Politica Estera

l’Italia tra Integrazione europea,

Multilateralismo e nuove sfide (*)

 

EUROPEISTI:          La politica estera italiana, fin dal secondo dopoguerra, ha individuato nell’integrazione europea e nel multilateralismo i pilastri fondamentali per la propria rinascita e rilegittimazione internazionale. Questo impegno non è stato dettato unicamente da una convergenza ideologica, ma ha rappresentato una scelta profondamente pragmatica, mirata alla ripresa economica e alla stabilizzazione politica del Paese dopo il regime totalitario e le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. L’attivismo internazionale è stato un fattore determinante per la ripresa italiana, consentendo al Paese di superare la grave impreparazione militare del 1939 e il ruolo marginale ricoperto nell’Asse nel 1942.

Figure politiche di spicco come Alcide De Gasperi hanno svolto un ruolo cruciale nel garantire la massima partecipazione italiana al processo d’integrazione, riconoscendo nella cooperazione economica e politica l’impostazione più adatta per le future comunità europee. La firma di trattati istitutivi fondamentali, come quello della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) nel 1951 e i Trattati di Roma nel 1957, che diedero vita alla Comunità Economica Europea (CEE) e alla Comunità Europea dell’Energia Atomica (CEEA), ha sancito l’adesione convinta dell’Italia a un percorso di integrazione che trascendeva la mera sfera economica per estendersi a quella politica.

Parallelamente, l’ingresso in organizzazioni internazionali quali l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel 1955 e l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) nel 1949 ha completato il quadro di un’Italia risolutamente proiettata verso un ordine internazionale basato sulla cooperazione e la sicurezza collettiva.

Questa origine profondamente pragmatica dell’europeismo italiano suggerisce che la “vocazione europea” del Paese è più di un mero impegno retorico; essa costituisce un elemento fondante della sua identità post-bellica e del suo calcolo strategico. Tale pragmatismo intrinseco contribuisce alla resilienza della posizione pro-europea dell’Italia, anche di fronte a mutamenti politici interni o a specifici interessi nazionali che potrebbero occasionalmente divergere dal consenso europeo, come si è osservato in periodi successivi.

Ciò posiziona l’Italia come un partner affidabile, seppur talvolta flessibile, nel processo di integrazione, il cui coinvolgimento è radicato in benefici tangibili per il proprio interesse nazionale.

 

  1. L’Evoluzione e le priorità attuali della politica estera italiana

nell’ottica europea

 

  • Radici storiche dell’Europeismo italiano: dal dopoguerra alla fondazione delle Comunità europee

L’Italia, emergendo dalla Seconda Guerra Mondiale con un’economia devastata ed una reputazione internazionale compromessa, ha riconosciuto nell’integrazione europea e nell’allineamento atlantico una via maestra per la propria ricostruzione e riaffermazione.

La partecipazione a progetti internazionali come la Carta Atlantica, l’ONU, il Piano Marshall e la NATO è stata sollecitata fin da subito, con un ruolo determinante giocato proprio dall’Italia.

L’impegno di De Gasperi nel garantire la massima partecipazione italiana al processo d’integrazione è stato cruciale, poiché riteneva che l’impostazione economica e politica fosse adatta per le future comunità, come la CEE e la CEEA nel 1957. La firma del trattato istitutivo della CECA nel 1951 e dei Trattati di Roma nel 1957 ha segnato l’adesione convinta dell’Italia a un percorso di integrazione che andava oltre la semplice cooperazione economica, estendendosi alla sfera politica. L’ammissione all’ONU nel 1955 ha ulteriormente consolidato la proiezione internazionale del Paese.

 

  • Dinamiche e sfide recenti: periodi di stasi e rilancio

Nonostante la sua vocazione europeista, la politica estera italiana ha attraversato fasi di difficoltà. Gli anni ’70, ad esempio, hanno rappresentato un periodo di “sostanziale difficoltà” e “stasi”, causate dalle contraddizioni e dalle tensioni socio-politiche interne che bloccavano il sistema italiano. Questo periodo ha evidenziato come le dinamiche interne possano influenzare in modo significativo la proiezione esterna del Paese.

Gli anni ’80 hanno visto un “rilancio” della politica estera propositiva dell’Italia. Tuttavia, non sono mancate eccezioni, come il rifiuto di Roma nel 1982 di seguire gli altri Stati europei nelle sanzioni economiche della CEE contro l’Argentina in occasione del conflitto per le Isole Malvinas. Questo episodio sottolinea la persistenza di specifici interessi nazionali che, in determinate circostanze, potevano divergere dal consenso europeo.

Il Trattato di Lisbona ha successivamente rafforzato la solidarietà tra gli Stati membri dell’UE, introducendo clausole di solidarietà e assistenza in caso di attacchi terroristici o catastrofi naturali o di origine umana, un quadro in cui l’Italia opera attivamente.

La ricorrenza di un’influenza delle dinamiche politiche interne sulla coerenza della politica estera italiana è un tema rilevante. Sebbene l’impegno dell’Italia verso l’integrazione europea sia profondo, le sue scelte di politica estera sono spesso modellate dalla necessità di gestire il consenso interno, di onorare le promesse elettorali (ad esempio, in materia di migrazione) o di navigare le dinamiche di coalizione.

Per l’Unione Europea, ciò significa che la comprensione del panorama politico interno italiano è cruciale per una collaborazione efficace e per anticipare potenziali aree di divergenza o ritardo nelle iniziative di politica estera comune. Ciò evidenzia anche la sfida costante per i governi italiani di proiettare un’immagine coerente e unificata all’estero, nonostante le complessità interne.

 

  • Pilastri attuali della politica estera italiana

La politica estera italiana si fonda su diversi pilastri strategici, che riflettono il suo impegno nell’integrazione europea e nel contesto globale.

  • Sostegno all’Ucraina e ruolo nella piattaforma di coordinamento donatori G7

L’Italia ha dimostrato un forte e costante impegno nel sostegno all’Ucraina, approvando otto consistenti pacchetti di aiuti militari e umanitari, comprensivi di equipaggiamenti letali e non letali, basati sulle esigenze delle Forze Armate ucraine. Questo impegno si estende al supporto del percorso europeo dell’Ucraina e all’apertura dei negoziati di adesione all’UE, decisione a cui l’Italia ha contribuito attivamente nel dicembre 2023. Il Paese partecipa attivamente alla “Piattaforma di Coordinamento Donatori” per l’Ucraina, nata da una decisione dei Leader G7 nel dicembre 2022 per coordinare finanziamenti, progetti e riforme.

La Presidente del Consiglio Meloni ha ribadito l’impegno verso la NATO e la sicurezza dei connazionali nella regione, pur specificando che nessun aereo americano è partito da basi italiane per attacchi militari.

 

  • Contributo alla PESC e PSDC

L’Italia è un attore significativo nella “Politica Estera e di Sicurezza Comune” (PESC) e nella “Politica di Sicurezza e Difesa Comune” (PSDC).

Il nostro Paese partecipa a 30 progetti PESCO (Cooperazione Strutturata Permanente) e coordina 11 di essi, tra cui il centro europeo di certificazione dell’addestramento degli eserciti europei, la capacità di soccorso militare nelle emergenze e la corvetta di pattuglia europea.

L’Italia è presente con imprese, università o istituti di ricerca in 33 dei 61 progetti selezionati nel primo bando del “Fondo Europeo della Difesa”, coordinandone 4, inclusi progetti su sistemi di propulsione per aerei da combattimento e microsatelliti per la sorveglianza spaziale.

Il contributo finanziario dell’Italia al Fondo Europeo per la Pace (EPF), un fondo extra-bilancio dell’UE, ammonta a circa il 12,8%. Inoltre, la Camera dei Deputati ha approvato nel marzo 2022 un ordine del giorno che impegna il Governo ad avviare l’incremento delle spese annuali per la difesa verso la soglia del 2% del PIL, rispetto all’attuale 1,54%. Il Parlamento italiano, si è altresì impegnato –a margine del Consiglio Europeo e della riunione NATO del 26-28 giugno 2025 ad un aumento delle spese per la Difesa fino al 3,5% PIL (+1,5% per spese civili correlate)

 

  • Il “Piano Mattei” per l’Africa

Questa iniziativa strategica mira a sfruttare la posizione geografica dell’Italia come ponte naturale tra Europa e Africa. Il Piano Mattei per l’Africa affronta le sfide energetiche e migratorie attraverso investimenti, cooperazione allo sviluppo e accordi di controllo migratorio con Stati chiave come Tunisia e Libia. L’obiettivo è diversificare l’approvvigionamento energetico italiano ed europeo, particolarmente cruciale dopo l’invasione russa dell’Ucraina, e gestire i flussi migratori affrontandone le cause profonde.

Il Piano Mattei è concepito per essere sinergico con l’iniziativa “Global Gateway” dell’UE, cercando di attrarre finanziamenti e legittimità multilaterale, con l’Italia che si posiziona come un condotto centrale per gli investimenti e la diplomazia europea in Africa.

EUROPEISTI:          L’integrazione del “Piano Mattei” con il “Global Gateway” dell’UE è di vitale importanza perché conferma la pragmatica e strategica impostazione italiana di amplificazione dei propri obiettivi nazionali attraverso i quadri europei.

Questa scelta strategica suggerisce che l’autonomia strategica europea, per Noi Italiani ed Europeisti, non si traduce in un disaccoppiamento dalla NATO, ma piuttosto nel rafforzamento del pilastro europeo all’interno dell’alleanza e nell’accrescimento della capacità dell’UE di agire collettivamente.

 

  • Promozione dei valori europei e degli interessi nazionali

La politica estera italiana, in linea con quella dell’UE, si fonda su valori quali la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto e i diritti umani.

L’Italia promuove questi valori contribuendo alla pace e alla sicurezza globale, alla lotta contro la povertà e alla tutela dei diritti umani, nel rispetto rigoroso del diritto internazionale.

Tra le priorità attuali figurano anche la difesa del “sesto dominio” della conoscenza, inteso come contrasto alla disinformazione, e la valorizzazione degli Italiani all’estero, considerati un asset strategico per la proiezione culturale ed economica del Paese. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) gestisce un’ampia gamma di attività, dalla diplomazia economica e commerciale a quella culturale e scientifica, e la gestione delle crisi regionali.

  

  1. Analisi comparata delle politiche estere di Paesi del G7

ed il loro approccio all’integrazione europea

 

Germania

La politica estera tedesca è profondamente radicata nei principi dei diritti umani, considerati un fondamento morale e un interesse politico intrinseco. L’impegno per i diritti umani è visto come essenziale per la pace e lo sviluppo stabile a lungo termine. Il Ministero degli Esteri tedesco (Auswärtiges Amt) enfatizza la credibilità, legando la promozione dell’uguaglianza di genere e della diversità interna alla sua efficacia esterna.

La Germania è una forte sostenitrice del multilateralismo, operando attivamente in forum come l’ONU, il G7, il G20 e le banche di sviluppo multilaterali. La sua strategia di politica estera digitale (febbraio 2024) si basa su tre pilastri: diritti umani, economia e sicurezza nel digitale, enfatizzando l’interdipendenza e la resilienza.

Nell’ottica europea, la Germania mira a plasmare attivamente il futuro dell’UE verso un’Unione democratica, sovrana e più unita. Un’Europa stabile e prospera è in cima alle sue priorità, con focus sullo sviluppo della via bilaterale con l’UE, il potenziamento dei partenariati con i vicini e il contributo alla sicurezza europea e alla ricostruzione dell’Ucraina.

In materia di difesa, Germania e Italia adottano un approccio che mira all’integrazione della difesa europea con l’architettura securitaria della NATO, distinguendosi dalla posizione più radicale della Francia sull’autonomia strategica.

La Germania sta anche adattando la sua politica di sicurezza dopo l’invasione russa dell’Ucraina (la “Zeitenwende“), cercando di superare la sua “zona di comfort” e diventare una “potenza abilitante” in Europa, con investimenti significativi nella difesa e nella trasformazione energetica.

 

Francia

La Francia promuove un’Europa “sovrana, protettrice e democratica”, con un’enfasi marcata sull’autonomia strategica europea in materia di sicurezza e difesa. Questa visione, espressa dal Presidente Macron, mira a una maggiore indipendenza dagli Stati Uniti, pur mantenendo l’alleanza, riconoscendo che gli interessi europei non sempre coincidono con quelli americani. Le priorità francesi includono il rafforzamento della difesa europea (“Riarmiamo l’Europa”), la sovranità energetica (legata allo sviluppo sostenibile) e la competitività economica, in particolare nelle tecnologie e nell’intelligenza artificiale. La Francia è un forte sostenitore dell’Ucraina, con sanzioni contro Russia e Bielorussia e il non riconoscimento delle annessioni territoriali. Le sue priorità settoriali includono stabilità internazionale, educazione, clima, uguaglianza di genere e salute, con un impegno significativo per l’Accordo di Parigi e la cooperazione allo sviluppo.

Stati Uniti

L’amministrazione Biden aveva segnato un ritorno all’impegno multilaterale dopo la prima era Trump, con priorità quali la lotta al COVID, il clima e il rafforzamento dell’agenda transatlantica. Tuttavia, con la nuova Presidenza Trump, la fiducia degli europei nella leadership americana è diminuita, e permangono incertezze sulla coerenza del multilateralismo statunitense, spesso utilitaristico e “à la carte“, non un fine in sé ma un mezzo per perseguire interessi.

La strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti si concentra sul rafforzamento della propria forza interna (economia dinamica, resilienza, superiorità militare) per competere con i rivali e affrontare le sfide globali. Gli Stati Uniti non cercano un mondo di blocchi rigidi, ma supportano la libertà di scelta dei paesi. Un “Pivot to Asia” è una direzione strategica chiave, con l’obiettivo di affrontare la crescente influenza della Cina, e la politica estera americana punta anche al contenimento dell’influenza cinese in Europa.

Giappone

Il Giappone, sotto il Primo Ministro Kishida, ha assunto un ruolo più assertivo nella politica estera, con priorità legate alla sicurezza nazionale e alla stabilità regionale. L’interdipendenza economica con la Cina è una fonte di problemi, ma l’amministrazione americana mira a rafforzare il ruolo di Tokyo in una coalizione anti-cinese. Il Giappone cerca di diventare un “alleato globale” degli Stati Uniti, non solo regionale, consolidando una linea di difesa comune e non escludendo un ufficio di collegamento con la NATO. La pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan sono considerate fondamentali. Il Giappone è un attore chiave nel multilateralismo, con un forte impegno per un Indo-Pacifico libero e aperto, la promozione degli investimenti, la sicurezza, il disarmo e la non-proliferazione. È un importante donatore di aiuti allo sviluppo, in particolare in Asia meridionale. Ha un accordo di libero scambio con l’Europa.

 

EUROPEISTI:          Tutti i Paesi del G7 condividono un impegno per il multilateralismo, sebbene con sfumature diverse. La stabilità globale, la sicurezza (inclusa la cyber-sicurezza e la lotta alla disinformazione), la gestione delle crisi (Ucraina, Medio Oriente) e la transizione ecologica sono priorità comuni. Si osserva un’attenzione crescente alla competizione geopolitica, in particolare con la Cina.

Le principali divergenze riguardano l’approccio all’autonomia strategica europea, un punto di distinzione chiave tra la Francia (più assertiva) e la Germania/Italia (più integrate con la NATO). Gli Stati Uniti mostrano un multilateralismo più “utilitaristico” rispetto all’approccio più normativo dell’UE. La centralità geografica e gli interessi regionali (Mediterraneo per l’Italia, Indo-Pacifico per Giappone/USA) modellano priorità specifiche.

Il panorama è ulteriormente complicato da quello che si può definire il “dilemma del multilateralismo“. Un’altra dinamica importante è la “Zeitenwende” (svolta epocale) tedesca, che ha portato a un significativo cambiamento nella politica di sicurezza della Germania dopo l’invasione russa dell’Ucraina, inclusi maggiori investimenti nella difesa.

In pratica, sebbene vi sia un riconoscimento collettivo delle crescenti minacce alla sicurezza e un movimento verso una maggiore spesa per la Difesa, i membri del G7 non perseguono una strategia di difesa monolitica. Questo crea sia opportunità (ad esempio, per l’Italia di guidare specifici progetti PESCO e rafforzare le capacità europee) sia potenziali sfide (ad esempio, attriti transatlantici se l’autonomia europea è percepita come un indebolimento della NATO, o se un pivot statunitense lascia un percepito vuoto di sicurezza in Europa). L’approccio equilibrato dell’Italia — rafforzare la difesa europea mantenendo forti legami con la NATO — è strategicamente vitale per preservare la coesione transatlantica e garantire un quadro di sicurezza collettiva robusto, mitigando i rischi di divergenza interna al G7 sulla difesa.

 

Tabella 1: Priorità di politica estera dei Paesi G7 – Approccio al Multilateralismo

Paese Priorità Chiave di Politica Estera Approccio al Multilateralismo Relazione con Integrazione Europea
Italia Mediterraneo, Africa (Piano Mattei), Sostegno Ucraina, Difesa Europea (PESCO, PSDC), Diplomazia economica e culturale, Contrasto disinformazione Convinto, pragmatico, integrazione, “ponte” Pilastro fondante, promotore di integrazione profonda e coesa
Germania Diritti Umani, Clima, Ucraina, Difesa Europea (Zeitenwende), Sovranità tecnologica, Competitività Normativo, basato sui valori, attivo in forum (ONU, G7, G20) Motore dell’integrazione, modellatore di un’UE democratica e unita
Francia Autonomia Strategica (difesa, energia), Competitività tecnologica, Sostegno Ucraina, Stabilità internazionale, Clima, Uguaglianza di genere Selettivo, orientato all’autonomia, ricerca di indipendenza Promotore di un’Europa sovrana e protettrice, con forte enfasi sull’autonomia
Stati Uniti Alleanze (transatlantiche, Indo-Pacifico), Contrasto Cina, Clima, Democrazia, Diritti Umani, Sicurezza cibernetica Utilitario, “à la carte“, ritorno all’impegno ma con persistenti incertezze Partner esterno, influenza tramite alleanze, interesse a contenere influenza cinese in Europa
Giappone Indo-Pacifico libero e aperto, Sicurezza nazionale, Economia (investimenti, libero scambio), Aiuti allo sviluppo, Stabilità regionale (Taiwan) Attivo, importante donatore, cooperazione con organizzazioni internazionali Partner economico e di sicurezza, possibile legame con NATO, rafforzamento asse con USA

 

Tabella 2: Contributo e visione dei Paesi G7 sull’autonomia strategica europea

Paese Posizione sull’Autonomia Strategica Europea Contributi Chiave (Esempi) Implicazioni per la Coesione UE/Transatlantica
Italia Integrazione con NATO, rafforzamento pilastro europeo, PESCO attiva Partecipa a 30 progetti PESCO (coordina 11), contribuisce 12.8% a EPF, mira 2% PIL difesa Mantiene coesione transatlantica, rafforza capacità UE senza disconnettersi da NATO
Germania Integrazione con NATO, “potenza abilitante” in Europa, “Zeitenwende Aumento significativo spesa difesa, investimenti in trasformazione energetica Transizione in corso, potenziale per maggiore leadership europea, ma rischio di frizioni interne su priorità
Francia Autonomia “radicale”, maggiore indipendenza dagli USA Promuove “Riarmiamo l’Europa”, spinta politica per difesa e sovranità energetica Potenziale frizione con approccio transatlantico, ma stimolo per maggiore capacità di azione UE
Stati Uniti Scetticismo/pragmatismo verso autonomia europea, focus su alleanze esistenti Mantenimento alleanze esistenti, “Pivot to Asia” Rischio di percepito disimpegno o divergenza di interessi, necessità di riaffermare valore di NATO
Giappone Partner di sicurezza per l’Europa, possibile legame NATO, rafforzamento asse con USA Rafforzamento asse con USA, cooperazione sulla sicurezza globale Contribuisce alla sicurezza globale, ma la sua priorità è l’Indo-Pacifico, non l’autonomia europea diretta

  

  • Tre Proposte di Noi EUROPEISTI di iniziative politiche

per il rafforzamento del ruolo italiano nell’integrazione europea

 

EUROPEISTI:          Le seguenti proposte mirano a capitalizzare sui punti di forza storici e attuali del nostro Paese, quali il suo europeismo consolidato, l’impegno multi-lateralista, la posizione geografica strategica e l’expertise in settori chiave come la Difesa e l’Energia. L’obiettivo è colmare le lacune identificate nell’analisi comparativa e rispondere alle sfide globali emergenti, rafforzando al contempo la leadership italiana e la coesione europea.

 

  • Proposta di Iniziativa politica 1:

 

“Un Hub mediterraneo per la transizione energetica

e la sicurezza climatica”

Questa iniziativa mira a posizionare l’Italia come centro nevralgico europeo per la transizione energetica e la sicurezza climatica nel Mediterraneo allargato, fungendo da ponte tra Europa e Africa. La proposta si basa sulla capacità dell’Italia di trasformare la sua posizione geografica strategica in un vantaggio geopolitico. L’attuale governo italiano ha già espresso la priorità di “restituire centralità al Mediterraneo nelle politiche italiane ed europee” e di implementare una “formula Mattei per l’Africa”. Il Piano Mattei, in particolare, è concepito per “sfruttare la sua posizione geografica per cogliere opportunità in Africa” ed “elevare l’influenza di Roma all’interno dell’Unione Europea”.

L’iniziativa proposta da Noi EUROPEISTI concretizza questa ambizione, trasformando la mera posizione strategica in una piattaforma funzionale per iniziative a livello europeo.

Le componenti chiave includerebbero:

  • Centro di Eccellenza Europeo: si propone la creazione di un centro di ricerca e sviluppo (R&D) congiunto, finanziato dall’UE e dai Paesi G7 interessati, focalizzato su energie rinnovabili (solare, eolico offshore), idrogeno verde e tecnologie di adattamento climatico specifiche per le regioni mediterranee e africane. Questo capitalizzerebbe sulla necessità europea di diversificare l’approvvigionamento energetico e promuoverebbe la cooperazione scientifica e tecnologica (un’area di interesse condiviso anche con la Germania).
  • Partenariati Strategici: occorre sfruttare ed ampliare il “Piano Mattei” per stabilire partenariati energetici e climatici con i Paesi nordafricani e del Sahel. Questo includerebbe la promozione di investimenti in infrastrutture verdi, come i corridoi per l’idrogeno (ad esempio, il South H2 Corridor che mira a collegare il Nord Africa con Italia, Austria e Germania per l’importazione di 10 milioni di tonnellate di idrogeno entro il 2030), e lo sviluppo di catene del valore sostenibili. L’iniziativa trasformerebbe gli interessi nazionali italiani (diversificazione energetica, gestione delle migrazioni) in beni pubblici europei condivisi, contribuendo alla sicurezza energetica dell’UE.
  • Diplomazia Climatica: si propone di lanciare un “Forum annuale Mediterraneo-Africa per il Clima” sotto l’egida dell’UE, con leadership italiana, per coordinare politiche, investimenti e trasferimento tecnologico, e per affrontare le sfide migratorie legate al clima. Questo promuoverebbe un “modello Italia” di investimenti rispettoso dell’ambiente e dei popoli.

EUROPEISTI:          Questa proposta di iniziativa è coerente con la centralità del Mediterraneo per la politica estera italiana e con l’impegno dell’UE per la transizione verde. La sua originalità risiede nell’approccio integrato che combina sicurezza energetica, cooperazione allo sviluppo, gestione migratoria e diplomazia climatica, posizionando l’Italia come leader regionale e facilitatore europeo.

 

  • Proposta di Iniziativa politica 2:

 

“Una piattaforma europea per la Diplomazia digitale

e la Sicurezza cibernetica”

Questa proposta mira a rafforzare la sovranità digitale europea e la capacità di difesa contro le minacce cibernetiche e la disinformazione, con l’Italia in un ruolo di primo piano.

L’attuale impegno dell’Italia nella Difesa europea si manifesta attraverso una significativa partecipazione ai progetti PESCO, inclusi quelli relativi a tecnologie avanzate come i sistemi anti-drone e la sorveglianza spaziale militare. L’attuale Governo italiano identifica esplicitamente la “Difesa del ‘sesto dominio’, quello della conoscenza, nella ‘nuova Guerra Fredda’ della disinformazione” come una priorità chiave.

La nostra proposta di nuova iniziativa politica propone un salto strategico: trasformare i contributi tattici esistenti dell’Italia nella tecnologia di Difesa in un ruolo di leadership nel più ampio e critico dominio della diplomazia digitale e della sicurezza cibernetica. Essa collega l’esperienza militare-tecnologica italiana, spesso percepita come puramente tecnica, alle sfide geopolitiche più ampie della guerra dell’informazione, della governance digitale e dell’intelligenza artificiale, che sono centrali per l’autonomia strategica dell’UE.

Le componenti chiave includerebbero:

  • Unità di Analisi e Risposta rapida: si propone la creazione di un’unità congiunta UE-G7, con una forte partecipazione italiana data la sua esperienza in PESCO e nel Fondo Europeo per la Difesa in settori come il contrasto ai sistemi aerei senza pilota e la sorveglianza spaziale militare. Questa unità avrebbe il compito di monitorare, analizzare e rispondere a campagne di disinformazione e attacchi cibernetici, integrando anche le capacità di ricerca e innovazione in difesa e spazio.
  • Standard e Norme digitali comuni: bisogna promuovere a livello UE e G7 lo sviluppo di standards etici e normativi per l’intelligenza artificiale e la governance digitale, basati sui valori democratici e sui diritti umani, come enfatizzato dalla Germania e dall’UE. Questo includerebbe la promozione di un “free flow of data” con attenzione alla sicurezza.
  • Formazione e Capacità: si mira a lanciare programmi europei di formazione congiunta per esperti in cyber-sicurezza e diplomazia digitale, sfruttando le accademie militari e le università italiane. L’Italia potrebbe coordinare un centro europeo di certificazione dell’addestramento degli eserciti europei anche in ambito cyber.

EUROPEISTI:          Questa iniziativa è coerente con l’attenzione italiana alla “difesa del sesto dominio” della conoscenza, nonché con le priorità dell’UE sulla disinformazione e la strategia digitale. Si affronta una vulnerabilità critica per le società democratiche di fronte alle minacce ibride e si rafforza l’autonomia strategica dell’UE in un dominio di sicurezza non tradizionale.

 

  • Proposta di Iniziativa politica 3:

 

Un Programma G7 per la riforma ed il rilancio

delle Istituzioni Multilaterali”

 

L’Italia, in quanto membro del G7 e forte sostenitrice del multilateralismo, dovrebbe proporre un’agenda congiunta per la riforma delle Nazioni Unite, dell’OMC e di altre organizzazioni chiave, per renderle più efficaci nell’affrontare le sfide globali contemporanee. Questa iniziativa propone che l’Italia elevi il suo ruolo da fedele aderente a leader attivo nella riforma di queste istituzioni globali critiche. Concentrandosi sulla loro “riorganizzazione” per affrontare efficacemente le sfide contemporanee come pandemie, cambiamenti climatici, riduzione del debito e governance dell’IA, il nostro Paese dimostrerebbe lungimiranza strategica e sfrutterebbe il suo peso diplomatico all’interno del G7. Questa posizione proattiva va oltre la semplice reazione all’erosione dell’ordine multilaterale per plasmare attivamente il suo futuro.

Le componenti chiave includerebbero:

  • G7 Task Force per la Riforma Multilaterale: si propone di istituire una task force permanente a livello G7, con l’Italia come co-leader o facilitatore, per sviluppare proposte concrete per la modernizzazione delle istituzioni multilaterali. L’obiettivo sarebbe migliorarne l’efficienza, la rappresentatività e la capacità di risposta alle crisi, affrontando così le “cattive condizioni di salute” del multilateralismo e la necessità di un “multilateralismo rinnovato”.
  • Focus sulle “Nuove Sfide”: bisogna prioritizzare la capacità delle istituzioni multilaterali di affrontare sfide non tradizionali come le pandemie, le crisi alimentari, la riduzione del debito per i Paesi in via di sviluppo e la governance dell’intelligenza artificiale.
  • Diplomazia di Coesione: l’Italia dovrebbe utilizzare la sua responsabilità nei contesti internazionali (tipo G7 – NATO) o la sua influenza per promuovere un dialogo costruttivo tra le diverse visioni del multilateralismo (ad esempio, l’approccio normativo europeo vs. quello più utilitaristico statunitense), cercando punti di convergenza per un’azione più unita.

EUROPEISTI:          Questo ruolo di leadership aumenterebbe significativamente il soft power e l’influenza diplomatica dell’Italia sulla scena globale, posizionandola come un architetto chiave di un sistema internazionale più efficace e resiliente.

 

 

(*) A cura del Dipartimento “Politica Estera” e dell’Ufficio Studi del partito EUROPEISTI