Il comparto Arte e Cultura
Analisi e prospettive nell’integrazione europea (*)
- Introduzione
Il presente rapporto (* a cura dall’Ufficio Studi del partito EUROPEISTI) analizza lo stato del macro-settore dell’Arte e della Cultura in Italia, ponendo particolare enfasi sulla sua integrazione nel contesto europeo e confrontandolo con nazioni di riferimento quali Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.
Emerge un quadro complesso: da un lato, il settore culturale italiano dimostra una notevole capacità di generare valore economico ed occupazione, con una resilienza e una crescita significative nel periodo post-pandemico. Il valore aggiunto diretto ha raggiunto i 104,3 miliardi di euro nel 2023, con un impatto moltiplicatore che lo porta a contribuire per il 15,8% all’economia nazionale.
Tuttavia, questa vitalità si scontra con un investimento pubblico storicamente inferiore rispetto alla media europea e ai principali partner. La spesa pubblica italiana per cultura, ricreazione e religione si attesta allo 0,8% del PIL, ben al di sotto della media UE dell’1,2%. Persistono inoltre criticità strutturali, tra cui un marcato divario territoriale Nord-Sud, un ritardo nella transizione digitale e nello sviluppo di competenze adeguate, e sfide nello sviluppo della forza lavoro, in particolare per quanto riguarda l’occupazione giovanile e la parità di genere. Il rapporto identifica queste criticità e propone una serie di raccomandazioni strategiche volte a potenziare il settore, migliorare la sua competitività europea e colmare i divari esistenti. Le soluzioni proposte includono una riforma della politica culturale nazionale orientata a un maggiore allineamento europeo, investimenti mirati nell’innovazione e nella trasformazione digitale, interventi specifici per ridurre le disparità regionali, un più efficace utilizzo dei meccanismi di collaborazione e finanziamento europei, e un forte investimento nel capitale umano. L’obiettivo è tracciare un percorso per una rinascita culturale italiana che valorizzi appieno il suo immenso potenziale nel quadro di un’Europa integrata.
- Il macro-settore italiano dell’Arte e della Cultura: uno sguardo nazionale
- Rilevanza economica: Valore Aggiunto, Occupazione e tendenze di crescita
Il settore culturale e creativo italiano rappresenta un pilastro fondamentale dell’economia nazionale, dimostrando una notevole capacità di generare ricchezza e occupazione. Come Supra, nel 2023, il valore aggiunto prodotto da imprese, Pubblica Amministrazione e organizzazioni non profit afferenti a questo settore ha raggiunto la cifra di 104,3 miliardi di euro.
Questo dato segna un incremento del +5,5% rispetto all’anno precedente e, in maniera ancora più significativa, un aumento del +12,7% se confrontato con il 2019, periodo antecedente la crisi pandemica. Tale dinamica di crescita superiore alla media nazionale evidenzia non solo una piena ripresa, ma anche una fase di espansione e consolidamento.
Anche sul fronte occupazionale, i numeri sono incoraggianti. Il settore culturale e creativo coinvolge circa 1,5 milioni di persone, di cui 886 mila direttamente impiegate nei settori culturali e creativi e la restante parte costituita da professionisti culturali e creativi attivi in altri comparti economici. Nel 2023, l’occupazione nel settore è cresciuta del +3,2% rispetto al 2022, un tasso quasi doppio rispetto all’incremento dell’1,8% registrato a livello nazionale. Questa filiera complessa e composita è animata da quasi 284 mila imprese, in crescita del +3,1% sul 2022, e da oltre 33 mila organizzazioni non-profit.
Un aspetto cruciale per comprendere appieno l’impatto del settore è il suo effetto moltiplicatore sull’economia. I 104,3 miliardi di euro di valore aggiunto diretto attivano una catena di valore più ampia, che si estende ad altri settori dell’economia – dal turismo alla manifattura – generando complessivamente un valore aggiunto di circa 296,9 miliardi di euro. Questa cifra corrisponde al 15,8% dell’intera economia nazionale.
EUROPEISTI: Questa interconnessione dimostra come la Cultura non sia un comparto isolato, ma un vero e proprio motore di sviluppo economico diffuso, capace di influenzare positivamente la competitività del sistema Paese e di alimentare il fenomeno del Made in Italy. La resilienza dimostrata, con una crescita che supera i livelli pre-pandemici, suggerisce una forte domanda di fondo ed una notevole capacità di adattamento, rendendo il settore un ambito affidabile per futuri investimenti e politiche di sviluppo.
Tabella 1: Indicatori Economici Chiave del Settore Culturale e Creativo Italiano (2023)
| Indicatore | Valore |
| Valore Aggiunto (diretto) | 104,3 miliardi di € |
| Crescita % Valore Aggiunto vs. 2022 | +5,5% |
| Crescita % Valore Aggiunto vs. 2019 | +12,7% |
| Occupazione Totale (diretta SCC + professionisti C&C in altri settori) | ~1,5 milioni |
| Crescita % Occupazione vs. 2022 | +3,2% |
| Valore Aggiunto Totale Generato (Effetto Moltiplicatore) | 296,9 miliardi di € |
| Quota dell’Economia Nazionale (Effetto Moltiplicatore) | 15,8% |
| Numero Imprese C&C | ~284.000 (+3,1% vs. 2022) |
| Numero Organizzazioni Non-Profit C&C | >33.000 |
- Investimenti Pubblici e Privati nella Cultura
Nonostante la sua significativa portata economica, il settore culturale italiano sconta un divario storico negli investimenti pubblici se confrontato con la media europea. Nel 2023, la spesa pubblica italiana destinata a “attività ricreative, culturali e di culto” si è attestata allo 0,8% del PIL. Questo dato colloca l’Italia in quartultima posizione in Europa per spesa culturale in rapporto al PIL, a fronte di una media europea dell’1,1% (dato Eurostat per il 2023 che indica 1.2% per l’aggregato “recreation, culture and religion“, mentre riporta una media europea dell’1,1% presumibilmente riferita a un sottoinsieme o a una precedente rilevazione).
Analizzando più specificamente la spesa per “servizi culturali”, l’Italia ha destinato nel 2023 lo 0,6% della spesa pubblica totale a questa voce, una delle percentuali più basse nell’Unione Europea, la cui media si attesta all’1,0%.
Tuttavia, è importante notare che la spesa pubblica complessiva per la cultura in Italia ha raggiunto gli 8,9 miliardi di euro nel 2023, registrando un aumento del 26% rispetto al 2019. Questo incremento in termini assoluti, pur positivo, non è stato sufficiente a colmare il divario relativo rispetto agli altri Paesi europei, suggerendo che anche altre nazioni potrebbero aver aumentato i loro stanziamenti o partivano da livelli di base più elevati.
EUROPEISTI: Questo paradosso tra l’elevata capacità del settore di generare ricchezza ed il comparativamente basso livello di investimento pubblico solleva interrogativi sulla priorità strategica assegnata alla Cultura nelle politiche di bilancio.
Sul fronte del finanziamento privato, iniziative come l’Art Bonus dimostrano un crescente interesse e coinvolgimento. Nel 2023, l’Art Bonus ha raccolto 121,6 milioni di euro, con un incremento del 12% rispetto al 2020. Questo strumento fiscale, che incentiva le erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale, segnala un potenziale importante per diversificare le fonti di finanziamento. Tuttavia, l’entità delle somme raccolte, seppur in crescita, rappresenta una frazione minoritaria del fabbisogno complessivo del settore, indicando che tali meccanismi, per quanto preziosi, hanno una funzione complementare e non sostitutiva del necessario e robusto finanziamento pubblico.
- Modelli di partecipazione e Consumo culturale
Il 2023 ha segnato un ritorno significativo ai livelli di partecipazione culturale pre-pandemici. Il 35,2% della popolazione italiana dai sei anni in su ha preso parte ad attività culturali fuori casa, un valore quasi identico a quello del 2019 (35,1%) e in netta crescita rispetto al 23,1% del 2022. Anche la frequentazione delle biblioteche è in aumento, passando dal 10,2% al 12,4%, sebbene resti ancora distante dal picco del 15,3% raggiunto nel 2019.
Per quanto riguarda gli spettacoli dal vivo, i dati mostrano una ripresa ancora più marcata. La partecipazione agli spettacoli cinematografici è quasi quintuplicata dal 2021 al 2023 (passando dal 9% al 41%). Il teatro e i concerti di musica leggera e jazz hanno registrato incrementi significativi. I dati SIAE confermano un vero e proprio boom: il numero di concerti nel 2023 ha superato di oltre il 60% quello del 2019, mentre le rappresentazioni teatrali sono cresciute dell’11%.
La lettura di libri, pur registrando un lieve aumento rispetto al 2022 con il 40,1% degli italiani che ha letto almeno un libro per motivi personali, continua a essere uno dei tassi più bassi in Europa. Emerge una dicotomia interessante nelle abitudini di lettura: se da un lato i giovani tra i 15 e i 24 anni mostrano una percentuale più alta di lettura di almeno un libro (51%), dall’altro gli adulti più anziani (65-74 anni) costituiscono in misura maggiore la coorte dei “lettori forti”, ovvero coloro che leggono più di 12 libri all’anno (24,8% contro il 10,8% dei 18-19enni). Questa inversione suggerisce una potenziale sfida futura nel coltivare lettori assidui tra le nuove generazioni, con implicazioni per il settore editoriale, l’istruzione e lo sviluppo del pensiero critico.
Le fasce più giovani della popolazione (“Generazione Z” e Millennials) mostrano i tassi di partecipazione culturale più elevati in quasi tutte le tipologie di consumi fuori casa, come concerti, mostre, musei e siti archeologici. Questo dinamismo giovanile rappresenta una forza trainante per il settore, ma pone anche la sfida di convertire una partecipazione spesso legata a eventi specifici in un impegno culturale più ampio e continuativo.
- Il ruolo della Digitalizzazione ed il coinvolgimento giovanile
La digitalizzazione sta trasformando profondamente le modalità di accesso e fruizione della cultura, specialmente tra i giovani. Piattaforme come YouTube hanno visto un aumento del 25% nei nuovi canali dedicati alla cultura ed un incremento analogo nelle visualizzazioni di contenuti culturali come conferenze, documentari e lezioni di storia dell’arte. Le interazioni sui post a tema culturale su social media quali Facebook, Instagram e Twitter sono cresciute del 18% rispetto al 2022, e la partecipazione a eventi culturali online (webinar, conferenze, workshop) è aumentata del 35%.
I giovani tra i 18 e i 24 anni utilizzano ampiamente i social media per scoprire nuove letture (il 22% di chi dichiara di farlo) e si rivolgono a piattaforme di auto-pubblicazione come Wattpad per contenuti narrativi (25%). Internet è anche uno strumento fondamentale per approfondire aspetti culturali incontrati. La fruizione di film e video in streaming tra i giovani è passata dal 47,1% nel 2015 al 70,1% nel 2022.
Per la scoperta di nuova musica, le giovani generazioni prediligono i media digitali (short video, YouTube, servizi di streaming) rispetto ai canali tradizionali come radio e televisione, che rimangono invece prerogativa degli over 35.
EUROPEISTI: Questo scenario delinea un ruolo cruciale del digitale nell’ampliare l’accesso alla cultura e nel raggiungere nuove fasce di pubblico, in particolare quello giovanile. Tuttavia, questa trasformazione comporta anche delle sfide. Se da un lato la digitalizzazione democratizza l’accesso, dall’altro può rendere più complessa la monetizzazione per i creatori e le istituzioni culturali, e rischia di favorire una fruizione più superficiale se non accompagnata da percorsi di approfondimento. Il passaggio dalla scoperta culturale mediata da editori tradizionali o emittenti a quella guidata da algoritmi di piattaforme digitali solleva questioni sulla diversità dei contenuti e sul rischio di “bolle informative”. Di conseguenza, emerge con forza la necessità di promuovere non solo l’alfabetizzazione digitale, ma anche competenze di impegno critico, affinché i cittadini, e i giovani in particolare, possano navigare consapevolmente l’offerta culturale digitale, valutare le fonti e interagire in modo significativo con contenuti complessi.
III. L’Italia nel panorama culturale europeo: una prospettiva comparata
- Benchmarking dell’Italia rispetto a Francia, Germania, Spagna e Regno Unito
Al solito, Noi EUROPEISTI riteniamo che un’analisi comparativa con alcuni dei principali Paesi europei sia utile per contestualizzare la performance del settore culturale italiano e identificarne punti di forza ed aree di miglioramento nell’ottica dell’integrazione europea.
- Spesa Pubblica per la Cultura (in % del PIL e in % della spesa pubblica totale)
Come precedentemente accennato, la spesa pubblica italiana per “attività ricreative, culturali e di culto” si è attestata allo 0,8% del PIL nel 2023. Questo dato è significativamente inferiore alla media dell’Unione Europea, pari all’1,2% del PIL per lo stesso anno, e si discosta marcatamente da Paesi come la Francia, che ha registrato una spesa dell’1,5% del PIL. Per la categoria più specifica dei “servizi culturali”, la spesa pubblica italiana rappresenta lo 0,5% del PIL e lo 0,6% della spesa pubblica totale nel 2023, mentre la media UE si attesta rispettivamente allo 0,5% del PIL e all’1,0% della spesa pubblica totale. Questo posiziona l’Italia tra i Paesi con la quota più bassa di spesa pubblica dedicata ai servizi culturali.
Per la Germania, i dati Eurostat per il 2023 relativi alla spesa complessiva per “attività ricreative, culturali e di culto” in % del PIL sono indicati come provvisori e non specificati. Tuttavia, è noto che il modello tedesco prevede una significativa responsabilità finanziaria a carico dei Länder (Stati federati) e dei comuni, che nel 2020 sostenevano rispettivamente il 38,6% e il 39,1% della spesa culturale pubblica, con il livello federale al 22,4%. Anche per la Spagna, i dati Eurostat 2023 sulla spesa totale in % del PIL sono provvisori e non dettagliati.
Il Regno Unito, a seguito della Brexit, presenta un quadro di finanziamento che si discosta dai meccanismi di rilevazione Eurostat. Nel 2023-24, il gruppo del Department for Culture, Media & Sport (DCMS) ha speso quasi 7,9 miliardi di sterline. È stato osservato un calo del finanziamento diretto (grant-in-aid) alle organizzazioni culturali del 18% tra il 2010 e il 2023, attestandosi allo 0,17% della spesa pubblica totale pro capite, con una crescente dipendenza da altre fonti come la National Lottery e finanziamenti privati.
Tabella 2: Spesa Pubblica Generale per Attività Ricreative, Culturali e di Culto in % del PIL (2023 o ultimo dato disponibile)
| Paese | % del PIL | Fonte Principale | Note |
| Italia | 0,8% | ||
| Francia | 1,5% | ||
| Germania | N.D. | Dato 2023 provvisorio e non specificato. Finanziamento prevalentemente da Länder e municipalità. | |
| Spagna | N.D. | Dato 2023 provvisorio e non specificato. | |
| Regno Unito | N.A. | Non direttamente comparabile con Eurostat post-Brexit. Grant-in-aid 0,17% spesa pub./pro capite. | |
| Media UE | 1,2% |
- Dinamiche dell’Occupazione culturale (in % dell’occupazione totale, equilibrio di genere, giovani)
Nel 2023, l’occupazione culturale in Italia ha coinvolto 825.100 lavoratori, pari al 3,5% dell’occupazione totale, posizionando il Paese al 20° posto in Europa. Questo dato è inferiore alla media dell’Unione Europea, che si attesta al 3,8% dell’occupazione totale, corrispondente a 7,8 milioni di persone. La forza lavoro culturale italiana presenta alcune specificità: una quota di donne relativamente bassa (45,1% nel 2023, simile alla Spagna e tra le più basse in UE, dove la media si avvicina al 49,5%) ed una limitata presenza di giovani sotto i 30 anni, che rappresentano solo il 13% del totale, sebbene questo segmento sia cresciuto del 21% dal 2021. Inoltre, si registra un’alta incidenza del lavoro autonomo, che nel 2022 riguardava il 46,6% degli occupati culturali in Italia.
In Francia, si è osservato un aumento significativo di 23.000 occupati nel settore culturale tra il 2022 e il 2023, e un andamento simile si è verificato in Spagna con un incremento di 20.000 unità. Al contrario, la Germania ha sperimentato una diminuzione di 29.000 occupati culturali nello stesso periodo. Questi trends divergenti a livello nazionale sottolineano come le politiche interne e le condizioni economiche specifiche influenzino marcatamente l’occupazione culturale, al di là di una tendenza media europea di modesta crescita.
EUROPEISTI: La situazione italiana, con una quota di occupazione culturale inferiore alla media UE, una scarsa rappresentanza giovanile e femminile, ed un’elevata precarietà potenziale legata al lavoro autonomo, suggerisce la necessità di politiche mirate per attrarre e trattenere talenti, specialmente giovani, e per promuovere condizioni di lavoro più stabili e inclusive.
Tabella 3: Occupazione Culturale Comparata in % dell’Occupazione Totale (2023 o ultimo dato disponibile)
| Paese | % Occupazione Culturale / Occupazione Totale | Fonte Principale | Note |
| Italia | 3,5% | Bassa quota giovani (13% U30) e donne (45,1%) | |
| Francia | N.D. (aumento di 23.000 unità nel 2023) | % specifica non disponibile nei materiali, ma trend positivo. | |
| Germania | N.D. (calo di 29.000 unità nel 2023) | % specifica non disponibile nei materiali, ma trend negativo. | |
| Spagna | N.D. (aumento di 20.000 unità nel 2023) | Bassa quota donne (45,1%). % specifica non disponibile. | |
| Regno Unito | N.A. | Non direttamente comparabile con Eurostat post-Brexit. | |
| Media UE | 3,8% | Quota donne 49,5%. |
- Tassi di partecipazione culturale (partecipazione generale, attività specifiche)
La partecipazione culturale in Italia ha mostrato una ripresa nel 2023, con il 35,2% della popolazione che ha partecipato ad attività culturali fuori casa. Tuttavia, i dati Eurostat relativi al 2022 (influenzati in modo variabile dalla pandemia nei diversi Paesi) indicavano per l’Italia tassi di partecipazione a cinema, spettacoli dal vivo e visite a siti culturali inferiori rispetto a molti Paesi dell’Europa occidentale e nordica.
Ad esempio, nel 2022, la Danimarca registrava il tasso più alto di frequentazione cinematografica (52,4%) e il Lussemburgo le percentuali più elevate per spettacoli dal vivo (48,5%) e visite a siti culturali (63,3%).
La Spagna, nel 2022, si è distinta per una stabilità della partecipazione culturale al 58,5%, contrariamente al calo osservato in altri Paesi come la Francia. I tassi di partecipazione più elevati nell’UE nel 2022 sono stati registrati in Lussemburgo (77,7%) e Danimarca (77,3%), mentre i più bassi in Romania (22,2%) e Bulgaria (19,7%).
Sebbene la ripresa italiana del 2023 sia un segnale positivo, il confronto con Paesi come la Spagna, che ha mantenuto livelli di partecipazione più elevati anche durante periodi complessi, suggerisce che fattori strutturali nazionali – quali livelli di finanziamento pubblico, infrastrutture culturali diffuse e abitudini consolidate – giocano un ruolo determinante. Le basse percentuali di lettori di libri in Italia rimangono un’area di particolare attenzione.
- Analisi comparativa dei modelli di Governance culturale
I modelli di governance culturale variano significativamente tra i Paesi europei, riflettendo tradizioni storiche, assetti istituzionali e filosofie politiche differenti.
- Francia: il modello francese è storicamente caratterizzato da un forte ruolo dello Stato e da un Ministero della Cultura centralizzato con un budget considerevole, spesso considerato un punto di riferimento, sebbene talvolta criticato per un eccessivo interventismo. Un elemento distintivo è la legge Aillagon del 2003, che ha potenziato significativamente il mecenatismo privato attraverso cospicui incentivi fiscali per imprese e privati. L’Institut Français, con un budget di 28,8 milioni di euro nel 2024, è l’ente preposto alla promozione della cultura francese nel mondo.
- Germania: i tedeschi adottano un modello federale, in cui la politica culturale è primariamente responsabilità dei Länder (Stati federati) e dei comuni, in base al principio di sussidiarietà. L’enfasi è posta sulla partecipazione diffusa, la diversità, la digitalizzazione e la sostenibilità. Si osserva una tendenza verso un “Stato culturale attivatore” ed una “società culturale attivata”, con un crescente ricorso a partenariati pubblico-privato.
- Spagna: il modello è marcatamente decentralizzato, con ampie competenze culturali trasferite alle Comunità Autonome, il che ha portato a politiche culturali regionali diversificate. Gli obiettivi principali includono la conservazione del patrimonio e la promozione dell’accesso alla cultura, con una crescente attenzione alla diversità culturale derivante dall’immigrazione. La partecipazione dei cittadini alla governance del patrimonio culturale è un tratto distintivo, sebbene con efficacia variabile, come nel caso del modello di Barcellona.
- Regno Unito: tradizionalmente, il modello britannico si basa sul principio dell'”arm’s-length” (a distanza di braccio), secondo cui il governo finanzia enti intermedi come l’Arts Council England (ACE), che distribuiscono i fondi con un certo grado di autonomia dalle ingerenze politiche dirette. Una quota significativa dei finanziamenti proviene anche dalla National Lottery. Le tendenze recenti mostrano una riduzione dei finanziamenti pubblici diretti ed una crescente pressione affinché l’ACE si allinei alle priorità governative e garantisca una distribuzione diversificata dei fondi. Il British Council, con un introito di 989 milioni di sterline nel 2023-24, promuove la cultura britannica a livello internazionale, pur affrontando pressioni finanziarie.
EUROPEISTI: Non esiste un modello di governance “migliore” in assoluto. L’efficacia sembra risiedere nella capacità di adattare i principi ai contesti nazionali e di essere aperti a modelli ibridi. L’Italia potrebbe trarre insegnamento dal successo francese nell’incentivare il finanziamento privato, dall’enfasi tedesca sulla sussidiarietà e la partecipazione, o dalla riflessione critica in corso nel Regno Unito sull’effettiva autonomia garantita dal principio dell’arm’s-length. La presenza di istituzioni dedicate alla promozione culturale internazionale, come l’Institut Français e il British Council, sottolinea anche l’importanza della diplomazia culturale, un ambito in cui l’Italia, con i suoi Istituti Italiani di Cultura, potrebbe ulteriormente raccordare e rafforzare la propria strategia.
- Tabella 4: Panoramica dei Modelli di Governance Culturale nei Paesi di Riferimento
| Caratteristica | Italia | Francia | Germania | Spagna | Regno Unito |
| Livello Primario Governance | Prevalentemente centralizzato (Ministero), con ruolo delle Regioni | Fortemente centralizzato (Ministero della Cultura) | Federale (Länder, Municipalità), sussidiarietà | Decentralizzato (Comunità Autonome) | Arm’s-length (Governo → Arts Councils) |
| Meccanismi Finanziamento | Stato, Regioni, Enti Locali, Art Bonus (incentivi fiscali limitati) | Stato (budget elevato), Collettività territoriali, Legge Aillagon (mecenatismo) | Länder, Municipalità, Fondazioni, sponsorizzazioni, PPP crescenti | Stato, Comunità Autonome, Enti Locali, sponsorizzazioni | Governo (grant-in-aid), National Lottery, donazioni private, earned income |
| Ruolo Enti Intermedi | Fondazioni lirico-sinfoniche, Musei autonomi, Istituti Italiani Cultura | Institut Français, CNC (cinema), grandi istituzioni nazionali | Kulturstiftung des Bundes/der Länder (Fondazioni culturali federali/statali) | Instituto Cervantes, musei nazionali, enti regionali specifici | Arts Council England (e equivalenti in Scozia, Galles, NI), British Council, National Lottery Funders |
| Tendenze/Riforme Recenti | Dibattito su autonomia gestionale, Art Bonus, PNRR per cultura | Consolidamento del mecenatismo, dibattito su democratizzazione, impatto digitale | Focus su partecipazione, diversità, digitalizzazione, sostenibilità, PPP | Focus su diversità, partecipazione cittadina (es. Barcellona), impatto crisi economica | Revisione principio arm’s-length, calo fondi pubblici, pressione per accountability e impatto sociale |
- L’Impegno dell’Italia nei Programmi Culturali dell’UE (es. Europa Creativa)
Europa Creativa, con un budget di 2,44 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, è il principale programma dell’Unione Europea a sostegno dei settori culturali e creativi. I suoi obiettivi chiave includono a) la salvaguardia e la promozione della diversità culturale e linguistica europea e b) il rafforzamento della competitività e del potenziale economico dei settori, in particolare quello audiovisivo.
Nel 2024, il programma Europa Creativa ha sostenuto:
- 160 progetti di cooperazione (con un budget di 59,7 milioni di euro);
- 42 progetti di traduzione letteraria (5 milioni di euro);
- 39 reti europee di organizzazioni culturali e creative (44,3 milioni di euro);
- 5 entità culturali paneuropee per giovani talenti (10,86 milioni di euro);
- 18 piattaforme per la promozione di artisti emergenti (49,5 milioni di euro).
Questi numeri testimoniano l’ampiezza e la diversità degli interventi supportati.
L’Italia partecipa attivamente al programma. Esempi di successo includono il finanziamento di progetti di cooperazione promossi da enti come la “Fondazione Unipolis” di Bologna e la Fondazione Emilia Romagna – Teatro di Modena. Il Creative Europe Desk Italia, gestito dal Ministero della Cultura, svolge un ruolo cruciale nell’informare e assistere gli operatori italiani sulle opportunità offerte dal programma.
EUROPEISTI: La struttura stessa di Europa Creativa, con la sua enfasi sui progetti di cooperazione, sulle reti e sulle piattaforme, agisce come un catalizzatore per l’integrazione europea, incoraggiando la creazione di partenariati transnazionali. Inoltre, il programma dimostra una crescente attenzione a priorità tematiche attuali, come la salute mentale, l’inclusione delle persone con disabilità, il sostegno agli artisti ucraini e la sostenibilità ambientale.
Per l’Italia, massimizzare i benefici di Europa Creativa non significa solo ottenere finanziamenti, ma anche impegnarsi strategicamente su queste priorità tematiche e costruire solide collaborazioni europee. Sebbene esistano casi di successo, la complessità delle candidature e della gestione dei progetti UE richiede competenze e risorse specifiche. Il supporto continuo da parte dei desk nazionali come quello italiano è fondamentale, specialmente per le organizzazioni culturali di minori dimensioni, per sviluppare la capacità di navigare efficacemente il sistema dei finanziamenti europei.
- Sfide cruciali ed aree di miglioramento nel comparto culturale italiano
- Il persistente divario di finanziamento (Italia vs. Paesi europei di riferimento)
La questione del sotto-finanziamento pubblico cronico del settore culturale italiano emerge con prepotenza dal confronto europeo. Come già evidenziato, la spesa italiana dello 0,8% del PIL per attività ricreative, culturali e di culto si scontra con una media UE dell’1,2% e con Paesi come la Francia che investono l’1,5%. Questa “quartultima posizione” in Europa non è un dato estemporaneo, ma riflette una tendenza storica che limita intrinsecamente il potenziale di sviluppo del settore.
Sebbene la spesa pubblica assoluta per la cultura sia aumentata del 26% nel 2023 rispetto al 2019, questo incremento non è stato sufficiente a modificare significativamente la posizione relativa dell’Italia. Ciò implica che anche altri Paesi europei potrebbero aver aumentato i loro stanziamenti o partivano da livelli di base più elevati.
Questo divario di finanziamento non è una mera differenza numerica, ma si traduce in una barriera sistemica alla competitività europea. Limita la capacità delle istituzioni culturali italiane di investire in innovazione, in co-produzioni internazionali (che spesso richiedono fondi di co-finanziamento), nello sviluppo di talenti e nelle infrastrutture digitali, su una scala paragonabile a quella dei partners europei meglio finanziati. Il termine “stridono”, utilizzato nel Rapporto “Io Sono Cultura” per descrivere il contrasto tra la produzione economica del settore e gli investimenti pubblici, coglie efficacemente questa discrasia.
Inoltre, un basso livello di finanziamento pubblico strutturale rischia di aumentare la dipendenza del settore da fonti di finanziamento non statali, come donazioni private, sponsorizzazioni o ricavi di mercato. Sebbene la diversificazione delle fonti sia positiva, un’eccessiva dipendenza può orientare le scelte di programmazione verso interessi commerciali o preferenze dei donatori, potenzialmente a scapito dell’assunzione di rischi artistici, del sostegno alla cultura non mainstream e degli obiettivi strategici di lungo termine legati al bene pubblico. Rende inoltre il settore più vulnerabile alle fluttuazioni economiche che possono influenzare la disponibilità di fondi privati.
- Il divario Nord-Sud: affrontare le Disparità regionali nello sviluppo culturale
Nonostante l’Italia sia un Paese unitario, persistono profonde disparità territoriali nello sviluppo e nella fruizione culturale, in particolare tra il Nord e il Mezzogiorno. Il sopracitato rapporto “Io Sono Cultura 2024” rileva segnali di un “Mezzogiorno in ripresa” nel 2023, con una crescita del valore aggiunto leggermente superiore alla media nazionale (+5,7% contro +5,5%) ed un aumento più accentuato dell’occupazione (+4,0% contro +3,2%).
Tuttavia, il Rapporto Federculture 2024 sottolinea il persistere di un “notevole divario” tra Nord, Centro e Sud, specialmente in termini di fruizione culturale da parte dei cittadini. Questi squilibri hanno radici storiche e strutturali, che includono differenti percorsi di sviluppo istituzionale, una maggiore concentrazione economica e industriale nel Nord, ed un potenziale turistico nel Sud che, nonostante la presenza di siti di eccezionale valore, rimane spesso sottoutilizzato.
EUROPEISTI: I segnali positivi di crescita nel Mezzogiorno nel 2023 sono incoraggianti, ma per trasformare questa “ripresa” in una riduzione significativa e duratura del divario culturale, sono necessari investimenti mirati e sostenuti nel tempo, insieme ad interventi strategici. Un marcato divario culturale interno impedisce all’Italia nel suo complesso di beneficiare uniformemente e di contribuire appieno all’integrazione culturale europea. Le aree di sottosviluppo culturale nel Sud limitano l’accesso alle opportunità per i cittadini e frenano la crescita delle industrie creative a livello locale, influenzando negativamente l’immagine complessiva del Paese e la sua capacità di presentare un profilo culturale pienamente valorizzato in Europa.
- Navigare la transizione digitale: Competenze, Infrastrutture ed Inclusione
La transizione digitale rappresenta una sfida ed un’opportunità cruciale per il settore culturale italiano. Sebbene si registri una crescente adozione di tecnologie come l’Intelligenza Artificiale (l’8,2% delle imprese nel 2024, in aumento dal 5,0% nel 2023), l’Italia è ancora in ritardo rispetto alla media UE27 (13,5%). Anche gli investimenti nella formazione dei dipendenti sulle competenze digitali (17,8%) sono inferiori alla media europea (22,3%).
Il livello di competenze digitali di base della popolazione italiana (45,8%) è inferiore alla media UE (55,6%), e la quota di specialisti ICT nell’occupazione (4,1%) è anch’essa più bassa della media UE (4,8%). Questi dati evidenziano un “divario digitale culturale” che necessita di essere colmato.
Iniziative europee come lo “Spazio comune europeo di dati per il patrimonio culturale” (EUROPEANA) mirano ad accelerare la trasformazione digitale, concentrandosi sulla qualità dei dati, sul rafforzamento delle capacità e sul riutilizzo. Il lavoro della rete NEMO (Network of European Museum Organisations) sull’IA nei musei evidenzia il potenziale di nuove pratiche artistiche, strumenti di curatela e analisi dei visitatori, ma sottolinea anche la necessità di linee guida e supporto per le istituzioni museali.
La trasformazione digitale nel settore culturale italiano appare quindi disomogenea e frenata da una carenza di competenze. Se da un lato il consumo culturale digitale è in crescita, specialmente tra i giovani, il divario nelle competenze digitali e i minori investimenti in formazione rappresentano un rischio significativo. Il settore culturale, spesso composto da piccole e medie imprese e organizzazioni non-profit, potrebbe incontrare maggiori difficoltà rispetto alle grandi aziende nell’investire e adattarsi ai rapidi cambiamenti tecnologici come l’IA, senza un sostegno mirato. Ciò crea un divario digitale interno al settore e ne limita la capacità di competere e innovare digitalmente a livello europeo.
EUROPEISTI: L’Italia, con il suo immenso patrimonio, ha un enorme potenziale non sfruttato nello spazio digitale europeo dei dati culturali. Realizzare questo potenziale richiede non solo la digitalizzazione dei contenuti, ma anche la garanzia di dati interoperabili e di alta qualità, e lo sviluppo delle capacità interne alle istituzioni culturali per gestire e valorizzare efficacemente queste risorse digitali.
- Rafforzare lo sviluppo della Forza Lavoro e la partecipazione giovanile
Il settore culturale italiano impiega 825.100 lavoratori, pari al 3,5% dell’occupazione totale, ma i giovani sotto i 30 anni costituiscono solo il 13% di questa forza lavoro, nonostante una crescita del 21% nel loro numero dal 2021. Questo dato, se confrontato con la media europea dove i giovani tra i 15 e i 29 anni rappresentano il 18,1% dell’occupazione culturale (simile alla loro incidenza sull’occupazione totale, 17,4%), indica una potenziale difficoltà nell’attrarre e trattenere i giovani talenti in carriere stabili e a lungo termine nel settore.
L’elevata incidenza del lavoro autonomo nel settore culturale italiano (46,6% nel 2022) può offrire flessibilità, ma è spesso associata ad una maggiore precarietà, che potrebbe risultare meno attraente per i giovani in cerca di stabilità professionale. La bassa percentuale di donne nell’occupazione culturale in Italia (45,1% ), in controtendenza rispetto a molti Paesi UE dove le donne costituiscono la maggioranza, conferma la presenza di barriere sistemiche o pregiudizi che ostacolano le carriere femminili nel settore.
Si profila quindi un potenziale divario generazionale e un problema nel ricambio dei talenti. La scarsa presenza giovanile nella forza lavoro culturale, a dispetto dell’elevata partecipazione culturale dei giovani come consumatori, suggerisce una disconnessione tra fruizione e aspirazioni/opportunità di carriera. Questo potrebbe portare a una futura carenza di competenze e a una mancanza di prospettive innovative con l’invecchiamento dell’attuale forza lavoro. Affrontare lo squilibrio di genere non è solo una questione di equità, ma anche di valorizzare l’intero bacino di talenti, essenziale per l’innovazione e la crescita del settore.
- Ottimizzare l’integrazione europea: superare gli Ostacoli e cogliere le Opportunità
Le sfide precedentemente analizzate assumono una valenza particolare nel contesto dell’integrazione europea:
- il sotto-finanziamento pubblico limita la capacità di partecipare a progetti europei cofinanziati, che spesso richiedono risorse nazionali complementari;
- i deficit nelle competenze digitali ostacolano un pieno coinvolgimento nelle iniziative digitali dell’UE, come lo spazio comune dei dati culturali;
- le disparità regionali impediscono un approccio nazionale unitario e omogeneo alla politica culturale europea, con alcune aree del Paese che faticano a cogliere le opportunità offerte.
Tuttavia, l’integrazione europea rappresenta anche una leva di soluzione. Programmi come “Europa Creativa” offrono risorse e cornici per il rafforzamento delle capacità, l’internazionalizzazione e l’innovazione, aree in cui l’Italia necessita di miglioramenti. Le priorità di Europa Creativa – innovazione, diversità, sostenibilità, inclusione – si allineano con le esigenze di sviluppo del settore culturale italiano. Le opportunità risiedono nell’utilizzare strategicamente questi programmi per colmare le lacune nazionali.
EUROPEISTI: Ciò richiede un approccio proattivo: un più forte sostegno alle organizzazioni culturali italiane per accedere ai fondi UE, una maggiore capacità di advocacy degli interessi culturali italiani a Bruxelles e un migliore coordinamento tra autorità nazionali e regionali nella gestione dei fondi e delle politiche europee. L’integrazione europea, quindi, se da un lato amplifica le debolezze esistenti, dall’altro fornisce strumenti e incentivi per affrontarle, trasformando una potenziale pressione in un catalizzatore di cambiamento positivo.
- Proposte per un settore culturale italiano fiorente in Europa
Per affrontare le criticità identificate e valorizzare appieno il potenziale del settore culturale italiano nel contesto europeo, Noi EUROPEISTI proponiamo le seguenti direttrici strategiche:
- Riformare la politica culturale nazionale e la Governance per un maggiore allineamento europeo
- Sviluppare una “Strategia Nazionale per la Cultura” a lungo termine elaborando un piano dotato di obiettivi chiari, indicatori di performance misurabili e flussi di finanziamento dedicati. Tale strategia dovrebbe mirare ad un progressivo aumento della spesa pubblica per la Cultura, con l’obiettivo di convergere verso la media europea dell’1,2% del PIL, traendo ispirazione dal sostegno statale costante della Francia e dagli impegni strutturati della Germania a livello federale e dei Länder.
- Rafforzare il Coordinamento inter-istituzionale potenziando i meccanismi di coordinamento tra i diversi ministeri competenti, e tra il livello nazionale e quello regionale, per quanto riguarda la politica culturale e la partecipazione ai programmi europei. Il modello spagnolo, pur decentralizzato, offre spunti per un inquadramento nazionale delle politiche regionali.
- Riformare la Governance delle Istituzioni culturali procedendo ad loro una valutazione per migliorarne l’autonomia gestionale, l’efficienza operativa e la proiezione internazionale. Si potrebbero considerare aspetti del principio di “arm’s-length” britannico, garantendo al contempo trasparenza e accountability.
- Espandere e perfezionare gli incentivi fiscali per il Mecenatismo ampliando la portata e l’efficacia di strumenti come l’Art Bonus, ispirandosi al successo e all’ampiezza della legge Aillagon francese, al fine di diversificare le fonti di finanziamento, pur ribadendo la responsabilità primaria del settore pubblico nel sostegno alla cultura.
- Promuovere l’Innovazione e la Trasformazione digitale
- Lanciare un “Programma nazionale per le Competenze Digitali nel settore culturale” attuando un piano specifico per lo sviluppo delle competenze digitali rivolto ai professionisti ed alle organizzazioni culturali, colmando i divari identificati e supportando in particolare le PMI e le organizzazioni non-profit nell’adozione di nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale.
- Investire in infrastrutture digitali per la Cultura, con particolare attenzione alle regioni meno servite, per sostenere la digitalizzazione del patrimonio, l’accessibilità online e la partecipazione attiva allo spazio comune europeo di dati per il patrimonio culturale.
- Incentivare collaborazioni per l’Innovazione digitale favorendo partenariati tra istituzioni culturali, imprese tecnologiche e centri di ricerca per stimolare l’innovazione nelle esperienze culturali digitali, negli strumenti di gestione e nello sviluppo di un’IA etica applicata alla cultura.
- Sostenere la creazione e diffusione di contenuti culturali digitali italiani promuovendo la produzione di contenuti culturali digitali italiani di alta qualità e la loro circolazione su piattaforme europee e globali, valorizzando le abitudini di consumo digitale dei giovani.
- Interventi mirati per colmare gli squilibri regionali
- Istituire uno specifico “Fondo per lo sviluppo culturale nel Mezzogiorno” ed altre aree culturalmente meno sviluppate, focalizzato su infrastrutture, rafforzamento delle capacità degli operatori culturali e sviluppo del pubblico, consolidando i recenti segnali di ripresa ma affrontando i divari persistenti.
- Incentivare partenariati pubblico-privato e di “Turismo culturale sostenibile” nel Sud Italia, che siano incentrati sulle comunità locali e valorizzino il patrimonio in modo integrato, apprendendo dalle strategie europee di sviluppo regionale attraverso la Cultura.
- Promuovere scambi culturali interregionali sostenendo programmi di scambio e collaborazione culturale tra le diverse regioni italiane per rafforzare la coesione nazionale e la condivisione di buone pratiche.
- Massimizzare i benefici della collaborazione e dei meccanismi di finanziamento europei
- Potenziare il supporto per l’accesso ai Fondi UE rafforzando le capacità del “Creative Europe Desk Italia” e di altre strutture di supporto per assistere le organizzazioni culturali italiane, specialmente le PMI e quelle del Mezzogiorno, nell’accesso ai finanziamenti UE e nella partecipazione a progetti transnazionali.
- Partecipare attivamente alla definizione delle politiche culturali UE impegnandosi proattivamente nel processo di definizione delle politiche e dei programmi culturali dell’UE per assicurare che riflettano i punti di forza italiani e rispondano alle esigenze del settore nazionale, garantendo una voce italiana autorevole nella governance culturale europea.
- Incoraggiare la partecipazione a Reti e piattaforme europee stimolando le istituzioni culturali italiane a partecipare attivamente alle reti e alle piattaforme europee per favorire lo scambio di conoscenze, le co-produzioni e la mobilità degli artisti.
- Investire nel capitale umano: sviluppo delle competenze, occupazione giovanile e Parità di Genere
- Creare percorsi per l’occupazione giovanile nel settore culturale sviluppando percorsi specifici ed incentivi per l’ingresso e la progressione di carriera dei giovani nel settore culturale, affrontando la bassa quota di occupazione giovanile e le preoccupazioni relative alla precarietà (elevata incidenza del lavoro autonomo). Ciò potrebbe includere programmi di apprendistato, mentorship e sostegno all’imprenditoria culturale giovanile.
- Promuovere la Parità di Genere nell’occupazione culturale attuando politiche specifiche e affrontando la sotto-rappresentazione femminile attraverso un sostegno mirato, formazione alla leadership e contrasto ai pregiudizi.
- Investire nella formazione continua dei professionisti della Cultura garantendo opportunità di sviluppo professionale continuo per gli operatori culturali, con un focus su competenze manageriali, digitali e di cooperazione internazionale, per migliorare la professionalità complessiva e la capacità di adattamento del settore.
- Conclusione:
tracciare la rotta per una rinascita culturale italiana in un’Europa integrata
Il macro-settore dell’Arte e della Cultura riveste un’importanza cruciale per la vitalità economica, la coesione sociale ed il prestigio dell’Italia nel contesto europeo. Il presente rapporto (*) evidenzia come, a fronte di un immenso patrimonio e di una significativa capacità produttiva, persistano sfide considerevoli che ne limitano il pieno dispiegamento. Il divario di finanziamento pubblico rispetto ai partner europei, le disparità territoriali interne, un percorso di trasformazione digitale ancora incompiuto e le criticità nello sviluppo del capitale umano rappresentano ostacoli che necessitano di risposte strategiche e coordinate.
EUROPEISTI: Queste sfide non sono insormontabili. Le analisi comparative e i dati presentati suggeriscono che un impegno concertato, strategico e adeguatamente finanziato, in linea con le opportunità e le migliori pratiche europee, può sbloccare l’enorme potenziale della Cultura italiana. Le raccomandazioni formulate mirano a fornire una bussola per questo percorso, sottolineando l’interconnessione delle soluzioni proposte: interventi isolati difficilmente produrranno risultati duraturi senza una visione d’insieme ed una strategia integrata.
Potenziare questo settore non è solo una questione di politica interna, ma un investimento strategico per il futuro dell’Italia in un’Europa sempre più interconnessa. Una vera e propria rinascita culturale, fondata su solide basi finanziarie, sull’innovazione, sull’inclusione e sulla valorizzazione dei talenti, può infatti contribuire in modo determinante non solo al benessere ed alla crescita del nostro Paese, ma anche all’arricchimento del più ampio progetto culturale europeo.
(*) A cura del Dipartimento “Arti e Cultura” e dell’Ufficio Studi del partito EUROPEISTI