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Telecomunicazioni

L’Italia nel Contesto Europeo (*)

  

EUROPEISTI:          Il nostro Rapporto (*) analizza il panorama digitale e delle telecomunicazioni in Italia, ponendolo a confronto con le ambizioni del “Decennio Digitale” dell’Unione Europea. L’Italia emerge come una nazione dai forti contrasti: se da un lato mostra avanzamenti in nicchie specifiche come la fatturazione elettronica e la disponibilità iniziale di reti 5G per le utenze domestiche, dall’altro deve affrontare significative sfide strutturali. Tra queste, spiccano il marcato divario nelle competenze digitali dei cittadini e dei lavoratori, la lenta adozione di tecnologie trasformative da parte delle Piccole e Medie Imprese (PMI) –spina dorsale dell’economia nazionale– e le persistenti disuguaglianze infrastrutturali, nonostante gli ingenti investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Si osserva, quindi, una necessità impellente di rendere più efficace l’attuazione dello stesso PNRR per centrare gli obiettivi fissati per il 2026 e il 2030.

Un elemento centrale per monitorare i progressi è il confronto con gli indicatori chiave di prestazione (KPI) europei, come dettagliato nella Tabella 1 (Ultra), che offre una visione immediata e basata sui dati della posizione italiana.

 

  1. Il “Decennio Digitale” europeo: contesto strategico per l’Italia

La trasformazione digitale rappresenta una priorità assoluta per l’Unione Europea, che mira a rafforzare la propria sovranità tecnologica, competitività e resilienza in un panorama globale in rapida evoluzione.

La strategia digitale dell’UE, culminata nel programma “Decennio Digitale 2030”, definisce una visione ambiziosa e una tabella di marcia precisa per guidare gli Stati membri, inclusa l’Italia, verso un futuro digitale incentrato sulla persona, sostenibile e prospero.

1.1. Pilastri ed obiettivi della “Strategia Digitale” UE: programma strategico per il “Decennio Digitale” 2030, “Bussola Digitale”, Indicatori Chiave di Prestazione (KPI)

Il cuore della strategia digitale europea è il Programma Strategico per il Decennio Digitale 2030, che si articola attorno a quattro “punti cardinali” fondamentali, concepiti per misurare e guidare la trasformazione digitale dell’Unione entro la fine del decennio. Questi sono:

  • Competenze digitali: formare una popolazione digitalmente competente e un numero elevato di professionisti altamente qualificati nel settore digitale.
  • Infrastrutture digitali sicure e sostenibili: garantire una connettività gigabit per tutti e una copertura 5G capillare, promuovendo al contempo infrastrutture resilienti, sicure e a basso impatto ambientale.
  • Trasformazione digitale delle imprese: favorire l’adozione diffusa di tecnologie digitali avanzate (Cloud, IA, Big Data) da parte delle imprese, con un focus particolare sulle PMI, e sostenere la crescita di campioni digitali europei (“unicorni”).
  • Digitalizzazione dei servizi pubblici: rendere i servizi pubblici essenziali completamente accessibili online, migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione e garantire ai cittadini un facile accesso ai propri dati (es. sanitari) e a soluzioni di identità digitale.

Per ciascuno di questi punti cardinali, l’UE ha stabilito obiettivi quantitativi specifici da raggiungere entro il 2030. Tra i principali target figurano:

  • almeno l’80% della popolazione tra i 16 e i 74 anni con competenze digitali di base;
  • almeno 20 milioni di specialisti ICT occupati, con una convergenza di genere; connettività gigabit per tutte le famiglie e copertura 5G per tutte le aree popolate;
  • il 75% delle imprese dell’UE che utilizza servizi di Cloud computing, IA o Big Data;
  • oltre il 90% delle PMI che raggiunge almeno un livello base di intensità digitale;
  • il raddoppio del numero di unicorni nell’UE;
  • il 100% dei servizi pubblici chiave disponibile online;
  • il 100% dei cittadini con accesso online alle proprie cartelle cliniche;
  • l’80% dei cittadini che utilizza una soluzione di identità digitale.

Il Programma Strategico per il Decennio Digitale, entrato in vigore il 9 gennaio 2023, ha istituito un meccanismo di monitoraggio e cooperazione per assicurare il conseguimento di questi traguardi. Tale meccanismo si basa su KPI, sviluppati a partire dall’Indice di Digitalizzazione dell’Economia e della Società (DESI), per misurare i progressi compiuti.

Gli Stati membri sono tenuti a presentare tabelle di marcia strategiche nazionali che dettagliano le politiche, le misure e le azioni pianificate a livello nazionale per contribuire al raggiungimento degli obiettivi e dei traguardi del programma fino al 2030. La Commissione Europea pubblica relazioni annuali sullo stato del Decennio Digitale per esaminare i progressi, valutare i risultati e formulare raccomandazioni.
La strategia dell’UE non si limita ad una mera adozione tecnologica, ma abbraccia una dimensione profondamente sociale e geopolitica. Obiettivi come “il digitale al primo posto per le persone”, “una società aperta e democratica” e “il digitale per la transizione verde” ne sono una chiara testimonianza. L’enfasi sulla sovranità digitale, sui valori europei e sui partenariati internazionali rivela l’ambizione più ampia di posizionare l’UE come leader globale nel digitale, secondo i propri principi. Ciò implica che la strategia italiana debba riflettere questi valori e considerazioni geopolitiche, andando oltre il semplice raggiungimento dei KPI tecnici.

Un strumento fondamentale, e potenzialmente ancora sottoutilizzato da Stati membri come l’Italia, sono i “Progetti Multinazionali” (Multi-Country Projects – MCP). Questi progetti sono concepiti per aggregare risorse a livello europeo per la realizzazione di iniziative su larga scala che nessun singolo Stato membro potrebbe implementare da solo, colmando così le lacune individuate nelle capacità critiche dell’UE in settori come le infrastrutture dati, il 5G, il calcolo ad alte prestazioni (HPC) e il calcolo quantistico. Per l’Italia -che potrebbe trovarsi ad affrontare vincoli di risorse o specifiche carenze tecnologiche- una partecipazione attiva e persino un ruolo di guida negli MCP potrebbe rappresentare un acceleratore strategico.

L’introduzione della struttura giuridica del Consorzio Europeo per le Infrastrutture Digitali (European Digital Infrastructure Consortium – EDIC) mira a semplificarne la costituzione e l’implementazione. Il coinvolgimento italiano negli EDIC per la Blockchain è un segnale positivo in questa direzione.

1.2. Il panorama normativo: gli Atti legislativi europei sul Digitale (DSA, DMA, DGA, Data Act, AI Act, GIA, Cyber Resilience Act) e le loro implicazioni per gli Stati Membri.

L’Unione Europea ha promulgato una serie di importanti regolamenti per plasmare il mercato unico digitale, garantendo un ambiente online più sicuro, equo e innovativo. Questi atti legislativi hanno implicazioni dirette per gli Stati membri, che devono adattare le proprie normative nazionali e istituire meccanismi di applicazione.

  • Il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA), in vigore rispettivamente dal dicembre 2022 e dal novembre 2022, mirano a creare uno spazio digitale più sicuro, contrastando i contenuti illegali e aumentando la trasparenza della moderazione dei contenuti, e a garantire una concorrenza leale nel mercato digitale affrontando il potere delle grandi piattaforme online definite “gatekeeper“.

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) è stata designata come coordinatore dei servizi digitali per l’Italia ai fini del DSA.

 

  • Il Data Governance Act (DGA), in vigore dal settembre 2023, e il Data Act, che entrerà in vigore nel settembre 2025, hanno l’obiettivo di facilitare la condivisione dei dati tra settori e all’interno dell’UE, creare un mercato unico dei dati e offrire un modello europeo alternativo per la gestione dei dati rispetto alle pratiche delle grandi piattaforme tecnologiche.
  • L’AI Act, entrato in vigore nel luglio 2024, stabilisce un quadro normativo per l’Intelligenza Artificiale, adottando un approccio basato sul rischio e ponendo una forte enfasi sulla tutela dei diritti fondamentali e dei valori europei. L’Italia ha sviluppato una propria “Strategia Nazionale per l’IA” (inizialmente 2022-2024, aggiornata per il 2024-2026) ed è coinvolta in iniziative internazionali come l’AI Hub per lo Sviluppo Sostenibile del G7.
  • Il Gigabit Infrastructure Act (GIA), che si applicherà dal novembre 2025, mira ad accelerare e ridurre i costi per la diffusione delle reti in fibra ottica e 5G in tutta l’UE.
  • Il Cyber Resilience Act, in vigore dal dicembre 2024, rafforza gli standard di ciber-sicurezza per i prodotti con componenti digitali, imponendo obblighi ai produttori durante l’intero ciclo di vita del prodotto.

EUROPEISTI:          Questa ondata di legislazione digitale europea presenta per l’Italia una duplice valenza: da un lato, una sfida di conformità, che richiede un notevole sforzo amministrativo e tecnico per adeguare le leggi e le pratiche nazionali; dall’altro, un’opportunità strategica. Questi atti, infatti, forniscono un quadro per promuovere un mercato unico digitale più affidabile, competitivo e innovativo. L’Italia può sfruttarli per rafforzare il proprio ecosistema digitale, proteggere consumatori ed imprese e promuovere le proprie soluzioni digitali “Made in Italy“, a condizione di investire strategicamente nelle capacità e nei meccanismi di applicazione necessari.

La designazione dell’AGCOM per la vigilanza sul DSA rappresenta un passo in questa direzione.

L’AI Act, in particolare, richiede misure nazionali proattive che vadano oltre la semplice adozione. Il suo approccio basato sul rischio necessita di organismi di vigilanza nazionali solidi, spazi di sperimentazione (sandbox) per l’innovazione e una guida chiara per le imprese, specialmente le PMI, sulla conformità.

La Strategia nazionale sull’IA dell’Italia e la sua iniziativa per il c.d. “AI Hub del G7” dimostrano consapevolezza, ma il successo dell’implementazione dipende dalla traduzione della strategia in meccanismi di supporto concreti e da una chiara interpretazione normativa, al fine di non soffocare l’innovazione pur garantendo uno sviluppo etico.

Le discussioni in Italia sul Disegno di Legge sull’IA evidenziano la necessità di definire chiaramente i ruoli di AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) e ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) e di considerare la formazione.

 

1.3. La Tabella di marcia strategica nazionale italiana: ambizioni ed allineamento con gli obiettivi UE.

 

L’Italia ha delineato il proprio percorso verso la trasformazione digitale attraverso una tabella di marcia strategica nazionale, che si inserisce nel quadro del Decennio Digitale europeo e si avvale in larga misura delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La “Strategia Italia Digitale 2026” è il documento cardine che articola gli obiettivi e gli investimenti del paese.

Secondo il Rapporto Paese 2024 sul Decennio Digitale, la tabella di marcia italiana dimostra un impegno significativo, con una previsione di spesa di oltre 32,5 miliardi di euro (pari all’1,6% del PIL, escludendo gli investimenti privati) per il raggiungimento degli obiettivi del Decennio Digitale. Il paese ha fissato traguardi nazionali per tutti i 14 KPI europei, e nella maggior parte dei casi questi target sono allineati con le ambizioni dell’UE per il 2030.

La “Strategia Italia Digitale 2026” si concentra su due assi principali: la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (PA) e lo sviluppo di reti ultraveloci. L’obiettivo è ambizioso: portare l’Italia nel gruppo di testa in Europa entro il 2026.

Tra i target specifici per tale data figurano:

  • il 70% della popolazione con un’identità digitale,
  • il 70% della popolazione con competenze digitali di base,
  • il 75% delle PA che adotta il Cloud,
  • l’80% dei servizi pubblici essenziali disponibile online,
  • il 100% delle famiglie coperte da connettività a banda ultra larga.

 

EUROPEISTI:          il raggiungimento di obiettivi così ambiziosi richiede un’esecuzione impeccabile, in particolare del PNRR, che mostra segnali di affaticamento. Sebbene l’impegno finanziario e la definizione degli obiettivi dell’Italia appaiano allineati con le ambizioni dell’UE, diverse fonti indicano ritardi nella spesa e nell’esecuzione dei progetti del PNRR. Le relazioni della Corte dei Conti e altre analisi sottolineano la sfida di tradurre i fondi stanziati in progressi tangibili entro le scadenze ravvicinate del PNRR. Il successo di “Italia Digitale 2026” dipende dal superamento di questi ostacoli implementativi.

Inoltre, la tempistica della strategia nazionale, fissata al 2026, è aggressiva e precede alcuni degli obiettivi finali del Decennio Digitale dell’UE, previsti per il 2030. Ciò implica la necessità di uno sforzo prolungato anche oltre il 2026. “Italia Digitale 2026” mira a risultati significativi entro tale anno, in linea con il ciclo di vita del PNRR. Tuttavia, il Decennio Digitale europeo si estende fino al 2030. L’Italia deve quindi garantire che la sua strategia e i suoi meccanismi di finanziamento siano sostenibili oltre la scadenza del PNRR per poter raggiungere l’intera gamma di obiettivi UE per il 2030, specialmente in aree come le competenze digitali avanzate e la trasformazione digitale completa delle imprese, che richiedono sforzi a più lungo termine.

  1. Il comparto del Digitale e delle Telecomunicazioni in Italia:

valutazione dello stato attuale

 

Per comprendere appieno la posizione dell’Italia nel contesto del Decennio Digitale europeo, è fondamentale analizzare lo stato attuale del suo settore digitale e delle telecomunicazioni. Questa sezione esamina le performances italiane rispetto agli indicatori chiave, evidenziando progressi e aree di criticità. La tabella seguente offre una sintesi comparativa.

Tabella 1: Performance dell’Italia rispetto agli Obiettivi del Decennio Digitale UE 2030 (Dati 2023/2024)

Area Obiettivo Decennio Digitale UE KPI Specifico Obiettivo UE 2030 Italia – Valore Più Recente (Anno) Media UE – Valore Più Recente (Anno) Fonte/i Breve Valutazione (Avanti / In Linea / In Ritardo)
Connettività Copertura Gigabit (tutte le famiglie) 100% VHCN 59% (2023), FTTP 59.6% (2023), FTTH 28.9% (Dic 2024) VHCN 79% (2023), FTTP 64% (2023), FTTH 70.5% (stima 2024) In ritardo
Connettività Copertura 5G (aree popolate) 100% 99.5% famiglie (2023), 5G SA Europa 40% (fine 2024) 81% popolazione (2023), 5G SA Europa 40% (fine 2024) Potenzialmente avanti su disponibilità base 5G alle famiglie, ma probabile ritardo su definizione “aree popolate” e 5G SA
Competenze Digitali Competenze digitali di base (16-74 anni) min 80% 45.8% (2024) 55.6% (2024) In ritardo
Competenze Digitali Specialisti ICT (occupati) 20 milioni (totale UE) 4.1% dell’occupazione (2024), Laureati ICT 1.5% (2022) 4.8% dell’occupazione (2024), Laureati ICT 4.5% (2022) In ritardo
Imprese Imprese che usano Cloud/IA/Big Data 75% Cloud: 55% (DESI 2024), 61.4% PMI (2024), Complessivo AI/Cloud/Dati: 63.1% (DESI 2023) Cloud: 45.2% PMI (2024), Complessivo AI/Cloud/Dati: 54.6% (DESI 2023) Avanti sul Cloud, in linea con l’aggregato AI/Cloud/Dati
Imprese Imprese che usano IA (parte del 75%) 5% (DESI 2023), 8.2% (ISTAT 2024) 8% (DESI 2023), 13.5% (ISTAT 2024) In ritardo
Imprese Imprese che usano Big Data/Analisi Dati (parte del 75%) Big Data: 9% (2020), Analisi Dati PMI: 22.9% (2023) Big Data PMI: 14% (2022) In ritardo (dato Big Data datato, analisi PMI sotto media UE)
Imprese Intensità digitale di base PMI >90% 70% (ISTAT 2024), 70.2% (PMI 2024) 69% (PMI DII v3 2023) In linea / Leggermente avanti (base)
Imprese Unicorni Raddoppio totale UE 7 (2023) (benchmark dipendente) Fortemente in ritardo
Servizi Pubblici Servizi pubblici chiave 100% online 100% Score 68/100 cittadini, 75/100 imprese (2023); 70.4% Comuni offrono almeno un servizio interamente online (2022); Target naz. 80% (2026) Score 77/100 cittadini, 84/100 imprese (2023) In ritardo
Servizi Pubblici Accesso a cartelle cliniche elettroniche (e-Health) 100% 82.7/100 (2023) 79.1/100 (2023) Avanti
Servizi Pubblici Utilizzo Identità Digitale (cittadini) 80% 41.2% (SPID/CIE, ISTAT 2023); 39.2M SPID (~66.6% pop., Ott 2024); Target naz. 70% (2026) (benchmark variabile) In progresso, ma obiettivo ambizioso

 

2.1. Infrastrutture di Connettività

  • Reti Fisse:

La situazione della connettività fissa in Italia presenta un quadro composito. La copertura delle reti ad altissima capacità (VHCN) raggiungeva il 59% delle famiglie nel 2023, un dato significativamente inferiore alla media UE del 79%. Analogamente, la copertura della fibra fino ai locali dell’utente (FTTP) si attestava al 59,6% nel 2023, anch’essa al di sotto della media europea del 64%. Dati AGCOM più recenti (dicembre 2024) indicano una penetrazione della fibra fino a casa (FTTH) pari al 28,9% delle linee, con la tecnologia FTTC (fibra fino all’armadio) ancora predominante al 45%.

 

Il piano “Italia a 1 Giga“, finanziato dal PNRR, mira a fornire connettività a 1 Gbps in download e 200 Mbps in upload a circa 7 milioni di indirizzi attualmente non serviti da banda larga veloce. La strategia italiana per la “Banda Ultra Larga” si prefigge di garantire connettività gigabit a tutti entro il 2026, anticipando l’obiettivo europeo del 2030. Tuttavia, una ricerca AGCOM/Politecnico di Milano ha rivelato che la penetrazione dell’FTTH per le PMI era del 49% nel 2023, inferiore a quella delle famiglie (59,6%), indicando che le imprese situate in aree a minore densità sono meno servite.

EUROPEISTI:          Nonostante l’ambizioso obiettivo nazionale di una copertura gigabit ubiqua entro il 2026, i dati sulla copertura VHCN e FTTP mostrano un ritardo significativo rispetto alle medie UE. Inoltre, la minore copertura FTTH per le PMI rispetto alle utenze domestiche, specialmente per le imprese singole in aree meno dense, suggerisce che, anche se gli obiettivi generali per le famiglie venissero raggiunti, segmenti specifici come le PMI rurali potrebbero rimanere esclusi senza interventi mirati. Il PNRR mira a colmare queste lacune, ma i ritardi nell’attuazione costituiscono una preoccupazione.

 

  • Reti Mobili:

Le reti mobili 5G erano disponibili per il 99,5% delle famiglie italiane nel 2023, un notevole incremento rispetto all’8,1% del 2020. L’Italia si colloca al di sopra della media UE per quanto riguarda la preparazione al 5G, con il 93% dello spettro 5G armonizzato assegnato.
Tuttavia, la “disponibilità” per le famiglie non equivale all’obiettivo del Decennio Digitale di “copertura 5G per tutte le aree popolate”. Il rapporto “State of Digital Communications” (2025, ETNO) indica che la copertura 5G della popolazione europea raggiungeva l’87% a fine 2024, ma l’Europa è in ritardo rispetto ai competitor globali, specialmente per quanto riguarda il 5G Standalone (SA), per il quale l’Europa ha raggiunto solo il 40% di copertura della popolazione a fine 2024. L’Italia si inserisce in questo contesto europeo.

 

Dati Ookla (H1 2024) mostrano WINDTRE con la più alta Disponibilità 5G (tempo dell’utente connesso al 5G) al 63,5%, mentre Vodafone ha registrato il più alto Speed Score 5G. Le reti 5G private costituiscono un mercato in crescita, con una proiezione di valore di 1,2 miliardi di euro entro il 2030.

Il “Piano Italia 5G” (PNRR) stanzia 2,02 miliardi di euro per incentivare la diffusione del 5G nelle aree a fallimento di mercato.

EUROPEISTI:          L’elevata disponibilità di 5G presso le utenze domestiche è un dato positivo, ma l’obiettivo UE specifica “tutte le aree popolate”, un requisito geografico più stringente. Inoltre, il ritardo dell’Europa, e di conseguenza dell’Italia, nel dispiegamento del 5G SA implica che il pieno potenziale del 5G (bassa latenza, network slicing per l’industria) non è ancora stato realizzato. I dati Ookla riportati mostrano prestazioni variabili tra gli operatori, indicando anche un’esperienza utente disomogenea. L’attenzione del PNRR alle aree a fallimento di mercato è cruciale, ma il suo successo dipende da un’esecuzione tempestiva.

 

  • Iniziative Nazionali:

Il “Piano Italia a 1 Giga“, finanziato dal PNRR con circa 3,8 miliardi di euro, mira a coprire 8,5 milioni di famiglie entro il 2026 nelle aree grigie e a fallimento di mercato. I contratti sono stati aggiudicati nel 2022, con il completamento dei lavori previsto entro giugno 2026.

 

La consultazione di Infratel del 2024 sui “civici di prossimità” mira a perfezionare i piani di copertura. Altri piani del PNRR includono “Scuole Connesse”, “Sanità Connessa” e “Isole Minori”.

Sono stati segnalati ritardi significativi nella spesa e nell’esecuzione dei progetti PNRR, mettendo potenzialmente a rischio gli obiettivi del 2026. Solo il 7,4% dei fondi PNRR stanziati per il 2023 era stato speso entro novembre 2023, con il 75% dei progetti giunti almeno alla fase di progettazione esecutiva in ritardo. La relazione della Corte dei Conti del 2024 conferma il raggiungimento di tutti i 39 obiettivi europei per il primo semestre 2024, ma la spesa complessiva del PNRR a dicembre 2024 era di circa il 30% del totale, con una notevole eterogeneità tra le missioni.

EUROPEISTI:          I documentati ritardi nella spesa e nell’esecuzione dei progetti costituiscono un rischio importante. Sebbene gli obiettivi di alto livello dell’UE possano essere raggiunti, la misura ultima è la tempestiva connessione delle aree e delle entità svantaggiate. L’attenzione ai “civici di prossimità” mostra uno sforzo per affinare il targeting, ma il ritmo complessivo dei lavori infrastrutturali deve accelerare in modo significativo.

 

2.2. Capitale Umano: competenze digitali

  • Competenze della Popolazione:

Solo il 45,8% degli italiani (16-74 anni) possedeva almeno competenze digitali di base nel 2024 (in leggero aumento rispetto al 45,6% del 2023), un dato ben al di sotto della media UE del 55,6% e dell’obiettivo dell’80% del Decennio Digitale. L’Italia si colloca al 23° posto nell’UE per questo indicatore. Il rapporto ISTAT BES 2022 (pubblicato nel 2023) rilevava il 45,7% con competenze digitali di base, evidenziando significative disparità legate all’età: 61,7% per i giovani tra i 20 e i 24 anni contro il 19,3% per la fascia 65-74 anni. Si osserva anche un divario basato sul livello di istruzione. Per quanto riguarda le competenze nella “creazione di contenuti digitali”, un’indagine ISTAT del 2021 citata da Format Research mostrava l’Italia al 41%, rispetto al 75,8% per “Comunicazione e collaborazione” e al 58,5% per “Alfabetizzazione informatica e dei dati”. Ciò indica una debolezza specifica nell’impegno digitale più attivo e creativo. La Strategia Nazionale Italiana per le Competenze Digitali mira al 70% della popolazione con competenze digitali di base entro il 2025/2026 e a raddoppiare le competenze digitali avanzate.

EUROPEISTI:          il deficit di competenze digitali rappresenta una sfida nazionale critica e pervasiva, che agisce come un freno fondamentale alla trasformazione digitale complessiva e all’inclusione. La persistenza di bassi livelli di competenze digitali di base in molteplici rapporti influisce sulla capacità dei cittadini di utilizzare i servizi di egovernment, partecipare all’economia digitale e proteggersi dai rischi online. Questo deficit impatta anche sulla preparazione della forza lavoro alle nuove esigenze professionali e sulla digitalizzazione delle PMI. L’obiettivo nazionale del 70% entro il 2025/26 è ambizioso, dato il livello attuale e la lentezza dei progressi. La specifica debolezza nella “creazione di contenuti digitali” suggerisce per molti un impegno passivo piuttosto che attivo con gli strumenti digitali.

 

  • Specialisti ICT:

La loro percentuale sull’occupazione totale in Italia era del 4,1% nel 2024 (in aumento dal 3,9% nel 2023), al di sotto della media UE del 4,8%. L’obiettivo del Decennio Digitale è di 20 milioni per l’intera UE. La quota di laureati ICT in Italia era dell’1,5% nel 2022, significativamente inferiore alla media UE del 4,5%. Il rapporto Censis 2024/2025 sulle università indica 9.456 laureati ICT per l’anno accademico 2023/2024, mentre i dati MUR mostrano 385.952 laureati totali nel 2023, confermando una bassa proporzione. La quota di donne tra gli specialisti ICT è del 16%, inferiore alla media UE del 18,9%. La Strategia Nazionale mira a triplicare il numero di laureati ICT.
EUROPEISTI:          l’Italia affronta un duplice problema per quanto riguarda gli specialisti ICT: una carenza attuale e una debole pipeline futura, esacerbata da un divario di genere. La bassa percentuale di specialisti ICT occupati e la quota criticamente bassa di laureati ICT indicano che l’Italia non sta formando abbastanza professionisti digitali altamente qualificati per soddisfare la domanda delle imprese o per guidare l’innovazione digitale avanzata. Questo costituisce un grave ostacolo alla trasformazione delle imprese (specialmente all’adozione dell’IA) e alla modernizzazione del settore pubblico. Lo squilibrio di genere limita ulteriormente il potenziale bacino di talenti.

  • Strategia Nazionale per le Competenze Digitali:

La “Strategia Italiana per le Competenze Digitali” (dicembre 2020) e iniziative come “Repubblica Digitale” e il “Fondo per la Repubblica Digitale” (350 milioni di euro per il periodo 2022-2026) mirano a colmare queste lacune. Gli obiettivi includono il raggiungimento del 70% di competenze di base, il raddoppio delle competenze avanzate, la triplicazione dei laureati ICT e l’aumento dell’utilizzo dei servizi digitali pubblici.

Dati ISTAT indicano che la formazione ICT nelle imprese italiane (54,7% nel settore ICT nel 2021) è inferiore alla media UE (65,3%). Un rapporto ISTAT del 2024 mostra che il 17,8% delle aziende (con 10+ dipendenti) fornisce formazione ICT, al di sotto della media UE27 del 22,3%.

EUROPEISTI:          nonostante le strategie nazionali e i finanziamenti, l’impatto sui principali indicatori di competenze digitali è stato finora limitato, suggerendo la necessità di un’implementazione più efficace e, potenzialmente, di un più ampio cambiamento culturale verso l’apprendimento permanente. La persistenza di bassi punteggi nelle competenze di base e nel numero di specialisti ICT, nonostante le strategie in atto, indica sfide nell’esecuzione, nella portata o nella scala degli interventi. Il basso tasso di formazione ICT erogata dalle imprese indica che la responsabilità dell’aggiornamento delle competenze non è ancora pienamente integrata nel settore imprenditoriale. Il rapporto ISTAT “Noi Italia 2024” mostra che solo l’11,6% degli adulti (25-64 anni) ha partecipato ad attività di formazione nel 2023, rafforzando questa preoccupazione.

 

2.3. Trasformazione Digitale delle Imprese
Digitalizzazione delle PMI:

  • Intensità Digitale: circa il 70% delle PMI italiane presenta un livello base di intensità digitale (almeno 4 tecnologie su 12) nel 2024, un dato in linea o leggermente superiore alla media UE del 69% (DII v3, dati 2023). L’obiettivo del Decennio Digitale è >90%. Tuttavia, solo il 26,2% delle PMI ha raggiunto una digitalizzazione avanzata, rispetto all’83,1% delle grandi imprese.
  • Adozione del Cloud: l’Italia mostra una forte adozione del cloud. L’indicatore DESI 2024 per le imprese che utilizzano IA, Cloud o Analisi Dati è del 63,1% per l’Italia (dati 2023), superiore alla media UE del 54,6%. Specificamente per il cloud, il 55% di tutte le aziende e il 61,4% delle PMI utilizzavano servizi cloud nel 2024, significativamente al di sopra della media UE per le PMI del 45,2%.
  • Adozione dell’IA: l’adozione dell’IA è molto bassa. Solo il 5% delle imprese italiane utilizzava l’IA nel 2023 (dati DESI). I dati ISTAT 2024 mostrano un aumento all’8,2% delle imprese (con 10+ dipendenti), ma ancora ben al di sotto della media UE27 del 13,5%. Per le PMI, l’adozione dell’IA era del 18% nel 2022 (Politecnico di Milano), ma questo dato sembra più alto rispetto ad altre fonti e potrebbe riferirsi a progetti pilota. Il rapporto ISTAT 2024 afferma che 1/3 delle grandi imprese utilizza l’IA.
  • Big Data/Analisi Dati: l’uso dei Big Data era basso, al 9% delle imprese nel 2020. Un rapporto Confartigianato del 2023, citando dati ISTAT, indica che il 22,9% delle piccole imprese (10-49 dipendenti) esegue analisi dei dati, al di sotto della media UE del 28,7%.

Le PMI italiane eccellono nella digitalizzazione di base e nell’adozione del cloud, ma sono criticamente in ritardo nell’adozione di tecnologie trasformative come l’IA e l’analisi dei Big Data. L’alto tasso di intensità digitale di base e l’utilizzo del cloud suggeriscono che le PMI stanno adottando strumenti digitali fondamentali, probabilmente spinti da fattori come la fatturazione elettronica obbligatoria. Tuttavia, i tassi molto bassi di adozione dell’IA e dei Big Data indicano una mancata progressione verso soluzioni digitali più avanzate e creatrici di valore. Questo crea una digitalizzazione “a due velocità“, in cui le esigenze di base sono soddisfatte, ma i vantaggi competitivi derivanti dalle tecnologie avanzate non vengono realizzati dalla stragrande maggioranza delle PMI. Questo è un ostacolo importante al raggiungimento dell’obiettivo UE del 75% per l’utilizzo di Cloud/IA/Big Data.

EUROPEISTI:          il divario tra la digitalizzazione delle PMI e quella delle grandi imprese è netto, in particolare per le tecnologie avanzate. Mentre l’83,1% delle grandi imprese ha una digitalizzazione avanzata, solo il 26,2% delle PMI la possiede. Analogamente, 1/3 delle grandi imprese utilizza l’IA rispetto a una cifra molto più bassa per le PMI. Ciò indica che le risorse, le competenze e la consapevolezza per l’adozione di tecnologie complesse sono concentrate nelle aziende più grandi, lasciando indietro la spina dorsale dell’economia italiana (le PMI).

 

Ecosistema dell’Innovazione:

L’Italia ha registrato solo 7 unicorni nel 2023, meno del 3% del totale UE, il che indica difficoltà nello scale-up delle imprese a causa di un ecosistema generalmente debole e di investimenti limitati in Venture Capital.

Il Decennio Digitale mira a raddoppiare il numero di unicorni nell’UE. La spesa pubblica per R&S’ è stata dell’1,31% del PIL nel 2023 (18° posto nell’UE), simile a dieci anni fa, mentre la media UE è aumentata. La spesa totale per R&S in Italia è stata di circa 27,3 miliardi di euro nel 2022 (1,39% del PIL secondo la Banca Mondiale, ISTAT), con il settore privato che ha contribuito per il 61,4%. Anitec-Assinform riporta che il mercato digitale valeva 79 miliardi di euro nel 2023, con una forte crescita dei servizi ICT.

EUROPEISTI:          un ecosistema dell’innovazione debole, caratterizzato da bassi investimenti in R&S e pochi unicorni, ostacola la capacità dell’Italia di produrre e far crescere campioni digitali. Il basso numero di unicorni e gli stagnanti investimenti pubblici in R&S come % del PIL indicano problemi sistemici nel promuovere aziende tecnologiche ad alta crescita. Sebbene il mercato digitale complessivo sia in crescita , la capacità di generare innovatori digitali competitivi a livello globale appare limitata, il che è cruciale per raggiungere gli obiettivi del Decennio Digitale relativi agli “Innovatori”

E-commerce:

La percentuale del fatturato delle PMI derivante dall’e-commerce ha raggiunto il 14% nel 2022, al di sopra della media UE. I dati ISTAT 2024 mostrano che il 20,4% di tutte le aziende italiane vende online. Tuttavia, solo il 18,5% delle PMI italiane vende online rispetto al 22,2% della media UE, suggerendo una concentrazione dei ricavi dell’e-commerce in un numero inferiore di aziende più attive. Anche l’e-commerce transfrontaliero da parte delle PMI è basso (7,3%).

EUROPEISTI:          sebbene la quota di fatturato da e-commerce per le PMI attive sia buona, la partecipazione complessiva delle PMI all’e-commerce, specialmente quello transfrontaliero, è sottosviluppata. Una base più ristretta di PMI che si impegnano nell’e-commerce ottiene una quota di fatturato decente, ma ciò significa che molte PMI stanno perdendo opportunità nei canali di vendita digitali. La bassa partecipazione all’e-commerce transfrontaliero indica un potenziale non sfruttato all’interno del Mercato Unico dell’UE.

 

2.4. Digitalizzazione dei Servizi Pubblici (e-Government)

Disponibilità e Adozione dei Servizi:

L’Italia ha compiuto progressi nell’e-government nel 2023. I punteggi DESI 2022 erano 68/100 per i servizi ai cittadini (media UE 77) e 75/100 per i servizi alle imprese (media UE 84). L’obiettivo nazionale è l’80% dei servizi pubblici essenziali online entro il 2026. Dati Eurostat per il 2024 mostrano che solo il 55,1% degli italiani ha interagito con le autorità pubbliche via internet, in calo rispetto al 60,1% del 2023 e quasi 15 punti sotto la media UE del 70%. Questo posiziona l’Italia al terzultimo posto nell’UE per l’utilizzo dei servizi burocratici online. L’ISTAT (dati 2022) ha riportato che il 70,4% dei Comuni consente di completare interamente online almeno un servizio.

EUROPEISTI:          nonostante i miglioramenti nella disponibilità dei servizi pubblici digitali, l’adozione da parte dei cittadini rimane criticamente bassa, indicando problemi di usabilità, consapevolezza o competenze digitali. Il netto contrasto tra i punteggi di disponibilità dei servizi e l’effettivo utilizzo da parte dei cittadini è una preoccupazione importante. Suggerisce che la semplice messa online dei servizi non è sufficiente. Gli ostacoli potrebbero includere interfacce complesse, mancanza di consapevolezza dei servizi disponibili o il problema fondamentale delle scarse competenze digitali di base nella popolazione. Questa bassa adozione ostacola direttamente il raggiungimento dell’obiettivo del Decennio Digitale del 100% dei servizi pubblici chiave online e del coinvolgimento dei cittadini.

 

Sanità Elettronica (e-Health):

L’Italia si colloca al di sopra della media UE per l’accesso alle cartelle cliniche elettroniche (82,7/100 contro una media UE di 79,1/100 nel 2023), con forti progressi (+15,9% nel 2023) e l’introduzione in tutte le regioni. L’obiettivo del Decennio Digitale è il 100% di accesso per i cittadini. Gli investimenti del PNRR supportano la “Sanità Connessa” e la “Telemedicina”.

EUROPEISTI:          le prestazioni positive nella sanità elettronica dimostrano che l’Italia può implementare con successo servizi pubblici digitali complessi. La comprensione dei fattori trainanti di questo successo (ad esempio, strategie specifiche, finanziamenti, approcci al coinvolgimento degli utenti) offre lezioni preziose per migliorare altri servizi di e-government in cui l’adozione è in ritardo.
Identità Digitale:

SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e CIE (Carta d’Identità Elettronica) sono i principali sistemi di identità digitale. Il PNRR mira a raggiungere 42,5 milioni di cittadini con identità digitale (70% della popolazione) entro dicembre 2025. A ottobre 2024, erano state rilasciate 39,2 milioni di identità SPID, coprendo circa il 66,6% della popolazione. Dati AGID (gennaio 2025) mostrano un utilizzo di SPID per 1,15 miliardi di autenticazioni nel 2024. L’utilizzo della CIE è in crescita, con 23 milioni di accessi ai servizi della PA da gennaio a maggio 2024. L’obiettivo del Decennio Digitale è che l’80% dei cittadini utilizzi una soluzione di identità digitale entro il 2030.

EUROPEISTI:          l’adozione dell’identità digitale sta procedendo bene verso gli obiettivi nazionali 2025/2026, ma è necessario uno sforzo costante per l’obiettivo UE più ambizioso del 2030. L’attenzione deve spostarsi dal semplice rilascio all’integrazione ubiqua e user-friendly dei servizi. L’imminente “IT Wallet” è uno sviluppo chiave verso il “Portafoglio Europeo di Identità Digitale”. Garantire che queste identità siano facili da usare e integrate in tutti i servizi necessari sarà cruciale per raggiungere l’obiettivo dell’80% di utilizzo.

 

Migrazione al Cloud della Pubblica Amministrazione:

L’obiettivo del PNRR è portare il 75% delle PA italiane a utilizzare servizi cloud entro il 2026. Progressi: entro settembre 2024, era previsto il target di 4.083 PA locali migrate al cloud. Ad ottobre 2024, “oltre 4.000 PA in cloud” è stato segnalato come un traguardo PNRR raggiunto. L’obiettivo per giugno 2026 è di 12.463 PA locali. Per le PA centrali e sanitarie, l’obiettivo è la migrazione di 280 enti al Polo Strategico Nazionale (PSN) entro giugno 2026; oltre 300 avevano iniziato questo percorso a luglio 2024.

EUROPEISTI:          la migrazione al cloud della PA è un’impresa imponente con obiettivi PNRR ambiziosi; mentre i traguardi iniziali per le PA locali sembrano essere stati raggiunti, l’obiettivo generale del 75% entro il 2026 richiede uno slancio costante e il superamento di potenziali complessità per le PA più grandi/centrali.

 

2.5. Panorama degli Investimenti

Investimenti Digitali del PNRR:
Il PNRR italiano (fonte: “Italia Domani”) destina circa il 27% dei suoi 191,5-194,4 miliardi di euro totali alla transizione digitale. Ciò include 6,71 miliardi di euro per le reti ultraveloci e 6,74 miliardi di euro per la digitalizzazione della PA. Lo stanziamento digitale totale supera i 40 miliardi di euro, di cui 32,5 miliardi (1,6% del PIL) da fondi pubblici, escludendo gli investimenti privati.

La Missione 1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo” è una componente chiave. A luglio 2024, l’Italia aveva ricevuto 102,5 miliardi di euro (53% dei fondi PNRR totali), ben al di sopra della media UE. Tuttavia, la spesa effettiva è in ritardo: a dicembre 2024, erano stati spesi solo 58,6 miliardi di euro (circa il 30%) delle risorse totali del PNRR. Per la M1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”, la spesa era pari al 71% del cronoprogramma 2020-2024, ma questo dato scende al 42% escludendo i crediti d’imposta come Transizione 4.0.

 

Tabella 2: Principali Investimenti per la Trasformazione Digitale del PNRR e Progressi

Missione/Componente PNRR Area Chiave di Investimento Budget Stanziato (Mld €) Principali Target 2026 Progressi/Spesa Dichiarati (ultimi dati disponibili – Q4 2024/Q1 2025) Fonte/i Principale/i
M1C1 / M1C2 Piano Italia a 1 Giga 3,8 Copertura di 8,5 milioni di unità immobiliari; 1 Gbps download / 200 Mbps upload in aree grigie/fallimento di mercato Contratti aggiudicati nel 2022, lavori da completare entro giugno 2026. Consultazione “civici di prossimità” 2024. Spesa in ritardo.
M1C1 Migrazione al Cloud della PA Parte di 6,74 75% delle PA italiane utilizza servizi cloud; 12.463 PA locali migrate; 280 PA centrali/sanitarie migrate al PSN >4.000 PA locali migrate (Ott 2024). >300 PA centrali/sanitarie hanno avviato migrazione a PSN (Lug 2024). Spesa in ritardo.
M1C1 Competenze Digitali (es. Fondo Repubblica Digitale) 0,35 (FRD) 70% popolazione con competenze digitali di base Iniziative avviate. Progressi generali sulle competenze lenti.
M1C1 Cybersecurity Parte di 6,74 Rafforzamento resilienza infrastrutture critiche e PA ACN operativa, investimenti in corso.
M1C1 Miglioramento Servizi Digitali PA (App IO, PagoPA, Piattaforma Notifiche) Parte di 6,74 80% servizi pubblici essenziali online; Aumento adozione piattaforme abilitanti Aumento utilizzo piattaforme, ma bassa adozione servizi da parte dei cittadini. Piattaforma Notifiche (SEND) rilasciata Lug 2023.
M1C2 Transizione 4.0 (crediti d’imposta per digitalizzazione imprese) Significativa Supporto alla digitalizzazione e innovazione tecnologica delle imprese Elevato assorbimento dei fondi (crediti d’imposta).
M4 Competenze STEM e digitali nel sistema educativo N/A specifico Aumento laureati discipline STEM e ICT Numero laureati ICT ancora basso.

 

EUROPEISTI:          la discrepanza tra i fondi ricevuti e quelli spesi, specialmente per le misure digitali non basate su crediti d’imposta, è una preoccupazione significativa. Il successo del PNRR dipende dall’assorbimento tempestivo ed efficace di questi fondi in progetti trasformativi. I ritardi potrebbero significare il mancato raggiungimento degli obiettivi del 2026 per la connettività, la digitalizzazione della PA e le competenze.

Spesa per R&S nel settore ICT:

La spesa pubblica complessiva per R&S in Italia è stata dell’1,31% del PIL nel 2023, posizionando l’Italia al 18° posto nell’UE e mostrando pochi cambiamenti rispetto a un decennio prima (1,29% nel 2013). Questo dato è inferiore alla media UE del 2,22% nel 2023. La Spesa Interna Lorda per R&S (GERD) totale era dell’1,49% del PIL nel 2021, con la spesa per R&S delle Imprese (BERD) allo 0,9% del PIL.

Dati ISTAT per il 2022 mostrano una spesa totale per R&S di 27,3 miliardi di euro (circa l’1,39% del PIL secondo la Banca Mondiale, ISTAT), con il 61,4% proveniente dal settore privato. La quota di spesa per R&S del settore ICT nei servizi era del 43,5% nel 2022. Anitec-Assinform indica che nel 2022 la R&S rappresentava il 12% degli investimenti immateriali delle aziende italiane, al di sopra della media UE del 7%.

EUROPEISTI:          l’investimento complessivo in R&S dell’Italia, in particolare quello pubblico, rimane ostinatamente basso come percentuale del PIL rispetto ai partner UE e alla media europea. Sebbene il PNRR fornisca una spinta temporanea, una bassa spesa pubblica per R&S può segnalare una mancanza di impegno strategico a lungo termine per l’innovazione, con un impatto su tutto, dalla ricerca di base alle tecnologie digitali applicate. La quota relativamente più alta di R&S negli investimenti immateriali da parte delle imprese è positiva, ma deve essere ampliata.

  1. Sfide critiche ed ostacoli per l’avanzamento digitale dell’Italia

Nonostante le ambizioni e gli investimenti, il percorso dell’Italia verso una piena trasformazione digitale è costellato di sfide significative.

  • 1. Il persistente Divario Digitale si manifesta su più fronti, creando una frammentazione che ostacola uno sviluppo omogeneo.
    • Infrastrutturale: nonostante i progressi, la copertura delle reti VHCN (59% contro il 79% dell’UE) e FTTP (59,6% contro il 64% dell’UE) è in ritardo. Persistono significative differenze geografiche, con le aree rurali e il Mezzogiorno spesso meno coperte. Le PMI, specialmente quelle situate in aree a minore densità, hanno un accesso FTTH inferiore rispetto alle famiglie.
    • Di Competenze: solo il 45,8% della popolazione possiede competenze digitali di base (contro il 55,6% dell’UE). Questo divario è accentuato dall’età e dal livello di istruzione. Il basso numero di specialisti ICT (4,1% contro il 4,8% dell’UE) e di laureati in discipline ICT (1,5% contro il 4,5% dell’UE) aggrava la situazione.
    • Socio-economico: si registra un minor utilizzo di Internet tra le fasce di popolazione meno istruite e più anziane. Dati Censis indicano che, sebbene tre quarti degli anziani e quattro quinti dei meno istruiti abbiano familiarità con gli strumenti connessi in rete, questo potrebbe riflettere un utilizzo superficiale.
    • Geografico: esiste un divario Nord-Sud nell’utilizzo di Internet (79% di utenti regolari al Nord contro il 71% al Sud nel 2022). Anche la spesa per il mercato digitale mostra disparità regionali. Il rapporto SVIMEZ 2024 evidenzia persistenti disparità economiche che influenzano l’adozione del digitale.

EUROPEISTI:          Il divario digitale in Italia è multiforme e si autoalimenta: la mancanza di infrastrutture, competenze e fattori socio-economici si intersecano, svantaggiando in particolare il Sud, le aree rurali, gli anziani e i meno istruiti. I dati mostrano costantemente come queste dimensioni siano interconnesse. Questo crea un circolo vizioso che le strategie nazionali (PNRR, Strategia per le Competenze Digitali) stanno cercando di interrompere, ma i progressi sono lenti, come dimostrano i persistenti bassi livelli di competenza e le lacune infrastrutturali. I dati Censis sembrano addirittura indicare la mancanza di un coinvolgimento più profondo anche quando l’accesso è disponibile.

 

  • 2. Il Ritardo nell’adozione di tecnologie avanzate: focus sulle PMI / Ostacoli all’IA, ai Big Data e all’Integrazione completa del Cloud.

Le PMI italiane mostrano una bassa adozione di IA (5-8,2% contro il 13,5% della media UE) e di Big Data/Analisi Dati (9% nel 2020, 22,9% per le piccole imprese nel 2023 contro il 28,7% dell’UE per le piccole imprese). Le barriere per le PMI includono la mancanza di competenze digitali, risorse finanziarie/costi, scarsa comprensione dei benefici e difficoltà nel reperire personale qualificato. Il Politecnico di Milano evidenzia la difficoltà nell’identificare casi d’uso aziendali e il basso commitment del top e middle management per l’IA nelle PMI. Sebbene l’adozione del cloud sia relativamente alta , ciò potrebbe riguardare servizi di base; una vera “integrazione completa del cloud” per l’elaborazione avanzata dei dati o per carichi di lavoro di IA potrebbe essere meno diffusa.

EUROPEISTI:          sebbene il finanziamento sia un problema, la ripetuta enfasi sulla carenza di competenze e la difficoltà nell’identificare casi d’uso per l’IA suggeriscono un problema più profondo. Le PMI spesso mancano della visione strategica e del know-how tecnico per integrare tecnologie complesse. Anche la relativamente elevata adozione del cloud di base potrebbe in realtà riguardare soluzioni più semplici di storage/SaaS, e non necessariamente l’elaborazione avanzata dei dati o l’addestramento di modelli di IA, che richiedono competenze e infrastrutture più sofisticate.

  • 3. Carenze nel capitale umano: scarsità di Specialisti ICT e diffusa mancanza di competenze digitali di base e avanzate.

Come dettagliato Supra, l’Italia presenta performance significativamente inferiori per quanto riguarda le competenze digitali di base (45,8% contro un obiettivo dell’80%) , il numero di specialisti ICT (4,1% contro il 4,8% della media UE)  e la percentuale di laureati in discipline ICT (1,5% contro il 4,5% della media UE). Solo l’11,6% degli adulti (25-64 anni) ha partecipato ad attività di formazione nel 2023 (ISTAT). Le imprese forniscono meno formazione ICT rispetto alla media UE. La Strategia Nazionale per le Competenze Digitali  mira ad affrontare questo problema, ma l’impatto è lento.

EUROPEISTI:          il deficit di capitale umano è la sfida più fondamentale e trasversale perché senza una popolazione digitalmente competente, le nuove infrastrutture vengono sottoutilizzate, le imprese non possono adottare tecnologie avanzate, i servizi di e-government registrano una bassa adozione e il bacino di potenziali innovatori si restringe.

 

3.4. Attuazione del PNRR: efficacia, ritardi e capacità di assorbimento per i progetti digitali.

Il PNRR destina fondi significativi al digitale (27% del totale). Sebbene gli obiettivi di alto livello dell’UE siano spesso raggiunti, la traduzione in un impatto tangibile diffuso e la spesa sul campo sono più lente. La capacità amministrativa delle PA locali di gestire i progetti PNRR è una nota preoccupazione. Il divario tra l’allocazione/ricezione dei fondi e la spesa effettiva è un chiaro indicatore di colli di bottiglia.

 

3.5. Postura sulla Ci-bersicurezza: preparazione e resilienza a livello nazionale e aziendale.

Gli attacchi informatici sono in aumento; il Clusit ha segnalato un incremento del 23% nel primo semestre 2024, con l’Italia che rappresenta il 7,6% dei principali attacchi globali. Le truffe di spoofing sono cresciute del 13% nel 2023. Il PNRR include investimenti in ciber-sicurezza. Il “Cyber Resilience Act” europeo imporrà nuovi standard.

 

Secondo ISTAT 2024, il 15,8% delle aziende (con 10+ dipendenti) ha subito gravi incidenti informatici; il 29,9% per le grandi imprese. Tuttavia, solo il 17,8% delle aziende fornisce formazione sulla ciber-sicurezza (contro il 22,3% dell’UE). Molte PMI trascurano gli aspetti non tecnologici della difesa informatica. Solo il 15,1% delle PA locali aveva un responsabile interno della ciber-sicurezza nel 2022.

EUROPEISTI:          sebbene la consapevolezza delle minacce alla ciber-sicurezza sia in crescita, l’elevata incidenza degli attacchi contrasta con investimenti relativamente bassi nella formazione da parte delle imprese e con personale dedicato limitato nelle PA locali. Ciò denota una posizione reattiva piuttosto che proattiva. L’attenzione alle soluzioni tecnologiche inoltre spesso trascura l’elemento umano, che è critico nella ciber-sicurezza.

3.6. Promozione di un competitivo ecosistema dell’Innovazione: sfide nello Scale-up delle Start ups e nella commercializzazione della R&S.

Come indicato Supra, nel nostro Paese si registra un basso numero di unicorni (7 nel 2023) e limitati investimenti in Venture Capital. Gli investimenti pubblici in R&S sono stagnanti (1,31% del PIL). Sebbene l’Italia disponga di punti di forza nella ricerca (ad es. il supercomputer Leonardo; TeRABIT), tradurli in un successo commerciale diffuso e in imprese digitali competitive a livello globale è una sfida. Le “Linee di Intervento sulla Proprietà Industriale” del MIMIT  e il sostegno allo sviluppo dell’IA  mirano a migliorare questa situazione.

EUROPEISTI:          l’ecosistema dell’innovazione italiano lotta con la “valle della morte” (cioè con la difficoltà di tradurre il potenziale della ricerca e delle Start-ups in imprese digitali scalabili e competitive a livello globale) a causa di una combinazione di carenze di finanziamento, insufficiente collaborazione tra industria e università e, potenzialmente, una cultura imprenditoriale meno dinamica nell’alta tecnologia. La presenza di infrastrutture di ricerca avanzate e di un mercato digitale in crescita dovrebbe teoricamente supportare un maggior numero di unicorni e scale-up digitali. Il fatto che ciò non stia avvenendo su larga scala segnala colli di bottiglia nella pipeline dell’innovazione come l’accesso a finanziamenti di “fase successiva”, il supporto all’internazionalizzazione e la mancanza di meccanismi efficaci per la commercializzazione dei risultati della ricerca.

  1. Raccomandazioni strategiche per il futuro digitale del nostro Paese

La tabella seguente riassume le principali sfide e le relative proposte migliorative.

 

Tabella 3: Sintesi delle Criticità e delle Raccomandazioni Strategiche per il Decennio Digitale Italiano

Criticità Identificata Obiettivo Strategico Generale Azione/i Specifica/che Proposta/e Obiettivo/i Chiave Decennio Digitale UE Indirizzato/i Potenziali Attori Chiave/di Supporto
Persistente Divario Digitale (infrastrutturale, competenze, socio-economico, geografico) Raggiungere connettività ubiqua e alfabetizzazione digitale per tutti i cittadini e le imprese. Procedure accelerate per permessi banda larga/5G; più investimenti in aree svantaggiate; accelerare “Italia a 1 Giga” e “5G Italia”; priorità FTTH per PMI; reti 5G Standalone. Gigabit per tutti; 5G per aree popolate; Competenze digitali di base. MIMIT, AGCOM, Infratel, Regioni, Enti Locali, Operatori TLC
Ritardo nell’Adozione di Tecnologie Avanzate (PMI, IA, Big Data) Potenziare innovazione e competitività delle PMI con tecnologie digitali avanzate. Incentivi per IA, cloud, analisi dati; rete nazionale DIH/EDIH; programmi “train the trainer”; peer learning tra PMI; semplificare accesso fondi R&S; campagne sensibilizzazione IA. 75% imprese UE con Cloud/IA/Big Data; >90% PMI digitali base; Raddoppio unicorni. MIMIT, Regioni, Camere Commercio, Associazioni categoria, PoliMi, EDIH
Carenze nel Capitale Umano (ICT, competenze digitali) Creare un bacino di talenti digitali e cittadinanza digitalmente competente. Campagna alfabetizzazione digitale; integrare competenze digitali avanzate a scuola/università; riformare programmi VET; target su laureati/parità di genere; apprendimento permanente; partenariati pubblico-privato. 80% popolazione con competenze digitali base; 20 milioni specialisti ICT UE. MUR, Ministero Istruzione, Regioni, Università, ITS, FRD, Imprese
Attuazione PNRR (ritardi, capacità assorbimento) Massimizzare impatto trasformativo del PNRR. Rafforzare governance PNRR con monitoraggio in tempo reale; migliorare coordinamento Stato-Regioni-Enti; garantire sostenibilità post-2026; più trasparenza su progressi. Tutti gli obiettivi Decennio Digitale supportati dal PNRR. Presidenza Consiglio, MEF, DTD, Corte dei Conti, Amministrazioni titolari
Postura sulla Cibersicurezza Garantire ecosistema digitale sicuro e resiliente. Rafforzare ACN; campagne sensibilizzazione e formazione cyber; supporto a PMI per misure e certificazioni; promuovere “secure-by-design”; rafforzare threat intelligence. Infrastrutture digitali sicure; Fiducia di cittadini/imprese. ACN, AGID, MIMIT, Forze Ordine, Imprese, Università
Ecosistema dell’Innovazione Competitivo Fare dell’Italia un hub innovazione e crescita imprese tech. Strategia per alzare GERD verso 3% PIL UE; collaborazione università-industria; condizioni favorevoli a startup; partecipazione a progetti UE (IA, quantum, semiconduttori). Raddoppio unicorni UE; Sviluppo tecnologie affidabili. MIMIT, MUR, CDP Venture Capital, Associazioni industriali, Centri Ricerca
Modernizzazione PA tramite Digitalizzazione PA digitale efficiente, trasparente e centrata sul cittadino. Design user-centric per servizi pubblici digitali; completare migrazione cloud; rafforzare PDND per interoperabilità; promuovere IT Wallet e SPID/CIE in tutti i servizi.

Per superare le criticità identificate e allineare l’Italia agli ambiziosi traguardi del Decennio Digitale Europeo, secondo Noi EUROPEISTI è necessario un insieme coordinato di azioni strategiche che includa:

 

  • Implementare procedure di autorizzazione accelerate per le infrastrutture di banda larga e 5G, sfruttando appieno le disposizioni del “Gigabit Infrastructure Act”.
  • Incrementare gli investimenti pubblici ed i co-finanziamenti nelle aree “grigie” e “bianche” meno servite, assicurando il rapido completamento dei progetti PNRR “Italia a 1 Giga” e “5G Italia”, con una rigorosa supervisione sul raggiungimento degli obiettivi di copertura da parte degli operatori come Open Fiber e FiberCop.
  • Dare priorità alla connettività FTTH per le PMI, in particolare nei distretti industriali e nelle aree rurali, potenzialmente attraverso schemi di voucher dedicati o co-finanziamenti che vadano oltre i piani PNRR esistenti (anche traendo specifico insegnamento dallo studio elaborato da AGCOM/Politecnico di Milano).
  • Incentivare la diffusione di reti 5G Standalone (SA) per supportare applicazioni industriali e servizi avanzati.
  • Operare una significativa semplificazione normativa e amministrativa per rispettare tempistiche ambiziose. Questioni relative ai ritardi nei permessi sono frequentemente citate come ostacoli per i progetti infrastrutturali a livello globale: il GIA mira ad affrontare questo problema a livello UE, ma l’implementazione nazionale è fondamentale.
  • Lanciare una campagna nazionale di alfabetizzazione digitale su larga scala ed integrare competenze digitali complete (incluse aree avanzate come l’alfabetizzazione all’IA e la creazione di contenuti) nei curricula dalla scuola primaria all’università (anche ispirandosi alle strategie estoni “Tiger Leap” e di apprendimento permanente).
  • Espandere e riformare massicciamente i programmi di istruzione e formazione professionale (VET) e di istruzione superiore per specialisti ICT, con obiettivi di aumento dei laureati (come da Strategia Nazionale) e misure specifiche per attrarre un numero maggiore di donne nel settore ICT.
  • Implementare quadri efficaci per l’apprendimento permanente e incentivi (ad es. conti formazione individuali, sgravi fiscali per le aziende che investono in formazione) per aumentare la partecipazione degli adulti all’aggiornamento e alla riqualificazione, con focus su competenze per IA, analisi dei dati e ciber-sicurezza (utilizzando più efficacemente il “Fondo per la Repubblica Digitale”).
  • Promuovere partenariati pubblico-privato più forti (come le iniziative PMI DAY di Confindustria ) in cui l’industria definisca le esigenze di competenze e co-crei/co-finanzi i programmi di formazione.
  • Espandere e personalizzare gli incentivi finanziari (voucher, sovvenzioni, crediti d’imposta) oltre la digitalizzazione di base, specificamente per l’adozione da parte delle PMI di IA, analisi dei dati e soluzioni cloud avanzate, garantendo che siano facilmente accessibili.
  • Istituire una rete nazionale di “Digital Innovation Hubs” o centri di supporto simili (sulla base degli EDIH esistenti) che forniscano alle PMI competenze tecniche, formazione e guida nell’implementazione di tecnologie avanzate (similmente all’approccio tedesco Mittelstand-Digital, che offre un supporto completo e funge da primo contatto). Promuovere programmi “train the trainer” e reti di apprendimento peer-to-peer tra PMI.
  • Semplificare l’accesso ai finanziamenti per R&S e al Venture Capital, in particolare per lo scale-up delle startup tecnologiche (tramite programmi di supporto come i Local Enterprise Offices irlandesi, che offrono aiuti finanziari, mentoring e formazione).
  • Lanciare campagne di sensibilizzazione che mostrino casi di successo di digitalizzazione delle PMI e i benefici tangibili dell’IA/Data management.
  • Dare priorità al design user-centrico (UX) per tutti i servizi pubblici digitali, semplificando interfacce e processi (anche rendendo obbligatoria l’adesione a linee guida di design, tipo “Designers Italia”).
  • Rafforzare la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) per garantire la piena interoperabilità delle banche dati e dei servizi della PA, abilitando il principio del “once-only“.
  • Promuovere l’IT Wallet e integrare ulteriormente SPID/CIE in tutti i servizi pubblici e privati rilevanti, concentrandosi sulla facilità d’uso, specialmente per gli utenti meno esperti digitalmente.
  • Sviluppare una strategia nazionale a lungo termine per aumentare la GERD (Spesa Interna Lorda per R&S) verso l’obiettivo UE (implicitamente il 3% del PIL), rafforzando altresì gli incentivi per la collaborazione università-industria, i progetti di ricerca congiunti e la creazione di spin-off.
  • Partecipare attivamente e sfruttare meglio le opportunità derivanti dai Progetti Multinazionali dell’UE  in aree strategiche come semiconduttori, calcolo quantistico e IA.
  • Aumentare la trasparenza sui progressi e sull’impatto dei progetti PNRR, utilizzando metriche chiare.
  • Promuovere lo sviluppo e l’adozione di principi di “secure-by-design” nei prodotti e servizi digitali.
  • Potenziare i partenariati pubblico-privato per la condivisione di informazioni sulle minacce e la risposta agli incidenti.

 

  1. Conclusione 

EUROPEISTI:          L’Italia possiede un notevole potenziale digitale, grazie alle dimensioni della sua economia, alla sua solida base industriale e a sacche di eccellenza già esistenti in ambiti come la sanità elettronica e la prima fase di adozione del cloud. Tuttavia, il percorso verso il pieno raggiungimento degli ambiziosi obiettivi del “Decennio Digitale” europeo e della strategia nazionale “Italia Digitale 2026” è irto di sfide complesse Per trasformarle in opportunità, il nostro Paese deve adottare un approccio strategico, coraggioso e collaborativo.

Le raccomandazioni formulate in questo Rapporto (*)  -dalla accelerazione nello sviluppo infrastrutturale alla radicale riforma dei percorsi formativi, dal sostegno mirato alle PMI all’ottimizzazione della governance del PNRR e al rafforzamento della ciber-sicurezza – mirano a fornire una direzione chiara.

 

Il viaggio verso il futuro digitale richiede non solo un avanzamento tecnologico, ma anche un profondo cambiamento culturale, che abbracci la trasformazione digitale a tutti i livelli della società e dell’economia, ponendo sempre la persona al centro di questo processo evolutivo.

 

Con una visione strategica lungimirante, riforme incisive ed un’azione sinergica tra settore pubblico, imprese, mondo accademico e società civile, l’Italia ha la capacità non solo di superare le attuali debolezze, ma di affermarsi come una nazione digitale leader all’interno dell’Unione Europea. Questo percorso contribuirebbe in modo significativo alla sovranità digitale collettiva ed alla competitività dell’UE nel suo complesso. 

  

(*)

A cura del Dipartimento “Digitale – Telecomuicazioni” e dell’Ufficio Studi del partito EUROPEISTI