qualificata nella GDO: occorre collaborare con la grande distribuzione organizzata internazionale per creare corners e spazi dedicati ai prodotti Made in Italy autentici, aumentandone la visibilità e facilitando la scelta d’acquisto.

 

  • Sinergie con il Turismo: bisogna sfruttare il turismo enogastronomico come strumento di formazione. I milioni di visitatori che ogni anno vengono in Italia possono essere coinvolti in esperienze immersive (visite a produttori, corsi di cucina) che creano un legame emotivo e duraturo con l’autenticità.

 

  • Direttrice 4: azioni di Sistema per la Filiera italiana

Per competere a livello globale, la filiera italiana deve rafforzarsi dall’interno:

  • Crescita dimensionale delle Imprese: occorre incentivare processi di aggregazione e consolidamento tra le PMI agroalimentari, spesso troppo piccole e frammentate per affrontare in modo efficace i mercati internazionali e sostenere i costi di marketing e distribuzione.

 

  • Attrazione di Investimenti: bisogna creare un ambiente favorevole, anche attraverso incentivi fiscali come crediti d’imposta, per attrarre capitali e investimenti produttivi nella filiera, aumentandone la capacità produttiva e l’efficienza.

 

  • Internazionalizzazione della Distribuzione: occorre supportare la crescita di catene di distribuzione e di vendita al dettaglio italiane all’estero, che possano agire come canali privilegiati per la promozione e la vendita dei prodotti autentici.

 

Tabella 4: Valore dell’Export Agroalimentare Italiano e Peso dei Mercati Chiave (2023)

Voce Valore / Dato Principale Note
Export Totale Agroalimentare 62 miliardi € +6% sul 2022
Peso Mercati UE 58% Germania, Francia, Paesi Bassi tra i principali
Peso Mercati Extra-UE 42% USA primo mercato extra-UE
Export verso USA 6,8 miliardi € Crescita +9%
Export verso Germania 9,8 miliardi € Primo partner commerciale
Export verso Francia 6,4 miliardi €
Export verso Regno Unito 4,3 miliardi € Rallentamento post-Brexit
Export verso Giappone 1,1 miliardi € Crescita stabile
Export verso Cina 562 milioni € In calo (-6%)

 

  1. La tutela del Consumatore e dei Prodotti nella legislazione europea

L’Unione Europea ha sviluppato un solido quadro normativo per proteggere i consumatori e garantire l’integrità del mercato unico, che offre strumenti fondamentali anche per il contrasto a fenomeni come l’Italian Sounding. La legislazione si basa su principi di trasparenza, correttezza e sicurezza alimentare.

 

  • Il Regolamento (UE) n. 1169/2011: il pilastro dell’informazione al Consumatore

Il Regolamento (UE) n. 1169/2011 rappresenta la pietra angolare della legislazione europea sull’etichettatura alimentare, con l’obiettivo primario di garantire ai consumatori il diritto a informazioni accurate e complete per effettuare scelte consapevoli e sicure. I suoi principi fondamentali sono la prevenzione di pratiche ingannevoli e la tutela della salute.

Il regolamento stabilisce una serie di informazioni che devono obbligatoriamente figurare sull’etichetta dei prodotti alimentari preimballati:

  • Denominazione dell’alimento e elenco degli ingredienti: gli ingredienti devono essere elencati in ordine decrescente di peso.

 

  • Indicazione degli allergeni: le 14 sostanze allergeniche definite dalla normativa devono essere chiaramente evidenziate nell’elenco degli ingredienti, ad esempio tramite un carattere diverso (grassetto, corsivo) per essere immediatamente riconoscibili.

 

  • Paese d’origine o luogo di provenienza: l’indicazione è obbligatoria per specifiche categorie di prodotti (come alcune carni, miele, olio d’oliva) ed in tutti i casi in cui la sua omissione potrebbe indurre in errore il consumatore circa la reale origine del prodotto.

 

  • Dichiarazione nutrizionale: dal 13 dicembre 2016, è obbligatorio riportare una tabella nutrizionale che indichi il valore energetico e le quantità di grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale.

La violazione di queste norme è soggetta a sanzioni definite dai singoli Stati membri. In Italia, il Decreto Legislativo 231/2017 stabilisce un regime sanzionatorio con multe che possono arrivare fino a 40.000 euro a seconda della gravità dell’infrazione, come l’omessa indicazione degli allergeni o la violazione delle norme sull’origine.

 

  • Il contrasto alle Pratiche sleali e alle Frodi

Oltre all’etichettatura, la legislazione UE combatte attivamente le pratiche commerciali ingannevoli e le frodi.

  • Direttiva sulle “Pratiche commerciali sleali”: il quadro normativo europeo vieta le pratiche commerciali scorrette, definite come quelle azioni, omissioni o dichiarazioni che possono falsare in misura rilevante il comportamento economico del consumatore medio. Ciò include le comunicazioni idonee a trarre in inganno riguardo all’origine geografica di un prodotto. Di conseguenza, l’Italian Sounding diventa un illecito sanzionabile quando si traduce in un inganno per il consumatore, violando questo principio

 

  • Il Ruolo dell’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode (OLAF): fondato nel 1999, l’OLAF è l’organismo investigativo dell’UE incaricato di proteggere gli interessi finanziari dell’Unione combattendo frodi, corruzione e altre attività illegali. La sua azione è cruciale anche nel settore agroalimentare, dove interviene in casi di contrabbando, adulterazione di prodotti e frodi sui finanziamenti agricoli, contribuendo a garantire la sicurezza e l’integrità della catena alimentare europea. L’OLAF opera in stretta collaborazione con le autorità giudiziarie e di polizia degli Stati membri. Nel solo 2023, le sue attività investigative hanno portato alla raccomandazione di recuperare oltre 1 miliardo di euro sottratti al bilancio UE e a prevenire l’indebita spesa di altri 209 milioni di euro.

 

  • Conclusioni: trasformare una minaccia in un’opportunità strategica

L’analisi del fenomeno dell’Italian Sounding rivela una natura profondamente duale. Da un lato, rappresenta una minaccia economica, occupazionale e reputazionale di proporzioni enormi, che sottrae risorse vitali al sistema produttivo italiano e ne mina il valore più prezioso: il marchio “Made in Italy“. Dall’altro, la sua stessa esistenza su scala globale è il sintomo inequivocabile di un’opportunità di mercato ancora più grande, una domanda latente di italianità che attende solo di essere intercettata e soddisfatta con prodotti autentici.

L’approccio integrato delineato Supra dimostra che non esiste una singola “arma segreta”, ma un ecosistema di interventi che devono operare in sinergia. La difesa legale crea il perimetro, la tecnologia fornisce la prova, il marketing costruisce il valore e le azioni di sistema potenziano la capacità competitiva. Solo un’azione coordinata su tutti questi fronti può trasformare la difesa di un patrimonio in una proattiva espansione di mercato.

 

 

EUROPEISTI:          La battaglia contro l’Italian Sounding non si vince combattendo una guerra di trincea puramente difensiva contro il “falso”. Si vince lanciando un’offensiva culturale, commerciale e tecnologica per promuovere in modo più efficace, capillare e convincente il prodotto “autentico“.

Il problema non è la mancanza di desiderio per i prodotti italiani, ma spesso un fallimento sistemico nel comunicarne il valore e nel garantirne la disponibilità e la riconoscibilità sui mercati internazionali.

Per il nostro Paese è giunto il momento di un cambio di paradigma.

È necessario smettere di considerare l’Italian Sounding solo come un furto da subire passivamente e iniziare a interpretarlo come un prezioso, seppur distorto, indicatore di mercato. Questo indicatore deve diventare la bussola per una strategia nazionale proattiva, coordinata e ambiziosa. L’obiettivo non deve essere semplicemente quello di recuperare le perdite, ma di conquistare un nuovo potenziale di mercato, trasformando la “fame d’Italia” globale in un duraturo e sostenibile successo per l’export agroalimentare autentico, a beneficio dell’intera economia nazionale.

 

(*) A cura dei Dipartimenti “Agricoltura” e “Industria” e dell’Ufficio Studi del partito EUROPEISTI